Gaël Faye racconta Ketty Nivyabandi su Libération

24 marzo 2017

Tra poche settimane ricorrerà il secondo anniversario dell’inizio dell’attuale crisi in Burundi. Nel Paese africano le cose non vanno affatto bene: la brutalità del potere di Nkurunziza svilisce la democrazia e sfianca la convivenza sociale. Vi sono morti quotidiane, scoperte di fosse comuni, repressione della stampa e delle voci dissenzienti. A questo va aggiunto l’enorme numero di sfollati all’estero (oltre 300mila, secondo l’UNHCR, in condizioni sempre peggiori), la crisi economica e alimentare che aumenta l’inflazione e la malnutrizione, la fragilità del territorio che, abbandonando a se stesso, non regge gli acquazzoni e provoca frane e colate di fango con diversi morti.
Due anni fa, sebbene sotto tensione, l’atmosfera era diversa: grandi manifestazioni quotidiane attraversavano il centro di Bujumbura e, tra queste, il 13 maggio 2015 si distinse la marcia delle donne, che per la prima volta scesero in strada numerose e colme di speranza.
Anima della protesta di quel giorno (e non solo) fu Ketty Nivyabandi, giornalista e poetessa. I suoi versi poetici via-tweet ispirarono e sostennero i principi democratici e i diritti umani. Con quelli di altri attivisti, ne feci una raccolta (che vi invito a leggere) in questo post.
Ieri [23 marzo 2017] Ketty, che nel frattempo si è rifugiata in Canada con le sue due figlie, è stata raccontata sulle pagine di “Libération” da Gaël Faye, cantante e scrittore franco-burundese-rwandese, il cui bel romanzo di debutto ho brevemente recensito diversi mesi fa (ora disponibile anche in italiano).
Un’intervista da non perdere e che consiglio a tutti: “Ketty Nivyabandi, le chemin vers la liberté“.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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