La disinformazione è inquinamento

5 ottobre 2016

Secondo uno studio del World Economic Forum del 2013, «la disinformazione digitale di massa» è «uno dei principali rischi per la società moderna». Come è stato scritto da più parti [qui e qui], anche da fonti autorevoli, si tratta di un danno prodotto dal cattivo giornalismo «e perpetuato da un’opinione pubblica incapace di fare lo sforzo per separarlo dal buon giornalismo».
Ogni giorno, su fb, incrocio notizie inverosimili, eppure condivise, discusse, cliccate. Ne esistono innumerevoli varianti: la hoax (la notizia-farsa), la bufala (che punta a contrastare ogni svelamento, mirando all’ambiguità, alla palude tra il vero e il falso), la frovocation (la provocazione falsa), la notizia assurda-ma-credibile, il prodotto di fiction, la anti-notizia creata per far ridere, non per disinformare, la bullshit (che è pronunciata da chi «non sta ne dalla parte della verità né dalla parte del falso. I suoi occhi non guardano in nessun modo»). A queste vanno aggiunte ulteriori forme di manipolazione e disinformazione, spesso derivanti da semplice (ma non per questo innocente) sciatteria, pressappochismo e superficialità.
In ogni caso, sono tutte modalità di inquinamento dell’informazione, dannose proprio come le altre forme di inquinamento del nostro ecosistema.
Alcune di queste notizie tornano ciclicamente, come quella sul complotto dell’11 settembre o sull’affondamento del Titanic, ma tra le più diffuse ci sono certamente quelle sul (falso) legame tra vaccini e autismo (di cui recentemente si è fatto promotore un onorevole che voleva proiettarne un film addirittura in Senato) e quelle delle (fantomatiche) scie chimiche (sulle quali a giorni a L’Aquila si terrà un “convegno”, nientemeno con il patrocinio del Consiglio Comunale).
Secondo alcuni, smentire le bufale sarebbe una completa perdita di tempo, mentre invece per i debunker non sarebbe affatto inutile.

14568096_1876047769281778_623014874211463054_nA questo proposito, comunque la pensiate, ritengo che studiarne la genesi, le modalità di diffusione, la ricezione individuale e, naturalmente, l’elaborazione sociale, sia un’operazione estremamente interessante e utile (per il caso del Vesuvio, almeno, lo è [qui, qui e qui]). Pertanto, per chi voglia saperne di più, segnalo che a Napoli, domenica 9 ottobre alle 15h30 in piazza del Plebiscito, ci sarà una conferenza di Silvia Bencivelli intitolata “Anatomia della bufala“, nell’ambito della 30esima edizione di “Futuro Remoto”.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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5 risposte a La disinformazione è inquinamento

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