Per le unioni felici

La nostra bambina ha ventisette mesi, immagine020
frequenta una crèche pubblica da quando ne aveva tre e siamo molto soddisfatti: i bimbi vi fanno attività d’ogni tipo, da quelle manuali (disegni e piccole sculture) a quelle dell’ascolto (di storie e di musica), a quelle fisiche (ballano e, naturalmente, si rincorrono e così via). Vabbè, come in tutti gli asili nido, immagino. A noi, insomma, piace molto. Non ho fatto statistiche, ma la crèche della nostra bambina è frequentata da tantissimi coetanei bilingue: limitandomi al suo gruppo, oltre al francese, lei e altri due parlano italiano, altri inglese, russo, bulgaro, cingalese e non so cos’altro (la sua nounou personale, ad esempio, è venezuelana e abbiamo scoperto che le parla in spagnolo: l’altro giorno la piccola ha visto un ranocchio e l’ha chiamato “sapo”; ok, speriamo solo che non le venga l’emicrania). Non mi dilungo, ma vi sarebbero tanti altri livelli di pluralità, come ad esempio i credo professati in ogni famiglia: vi sono ampiamente rappresentati ebrei, musulmani, cristiani e atei.
Ma c’è un’altra cosa, di cui ci si accorge solo frequentando i compleanni degli amichetti: vi sono due fratelli che hanno due mamme; entrambe sono madri biologiche, ma hanno adottato il figlio dell’altra. La ragione è semplice: si amano e sono una famiglia.
Quei due bambini – che ve lo dico a fare – sono stupendi, sereni, allegri e giocherelloni.
Il resto, la cosiddetta “libertà di coscienza” che sento pronunciare nel parlamento italiano in fatto di “stepchild adoption” (locuzione fumosa elaborata proprio per non far comprendere alcunché), è solo l’ennesima dimostrazione di come larga parte della classe dirigente italiana sia assolutamente anacronistica e inadeguata.

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Nella puntata del 14 gennaio 2016 di “Gazebo”, il disegnatore Makkox ha spiegato in modo molto efficace (e poetico) che il principio con cui definire le unioni non deve essere la “civiltà”, bensì la “felicità”. Ed io sono profondamente d’accordo.
Lo streaming al brano è QUI (5′).

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Questo post l’ho scritto ai miei amici su fb.

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INTEGRAZIONE:
Luca Sofri ha proposto un procedimento per scegliere consapevolmente in merito alle questioni sollevate dal tema “stepchild adoption”:

Ci sono due modi per capire le conseguenze di una scelta da fare: uno è immaginarsele, nelle proprie teste, seguendo le proprie sensazioni personali, chiusi nei propri ragionamenti, nelle proprie paure, nelle proprie speranze, e in un’idea del futuro basata sul passato che abbiamo vissuto. […] Un altro modo – si chiama anche “metodo sperimentale” – è guardare i fatti e vedere quali sono state le conseguenze nelle situazioni in cui queste scelte sono state già fatte. […] E allora proviamo ad applicare questo approccio anche a una scelta sulle “stepchild adoption”, sulle unioni civili, o persino sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ci sono paesi in cui queste cose sono già consuete e legali da tempi più o meno lunghi. Com’è andata? Quali catastrofi sono avvenute? Quali risultati hanno spinto a riconsiderare quelle scelte? Quali conseguenze negative previste o impreviste si sono manifestate?
Non rispondo, non mi interessa la risposta: mi interessa che ognuno se la dia. […]

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INTEGRAZIONE:
Il website “Gay.it” ha pubblicato la lista dei nomi dei senatori del PD che si sono dichiarati contrari alle “unioni civili” e, in particolare, alla “stepchild adoption”. Vi sono state diverse polemiche e qualcuno ha usato il termine “lista di proscrizione”. In realtà, come dice Massimo Gramellini in tv, si tratta di un servizio agli elettori, perché mostra l’incoerenza di parlamentari eletti con un programma che prevedeva tale legge, ma ora si rimangiano l’impegno.
Articolo e streaming sono QUI e QUI (3’45”).
PS: da quanto scrive Ederoclite su fb (e lui è sempre ben informato), i parlamentari “malpancisti” sarebbero scesi da 36 a 10.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Per le unioni felici

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