Barricaderos d’Italia

Ricordate Capalbio lo scorso agosto? La Prefettura di Grosseto aveva individuato tre villette fuori dalla cittadina turistica maremmana per accogliere circa 50 migranti. Il sindaco Luigi Bellumori (PD) si ribellò dicendo che sarebbe stata una “ghettizzazione”.
A fine settembre a Carrù, in Piemonte, un centinaio di residenti protestò sotto casa del proprietario dello stabile dell’ex Consorzio agrario del paese, stavolta in centro, che avrebbe dovuto ospitare 20-30 migranti. La sindaca Stefania Ieriti (Lega Nord) si disse contraria all’accoglienza e negò l’agibilità dello stabile ospitante. Il prof. Adriano Favole, ordinario di Antropologia Culturale all’Università di Torino, usò questo caso per una sua lezione sul razzismo (che si declina in varie forme: economico, istituzionale o, come in questo caso, dei “norapperi“).
Casi simili in giro per l’Italia se ne contano tanti: Cavallasca (Como), Atessa (Chieti), Pietrasanta (Lucca), Aulla (Massa Carrara), Bitonto (Foggia) e ancora altri, fino a quello di alcuni giorni fa a Goro e Gorino (Ferrara) (12 donne e 8 bambini respinti dagli abitanti), passando per località che accolgono da anni, ma che ora si sentono abbandonate, come San Nicola la Strada (Caserta) e Monteforte Irpino (Avellino) (in quest’ultimo caso, di recente, un deputato del M5S con aspirazioni da sindaco di Avellino ha promosso una raccolta firme per “un rigido controllo sui flussi di migranti in arrivo, un blocco di eventuali ulteriori ingressi, l’intensificazione delle espulsioni di immigrati non aventi requisiti per richiedere asilo politico” e così via).

L’ultimo fatto, a Goro e Gorino, ha scosso tutto il Paese e sono state usate molte parole. Tra gli altri, segnalo i seguenti contributi: “La solitudine dell’indigeno italiano” (Ezio Mauro), “I migranti a Gorino, la rischiosa retromarcia del prefetto di Ferrara” (Fiorenza Sarzanini), “Gorino, barricate contro 12 migranti” (Marco Imarisio). Mi hanno colpito, inoltre, un paio di status di Fb, scritti da persone che non conosco, ma che ho incontrato attraverso condivisioni dei miei contatti: Luigi Duse sulla povertà economica e culturale di quell’area (“I goranti diventarono ricchissimi in pochi anni. Smisero di mandare i figli alle scuole superiori […]. Divennero leghisti e per un decennio vissero oltre ogni limite […]”) e Francesco Fantoni sull’ipocrisia di chi chiede dissociazioni solo agli altri (“I goristi moderati dovrebbero dissociarsi, ma non lo faranno, perché il gorismo è una religione dell’odio. Basta leggersi il gorano“).

Inoltre, segnalo due status di Arianna Ciccone, ricchi di ulteriori approfondimenti:

26 ottobre 2016:

Su quello che è successo a Goro e Gorino secondo me vanno chiarite alcune cose. E far notare che c’è anche chi accoglie:

1) L’edificio in questione è di proprietà della Provincia ed è in affitto > non c’è stato nessun esproprio di proprietà privata: QUI.

2) Rispetto al bar-ostello Amore e Natura (pensa te) si trattava di occupare solo la parte superiore: 6 camere per 30 posti letti. E tra l’altro il rifugio era provvisorio, non permanente. (ho modificato il dettaglio dopo aver chiamato l’Ostello per verificare: “non è come è stato detto da Alfano 5 camere su 30″ – mi ha detto Paolo Fabbrini uno dei soci dell’ostello – ma 6 camere per un totale di 30 posti letto”).
Nel documento, datato 24 ottobre 2016, il prefetto Michele Tortora ordina la «requisizione con effetto immediato e sino al 28 febbraio 2017 e comunque fino a nuove esigenze di sei stanze dell’ostello Bar Gorino Amore-Natura, da adibire ad ospitalità di richiedenti protezione internazionale, assegnati alla Prefettura di Ferrara».

3) Il turismo danneggiato? per 5 camere (edit: 6) a fine ottobre?

4) La questione dovevano essere avvertiti prima etc etc. al di là di quando si viene avvertiti una comunità può scegliere tra l’accoglienza e le barricate. Napoli, nelle stesse ore, ha scelto l’accoglienza, rispondendo all’appello del sindaco e mobilitandosi per portare vestiti e prodotti per l’igiene (li hanno dovuti fermare a un certo punto per eccesso di “calore”).

5) Goro ha su 4mila abitanti 59 stranieri residenti (1,qualcosa % della popolazione residente). A detta del Prefetto Goro e Gorino non hanno ospitato fino ad ora nemmeno un migrante. Quindi a chi dice “possiamo capire che la gente è stanca”: esattamente stanca di cosa? Qui la dichiarazione del Prefetto: «Mi sembra francamente ingeneroso: sono due anni e mezzo che facciamo riunioni con i sindaci e gli amministratori della provincia, che lancio appelli perché diano una mano a gestire l’emergenza: soprattutto ai sindaci dei comuni che, come Goro e Gorino non ospitano alcun migrante» (QUI).

6) Le barricate contro altri esseri umani non sono accettabili. Qui non ci sono dichiarazioni ambigue da fare. Non si possono accettare sfumature. Questa roba va stigmatizzata, senza se e senza ma. Il precedente che si è creato è gravissimo, ha ragione il Prefetto. E di questo bisognerebbe discutere.

