Cronache da Brač, un viaggio attraverso le pietre

Nel mese di marzo 2017 il giovane attivista sociale della Penisola Sorrentina, Michele Vitiello, si è recato sull’isola croata di Brač per un workshop europeo nell’ambito del progetto “Erasmus Plus“. Al suo rientro mi ha raccontato in maniera entusiasta della sua esperienza, così gli ho proposto di sistemare gli appunti e di pubblicarli qui sul “Taccuino”. Ne è venuto fuori un reportage molto denso, tra informazioni e fotografie, che permette a tutti noi di scoprire un piccolo lembo di Europa attraverso le sue parole e i suoi occhi. Il testo è organizzato come un diario di viaggio, cioè in 6 giornate in cui avvengono incontri a più livelli: coi luoghi, con gli autoctoni, con gli altri europei, con se stessi. Buona lettura.

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Cronache da Brač, un viaggio attraverso le pietre

di Michele Vitiello

Quando squilla il telefono, e sullo schermo leggo il nome di Guido, so già cosa vuole propormi, e nel rispondere provo un misto tra la gioia, la curiosità e la disperazione del dovergli dire “forse no”.
6D5F.tmpGuido Spaccaforno è il responsabile del Dipartimento Europa di Amesci, l’organizzazione giovanile di cui faccio parte. Grazie a queste telefonate ho potuto già vivere due fantastiche esperienze internazionali. La prima in Bosnia Erzegovina, un training sull’imprenditoria sociale e sulla comunicazione social. La seconda sull’isola di Aegina e poi ad Atene, a settembre, in un progetto sulla valorizzazione del patrimonio culturale.
Se è vero che Guido ci mette la sua buona parte d’impegno, il grazie più doveroso lo dobbiamo noi tutti al programma Erasmus Plus, che consente ogni giorno a migliaia di giovani europei di vivere queste esperienze di confronto.
Ecco, qui una precisazione necessaria, una piccola digressione che il lettore mi perdonerà. Quando dico che sto per partire con un progetto Erasmus la gente mi saluta come se dovessi star via per mesi, e come se necessariamente fosse collegato al mio percorso di studi. Poi dopo una settimana torno, e puntualmente sento dirmi “uè ma tu già stai qua?”.
In realtà l’Erasmus, quello che la maggior parte di noi conosce, quello per universitari insomma, è solo una delle declinazioni possibili, di una più ampia azione di mobilità transnazionale, che coinvolge lavoratori, professionisti, associazioni o singoli giovani, anche neet, per consentire opportunità di apprendimento, imprenditorialità, e in generale per rinforzare un senso di appartenenza e di cittadinanza europea.

Così Guido una mattina mi chiama, e senza tanti giri di parole mi dice: “19-26 marzo, Croazia, tutela del patrimonio culturale, puoi?
Faccio un attimo mente locale, “va bene” gli rispondo, senza sul momento chiedere altri dettagli. Mi viene in mente quella frase che in Scusate il ritardo viene ripetuta a Massimo Troisi: “Viciè ‘a vita s’addapigliàcomm vene” (Vincenzo, la vita si deve prendere così come viene). E prendiamola, và.
Arriva il giorno della partenza, o meglio la notte. Il budget che abbiamo a disposizione non è alto, dobbiamo accontentarci degli spostamenti più economici, e proporzionalmente più travagliati. Ma, dicono, la vita comincia proprio fuori dalla comfort zone.
Mi aspettano 20 ore di viaggio, per raggiungere un posto che con un volo diretto avrei raggiunto in un’ora.
Il piano degli spostamenti è il seguente: Sorrento-Napoli in auto, volo Napoli-Monaco, poi volo Monaco-Zagabria, terzo volo Zagabria-Spalato, bus per Spalato porto, ancora nave per l’isola di Brazza (o Brac) e infine bus verso Pucischie (Pučišća), il villaggio che ci accoglierà.

E’ sera tarda. Ci portano a mangiare in un ristorante tipico sul porto. Formaggi di capra, patè di olive e olive in altre forme, poi gnocchi conditi con carne e sugo di cipolle, “ma questa è la genovese” penso tra me e me. Dopo 20 ore di viaggio mi sento a casa per un po’, anche se mi dicono sia un piatto tipico preferisco non ascoltarli, il pensiero mi coccola. Siamo in compagnia del gruppo dalla Francia e dalla Bulgaria.

