Mai più indifferenza: per Aleppo, adesso

A Kibimba, in Burundi, c’è un memoriale con queste parole: «Plus jamais ça», a proposito dell’eccidio dei liceali locali, il 21 ottobre 1993, primo spaventoso atto della guerra interetnica tra hutu e tutsi.
Al Kigali Memorial Centre, in Rwanda, è ripetuto lo stesso monito: «Never again», con riferimento al genocidio del 1994.
A Srebrenica, in Bosnia ed Erzegovina, per il massacro del 1995 c’è una lapide con scritto: «Don’t forget».

Potrei aggiungere altri casi, nel tempo e nello spazio, ed evidenziare come queste frasi, per quanto doverose, siano anche vuote e puntualmente smentite: gli orrori si sono ripetuti e si ripetono, non si riesce a prevenirli ed evitarli, ma soprattutto li scordiamo facilmente e non impariamo mai alcuna lezione. Tuttavia c’è da porsi una domanda: cosa, esattamente, non deve più accadere e non dobbiamo dimenticare? La violenza? Si, certo, ma anche qualcosa in più: l’indifferenza, il nostro disinteresse, il nostro attendismo. In questo momento sta scorrendo un fiume di sangue e bisogna agire in qualche modo, bisogna fermare la mano che uccide o il dito che sgancia la bomba: adesso (anche se sono mesi), con Aleppo, in Siria, cosa facciamo?

Plus jamais l’indifférence. Never again indifference. Don’t forget our indifference.

Se “intervento umanitario” è solo una formula di facciata o un vicolo cieco, allora cosa? E come? E chi? Presto, però!

Nel 1995 (prima di Srebrenica) Alex Langer, da pacifista e nonviolento, chiese con disperazione un intervento di “polizia internazionale” in Bosnia. Non fu ascoltato. E, tuttora, constato che non abbiamo fatto tesoro dalle sue parole profetiche e certamente non indifferenti. Non parlo di azioni d’impulso (anche perché la carneficina siriana è in corso da anni), ma almeno una soluzione praticabile per far in modo che i vari massacratori in campo la smettano con il loro orrore. Perché, personalmente, dell’ennesimo memoriale davanti al quale batterci il petto farei anche a meno.

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Clicca sul disegno per accedere ad altre vignette raccolte da “Cartooning for Peace”

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In queste ore e in questi giorni, sono moltissimi i pensieri condivisi sui socialmedia e sul web a proposito della sofferenza di Aleppo e dei suoi abitanti, difficile segnalarli tutti. Tra i tanti, però, questo di Flavia Perina è di grande forza:

Titolo: Aleppo. Testo: Cari figli miei, quando studiate storia, quando imparate a memoria le date delle battaglie. Quando leggete guerra civile. Quando leggete liberazione. Quando leggete l’espressione casa per casa. Estrema resistenza. Avanzata vittoriosa. Quando studiate la storia d’Europa come una cosa morta: guardate le fotografie di Aleppo, gli scheletri delle case, la gente piegata in due dai fagotti che sciama verso chissà dove, i lampi d’odio negli occhi che dureranno due o tre generazioni perché ognuno ha un amore ucciso da quelli dell’altra parte. Ecco, state leggendo di questo.

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AGGIORNAMENTO del 17 dicembre 2016:
La giornalista arabo-israeliana Lucy Aharish ha pronunciato un intenso e duro discorso contro l’indifferenza e l’ipocrisia occidentale, durante la sua trasmissione televisiva: «[…] Non chiedetemi chi abbia ragione e chi torto, chi sia il buono e chi il cattivo perché nessuno lo sa e, francamente, non ha importanza. Ciò che conta è quanto sta succedendo proprio adesso, dinnanzi ai nostri occhi; e nessuno – in Francia, nel Regno Unito, in Germania o in America – sta facendo qualcosa per fermarlo. Chi sta marciando nelle strade per le donne e gli uomini innocenti della Siria? Chi sta gridando per i bambini? Nessuno. […] C’è una parola per tutto questo: ipocrisia […]». Ne ho scritto qui, mentre qui c’è una parziale trascrizione. Questo, invece, è il video:

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Clicca sullo screenshot per accedere al video.

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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