La peggior crisi umanitaria dal 1945

Questo post (in continuo aggiornamento) raccoglie in ordine cronologico vari contributi, che ho pubblicato su Fb tra febbraio e marzo 2017, in merito alla crisi umanitaria più grande dal 1945, secondo quanto dichiarato dall’ONU. Si tratta, cioè, dell’emergenza alimentare (sanitaria, bellica ed ecologica) che sta colpendo in Yemen, Somalia, Sud Sudan e Nigeria (ma che tocca anche Gibuti, Etiopia, Uganda, Tanzania, Kenya, Burundi e altre aree dell’Africa Centro-Orientale). Carestia, fame, malnutrizione, guerra, violenze, malattie coinvolgono più di 20 milioni di persone; tra questi, i bambini sono 1,4 milioni e stanno affrontando una minaccia enorme.

27 febbraio 2017

Oggi “Le Monde” ha pubblicato un editoriale sulla «tragedia umanitaria di grandi dimensioni» che sta esplodendo nell’Africa dell’Est. Secondo le Nazioni Unite, 20 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza alimentare in sette paesi: Gibuti, Etiopia, Kenya, Uganda, Somalia, Sud Sudan e Tanzania.
La questione è altamente drammatica per l’effetto combinato di guerra e siccità: decine di migliaia di persone potrebbero morire nei prossimi giorni a causa della fame. Ovviamente bisogna suonare l’allarme, ammonisce il giornale francese, «tuttavia c’è anche qualcosa di angosciante – di osceno? – da constatare: la ricorrente ricomparsa della fame in un mondo che, in maniera cronica, trabocca di eccedenze alimentari di cui non si sa che fare».
In conclusione, mi permetto di aggiungere un ottavo Paese all’elenco di “Le Monde”: il Burundi, che da tempo sta soffrendo una crisi alimentare in rapido peggioramento, ma che il governo di Nkurunziza continua a negare.

A “Le Monde” fa eco “The Guardian”, che scrive: è già «troppo tardi per evitare questa grave crisi alimentare, tuttavia si può e si deve agire subito per salvare vite umane».

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28 febbraio 2017

Il corrispondente di “Le Monde”, Bruno Meyerfeld, fornisce ulteriori informazioni sulla crisi alimentare dell’Africa orientale: la situazione più grave è in Somalia e in Sud Sudan, dove vi sono rispettivamente 2,9 milioni e 4,9 milioni di persone che soffrono la fame, ovvero un quarto e la metà della popolazione dei due Paesi. L’emergenza fame è stata ufficialmente dichiarata dal governo sud-sudanese in due province dove, nelle prossime ore, 100.000 persone potrebbero morire di fame se nulla verrà fatto.

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28 febbraio 2017

La crisi nel Sud Sudan è la più grave d’Africa e la terza nel mondo, dopo Siria e Afghanistan.
Papa Francesco sta organizzando proprio nel martoriato Paese africano una visita apostolica insieme al primate anglicano, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby.
Come riporta “Al Jazeera”, nel Sud Sudan 100mila persone rischiano di morire nelle prossime ore; 250mila bambini sono malnutriti e 5 milioni di persone si trovano in una situazione di crisi alimentare.
E’ evidente che chi potrà, scapperà verso l’Europa.
Nella mappa l’intensità della crisi nelle varie zone sud-sudanesi:

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5 marzo 2017

Una settimana fa riprendevo una notizia di “Le Monde”: 20 milioni di persone rischiano la fame in Sud Sudan, Etiopia, Gibuti, Kenya, Uganda, Somalia e Tanzania (io avevo aggiunto anche il Burundi, dove due anni di crisi politica hanno condotto ad una crisi alimentare preoccupante; inoltre “Al Jazeera” nomina pure la Nigeria e lo Yemen, dall’altra parte dello stretto del mar Rosso). Insomma, la situazione dell’Africa Orientale è al collasso.
Ebbene, ieri sera tutti i principali organi di stampa del mondo [Associated Press, CNN, Reuters, Ansa, Amnesty International Italia] hanno riportato un annuncio del primo ministro somalo, Hassan Ali Khaire, secondo il quale, nella regione di Bay in 48 ore sono morte 110 persone per fame, colera e diarrea. In Somalia è stato dichiarato lo stato di “disastro nazionale” e, come ha dichiarato il WHO, più di 6,2 milioni di persone – la metà della popolazione somala – ha urgente bisogno di aiuti umanitari, inclusi circa 3 milioni per fame (di cui più di 363.000 bambini attualmente malnutriti).

PS: questa tragedia umanitaria dipende dalle guerre e dai cambiamenti climatici, per cui la ricerca scientifica spaziale non c’entra niente. C’entrano, piuttosto, le scelte politiche internazionali, come – per stare all’attualità – quella di Trump, che per finanziare il riarmo degli Stati Uniti ha deciso di tagliare gli aiuti ai Paesi bisognosi e i fondi per la protezione dell’ambiente.

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5 marzo 2017

Circa 1,4 milioni di bambini sono ad imminente rischio di morte per una critica ed acuta malnutrizione in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen.
Accadde già nel 2011, quando 100.000 bambini morirono di fame perché il mondo non agì con sufficiente tempestività. Ora sta succedendo di nuovo, a causa dei conflitti che forzano i contadini ad abbandonare le loro terre. In altre parole, si tratta di una carestia causata dall’uomo e l’UNICEF invita a donare, perché è fondamentale agire adesso (video):

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ULTERIORI DATI, IMMAGINI E INFOGRAFICHE (inseriti dal 13 marzo 2017):

Fame in Kenya:

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Fame in Somalia:

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Un reportage fotografico della Croce Rossa Internazionale sulla carestia in Somalia è qui (clicca sull’immagine):

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La carestia, dice il World Food Program, è stata dichiarata nel Sud Sudan e si profila in Nigeria, Yemen e Somalia, per un totale di 20 milioni di persone a rischio (tre di questi Paesi, ricorda Igiaba Scego, rientrano nel ban ordinato da Trump):

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Più precisamente, aggiunge la FAO, si tratta della maggior emergenza umanitaria dal 1945:

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Infine, entrando nel dettaglio del caso sud-sudanese, ecco un’infografica pubblicata dalla FAO:

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Ulteriori appelli sono stati lanciati da “Save the Children“, “Unicef“, “Humanitarian Relief“, “International Red Cross” (anche qui e qui).

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AGGIORNAMENTO del 13 aprile 2017:
Continua l’allerta dell’ONU sulla “peggiore crisi umanitaria dal 1945” in Sud Sudan, Somalia, Nigeria e Yemen, dove oltre 20 milioni di persone sono afflitte dalla fame. In particolare, dice l’UNICEF, 1.4 milioni di bambini “sono vicini alla morte“.
La situazione attuale è il risultato di una pluralità di fattori: siccità, povertà e conflitti, i quali provocano enormi spostamenti di popolazione. Negli ultimi giorni ne hanno scritto ancora tra i principali giornali del mondo: il “Washington Post” vi ha dedicato un notevole reportage e “Le Monde” ha rinnovato un impegno che porta avanti da mesi.

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A questo scenario drammatico, si aggiunga un ulteriore elemento: nel solo Yemen, il 73% degli insegnanti non riceve lo stipendio dall’ottobre scorso, per cui 4.5 milioni di bambini yemeniti rischiano di perdere quest’anno scolastico.

Anche la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un appello:

Intanto si è saputo che il primo ministro italiano Gentiloni incontrerà Trump a Washington il 20 aprile e oggi su Twitter ha cominciato a girare questo cartello, con l’hashtag #GlobalCitizen:

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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