Da Sant’Antonino al Glorioso Alberto

Sant’Antonino Abate è il patrono di Sorrento e lo si festeggia il 14 febbraio, ieri. Per la ricorrenza di un anno fa, Nello Pane ed io scrivemmo un testo intitolato “L’arte dei miracoli. Sant’Antonino e i quadri dei suoi prodigi“, pubblicato in un libriccino di un’associazione locale. (Si tratta di una delle mie esperienze più intense, di cui sarò sempre grato al mio amico).
Antonino nacque nel VI secolo a Campagna, nell’attuale provincia di Salerno, dove si trova la “sua” colonna che a lungo è stata usata per liberare gli impossessati dal demonio, evocando proprio il suo intervento miracoloso.
Nella metà del Novecento, in una frazione di Campagna, sorse un nuovo culto, quello verso il Glorioso Alberto, un ragazzo morto in un incidente d’auto che, secondo i fedeli, comunicava e guariva attraverso la sua zia paterna, Giuseppina.
Nel 1968 Luigi Di Gianni e Annabella Rossi vi girarono un documentario estremamente interessante (qui presentato da Clara Gallini): dura 25′ e racconta un cambiamento, ma anche una continuità. E’ la descrizione di un culto che, 50 anni fa, stava appena nascendo, sebbene innestato su quello più arcaico, ma che dopo poco sarebbe rapidamente scemato. Oggi sembrerebbe pressoché scomparso, ma più probabilmente si è solo accucciato in un angolo in attesa di riemergere o, forse, si è solo mascherato e dobbiamo ancora riconoscerne le nuove fattezze.

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Simone Valitutto è stato a Pietrelcina lo scorso 11 febbraio, in occasione della sosta del corpo di Padre Pio nel viaggio di ritorno da Roma a San Giovanni Rotondo: un’etnografia di un giorno che vi consiglio vivamente (e che c’entra molto con i culti a Sant’Antonino e al Glorioso Alberto del documentario qui sopra): “Padre Pio, la sua terra, la sua gente” (pure su Fb).

Qualcosa non quadra, ci si avvicina al corpo taumaturgo di un santo, del santo di questa gente, o a una star, un’icona, un personaggio entrato nella vita quotidiana di ciascuno di noi?

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INTEGRAZIONE (in particolare al reportage di Simone Valitutto)
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In seguito alla morte di Clara Gallini, “La Lettura” del “Corriere della Sera” ha riproposto un’intervista originariamente pubblicata da Teresa Ciabatti il 21 febbraio 2016. Il testo riguarda l’ultimo libro dell’antropologa, «Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia» (di cui segnalo la bella recensione che ne ha scritto Marco Aime su “Doppiozero”), e segnalo in particolare questo passaggio sul “viaggio di Padre Pio”:

Il libro è stato scritto dopo l’operazione al cervello per un tumore, senza sapere che poi ci sarebbero state altre operazioni che le avrebbero definitivamente danneggiato la memoria. «Quello che ho scritto ho potuto farlo quando ancora gli eventi stavano lì disponibili al ricordo. Ora è come se fossi svuotata. Rileggermi è stata una scoperta». […] Lei scrive: «Adesso mi rimangono la televisione e i ricordi d’infanzia». «Solo la televisione. I ricordi sono svaniti. A volte mi domando: che faccio ora? Non ho altro che Sanremo da vedere». Lo ha visto? «Sì. Ma soprattutto sono stata due giorni davanti alla tv a guardare il viaggio delle spoglie di Padre Pio. Volevo vedere la folla, quanti erano, i gesti rispetto alla salma. Toccare, segnarsi la croce, il silenzio». Un fenomeno che aveva studiato come antropologa? «Avevo letto la storia di Padre Pio e del suo amministratore che si era riempito di soldi ed era sparito. Letto ma non studiato». Considerazioni su questo «viaggio di Padre Pio»? «Mi sono chiesta se ci fossero altri esempi nella storia di viaggi verso destinazioni temporanee. Non lo so. Ho pensato: a Cascia c’è il corpo di Santa Rita, in qualche modo deve esserci arrivato. Però questo di Padre Pio è un’altra cosa, è un viaggio turistico». […]

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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