Una lettera a Garibaldi

Scritta il 4 luglio 2017:

Lassù sul piedistallo, dietro l’albero intorno al quale riposano decine di richiedenti asilo africani, c’è la statua di Giuseppe Garibaldi. L’eroe dei due mondi nacque oggi, il 4 luglio 1807, a Nizza, poco distante da questa piazza. In francese è noto come Joseph, ma in città è amichevolmente chiamato Pépin.
Dal momento che ormai tutto è fonte di divisione, non mi metterò a discutere la figura storica di Garibaldi, sicuro che anche lui, da unificatore, sarà passato ormai per divisore, specie sui social. Piuttosto, vorrei rivolgermi direttamente a lui, concedendomi una confidenza solo epistolare, dal momento che tutti siamo cresciuti col suo volto, e la sua barba è proprio come quella di un nonno.

Caro Pépin,
se potessi vedere oggi la tua città natale, di certo non la riconosceresti: in 210 anni è cresciuta enormemente, in giro non ci sono più cavalli e carrozze e il fiume è stato coperto. La tua stessa casa, purtroppo, è stata abbattuta per allargare il porto, dove ora entrano navi enormi, ben più grandi della tartana di tuo padre.
In particolare, però, non riconosceresti la gente, Pépin. No, non il modo in cui le persone si vestono o il colore della loro epidermide, tu sei stato un uomo di mondo per definizione, hai combattuto per tutti, per l’umanità in senso concreto e non figurato, dunque so che questo non ti sorprende. No, mi riferisco allo spirito della gente. Negli ultimi due secoli questa città è diventata una capitale conosciuta ovunque, una capitale del turismo, beninteso, dove ogni anno giungono milioni di persone da tutto il pianeta: la rendono una città gradevole, allegra e con diversi stimoli. Soprattutto, però, la rendono ricca. E, Pépin, forse il punto è qua: tutto il benessere che questo posto ha accumulato nei decenni sembra aver eroso in molti – no, non in tutti, per carità – un senso di vicinanza a chi è in difficoltà. Non è colpa della ricchezza, non sono così naif, ma qualcosa è andato perduto.
Questo, Pépin, è un momento storico complicato – eh, certo, tu di criticità ne hai parecchia esperienza – e devi sapere che Nizza è una tappa (intermedia) molto importante per tantissimi esseri umani che scappano. Anche questo tu sai bene: la tua famiglia veniva dalla Liguria, è migrata qui per necessità – oggi vi chiamerebbero “migranti economici” – e tu sei diventato l’enfant niçois più conosciuto e celebrato.
Però voglio essere onesto fino in fondo, Pépin, non è una questione esclusivamente nizzarda, perché in realtà è francese. Anzi, è anche italiana. E spagnola. E austriaca. E tedesca. Insomma, è un affare dell’Europa intera. Sono tutte nazioni civili, lo so, ma non credo che lo siano come intendevi tu, quando hai contribuito a farle nascere. Oggi i loro presidenti e ministri dicono di voler chiudere i porti alle navi che aiutano coloro che, attraversando il mare, scappano da guerre, persecuzioni, malattie, fame. Hai capito, marinaio Pépin? Si stanno accordando per tenere lontano i disperati, per non farli nemmeno attraccare e, nel caso arrivino, per non far loro attraversare un fiume o un posto di dogana.
Pépin, la piazza che oggi a Nizza porta il tuo nome è, forse, ancora il luogo più accogliente della città. Quando c’è da protestare, da riunirsi, da aiutare, si va all’ombra dei suoi alberi, sotto la tua statua. Vi si ripete “liberté, egalité, fraternité” e ci si sente un po’ rivoluzionari come te o, almeno, un po’ degni di questi privilegi. E lo so che l’epoca è complicata e tutti i problemi che ci siamo detti, ma questa fraternité quando dovremmo metterla in pratica se non dinnanzi a qualcuno che soffre?
Non credo tu sia in paradiso, vero Pépin? Però, ovunque tu sia, riesci in qualche modo a ricordarci cosa ti spinse a girare di liberazione in liberazione?
Ti ringrazio.
Ah, e buon compleanno
.

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La storia della foto pubblicata in apertura del post è qui.

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Gari Grèu è un musicista marsigliese (il suo vero nome è Laurent Garibaldi) e tempo fa ha dedicato la canzone “Dis-moi Soleil” a Pépin (il testo è qui):

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ULTERIORI INFORMAZIONI:

Presentando un post di Gino Strada, il giornalista Giuliano Santoro ha usato queste parole: “Gino Strada scrive un post sulla necessità di aprire canali umanitari lungo il Mediterraneo. I commenti di gente comune, che fino a qualche anno fa avrebbe riconosciuto un qualche moto di solidarietà o almeno di beneficenza, fanno capire la fossa delle Marianne in cui siamo sprofondati“.

Enrico Letta ha twittato: “L’Europa si stava risollevando. Possibile che Francia, Spagna, Austria non si rendano conto dei danni irreparabili dei loro gesti di oggi?“.

Medici Senza Frontiere ha scritto: “Migrazione: misure proposte dimostrano totale indifferenza verso la sofferenza delle persone“.

Luigi Manconi ha pubblicato sul “manifesto” un editoriale in cui spiega che “L’alternativa umanitaria è possibile“.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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