Lo scrittore non lavora davvero: l’accusa di de Magistris a Saviano

Una settimana fa ho fatto una bellissima passeggiata in centro a Napoli con la mia famiglia e ne ho scritto un elenco di cose belle regalateci dai napoletani. Limitandomi al mio ruolo di visitatore giornaliero, ho omesso note sul traffico paralizzato, sui calcinacci in caduta dai palazzi e sulla sporcizia lungo le strade perché volevo soffermarmi su ciò che di positivo il turismo penso stia dando a quella parte di città. Successivamente ne ho discusso con un amico del settore turistico e ci siamo detti che la situazione andrà bene, a patto che non accada qualcosa di grave, riferendoci entrambi alle cosiddette “stese” di camorra. Dopo due giorni, in via dell’Annunziata, in pieno centro storico, una bambina di 10 anni e tre ragazzi di origine straniera sono stati feriti in un agguato della criminalità, probabilmente dovuto al rifiuto degli ambulanti di pagare il pizzo extra del periodo natalizio. Come sempre dopo un fatto di tale violenza e gravità, è intervenuto Roberto Saviano con un’intervista a “La Repubblica” in cui, tra l’altro, dice:

Questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore diventa connivenza.

Nell’immediato, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha risposto con un’espressione piuttosto greve pronunciata in un’intervista ad un telegiornale locale:

Saviano venga a Napoli, stia tra noi, la viva, la conosca, magari indossi una parrucca e si mangi un’emozione. Altrimenti devo immaginare che getti veleno in malafede o che lavori seguendo una logica commerciale e di marketing, cosa che iniziano a pensare in molti.

Stamattina, poi, in un lungo post su Fb il primo cittadino partenopeo ha ulteriormente spiegato che, a suo avviso, Saviano specula sulla città:

Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani ? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte.

Il post completo è questo:

Nel pomeriggio, poi, Saviano ha contro-risposto a de Magistris, scrivendo che:

il sindaco è infastidito dalla realtà, a lui non interessa la realtà, a lui interessa l’idea, quell’idea falsa di una città in rinascita: problema non sono le vittime innocenti del fuoco della camorra, problema è che poi Saviano ne parlerà […]. Il problema non sono i killer, per carità, ma Saviano che poi ne parlerà. […] Ma lei [sindaco] ha bisogno di me, ha bisogno di contrapporsi a qualcuno: lei ha bisogno delle contrapposizioni perché senza quelle dovrebbe affrontare la realtà dei tanti soprusi che la sua amministrazione tollera.

Il post completo e questo:

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A me, dell’intero scambio, ha colpito un passaggio del testo di Luigi de Magistris:

«Sporcati le mani di fatica vera».

Per il sindaco, evidentemente, scrivere non è un lavoro, raccontare non costa fatica, divulgare non produce nulla di tangibile e “vero”. Il sindaco non commenta il contenuto dei testi di Saviano, ma inferiorizza in toto la sua attività in quanto tale: un rifiuto del lavoro culturale di cui sono capaci solo i populisti più gretti. Come osserva Ciro Pellegrino, «De Magistris usa una retorica pericolosissima, quella del politico che accusa l’intellettuale di non faticare davvero. Affonda le radici in un ragionamento da Ventennio».
Ecco, al di là della simpatia per l’uno o per l’altro, a mio avviso il linguaggio del sindaco lo qualifica in pieno (e non è la prima volta che scende così in basso), per cui l’intero suo discorso non può che risentirne in autorevolezza e credibilità.
Piuttosto, tra le cose sensate che ho letto c’è un intervento di Anna Trieste, che fa l’ironica, ma in realtà è sempre molto arguta: «I napoletani non vogliono essere difesi o condannati. I napoletani vogliono solo una città normale».

PS: anche Francesco Costa ha criticato il linguaggio del sindaco: «Solita classe di De Magistris che risponde alle critiche dicendo, tra molte altre sconcezze, che Saviano parla male di Napoli per fare soldi».

