Gli Spinati di San Rocco

La ricorrenza patronale «assume sempre la forma di un festeggiamento corale del santo», dice Lello Mazzacane, ed è per questa ragione che il centro urbano di ogni località in festa viene acceso da luminarie colorate, le vie principali diventano teatro della processione in cui sfilano i notabili del posto, le strade circostanti si trasformano in un grande mercato dove si concentrano stand e bancarelle di ambulanti prese d’assalto da folle di curiosi che ogni anno si stupiscono dei soliti pelapatate elettrici.
Ovunque si festeggia tutti assieme secondo le modalità che l’organizzazione di quella festa consente, ma oltre a tale aspetto “collettivo”, in ogni luogo di festa è possibile individuare anche un piano personale nel rapporto tra fedele e santo patrono, a volte piuttosto esplicito ed altre più nascosto o mascherato.
Uno dei culti più diffusi in tutto il Sud Italia è quello verso San Rocco. Secondo Giuseppe Galasso, nelle regioni meridionali continentali il suo patronato ricorre 95 volte: 12 in Abruzzo, 6 in Molise, 24 in Campania, 17 in Puglia, 18 in Basilicata e altrettante in Calabria.
Pare che questo santo fosse originario di Montpellier, ma la ricostruzione della sua vita ha molte incertezze, tanto che gli agiografi non sono concordi nemmeno sulle date di nascita e di morte. Tuttavia è comunemente ritenuto che visse durante il Milletrecento spostandosi da un lazzaretto all’altro, soprattutto in Italia: ad Acquapendente (VT), Cesena, Rimini, Roma, Piacenza. Il suo successo, infatti, «si accompagna indubbiamente alla grande crisi epidemica e sussistenziale del secolo XIV e al suo prolungarsi per circa un secolo nella demografia e nella vita economica e sociale di tutta Europa» (G. Galasso). Inoltre, sebbene la leggenda racconti una storia precisa circa il cane che accompagna il santo nella sua iconografia più comune, Alfonso Maria Di Nola individua proprio nella presenza di questo animale la conferma delle virtù antiepidemiche di San Rocco: «Nella medicina popolare – scrive lo studioso napoletano – si riteneva che la leccatura di un cane operasse come efficace antidoto contro la peste».
Il 16 agosto di ogni anno, la cittadina calabrese di Palmi (RC) festeggia grandiosamente il suo patrono San Rocco. Luci, musica, mercato, processione, autorità, folla, traffico: tutto secondo copione. E così anche le centinaia di ex-voto di cera poste in chiesa ai piedi dell’altare sotto la statua, che generalmente simboleggiano la miracolosa guarigione di una parte del corpo, l’avvenuto salvataggio da un pericoloso incidente, la sospirata costruzione di una casa, il sudato raggiungimento di un titolo di studio e così via.
A Palmi, però, c’è un aspetto che rende unica quella festa di metà agosto: la presenza di un forte spazio penitenziale accanto a quello più propriamente allegro e di lode. È lo spazio degli Spinati: decine di devoti – uomini e donne, anziani giovani e talvolta bambini – che (accompagnati da parenti o amici che li assistono in caso di necessità) sfilano in processione dietro la banda musicale, ma davanti al clero e alla statua. Concentrati e in silenzio, stringendo sul petto un’immagine del loro patrono, camminano dal tardo pomeriggio a sera inoltrata (dalle 18 alle 22, almeno) indossando una “cappa” di spine intrecciata con i rami della calycotome infesta (la cosiddetta ginestra spinosa, una pianta selvatica che cresce nelle campagne circostanti), poggiata sul capo e stretta sulla pelle nuda di braccia, schiena e torace, come una gabbia. Gli aculei non entrano nella carne, ma il loro continuo strofinio irrita la cute che diventa sempre più sensibile al dolore, cui si resiste solo con grande forza di volontà. È il modo attraverso il quale quei fedeli esprimono una promessa, un ringraziamento, una richiesta e, conseguentemente, un’appartenenza. È la forma con cui si palesa il loro rapporto personale con la divinità.
Nelle feste patronali il comportamento penitenziale può assumere diverse configurazioni, come il mendicare per la questua o il percorrere lunghe distanze a piedi, ma in nessun caso è così esplicito come nella penitenza inflitta al proprio corpo. Si discute spesso sulla “opportunità” di tali pratiche, da molti considerate “arcaismi residuali”, e piuttosto raramente ci si accorge della loro ripresa di vigore (paradossale, sembrerebbe, in un mondo “avanzato”). Le ragioni di questi fenomeni non sono da individuare nell’anacronistico ritorno di un mondo contadino perduto, ma in ragioni nuove, complesse e concrete, come – sostiene Paolo Apolito – «il crescente bisogno delle comunità locali di affermare un’identità collettiva sentita come minacciata dai veloci processi di mutamento sociale e culturale» o anche come il «tentativo di nuove leadership […] di trovare forme di legittimazione sociale credibili in fasi storiche estremamente critiche».


PS:

1. Le citazioni sono tratte da: L. Mazzacane, “Struttura di festa”, ed. Franco Angeli, Milano 1985. G. Galasso, “L’altra Europa. Per un’antropologia storica del Mezzogiorno d’Italia” (1981), ed. Argo, Lecce 1997. A. M. Di Nola, “Lo specchio e l’olio. Le superstizioni degli italiani”, ed. Laterza, Roma-Bari 1993. P. Apolito, “La religione degli italiani”, Editori Riuniti, Roma 2001. Secondo la tabella a p.136 del libro di Galasso, solo Santa Maria (290 casi) e San Nicola (139 casi) sono patroni più diffusi di San Rocco, al quale seguono San Michele (79), Sant’Antonio (68) e San Giovanni (63).
2.
Ulteriori informazioni su San Rocco: Wikipedia, Enrosadira, Santi e Beati e un testo di Patrizia Catellani.
3.
Un’altra descrizione del rito degli Spinati è sul Museo della Festa.
4. Ulteriori informazioni su Palmi: Comune e Wikipedia. Nella cittadina calabrese è assolutamente da non perdere il Museo di Etnografia e Folklore “Raffaele Corso” (presso la Casa della Cultura “Leonida Répaci”, via Felice Battaglia, tel 0966 262250) che è stato riconosciuto dall’Unesco come «museo di importanza internazionale». Alle feste più importanti di Palmi è facile incontrare per strada i “Giganti”, due grandi fantocci di cartapesta (Grifone e Mata) che rappresentano allegoricamente la conquista della libertà dagli invasori saraceni. Altro evento molto atteso dai palmesi è la Varia, una ricorrenza quadriennale in onore della Madonna Assunta in cui sfila una grande macchina festiva.
5. Una mia lettura delle processioni (in particolare quelle del Venerdì Santo nella mia città) è su Virtual Sorrento.
6. Una dozzina di fotografie della festa di San Rocco dello scorso 16 agosto 2006 a Palmi sono nella cartella “Spinati di San Rocco” del mio album on-line.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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