“Rectify”. Non solo serie-tv, ma letteratura, cinema, cronaca, politica

Rectify” credo sia la serie-tv che più mi coinvolge e sconvolge (website, fb, wiki-en). Nella prima puntata della quarta stagione, trasmessa pochi giorni fa, Daniel, il protagonista interpretato da Aden Young, dice:

“Dopo l’esecuzione del mio amico sono caduto nello sconforto, più di quanto non lo fossi già. Ero depresso, ma anche fuori di me dalla rabbia. Ma, più di ogni cosa, mi sentivo solo. Profondamente solo. Lui mi aveva protetto da quella sensazione, più di quanto credessi. Quando ti abitui a restare sempre solo con te stesso, con nessuno a parte te stesso, inizi a scavare sempre più a fondo dentro di te, finché non ti perdi e non sai più chi sei. E’ una contraddizione beffarda. E’ come se il tuo stesso essere iniziasse a sgretolarsi, fino a svanire del tutto. Questo non per dire che tu diventi umile o assuma un punto di vista più ampio sulle cose. Ma in senso letterale: non hai più la percezione di te stesso. E non sono certo che qualcuno, a meno che non ci sia passato, possa davvero capire quanto possa essere profonda quella perdita. E’ come se l’unico filo che tiene tutto insieme e ti dà il senso di ciò che sei si spezzasse. E a quel punto vai in frantumi. Penso, quindi sono. Penso troppo, quindi non sono. Non sono, quindi sono niente. Non sono niente, quindi sono morto. E se sono morto, allora perché sono così maledettamente solo?”

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Il brano-video di questa citazione è qui:

PS: io sono tra coloro che ritengono le carceri da abolire.

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INTEGRAZIONE del 6 novembre 2016:
Oggi per i cattolici è il “Giubileo dei carcerati” e mille detenuti provenienti da prigioni di tutto il mondo si sono recati in Vaticano per incontrare Papa Francesco. Nel suo discorso, poco fa, il Pontefice ha detto: “Ogni volta che entro in un carcere mi domando: perché loro e non io. Tutti, abbiamo la possibilità di sbagliare”. Soprattutto, però, ha aggiunto: “A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere in voi solo delle persone per le quali l’unica via è quella del carcere. Non si pensa alla possibilità di cambiare vita, c’è poca fiducia nella riabilitazione”. Come riferisce “La Repubblica“, alla fine della messa tutti sono usciti all’esterno: “E piazza San Pietro vede mescolarsi i detenuti, i pellegrini e i partecipanti alla marcia promossa dai radicali, che arriva proprio in Vaticano dopo aver sfilato per chiedere amnistia e indulto” (foto).

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ULTERIORE INTEGRAZIONE del 6 novembre 2016:
In un’intervista all’Huffington Post in merito al prossimo referendum costituzionale, l’ex-magistrato Gherardo Colombo affronta anche il tema delle carceri:

14975895_10210692891216156_945880092_oPerché si è dimesso dalla magistratura?
Non sopportavo più l’idea di dover mandare in galera delle persone. E quando ho lasciato il posto, mi sono sentito sollevato.
Cosa la disturbava del carcere?
Credo che chi è pericoloso debba stare lontano dalle persone a cui può fare male. Ma in quel luogo devono essergli garantiti tutti i diritti che non confliggono con la salvaguardia della comunità: cioè, la libertà individuale, lo spazio vitale, la possibilità di coltivare gli affetti e curare la propria igiene. Garanzie che in Italia non sono assicurate.
Si spingerebbe sino ad abolire il carcere?
Sì.
È una posizione molto impopolare.
È la mia posizione.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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