Bujumbura: il massacro del 12 dicembre

Ho scritto questo post il 12 dicembre 2015 sul mio fb.

Ne scrivo da mesi, con crescente preoccupazione, ma dalla proclamazione del Presidente della Repubblica in agosto, la cronaca quotidiana è sempre la stessa, drammaticamente ripetitiva nella sua brutalità: ogni mattina in #Burundi si contano dei morti. Le esecuzioni vengono effettuate soprattutto di notte e poco fa l’ennesimo bollettino di sangue, eppure peggiore del solito: a Nyakabiga, quartiere di Bujumbura dove ha sede l’università, sono stati scoperti almeno 20 corpi senza vita (attenzione, le foto sono violente).
Ieri mattina l’esercito ha combattuto per diverse ore contro un gruppo che ha assaltato simultaneamente tre campi militari, due nella capitale, un terzo in provincia. Dal tentativo di colpo di stato nel maggio scorso, si tratta dell’episodio più violento degli ultimi tempi: come ha dichiarato il portavoce dell’esercito, 12 assalitori sono stati uccisi e 21 catturati, mentre solo alcuni militari sarebbero stati feriti. Secondo altri, tuttavia, il bilancio sarebbe molto peggiore. Ormai non si parla più di “crimine armato”, ma di “nemico“.
Durante la settimana sono stati liberati un centinaio di oppositori arrestati nelle settimane scorse e, a seconda delle versioni, pare che alcuni si siano dati subito ad atti di violenza, mentre altri sono stati uccisi nella notte seguente. Quel che è certo è che un bambino di 9 anni è stato ammazzato dai proiettili della polizia.
Vengono scoperti veri e propri arsenali [qui e qui], ma nello stesso tempo il governo rende impossibile il lavoro ai giornalisti, specie quelli di Radio Publique Africaine [qui e qui].
Intanto, a livello diplomatico internazionale, le solite cose: l’UE ha ricevuto una delegazione del governo burundese e (ancora una volta) ha minacciato sanzioni; l’ONU ha espresso (ancora una volta) preoccupazione per il pericolo di un genocidio (ma la violenza attuale non è sufficiente?) [qui e qui]; al Senato degli USA l’analista Sixte Vigny Nimuraba ha presentato una testimonianza sulla crisi burundese.
Di questa drammatica situazione ha scritto ieri anche “Internazionale”.

Riot police detain a resident participating in street protests in Burundi's capital Bujumbura

Riot police detain a resident participating in street protests against the decision made by Burundi’s ruling National Council for the Defence of Democracy-Forces for the Defence of Democracy (CNDD-FDD) party to allow President Pierre Nkurunziza to run for a third five-year term in office, in the capital Bujumbura April 26, 2015. REUTERS/Thomas Mukoya

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Ulteriori aggiornamenti sono tra i commenti del post su fb: QUI.
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AGGIORNAMENTO del 13 dicembre 2015:
Il bilancio della violenza che si è scatenata ieri a Bujumbura, in Burundi, è impressionante: almeno 87 morti.
Stamattina ne scrivono le principali testate internazionali: “BBC“, “RFI“, “Al Jazeera“, “Haaretz“.
Venerdì c’era stata una battaglia tra l’esercito e un gruppo che aveva assaltato tre campi militari, mentre nella notte con sabato c’è stata quella che appare una ritorsione (secondo alcuni della polizia) di proporzioni sconcertanti: casa per casa, decine di persone sono state freddate in vere e proprie esecuzioni extragiudiziali.
Su twitter si riportano tali notizie sotto l’hashtag #1212Massacre, che segna, di fatto, l’inizio di una nuova guerra civile. Per un quadro più generale su quanto è accaduto nelle ultime settimane, rimando ad un mio post di ieri.

burundi_1212massacre_al-jazeera

L’immagine è stata pubblicata dall’account twitter di Al Jazeera English.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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3 risposte a Bujumbura: il massacro del 12 dicembre

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