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Day 1: La mattina entriamo in classe, ore 10:00, orario comodo solo il primo giorno. Anche se a svegliarci è stato il rumore di una scavatrice che buca una collina proprio sotto le nostre finestre, ore 7:00 in punto. Avrei capito solo dopo che quel rituale ci avrebbe accompagnato per tutto il viaggio. Ci spiegano il progetto, l’obiettivo da raggiungere è quello di costruire una proposta per le istituzioni, che coinvolga lavorativamente i giovani con minori opportunità, tramite la valorizzazione, la tutela e la promozione del patrimonio culturale dell’isola. Nel frattempo ci ha raggiunto il secondo gruppo dalla Bulgaria e dalla Grecia. Boris e Kubrat, del gruppo bulgaro, mi regalano due “marteniza” (мартеница). 7482.tmp.jpgSono braccialetti portafortuna, due fili intrecciati bianchi e rossi che si regalano nel mese di marzo agli amici più cari. Il bianco rappresenta il colore dei capelli degli anziani, è un augurio ad una buona vecchiaia, il rosso è il colore delle guance quando sono in salute. Sono da togliere non appena si veda un primo simbolo della primavera: una rondine o un fiore che sboccia. Si legano ad un albero. E così capita che all’inizio di aprile gli alberi del loro paese siano pieni di marteniza agitati dalla brezza.
Siamo in una scuola elementare, in una classe dove insegnano italiano. Qui i bambini levano le scarpe prima di entrare in aula, cambiano classe per ogni corso e hanno gli armadietti, proprio come nei film americani, che invidia. Alle pareti è pieno di cartelloni che rimandano alla cultura italiana.
Tante cose su Verona, con la quale evidentemente si sente ancora un legame particolare. Nulla su Napoli, tranne una figurina attaccata a un cartellone, è il gagliardetto della SSC Napoli, dal 1926. Poi tra Dante Alighieri e Leonardo da Vinci c’è Paris Hilton, la cosa mi colpisce, ma meglio non chiedere nulla, è solo il primo giorno.
Usciamo dalla classe e ci incamminiamo per un percorso di trekking. Saliamo sulla vetta più alta dell’isola anzi, il punto più alto del mar Adriatico, è a 780m. Un panorama mozzafiato si staglia davanti a noi. Di fronte abbiamo Hvar, e sotto di noi la famosa spiaggia del Corno d’Oro. Una lingua di ciottoli bianchi lunga 300 metri, si trova a Bol, e cambia forma col variare continuo dei venti, delle maree e delle correnti.
Lungo il percorso Armonie chiede a Daniel, il nostro accompagnatore croato, se tutti i funghi si possano mangiare. Lui dice “Sì, ma alcuni solo per una volta, perché poi muori”. Impeccabile.
Le tribù illiriche abitavano questi posti, ma non resta nessuna traccia del loro passaggio, se non forse alcune strade rurali. L’isola è piena di pietre, ovunque. Non esiste un terreno pulito dove poter coltivare tranquillamente. Per pulirli i pastori ammassano questi ciottoli lungo le stradine.

Sono bianchi, lisci al tatto, sembrano lavorati, e si trovano cumuli di rocce ad ogni passo. Forse per questo i greci non hanno mai abitato l’isola, ma ci sono alcuni insediamenti romani e alcune cave dedicate ad Ercole. Torniamo in classe per la valutazione giornaliera, e poi dritti a cenare, nella mensa della scuola per scalpellini. Sono le 18:30, e alle 18:40 ho già finito di cenare. È un record personale.

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Day 2: Ore 7:00, non so perché ma mi sveglio sempre 10 secondi prima che la sveglia suoni, questa volta però ad aiutarmi è ancora la scavatrice, col suo rumore continuo e sordo. In classe ci dividono in gruppi e ci assegnano obiettivi, nel mio team ci sono Simon, Maria ed Elissavet. Sono un francese, una bulgara e una greca. Ci rechiamo presso gli antichi resti della Villa Rustica romana di Mirje, in collina, sulla quale si sono costruite prima una basilica paleocristiana e poi un monastero benedettino. E’ un bene protetto dal Ministero della Cultura croato, ma non restano che poche pietre. E i lavori di restauro sono stati uno scempio, con gettate di cemento a vista sulle antiche pietre. La mission del nostro team è quella di ricostruire graficamente la suddivisione degli spazi nel primo periodo romano. Per fortuna Simon è architetto, e il suo apporto è fondamentale.

