Je suis Jerusalem

je-suis-jerusalem_2017-01-08

Amo molte città del mondo, ma le prime due sono Berlino e Gerusalemme. Chi mi conosce lo sa, non sto scrivendo nulla di opportunistico. Non sto qui a spiegare perché, ma è così: quel che io sono oggi dipende anche dall’essere stato là, dall’avervi vissuto per un po’, dall’aver toccato quelle pietre, quelle macerie, quelle sedimentazioni.
Ora vivo a Nizza e dal 14 luglio 2016 non posso non sentire ciascun attentato terroristico come qualcosa di personale ed intimo. Certi pacifisti ripetono “restiamo umani”; ecco, vorrei che lo ripetessero anche oggi che un terrorista ha investito col suo camion delle persone, per poi ripassare su quei corpi in retromarcia.
Per Gerusalemme, oggi, non è una novità; la città non sperimenta per la prima volta ciò che era già accaduto a Berlino e, prima ancora, a Nizza; Gerusalemme, oggi, subisce qualcosa che aveva già vissuto con le auto lanciate sulle fermate degli autobus e del tram un paio di anni fa. Il sangue di oggi chiude un cerchio e, allo stesso tempo, rappresenta un’escalation.
Se il mezzo è il messaggio, allora un camion contro delle persone è il cuore della questione. Che gli autori/ispiratori siano Isis, al Qaeda o Hamas, che le motivazioni siano frustrazione, odio o “resistenza”, che i luoghi insanguinati siano Francia, Germania o Israele, che le vittime siano famiglie, turisti o soldati, qui non conta: qui importa solo l’orrore che alcuni vogliono seminare.
Riuscendoci, per quanto mi riguarda.

– – –

Un’amica ha risposto al mio post su Fb con questo commento:

  • Cmq sia non può essere definito un atto terroristico“.

Ne è nato uno scambio, che riproduco:

  • Giogg: “Quello è un attentato. Restiamo umani, sempre. Grazie”.
  • FF: “Giogg, per me non lo è. E’ una guerra, quella. Il restare umani è una cosa diversa. Le cose vanno chiamate con il loro nome“.
  • Giogg: “FF, ho preso atto della tua idea ieri e, come hai notato, non ho risposto perché so che questo è l’argomento merdoso per eccellenza, infatti non ne scrivo quasi mai. Io di Palestina e Israele non scrivo, lascio discutere gli esperti di geopolitica mediorientale che affollano i salotti europei. Ho semplicemente argomentato che un camion su delle persone, se non è un atto terroristico, è, però, certamente un messaggio terroristico. Il resto lo lascio volentieri, come sempre, a chi ha le ricette per salvare il pianeta”.
  • FF: “Giogg, ci sarebbero tante cose da segnalare lì. Quindi non dovremmo scrivere proprio niente. Si, cmq pace e bene. Ciao!“.
  • Giogg: “Non distolgo mai lo sguardo dalle sofferenze, lo sai bene. Quotidianamente scrivo in pubblico su qualche faccenda dolorosa, nessuno può dire il contrario. Di quello specifico conflitto, però, non parlo: lo seguo da quasi 20 anni, ho le mie idee e pure le mie soluzioni, ma non ne scrivo perché quando un argomento arriva all’ideologizzazione esasperata, non è più affrontabile. Ieri ho scritto un rigo, un solo rigo perché uno stramaledettissimo camion è stato lanciato contro delle persone inermi. Non ho accennato a nazionalità, non ho accennato a fedi, non ho accennato a niente di niente, se non allo schifosissimo atto di un assassino.
    PS: io non scrivo “restiamo umani”, né uso quell’espressione perché, come si dice a Napoli, è “chièna ‘e vacant'””.

Per concludere, riproduco anche il post del rabbino Pierpaolo Pinhas Punturello:

Glossario fazioso per i differenti attentati nel mondo:
Mondo: terrorista.
Israele: assalitore.
Mondo: vittime.
Israele: israeliani, meglio ancora se “soldati”
Mondo: atto terrorista.
Israele: azione violenta.
Mondo: terrorista lancia tir contro folla o mercato o altro.
Israele: camion si lancia contro folla… (non c’è autista/ assalitore/ terrorista)
E per finire per un atto terrorista nel Mondo si condanna, per Israele si riflette, si analizza, si cerca di capire e si segue la pista “terroristica” cercando di essere cauti.

– – –

Nella serata seguente, la Porta di Brandeburgo a Berlino è stata illuminata coi colori della bandiera israeliana (come era già accaduto altre volte, ad esempio con la bandiera turca dopo l’attentato ad Istanbul nella notte di capodanno):

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ringraziato con un tweet la capitale tedesca per questo gesto. Qualcuno ha anche accostato la fotografia attuale con una dello stesso luogo in epoca nazista: il confronto suggerisce il grande cambiamento avvenuto in Germania.

Infine, la pagina Fb “Progetto Dreyfuss” riferisce che: “Dopo aver ricevuto le critiche dei terroristi di Hamas, il vice primo ministro turco ha dovuto cancellare il suo tweet che condannava l’attentato di Gerusalemme nel quale hanno perso la vita quattro giovani reclute israeliane“.

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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