Maradona al San Carlo

Ho sempre sognato che l’orchestra del San Carlo tenesse un concerto a Piscinola, con le Vele di Scampia come quinta o che volasse fino in Burundi per suonare a Kamenge, tra le baracche. Ho sempre creduto che la cultura debba aprirsi, scendere in strada e contaminarsi, contaminando. Ritengo che l’opera e la musica classica siano manifestazioni del sublime e, in quanto tali, positive per tutti, anche per l’anima (o come si chiama quel qualcosa che ciascuno di noi ha nel profondo di sé). Oggi, però, mi domando se valga anche il contrario: il teatro San Carlo di Napoli, ad esempio, può ospitare tutto? qualsiasi tipo di performance? ogni musica o spettacolo o celebrazione? Confesso: faccio fatica ad accettarlo, quel teatro è nato per rappresentare un certo tipo di arte, che richiede determinate condizioni per manifestarsi al meglio. Nel corso dei secoli il teatro dell’opera ha spesso assunto un’aura elitaria e distante, sono d’accordo, ma la sua autorevolezza o severità non sono banalmente elementi di separazione classista e gerarchica, bensì presupposti – ambientali ed architettonici – essenziali per un’esecuzione ottimale, ovvero per un ascolto ideale. Per cui, oggi, mi domando: cosa c’entra Maradona, che là terrà uno spettacolo il 16 gennaio? Il suo teatro è stato lo stadio e lì, giustamente, è stato osannato. Cosa c’entra Siani, autore e regista dello show? Il suo palcoscenico è quello del cabaret e del cinema, dove in tanti lo applaudono. Cosa c’entra Clementino, che accompagnerà musicalmente El Pibe de Oro? Il suo microfono suona nei night-club e nelle arene, dove il pop e il rap si esprimono al meglio.
Se lo è domandato anche Francesco Canessa sulle pagine napoletane di “Repubblica”:

[…] Ma siamo certi che tutto questo abbia a che fare con il San Carlo? Il prestigio dell’antico Teatro si regge su una storia plurisecolare di musica e dovrebbe costituire un vanto della città e dei suoi rappresentanti e pretendere l’impegno di tutti per tutelarlo, esaltarlo, perpetuarlo.
Con Maradona e il rapper Clementino sul palcoscenico – con tutto il rispetto per il massimo eroe della goleada e dei suoi memori ammiratori – si riduce quel gioiello a mero contenitore di eventi, senza manco far caso se superino o meno il limite del trash […].

Il San Carlo si aprì ad altri generi musicali già nel 1999, quando l’ente commissionò ai 24 Grana la colonna sonora del balletto “Roc”, ma, appunto, quello era un lavoro pensato, studiato, elaborato su misura. Ora, invece, di cosa si tratta? Il San Carlo è un mero contenitore da riempire con qualsiasi cosa?
Personalmente sono dell’idea che i luoghi abbiano una personalità che vada rispettata, altrimenti tutto si squalifica. Online ho letto qua e là opinioni diverse e la più ricorrente è quella secondo cui questo spettacolo sarebbe un’occasione per far entrare “la gente” in quel luogo straordinario, magari avvicinandola così al bel canto. D’altronde è quanto afferma lo stesso sindaco, Luigi de Magistris, che si dice favorevole all’evento: «il teatro non deve rappresentare soltanto l’élite e le eccellenze ma anche la cultura del popolo, non trovo inopportuna questa operazione».
Ecco, stiamo su questo punto. Maradona, Siani e Clementino sono “cultura del popolo”? Per rispondere sarebbe necessaria una lezione di “Storia delle tradizioni popolari” sulla differenza tra “popolare”, “popolareggiante” e “folklorico”. Dunque, eviterei. Ma c’è un percorso più rapido e oggettivo per verificare tale affermazione: facciamo che sì, diamo per certo che i suddetti siano effettivamente “cultura del popolo”; la questione quindi diventa: lo spettacolo sarà accessibile al “popolo”? Bene, è questo l’elemento che svela il tutto. E, allora, basta visionare il website del teatro e scoprire che i prezzi dei biglietti per vedere Maradona e Siani il prossimo 16 gennaio al San Carlo di Napoli vanno da 66 a 330 euro. Direi che a questo punto si imponga una domanda aggiuntiva: gli organizzatori del recital, il consiglio di amministrazione dell’ente e il sindaco del comune ritengono che questi siano prezzi popolari? che questi siano biglietti alla portata della gente? che, dunque, “la cultura popolare” sia entrata finalmente nel tempio napoletano della musica? L’impressione, piuttosto, è che questa vicenda sia solo un ulteriore segno dello stato di salute di Napoli che, in tutta franchezza, mi pare solo apparentemente buono.
Io, da studente universitario, al San Carlo ho visto opere meravigliose a 20 euro, a volte anche a meno grazie agli abbonamenti annuali e alle tariffe agevolate, senza bisogno di Maradona e altri intrattenitori, che preferivo applaudire al San Paolo e al Palapartenope.
Maradona e Mozart sono stati entrambi dei geni, ma questo non fa di loro dei colleghi; l’estro è un bene prezioso e inafferrabile, ma né il modo in cui si rivela è lo stesso, né il luogo in cui si manifesta è indifferente all’espressione di tanta grandezza.

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PS: in ogni caso, i biglietti sono esauriti (c’è gente che, tra biglietto, viaggio e pernottamento, ha speso 800 euro) e questa pagina-Fb contraria all’evento può esprimere, purtroppo, solo un dissenso formale.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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