Ci spostiamo poi a Lovrecina, per l’osservazione di un’antica basilica paleocristiana dedicata a San Lorenzo. E’ praticamente sull’unica spiaggia di sabbia dell’isola. Fa parte del complesso di Mirje, l’una è a valle l’altra a monte. Ci incamminiamo lungo un sentiero, che costeggia il mare. I colori sono fantastici, tra il verde e l’azzurro. Siamo stati fortunati per il bel tempo, mi colpiscono le delimitazioni della costa balneare: da un lato una spiaggia per i cani, accanto a una spiaggia per nudisti (le più belle, a quanto dicono i ragazzi croati che sono con noi), e a seguire una zona interdetta agli stessi cani. Percorriamo lo sterrato per 4km fino a raggiungere il luogo del pranzo: olive e patè di olive, risotto al nero di seppia e calamari fritti, mi ricordano la cucina di papà.

Torniamo in classe e processiamo le informazioni sintetizzandole con gli strumenti ICT, col brainstorming scegliamo 5 aggettivi e 3 sostantivi che descrivano la giornata appena trascorsa. Alla fine ognuno di noi ha da presentare al gruppo una rappresentazione grafica del lavoro, una cartolina dell’isola che inviti a visitarla.
Ore 18:30 cena in mensa, ore 21:00 seconda cena in mansarda con patatine in busta e beer games con le carte. Spunta una chitarra, tutti a cantare. Venti ragazzi da tutta Europa intonano canzoni napoletane, poi tutti a nanna.

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Day 3: Dopo la solita colazione in mensa con pane e una sorta di nutella, preparo il mio toast da escursione con quello che c’è a colazione (proprio come insegnano i nonni). Dopo un altro percorso di trekking ci ritroviamo in una valle circondata di alte rocce, tagliate perfettamente. E’ un posto mistico, che sa di antico. E’ la vecchia cava romana di Rasohe. B7BE.tmp.jpgIncredibile pensare come facessero a trasportare blocchi giganteschi di pietra, da qui soprafin giù al mare. Una cosa non ho detto: Brazza è l’isola della pietra. La pietra per loro è sia un problema, perché rende i terreni “impossibili” da coltivare, che una ricchezza, perché per le sue qualità è apprezzata per le più importanti costruzioni del Mondo. Usata per il Palazzo di Diocleziano a Spalato, per la cattedrale di Sebenico, per molti palazzi di Venezia, e fornita anche per la realizzazione del Parlamento di Vienna, del palazzo del Reichstag di Berlino e della Casa Bianca a Washington. Furono proprio i romani a cominciarne il commercio.
D494.tmp.jpgQui un simpatico signore sulla settantina, con baffetti e cappello, ci spiega la storia della cava e le modalità di taglio della pietra, con martello e scalpello. Ci esercitiamo sulla facciata della montagna, ma è davvero faticosissimo, e non riusciamo a far altro che produrre piccole schegge, certo non blocchi utilizzabili per la lavorazione.
Lui parla perfettamente inglese, penso sia una guida turistica, ma mi spiegano che è un operatore scolastico, un factotum della scuola, con la passione della lavorazione artistica del legno (ha anche un negozio dove commercializza i suoi prodotti di design in legno di ulivo), il giardinaggio (ha un giardino “museo” dove spiega ai ragazzi come si realizzava la calce in antichi forni di pietra, organizza campi internazionali di lavoro per i giovani e produce olio d’oliva) e ha le più vaste competenze, che spaziano dalla storia alla risoluzione di problemi elettrici e idraulici.
Quando gli chiedo come faccia a sapere tutte quelle cose mi risponde “E’ semplice figliolo, sono solo molto vecchio”. Mordicchia un asparago selvatico, vedendomi incuriosito ne stacca un altro da terra e me lo passa. Sembra strano ma è la prima volta che ne mangio uno così. Ci mettiamo a lavoro, guanti e strumenti pronti e cominciamo a lavorare le pietre. Il nostro “Mc Giver” croato ci insegna a costruire muretti a secco: pietre grandi e piatte a sostenere la struttura, piatte anche dal lato esterno, così da creare una superficie omogenea. Non è semplicissimo, vanno incastrate finchè non si muovono più, aiutandosi con altre pietre più piccole.

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Nella roccia notiamo scolpita un’antica raffigurazione di Ercole, è illuminata dalla luce del sole durante tutta la “giornata di lavoro”, oltre ad essere una protezione per i lavoratori quindi è una sorta di timer da osservare, per capire quando si può smettere.

Per il pranzo ci spostiamo al museo dell’olio d’oliva. Qui ci mostrano gli antichi sistemi di produzione dell’olio. Mangiamo in soffitta: olive e patè di olive, ottimo vino e formaggi, pane e olio, che ha un sapore che ti esplode in bocca. Non lontano c’è il museo della cultura contadina di Skrip, e un castello del XVI secolo, adibito a fatiscente abitazione privata. Torniamo a casa lungo un altro percorso di trekking, attraversando i villaggi di Dol, osservandone i paesaggi, la vegetazione e gli animali che non capita spesso di vedere qui, dalle pecore, alle capre, agli asinelli, mezzo di locomozione più diffuso.

