Le sfavillanti soluzioni al traffico automobilistico in Penisola Sorrentina

Dieci giorni fa ho scritto un post sulla viabilità (che significa anche vivibilità) in Penisola Sorrentina. Si tratta di un tema caro a tanti e dibattuto costantemente, ma puntualmente ignorato o rimandato alle calende greche. Solo negli ultimi giorni, ad esempio, ho notato ulteriori interventi del medesimo tenore, come quello di Salvatore Caccaviello su “Positano News” e due post preoccupati di Michele Vitiello su Fb [qui e qui]. Ma sicuramente ne saranno stati scritti ancora altri che mi sono sfuggiti.
Non è una problematica semplice, tutti sono consapevoli che un singolo comune del comprensorio non può risolvere alcunché. Infatti è opinione diffusa che sarebbe razionale mettersi insieme e trovare un accordo. Tuttavia, sebbene da un quindicennio esista il “Piano Generale Intercomunale del Traffico”, questo strumento di coordinamento tra i comuni peninsulari non è stato mai utilizzato. Allora ci si domanda come sia possibile e, nel silenzio istituzionale, ci si risponde che gli Amministratori staranno sicuramente lavorando ad altre soluzioni. Quali, però?
Voi, ad esempio, come risolvereste il problema del traffico in Penisola Sorrentina? Scommetto che proporreste di controllare gli accessi di autovetture (parlare di numero chiuso è davvero una bestialità immonda, dal momento che il territorio è, di fatto, una quasi-isola?), ma, soprattutto, giurerei che aumentereste i servizi di trasporto pubblico e collettivo.
Invece no. Le soluzioni sul tavolo degli Amministratori locali sono altre e sono note da anni. Ad esempio, c’è stata l’ondata di parcheggi interrati a cui qualcuno ancora strizza l’occhio (che ne dite di un parcheggio nella pineta di fronte Tordigliano?). Poi, subito dopo l’inaugurazione nel 2014 della mega-galleria Castellammare-Seiano (nata vecchia di 35 anni), l’Anas ha lanciato un appello per un ulteriore traforo tra Seiano e Meta. L’evergreen, tuttavia, è un altro, cioè la fantasmagorica strada collinare (anni fa opportunamente nominata) “dei cimiteri”, poi (più di recente) ribattezzata “degli ulivi”.
A questo proposito, trovo importante ricordare che io stesso, ormai quasi 10 anni fa, ho proposto la realizzazione del GRAP, il Grande Raccordo Anulare Partenopeo, ovvero un circuito intorno al Golfo di Napoli, con ponti a campata unica che unisca le isole di Capri, Ischia e Procida con Punta Campanella e Capo Miseno: sarebbe l’ottava meraviglia del mondo!
Ebbene, ho l’impressione che qualcuno mi abbia preso in parola, perché oggi ho scoperto una nuova strabiliante soluzione al traffico locale: l’eliminazione delle curve della SS 145 sul promontorio di Scutolo, ovvero della caratteristica principale della statale sorrentina aperta negli anni ’30 dell’800, quella celebrata da mezzo mondo, quella delle foto panoramiche, quella dei turisti incantati e degli emigrati nostalgici.
Si, tutti sono d’accordo: la situazione è grave, ma come aggiungerebbe Ennio Flaiano, non è seria.

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La fotografia è tratta dal gruppo Fb “La nostra storia” e ritrae uno scorcio della strada sorrentina sul promontorio di Scutolo nel 1880: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1632326050421237&set=gm.1107893029272270 (eh, si, un po’ di nostalgia dei ciucciarielli la fa venire).

Fonte di questo post su Fb: qui.

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INTEGRAZIONE del 17 gennaio 2017:
Il webjournal sorrentino “Agorà” ha pubblicato dei dati allarmanti: “In costiera sorrentina circola quasi un veicolo per abitante. Per la precisione, 0,78 mezzi ogni residente. In un fazzoletto di chilometri, da Vico Equense a Massa Lubrense, il parco veicolare Aci, preso in considerazione in base alle registrazioni al Pubblico registro automobilistico (Pra) a fine 2015, risulta mediamente superiore alle grandi metropoli come Napoli (0,73 veicoli per residente), Milano (0,69 veicoli per abitante), e di poco inferiore a Roma (0,82 veicoli per abitante). Ma si tratta pur sempre di città che hanno estensioni e popolazioni almeno (nella minore delle ipotesi) quindici volte superiori alla costiera sorrentina“. Come osserva su Fb Giuseppe Damiano, il giornalista, “non è solo una questione di mobilità, ma anche – e soprattutto – di vivibilità (e salute)“.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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