L’alluvione in Costa Azzurra un anno dopo

La sera del 3 ottobre 2015, un anno fa, la Costa Azzurra fu squassata da un violento temporale che provocò una vera e propria inondazione tra i comuni di Cannes, Mandelieu-la-Napoule, Biot e Antibes: da 150 a 200 mm di pioggia caduti in circa 3 ore (tra le h19 e le h22), l’esondazione dei due fiumi Siagne e Brague e dei loro affluenti, 600 millioni di euro di danni, oltre un migliaio di aziende danneggiate, la distruzione completa del parco acquatico Marineland e della radio Kiss FM, ma soprattutto 20 vittime e decine di famiglie evacuate. Un disastro di dimensioni tali che, pochi giorni dopo, il governo nazionale riconobbe lo stato di catastrofe naturale.
L’impressione e il clamore furono internazionali, specie sui giornali italiani: una cosa del genere era “impensabile” in una delle zone più ricche e celebrate d’Europa. (Una galleria fotografica è disponibile su “Il Post”).

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Sui luoghi del disastro la prima reazione fu, naturalmente, di aiuto, con l’intervento della protezione civile francese, di una cellula di sostegno psicologico e di numerosi volontari. Tra i casi più noti c’è quello di Nizar Hasnaoui, un tunisino immigrato irregolarmente, che salvò quattro persone e che (solo) pochi giorni fa ha ricevuto, come riconoscimento per “i servizi resi alla collettività“, il permesso di soggiorno (provvisorio, ma rinnovabile) per un anno.
Nelle settimane successive furono organizzate varie raccolte di fondi attraverso sottoscrizioni, cene solidali, concerti pop e sinfonici, e le celebrità francesi non fecero mancare il loro supporto morale.
Al contempo c’è stata la conta dei danni materiali; in totale ci sono stati 65.000 sinistrati, così ripartiti: il 60% riguardano beni come le abitazioni, il 27% le automobili (i veicoli danneggiati sono stati 17.000) e il 13% i beni professionali (che, economicamente, valgono la metà dell’intero bilancio, come alcuni campeggi, i quali ora chiedono un indennizzo).
Ciò ha portato anche al levarsi delle polemiche, innanzitutto contro i meteorologi, secondo le autorità locali incapaci di prevedere delle intemperie di così forte entità. Soprattutto, però, oltre alla pioggia eccezionale (messa in relazione con il riscaldamento climatico globale), l’entità del disastro è stata determinata dalla forte urbanizzazione della costa mediterranea francese [se ne è scritto anche qui, qui e qui]. Come ha precisato la geografa ed esperta di rischi Magali Reghezza-Zitt,

“Queste inondazioni sono la conseguenza diretta dell’urbanizzazione del litorale francese. In un solo momento, le canalizzazioni non sono più capaci di assorbire l’eccesso di acqua, che dunque deborda. Non c’è più bisogno di avere dei corsi d’acqua dal momento che l’acqua sale verso le strade e inonda. […] Si costruisce molto male: non solo si sono urbanizzate queste zone a rischio, ma in più si è urbanizzato”plain-pied” [a un piano o a raso]. Ciò non è adatto alla brutale montata d’acqua, infatti quando si guardano i siti antichi delle città, essi sono in altezza e mai sulla piana alluvionale sul bordo del fiume”.

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Gli 8 buoni comportamenti in caso di inondazione. (Clicca per ingrandire).

Da allora la situazione non è migliorata (anzi, “Le Parisien” scrive  che Mandelieu-la-Napoule sta messa ancora peggio, ma anche Cannes è ancora particolarmente vulnerabile), in qualche caso si è riorganizzato il piano di emergenza comunale, come a Biot, dove però la sindaca Guilaine Debras ha giudicato “inaccettabile” la cartografia del rischio elaborata dalla prefettura. Dal canto suo, recentemente il Dipartimento delle Alpes Maritimes ha avviato lavori di nuove infrastrutture al fine di “prevenire e gestire il rischio di inondazione“. Accanto a questo, specie ora che ricomincia la stagione di piogge più intense, vengono ripetute le buone pratiche da seguire e (per oggi, 3 ottobre 2016) viene organizzata a Cannes una “giornata di prevenzione del rischio inondazione“.

Con i cambiamenti climatici in corso, le previsioni meteorologiche sono sempre più complesse e difficili, tuttavia i dati cominciano ad essere più numerosi, come ha sintetizzato “Le Monde” in alcune carte, ed è chiaro a tutti gli scienziati sociali che un rischio “naturale” può essere aggravato o addirittura creato dall’urbanizzazione, per cui l’esposizione al rischio è insita nelle nostre stesse città, il cui sviluppo va dunque completamente ripensato. Come ogni disastro, anche quello di Cannes squarcia numerosi veli sociali: la retorica securitaria, la politica degli annunci, la vivibilità urbana, la sostenibilità ambientale, il cambiamento climatico, la speculazione cementizia, la prevedibilità scientifica, l’ipocrisia della cittadinanza. E, intanto, una seria riconsiderazione del percorso che ci ha condotti fino a questo stato continua a mancare.

Un reportage-video di “France 3 Cote d’Azur” (52′) è qui:
Screenshot 2016-10-03 10.54.00.png

Tra le affermazioni pronunciate in questo documentario, ritengo particolarmente importanti queste di Jean-Raymond Vinciguerra, ecologista e consigliere dipartimentale (intorno al minuto 21’50”):

La Costa Azzurra è stata costruita senza che nessuno si sia preoccupato del proprio vicino. Ogni sindaco ha voluto il suo proprio piano urbanistico per il suo solo comune e, successivamente, le varie organizzazioni che hanno dovuto elaborare un piano d’insieme hanno, in realtà, fatto una mera giustapposizione come in un mosaico. Si tratta di un mosaico, per cui ciascuna parcella è stata elaborata senza una visione d’insieme.

Aggiungo, infine, il riferimento ad un libro locale su quella drammatica sera: “Avis de Tempête”, di Colette Dufour-Grévoz (per le edizioni Gabriel Riqueti, 13€), presentato con queste parole:

dufour-grevoz-colette_avis-de-tempete_libro_2016_inondazione-costa-azzurra-3-ottobre-201503 Octobre 2015, 21h30… Soudain je reste le pied en l’air… Les derniers degrés ont disparu… sous l’eau. Ma colère s’est calmée net ! Je suis comme détachée de mon corps. Ma tête bourdonne… Comment ai- je remonté ces escaliers tant détestés ? Je ne saurais le dire. Je me retrouve de nouveau auprès de France. Du coup j’en oublie le vouvoiement: «Il faut vite que tu appelles les pompiers! – mais je l’ai fait ! Ils ne répondent pas ! Ça sonne occupé !» Mon cerveau se décide enfin à réagir: «Attends ! J’appelle la gendarmerie» Je grimpe jusqu’à mon appartement, en courant, sans ressentir le moindre essoufflement. Je brandis mon smartphone dans lequel j’ai mis en mémoire le précieux numéro. Une voix répond de suite…”.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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