Torniamo in classe per la valutazione giornaliera, tre domande alle quali rispondere:
1) qual è la cosa che ti ha colpito di più?
2) come pensi possa esserti utile?
3) descrivi le tue sensazioni.
Cena in mensa, purtroppo “pasta”. Seconda cena in veranda, giochi con le carte, birretta, chitarra e a nanna.

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Day 4: Oggi è prevista la visita ad una cava moderna. Le montagne vengono bucate in due punti, uno in basso e uno in alto, un motore attiva un cavo metallico che percorrendo internamente la montagna, accompagnato da un flusso continuo di acqua, sega perfettamente giganteschi blocchi di pietra. 3CD3.tmp.jpgE’ impressionante pensare che stiano divorando l’isola, mangiano da secoli la superficie della terra sulla quale si poggiano. E’ stata per secoli la loro unica fonte di reddito. Infatti attualmente non è possibile aprire nuove cave, ma certamente è una risorsa destinata ad esaurirsi. Guardiamo un documentario sui metodi di lavorazione utilizzati prima dell’arrivo della tecnologia: olio di gomito, martelli e chiodi. L’aspettativa massima di vita di quei lavoratori era di 55 anni, trascorsi per la maggior parte a bruciarsi la pelle al sole e ad ingoiare polvere e schegge.
Ci spostiamo all’istituto professionale per scalpellini, Klesarska Skola.
Fondato nel 1909 comprende anche un dormitorio con 56 posti letto e una mensa, dove mangiamo agli orari di cui sopra. Praticamente gli studenti della Skola sono gli unici a vivere un po’ Pucischie, il luogo dove pernottiamo, durante l’inverno. Un villaggio grande quanto una strada, con un negozio aperto, una piccola posta, una scuola, una farmacia e una sola pizzeria. La scuola dura 3 o 4 anni a seconda del corso di “scalpellino semplice” o “tecnico scalpellino”. Ci sono 96 allievi, di cui due ragazze (come specificato anche nelle brochure di presentazione), provenienti da 11 diverse regioni della Repubblica Croata. Il motto degli studenti è “Goccia dopo goccia si scava la pietra”.

La scavatrice che sento ogni mattina alle 7:00 rompe la collina accanto alla scuola, procurando il materiale che deve essere lavorato. Provo a lavorare la pietra coi pesantissimi strumenti del lavoro, questi ragazzi li maneggiano con leggera grazia, e ricavano sottili forme come se tagliassero burro. Assurdo.

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Torniamo in classe e ragioniamo in gruppo su come sia possibile la tutela del brand “Pietra di Brazza” e quali possano essere le migliori strategie di commercializzazione della stessa, per consentire profitti migliori e allo stesso tempo una produzione sostenibile. Utilizziamo il sistema del Business Model Canvas, Guido è il nostro tutor.
Lavoriamo in particolare sulla descrizione del target di riferimento, sui valori positivi da evidenziare e sulle attività chiave da porre in essere.

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Day 5: Ci muoviamo verso il villaggio di Dol. Un paesino ben conservato, con 100 abitanti complessivi, di cui 6 bambini. Mi chiedo a cosa serva questo enorme campo di calcio in cemento, sproporzionato alle esigenze. C’è una scuola altrettanto grande, ormai in disuso per assenza di frequentatori. E’ costruita coi tipici mattoni bianchi, e sulla facciata si legge con un rosso sbiadito “La monarchia è il passato, la repubblica il futuro”. Un simpatico collega di viaggio afferma “forse non si sono preoccupati del presente”.

Nella chiesa costruita ad inizio ‘900 le sedute sono separate tra uomini e donne, ad adeguata distanza. In strada non c’è nessuno, un solo market che chiude alle 11:30 del mattino, strade sterrate e collinari. Un paio di anziani si spostano sugli asinelli, uno di questi ci offre un “giro di prova gratuito”. La nostra guida, che è originaria del villaggio, si ferma nei pressi di una panchina “Questa è la piazza principale del paese”, afferma. E’ uno spazio di 20 metri quadrati, dove due panchine si guardano l’una difronte all’altra. Non mi sembra proprio una piazza, ma per un paese di 100 anime può andar bene.
Ci spostiamo al Castello Gospodnetic, un antico palazzo veneziano, che questa famiglia ha trasformato in museo/agriturismo. Al primo piano ci sono ricordi degli italiani croati, poi esuli. Le loro foto felici a Venezia, le loro pagelle, tutto si ferma agli anni prima della guerra.

