Il Presidente, una specie di Zeus

Barack Obama è stato rieletto presidente degli Stati Uniti d’America. In Europa e in Italia c’è molto entusiasmo e mi sono chiesto perché. Anche io sono contento di questa vittoria elettorale, ma mi domando come mai tanti italiani abbiano vissuto così intensamente le elezioni di un Paese straniero. Magari qualcuno sospetta che siamo esterofili, cioè provinciali. E forse si, può essere. Ma probabilmente la ragione sostanziale è che siamo quelli di sempre, nonostante siano passati i decenni e ci sia un generale benessere, nonostante ora abbiamo tante industrie e troppe auto, telefoni cellulari e case al mare. Forse quell’entusiasmo tocca corde profonde, speranze ataviche, sogni più intensi di qualsiasi materialità. Forse perché, come dice il mio amico SiVa, abbiamo bisogno di un orizzonte mitico che risolva il nostro essere qui.

«Ma quello che ogni volta mi colpiva (ed ero stato ormai nella maggior parte delle case) erano gli sguardi fissi su di me, dal muro sopra il letto, dei due inseparabili numi tutelari. Da un lato c’era la faccia negra ed aggrondata e gli occhi larghi e disumani della Madonna di Viggiano; dall’altra, a riscontro, gli occhietti vispi dietro gli occhiali lucidi e la gran chiostra dei denti aperti nella risata cordiale del Presidente Roosevelt, in una stampa colorata. Non ho mai visto, in nessuna casa, altre immagini: né il Re, né il Duce, né tanto meno Garibaldi, o qualche altro grand’uomo nostrano, e neppure nessuno dei santi, che pure avrebbero avuto qualche buona ragione per esserci: ma Roosevelt e la Madonna di Viggiano non mancavano mai. A vederli, uno di fronte all’altra, in quelle stampe popolari, parevano le due facce del potere che si è spartito l’universo: ma le parti erano giustamente invertite: la Madonna era, qui, la feroce, spietata, oscura dea arcaica della terra, la signora saturniana di questo mondo; il Presidente, una specie di Zeus, di Dio benevolo e sorridente, il padrone dell’altro mondo. A volte, una terza immagine formava, con quelle due, una sorta di trinità: un dollaro di carta, l’ultimo di quelli portati di laggiù, o arrivato in una lettera del marito o di un parente, stava attaccato al muro con una puntina sotto alla Madonna o al Presidente o tra l’uno e l’altro, come uno Spirito Santo, o un ambasciatore del cielo nel regno dei morti. […] Non Roma o Napoli, ma New York sarebbe la vera capitale dei contadini di Lucania, se mai questi uomini senza Stato potessero averne una. E lo è, nel solo modo possibile per loro, in un modo mitologico» (Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli“, 1945, pp. 113, 114).

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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