La scomparsa di Predrag Matvejevic e di Antonino Buttitta

Il 2 febbraio 2017 sono morte due altissime personalità della cultura: a Zagabria lo scrittore Predrag Matvejevic e a Palermo l’antropologo Antonino Buttitta.

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Di Predrag Matvejevic ha scritto due intensi post l’antropologo calabrese Vito Teti:

Con Predrag Matvejevic ci lascia uno dei più grandi scrittori di Europa, l’indimenticabile autore di “Breviario Mediterraneo”, l’autore di uno dei più bei libri sul pane. Ci lascia un grande intellettuale che ha amato il Mediterraneo, il Sud e la Calabria, dove è stato a più riprese negli anni. Non potrò dimenticare i suoi viaggi a Crotone e a Cosenza, la sua gioia di vivere e di parlare, la profondità di pensiero e la capacità di analisi politiche su un mondo in mutamento. Suonava il pianoforte e amava la convivialità. Una notte a Crotone restammo inchiodati ad ascoltare un infinito dialogo tra Predrag e il suo grande amico Claudio Magris. E’ stato Magris, domenica scorsa, a darmi notizie dell’amico da poco visto a Zagabria. Abbiamo provato a telefonare a Mira, la sua compagna ma senza successo. Lo ricorderò per la sua amabilità, la sua presenza e la sua generosità. Lo ringrazio per quello che ci ha lasciato e, personalmente, per avere scritto una densa e bellissima nota di presentazione a “Il mio senso dei luoghi”. Ciao Predrag, continuerai ad esserci con i tuoi libri e con i nostri ricordi. (QUI)

[…] Predrag aveva condotto una ricerca sul pane durata più di dieci anni. Aveva spulciato archivi, fonti edite e inedite, testi religiosi e letterari (a Venezia, Napoli, Palermo, Zagabria, Parigi, e in tutti i paesi del Mediterraneo). Non era mai pago. Non voleva mai chiudere questo suo lavoro a cui assegnava la stessa importanza di “Brevario Mediterraneo”. Tutte le volte che ci incontravamo, il discorso, prima o poi, finiva sull’alimento primario e sacro e, per avere pubblicato, libri e saggi sui pani del Sud (a cominciare dalla mia tesi di laurea del 1974, diventato “Il pane, la beffa e la festa”, Guaraldi, 1976) Predrag mi considerava un esperto e mi chiedeva sempre notizie. Ricordo il suo volto sorridente quando un giorno gli diedi la copia di quattro tesi di laurea sul pane con me discusse all’Unical. Non c’era dato che non volesse controllare e viaggio nei paesi del Mediterraneo che non volesse compiere per raccogliere memorie orali, testi lettarari, per osservare forni, attrezzi, contenitori utilizzati per il pane. […] (QUI)

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La prima notizia della morte di Antonino Buttitta l’ha data l’account Fb della Fondazione Ignazio Buttitta, ovvero l’ente che aveva fondato in memoria di suo padre, celebre poeta dialettale e studioso di cultura siciliana. Oltre agli articoli di cronaca (ad esempio: “Ansa“, “Giornale di Sicilia“, “La voce di Bagheria“, “TG Regione“), per l’importanza di Buttitta nella comunità antropologica italiana è difficile rintracciare tutti i messaggi e ricordi pubblicati. Tra gli altri, segnalo:

Marino Niola su “La Repubblica: “Con Antonino Buttitta se ne va una delle grandi voci della Sicilia contemporanea. […] Fece della sua isola una lente per guardare nelle profondità dell’umano. Un po’ come Sciascia aveva fatto per la letteratura. Legato a doppio filo alla sua terra, di cui conosceva volti e risvolti, ma al tempo stesso assolutamente internazionale. È stato lui negli anni Sessanta ad aprire l’antropologia italiana alle grandi scuole che si contendevano la scena mondiale. [Buttitta] era convinto che non ci si potesse accontentare di descrivere le cose in superficie, ma per capire l’uomo si doveva scendere in profondità, dove si trovano quelle regole che condizionano la nostra vita. […] Chi lo ha conosciuto non potrà dimenticare i lampi della sua intelligenza. Sempre destabilizzanti. Come quando smontava il luogo comune della Sicilia araba. “Gli Arabi“, diceva quasi spazientito “non hanno mai conquistato la Sicilia. Quelli erano Berberi“. E, come sempre, aveva ragione lui.

Sebastiano Mannia su “il manifesto: “«Ricordi Pirandello? In Sicilia siamo uno, nessuno, centomila». Poteva capitare rispondesse così Antonino Buttitta […] a un giovane studioso appena approdato a Palermo per ragioni di lavoro. Con la generosità e l’attenzione che ne contraddistinguevano la complessità di pensiero, Buttitta ha composto un’opera, intellettuale e scientifica, imponente. […] La scuola antropologica di Palermo e il Circolo Semiologico Siciliano rappresentano sicuramente, nel panorama nazionale, e non solo, l’esito più fecondo dell’instancabile opera culturale di Buttitta, che ha ripensato e aperto la tradizione di studi siciliana inaugurata da Giuseppe Pitrè. In questo percorso di rinnovamento ha avuto un ruolo decisivo l’incontro con la semiotica e l’aver fatto dialogare proficuamente la linguistica con l’antropologia. […] L’antropologia, amava ripetere, è lo studio dei fenomeni in quanto segni e insiemi di segni. […] Fino agli ultimi giorni ha continuato a scrivere. Le sue pagine manoscritte sparse sul divano e sulla piccola scrivania testimoniano una curiosità e una voglia di comprendere mai sopite. A chi lo ha conosciuto resta il ricordo di un grande uomo, insieme al compito di interrogare la sua imponente opera.

L’editore Sellerio su Fb: “Addio a Nino Buttitta, carissimo insostituibile compagno di questa nostra avventura. Lo rimpiangiamo per l’antica amicizia, la solidarietà, l’entusiasmo e il generoso impegno nella casa editrice che sostenne con ingegno e passione sin dalla prima ora a fianco dei fondatori Enzo ed Elvira Sellerio”.

Altri brevi ricordi sono quelli pubblicati su Fb da Davide Camarrone e Maurizio Carta.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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