Qui a Dol la gente del luogo pensa che, tra le insenature delle rocce, vivano dei mostri neri, che escono solo la notte. Non sanno precisamente che forma abbiano, principalmente sono un misto tra umani ed uccelli. Ma se chiedi in giro a quelle poche persone che trovi ti diranno tutti di averne sentito i rumori, o addirittura di averli visti nell’ombra.
Torniamo in classe e, separati in gruppi, ci mettiamo a lavoro per costruire una presentazione del nostro progetto imprenditoriale elaborato il giorno precedente. Sono nel team con Armonie e Simon, i due francesi. Immaginiamo un portale online, che faccia da connettore, con un e-shop, tra i piccoli produttori e il mercato globale. Qui la produzione di reddito è legata maggiormente ad un piccolo periodo stagionale, come in tutte le isole che vivono di turismo estivo. Un mercato online potrebbe garantire guadagno tutto l’anno. Inoltre immaginiamo di formare e organizzare i giovani dell’isola, così che possano vendere pacchetti turistici, sulla stessa piattaforma online, incentrati sulla figura di Ercole (non adeguatamente valorizzata, seppur molto presente e protettore degli scalpellini), con mobilità sostenibile, percorsi di trekking ed esperienze pratiche, cooking school, pesca, tour in barca e lavorazione della pietra. I ragazzi, organizzati in forma cooperativa, potranno declinare le arti in vario modo, dalla lavorazione della pietra, a rappresentazioni teatrali e musicali che rimandino al periodo romano. Il fulcro sta nel far vivere al turista un’esperienza emozionale, come se tornasse indietro nel tempo al Sacro Impero. Tutta l’attività sarà incentrata sui valori dell’impresa sociale, perché il 40% dei profitti saranno destinati alla valorizzazione, promozione e tutela del patrimonio culturale. E’ bello sapere che questa proposta verrà illustrata alle istituzioni politiche dell’isola affinché si realizzi.

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Day 6: Ultimo giorno, presentiamo tutti i progetti. Il nostro sembra essere il più concreto, così mi dicono che per premio potrò scegliere il pezzo di carne da mangiare per primo. Ci spostiamo in un fantastico agriturismo, ad attenderci un capretto cucinato intero, cotto nel fuoco come si faceva un tempo. A377.tmpSo che alcuni si scandalizzeranno, ma mi assegnano la testa, come parte più prelibata (ma non potevo scegliere io?). Rifiutare sarebbe un’offesa alla loro cultura, sono costretto ad assaggiare il cervello, per la prima volta. Diciamo che potendo scegliere preferirei altro, così mi fiondo sul pane e sulle verdure grigliate. A Pasqua, essendo a casa mia, ho scelto che non lo mangerò. E’ l’ultimo pranzo insieme, la chitarra e il vino accompagnano. Ripercorro su un’amaca all’ombra i giorni trascorsi, sono stato felice e a contatto con la natura, ma ho un po’ voglia di tornare a casa. Mi si avvicina un tacchino, è la prima volta che ne vedo uno vivo a distanza così ravvicinata. I ragazzi cantano, suonano, e alcuni ballano la capoeira.
È questa l’Europa che mi piace? Forse no.

L’Europa che mi piace è quella dei popoli, quella che ho vissuto in questi giorni di #Erasmus, a confronto con tante ragazze e ragazzi da Paesi diversi. È quella che non mi fa perdere la testa (e soldi) nel cambiare moneta spostandomi da un Paese all’altro.
È quella che mi consente di andare a studiare all’estero, di stabilirmi lì o di ritornare, di lavorare in un’altra Nazione e poter guadagnare con le giuste tutele. Quella che consente a persone di paesi diversi di innamorarsi e, volendo, di evitare guerre.
Ma se questo e altro è possibile è solo grazie all’Europa Politica di oggi, che è meglio di quella di ieri e peggio di quella di domani. L’Europa Politica è un percorso in costruzione, e se ci pensate, paragonata ad altre formazioni politiche è giovanissima, e per questo piena di cose da migliorare (o addirittura da completare).
Ma sinceramente, m’impegnerei cento volte a migliorarne la struttura, a incrementare il peso del nostro Paese nelle istituzioni europee, senza che sia scavalcato nella gestione dalla prepotenza di altri. Non uscirei da questa Europa, questa è casa nostra, e se qualcosa è guasto non la abbandono, vado ad aggiustarla.
Ora vado, mi aspettano due bus, una nave, tre aerei e un passaggio in macchina.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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