La sentieristica: bene di comunità

22 febbraio 2017

Da tempo sono dell’idea che la sentieristica vada riconosciuta come bene comune, al contempo ambientale e culturale. Si tratta di un bene unico, perché sintesi di sguardi molteplici, ma al contempo fragile, perché non compreso e perché spesso oggetto di interessi prosaici. La sentieristica è un prodotto storico, il risultato di una relazione plurisecolare, armonica e discreta tra una comunità umana e il proprio ambiente; è un dizionario popolare perché la sua toponomastica suggerisce la visione che ne hanno avuto, nel tempo, i suoi frequentatori; è una vetrina tridimensionale in cui sentire il paesaggio, dunque attraverso la quale osservare la natura e fare esperienza della fatica degli esseri umani; è ciò che permette un viaggio nell’altrove di noi stessi, abbassando la velocità e il volume, seguendo un ritmo che relativizza il quotidiano e ascoltando voci che, in genere, sono coperte dal rumore.
Ora, se qualcuno dicesse di voler “valorizzare” la sentieristica “più bella del mondo” con ben 12 milioni di euro, voi sareste tranquilli? Io no, e condivido l’allerta di Franco Cuomo.

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Tra i commenti ho aggiunto il contributo di Marco Cuomo, che mi trova pienamente d’accordo:

“Come spesso accade questi progetti si sviluppano su un ossimoro:
si parla dei posti più belli del mondo, si parla di straordinaria bellezza, di unicità e poi si affida il tutto ai tecnici. Che per carità possono avere tutte le competenze del mondo ma non possono affrontare da soli temi così delicati e complessi. Questo non vuol dire che interventi di manutenzione o recupero non vadano fatti ma tali devono essere.
L’altra parola che ho ascoltato è “valorizzazione” e, lo dico con il cuore in mano, quando sento parlare di valorizzazione mi tremano i polsi. Questi posti hanno un valore in se e non certo per quello che possono fruttare. Valorizzare purtroppo vuol dire, troppo spesso, snaturare e attribuire un valore economico ad ambienti e strutture che non hanno bisogno di alcunché se non piccolissime attenzioni e interventi invisibili.
Infine può darsi che ci stiamo sbagliando e gli interventi saranno dettati dal buon senso e null’altro ma per esprimere un giudizio sarebbe bello essere informati e messi a conoscenza delle linee guida di questo progetto.”

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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