PPS: tra i tanti contributi, segnalo anche quello di Tomaso Montanari, che osserva: «Naturalmente chiunque, e De Magistris per primo, può criticare, anche ferocemente, il merito di ogni affermazione di Saviano. Quel che non può fare è provare a delegittimarlo mettendone in dubbio i moventi, e attaccando il suo diritto, anzi il suo dovere, di non «voltare la faccia dall’altra parte». Questo è il peggior riflesso condizionato del peggior potere».

PPPS: il 7 gennaio Attilio Bolzoni ha pubblicato un forte editoriale su “La Repubblica” in cui spiega che de Magistris ha superato «un confine che nessuno – soprattutto un ex “magistrato di prima linea” – dovrebbe mai oltrepassare. I confini contano. Sempre». In particolare, Bolzoni dice che il sindaco di Napoli avrebbe potuto rispondere a Saviano «garbatamente manifestando le sue perplessità, ricordandogli i cambiamenti positivi di Napoli durante la sua sindacatura, avrebbe potuto contestare le sue cronache fornendo spiegazioni. Invece ha preferito colpirlo alle spalle con il più banale e insultante rimprovero. […] Ha usato argomenti che neppure i sindaci di Palermo del grande “sacco edilizio” o quelli che assistevano muti e sordi alle carneficine degli anni Ottanta avevano osato agitare così violentemente, contro giornalisti e scrittori del tempo che descrivevano una città losca e una realtà feroce».
Dopo poco e sulla sia di tale articolo, ha preso posizione anche l’antropologo Vito Teti, il quale ha scritto su Fb che il confine cui si riferisce Bolzoni è quello «della decenza e del garbo, oltre il quale si arriva direttamente nell’insulto, nella logica del chi non è con me è contro di me, o anche nella presunzione di pensare che ogni analisi, giudizio e denuncia siano fatti contro qualcuno o per un qualche celato intreresse. […] Se l’alternativa al potere al Sud deve fondarsi su questo mix di populismo, irrisione di chi la pensa diversamente, retorica localistica non ci resta (in attesa di una politica che tarda ad arrivare) che continuare a sperare nei libri, nei romanzi, nelle analisi, nelle denuncie di un intellettuale e di uno scrittore come Saviano, che non gode, per fortuna, del gradimento di questa politica e delle mafie».

– – –

ULTERIORI INTEGRAZIONI:
Il prof. Paolo Macry ha condiviso su Fb una sua riflessione già pubblicata sul “Corriere del Mezzogiorno”. Tra l’altro, dice: «Come è fin troppo noto, il linciaggio degli intellettuali è pratica vecchia. Ne fecero uso a piene mani, nel Novecento, comunisti, fascisti, nazionalisti, maccartisti. Fino al Pci togliattiano e (si parva licet) agli “intellettuali dei miei stivali” di craxiana memoria. E se c’è un elemento che accomuna ispirazioni tanto diverse, questo è il populismo. Mettere alla gogna chi, giuste o sbagliate che siano, esprime per mestiere le proprie opinioni, permette di “vendicare” il silenzio di quanti intellettuali non sono, di contrapporre all’élite saccente le masse umiliate, di aizzarle contro chi viene accusato di arricchirsi alle sue spalle. Un modello retorico tanto elementare e calunnioso, quanto storicamente efficace. Un modello che de Magistris ha utilizzato senza alcuna remora, sollecitando contro Saviano il campanilismo, l’orgoglio localistico, il vittimismo del genius loci e perfino l’invidia sociale».

Altro contributo è quello di Claudio Pappaianni, che scrive: «Screditare uno scrittore, un simbolo come te, è un po’ uccidere. Farlo sistematicamente, con una critica feroce quanto meno superficiale, con toni da ultrà, in nome di un presunto “sentimento popolare”, oltre che disgustoso è grave. E, francamente, non si comprende come si faccia a mettere la propria faccia al servizio di un sindaco che parla così. In nome della legalità, per giunta».

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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