Piccola storia di un concorso universitario cui non ho partecipato

Due settimane fa, ai primi di marzo, ho scoperto un bando per un assegno di ricerca presso un’università italiana, per uno studio di “antropologia dell’ambiente” intorno al deterioramento delle infrastrutture industriali e allo sfruttamento delle risorse naturali:

Il progetto affronta l’analisi delle dinamiche contemporanee del tardo capitalismo per come esse si esplicano in questi interconnessi ambiti di frizione e quindi ha l’obiettivo di analizzare i conflitti e le controversie che in esse si formano.

L’assegno, che ha un importo annuo lordo di 26.000,00 €, ha una durata 12 mesi, ma è rinnovabile. Per accedere alla competizione – per titoli ed esame orale – è richiesto uno specifico titolo di studio: “Laurea magistrale LM.1“. Inoltre va sottolineato che la figura destinataria dell’assegno è: “ricercatore esperto (4-10 anni) (Post-Doc)“.

Screenshot 2017-03-14 11.25.17Ritenendo di avere un profilo accademico rispondente alle richieste, ho presentato la mia candidatura: domanda, CV, pubblicazioni, autocertificazioni e quant’altro. A qualche giorno di distanza ho ricevuto un’email in cui mi si diceva di essere stato escluso dalla valutazione a causa di un “difetto del titolo di studio richiesto“.

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Poco dopo quell’email, ho telefonato all’ufficio “Assegni di Ricerca e Dottorati di Ricerca” dell’università in questione e ho parlato con la responsabile, la quale mi ha subito riconosciuto e ha ripetuto un paio di volte quanto fosse bello il mio CV. Tuttavia, non è stato possibile accogliere la mia candidatura per due ragioni, come mi ha spiegato:

  1. ho allegato copia del Dottorato e non della Laurea;
  2. la Laurea che possiedo è in “Sociologia” e non in “Lettere”.

Allora le ho ricordato che:

  1. il Dottorato è superiore alla Laurea;
  2. la Laurea in “Antropologia culturale” in Italia non esiste, per cui il percorso può passare attraverso facoltà diverse (“Lettere”, “Conservazione dei Beni Culturali” o, appunto, “Sociologia”).

Al termine della telefonata sono riuscito a strappare un impegno: avrebbe contattato i Commissari e avrebbe chiesto un parere. Dopo qualche ora, dunque, ho richiamato e mi ha detto di non essere riuscita a parlare con il professore titolare del progetto/bando. A quel punto, pertanto, ho pensato di scrivere:

A seguito delle nostre telefonate di stamattina, ho riletto con cura il testo del bando: a pagina 2 dell’allegato A è indicato semplicemente, come titolo di studio richiesto, una “Laurea magistrale LM.1”. Ho controllato sul sito web del MIUR e, come specificato in questo documento, tale titolo riguarda genericamente la classe delle lauree magistrali in “Antropologia culturale ed etnologia”. In nessuna parte del bando e, soprattutto, del documento del MIUR è specificata la necessità di un percorso accademico presso facoltà e/o dipartimenti di “Lettere”, di cui lei mi parlava e la cui assenza avrebbe giustificato la mia esclusione dal concorso.

La mattina seguente l’ufficio mi ha inviato una nuova email, confermando la mia esclusione:

Abbiamo verificato nuovamente la sua domanda, il documento MIUR che ci ha inoltrato e soprattutto il Decreto Interministeriale 9 luglio 2009 n.233 delle “Equiparazioni tra diplomi di laurea di vecchio ordinamento (DL), lauree specialistiche (LS) e lauree magistrali (LM), ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi“. Come giustamente lei ha verificato, nel bando il titolo di studio richiesto è una “Laurea magistrale LM.1” o ovviamente le equipollenti a questa. La sua laurea magistrale in “Sociologia”, indipendentemente dall’ateneo, facoltà o dipartimento, dove lei abbia svolto il suo percorso accademico, dovrebbe essere una laurea della classe LM-88 ed in quanto tale non corrispondente al titolo di studio richiesto dal bando.

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Ebbene, io sono laureato presso la facoltà di “Sociologia” dell’Università di Napoli “Federico II”, dove ho seguito l’indirizzo di studi “Socio-antropologico e dello sviluppo” . Ora, per la prima volta dopo anni, verifico che il mio corso di studi non è citato nella tabella di conversione allegata al Decreto Interministeriale del 2009 cui ha fatto riferimento l’email dell’ufficio. Evidentemente, non è colpa loro, così come non è colpa mia se il Ministero ha dimenticato o non considerato i laureati come me. Come accade spesso in Italia: non è colpa di nessuno.
Tuttavia, al di là della burocrazia e degli aspetti amministrativi, a mio avviso il punto dirimente è un altro: oggi, marzo 2017, un antropologo precario come me – che ha basato tutto il suo percorso di studi proprio su questa disciplina, dagli anni universitari a quelli dottorali, con titoli e pubblicazioni coerenti con le finalità del progetto di ricerca cui fa riferimento il bando che ho citato in apertura – viene escluso per un cavillo o una lacuna ministeriale. Possiamo dirci che è sfortuna, ma il destino – fausto o infausto – non esiste: piuttosto, esistono le responsabilità, ad esempio come quelle dei docenti della facoltà di “Sociologia” che non hanno difeso in sede ministeriale il curriculum antropologico al tempo della conversione tra una riforma e l’altra, oppure, per stare all’attualità, le responsabilità di chi ha scritto il bando con la manifesta volontà di stringere il più possibile il ventaglio dei possibili candidati (il requisito essenziale è il dottorato in discipline antropologiche, non il titolo di laurea).
Sono dell’idea di avere le competenze per poter concorrere all’assegno di ricerca bandito, il quale è per un lavoro antropologico legato alla relazione uomo-ambiente, da svolgersi ad opera di un post-doc, dacché non riesco a comprendere il motivo per cui l’esclusione debba avvenire in base ad un titolo di studio gerarchicamente inferiore al dottorato (e, comunque, tengo a ribadirlo: il mio il mio titolo di laurea è, nei fatti, coerente con quello richiesto, sebbene la conversione ministeriale gli abbia attribuito un codice diverso). E’ come se mi si sia escluso perché ho il diploma di Ragioneria o di Liceo Scientifico e non di Geometra o di Liceo Classico; è qualcosa di incomprensibile per la mia razionalità.
Potrei allora fare ricorso, ma non lo farò perché questa vicenda ha solo reso palese un sentimento che provo da tempo: sono stanco e, ormai, ho solo la forza di sventolare bandiera bianca.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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Una risposta a Piccola storia di un concorso universitario cui non ho partecipato

  1. cteodonno ha detto:

    Hai pensato di sollevare il caso per via legale? Questa cosa potrebbe danneggiarti anche in seguito e portare davanti a un giudice questa assurda vicenda potrebbe aprire uno spiraglio con una sentenza. Non sono un esperto ma nella mia carriera scolastica ne ho sentite tante e spesso le sentenze hanno messo in chiaro situazioni come la tua.
    Saluti

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