7) Intanto il sindaco di Riace si è reso disponibile ad accogliere le donne respinte a Gorino: “Negli ultimi anni abbiamo accolto decine di migranti fornendo loro anche un alloggio. Mettiamo a loro disposizione due case, offrendo loro anche la possibilità di seguire corsi di formazione professionale finalizzati all’avvio di un’attività lavorative. In cambio non chiediamo nulla sul piano economico, né dal Governo, né da altri soggetti pubblici. Non mettiamo limiti all’accoglienza finché nel nostro comune ci sono alloggi disponibili“. Gli immigrati ospitati a Riace sono attualmente 500 su un totale di 1.800 abitanti. Grazie

29 ottobre 2016:

Ritorno sui fatti di Gorino, perché a mio avviso su quello che è successo non bisogna mollare la presa.

1) Un servizio di La7 Piazza Pulita riporta una parte delle voci della protesta che ha portato alle barricate. E si capisce che il problema non era proprio “non ci hanno avvisato. dovevano coinvolgerci…”. Una delle leader della barricate, la signora Elena 70 anni dice: “Alfano ha tutti gli appartamenti di lusso e dice (a noi) siete incivili. E che li prenda lui. Meglio incivili che avere le scimmie“: QUI.

2) Continuo a pensare che il premier abbia fatto un grave errore quando ha parlato di “stanchezza” da parte della popolazione. Consiglio la lettura di questo post di Mario Tedeschini-Lalli: un punto fermo. Abbiamo bisogno dopo i fatti di Gorino, di stabilire un punto fermo, di prendere posizione: “Comprendere, analizzare e discutere sono cose essenziali, ma da fare a valle di un giudizio netto e preciso: ciò che è accaduto — qualunque siano le ragioni per le quali è accaduto — è assolutamente inaccettabile…” Questa situazione definisce chi siamo e chi saremo.

3) Il sindaco di Montegrotto ha preso una posizione netta (questo deve fare la politica). Alcune mamme, alla notizia che sarebbero arrivati alcuni migranti, si organizzano contro l’accoglienza al grido: portano le malattie. Il sindaco parla chiaro: «Non si possono alimentare le paure con le bugie. Accogliere è un dovere. Contro chi inventa storie, semina odio e diffonde scenari tanto drammatici quanto fantasiosi solo per alimentare cattiveria, ci vuole la tolleranza zero. Non è immaginabile che il confronto sul tema dell’accoglienza possa essere portato a questi livelli. Io non lo accetto, da qui la diffida a queste mamme. Non ho mai negato a nessuno un incontro, ho parlato e continuerò a farlo con tutti i cittadini che lo vorranno: se ci sono dubbi e preoccupazioni di qualsiasi tipo ne parliamo. Il messaggio che voglio mandare è chiaro: basta bugie, basta con i tentativi beceri di diffondere paura». Da leggere tutta l’intervista buon senso e umanità.

4) A Milano all’annuncio che arriveranno 130 migranti da ospitare per 14 mesi nella caserma di Montello, un comitato di cittadini organizza una grande festa in piazza di benvenuto che si terrà il 1 novembre. Salvini e Casa Pound si stanno mobilitando per organizzare una contro-manifestazione sperando di ripetere l’effetto Gorino. Quello che non dovremmo permettere a questa gente è cavalcare e manipolare la paura. C’è bisogno di impegno, condivisione, confronto. Non bisogna mollare. Bisogna essere vigili e mantenere fermi principi di umanità e accoglienza. Pretendere dalla politica una posizione chiara, senza ambiguità e una gestione chiara e trasparente e professionale dell’accoglienza: QUI.

Infine consiglio “Quattro ipocrisie da sfatare sui fatti di Gorino“, articolo di Girolamo De Michele, pubblicato il 28 ottobre 2016 su “Internazionale”:

[…] La prima ipocrisia da rimuovere è quella del “non siamo razzisti (ma…)”: razzismo e fascismo non sono etichette vuote, ma conseguenze di comportamenti concreti, e quello che è successo a Gorino è razzismo e fascismo.
Seconda ipocrisia da sfatare: il mito dell’Emilia-Romagna accogliente e solidale. Accoglienza e solidarietà sono state, nel passato, non generiche opere di beneficenza, ma comportamenti radicati nelle classi sociali sfruttate. […] Inutile, allora, cercare solidarietà negli animi pervasi dall’individualismo proprietario […].
Terza ipocrisia: la spontaneità della rivolta razzista. Sarà pure stata spontanea, la scintilla: ma la prateria era già stata innaffiata, con responsabilità precise. A partire da forze politiche – la Lega in primo luogo, ma non sola – che da tre anni creano e cavalcano ogni sorta di “emergenza”, dai nomadi ai migranti. Ma anche alcuni organi d’informazione […].
E allora sfatiamo l’ipocrisia del “non ci sono, non possono essere due Italie” e quella del “comprendere le ragioni”. Le due Italie esistono, e costringono a prendere posizione, piaccia o meno. […]
Di fronte a parole e pratiche che non hanno niente di umano, non ci può essere alcuna condivisione, ma solo una chiara e franca contrapposizione. […] I fatti di Gorino ci costringono a tracciare una chiara distinzione tra due campi, a riconoscere la necessità di un conflitto di lungo periodo non solo politico ma soprattuto etico contro chi, agitando le bandiere e i randelli dell’intolleranza, contribuisce a mantenere tale e quale quel mondo di cui crede di contestare le dinamiche, e dunque contribuisce ad accrescerne l’ingiustizia. […]

Per concludere, due contributi visivi:

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Barricaderos d’Italia

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