L’epica del Dibba

La settimana scorsa è uscita per Rizzoli l’autobiografia del grillino Alessandro Di Battista, “un mitomane ossessionato da se stesso“, secondo la recensione scritta da Davide Piacenza su “Rivista Studio”:

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Precedentemente, Massimo Franco sul “CorSera” aveva definito il libroun manuale di antropologia grillina“:

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Oggi scopro che in merito all’articolo di “Rivista Studio” di ieri, l’autore Davide Piacenza ha svelato su twitter che: “Il padre di Di Battista mi ha scritto per dirmi che il mio pezzo di oggi sul figlio trasuda invidia. Questo Paese è una meraviglia“.

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Inoltre, segnalo che “Il Foglio” pubblica ogni giorno una citazione dell’opera dibattistiana:

Per concludere, ricordo che quasi tre anni fa, nel gennaio 2014, Barbara Collevecchio tracciò un profilo di Di Battista, indicato come “il soldatino di Casaleggio in TV“:

Alessandro di Battista non viene dal nulla del web: conosceva già bene Casaleggio perché aveva lavorato con lui. Poi è finito in parlamento con qualche click. In più è belloccio, furbo e narcisista. Ovvio che sia stato scritturato dal guru e selezionato tra i pochi fedeli scelti per fare corsi di comunicazione televisiva. […] Dibba è un prodotto perfetto per l’era dello spettacolo e della politica fatta a colpi di marketing. Che suoni falso come una risata di Fabrizio Frizzi, chi se ne frega: se ne accorgeranno solo quattro professoroni della casta o qualche troll pagato dal PD. Tutto il resto de Laggente no, applaudirà il nuovo personaggio, che eroicamente si è esposto alla tortura televisiva, lui , che proprio non ci voleva andare perché è duro e puro, lui che in aula commemora Che Guevara! Voilà, una spruzzatina di antiberlusconismo, un accenno alla mafia e al complotto massonico, un’ammiccata e il gioco è fatto. […]

Il quadro fu completato da Tommaso Ederoclite, che qualche giorno dopo aggiunse delle considerazioni su Luigi Di Maio, l’altro volto di una coppia di showmen/parlamentari che, nell’operazione di marketing politico della Casaleggio, vanno considerati come un tutt’uno: le due facce di un unico progetto governativo per il M5S:

[…] Diciamolo, Luigi Di Maio è un professionista della politica. Si muove bene sui media, e ha la giusta dose di propaganda sempre pronta e quell’autoreferenzialità che lo pone al pari dei personaggi politici che osteggia quotidianamente. Chiuderei così, se di Battista è additato come il “Che” del M5S, quello “de’ sinistra”, Luigi Di Maio ha la stoffa per fare il conservatore del movimento, quello che conosce bene le pratiche mediatiche e politiche (come presentare e firmare un emendamento in “deroga” alla Costituzione) della Prima e della Seconda Repubblica ma che le usa pedissequamente, pur di primeggiare come leader del suo gruppo parlamentare. Le sue chiusure televisive, fatte di “i cittadini sono stufi” o più semplicemente “la gente non ci casca più”, non sono dissimili da quelle fatte da Vito nei primi periodi di Forza Italia (anzi, vi consiglio di rivederle, sono delle vere chicche di comunicazione politica) e che lo avvicinano molto di più a Casini più che ai cittadini ai quali spessi si appella. […]

Qui sul “Taccuino” una volta ho scritto anch’io dell’on. Dibba (era il 1° febbraio 2014), a proposito della sua forma mentis ottocentesca: riteneva (ritiene ancora?) che una persona vada giudicata in base al volto e agli occhi. Spiegai che la fisiognomica è una pseudoscienza, superata. Anzi, superatissima.

Infine, ricordo che “Socialisti gaudenti” ha più volte ironizzato sugli epici racconti del deputato Di Battista. Eccone alcuni esempi, altri sono sulla pagina-Fb:

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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