Dieci anni dopo Katrina

L’uragano Katrina si formò nel Golfo del Messico il 23 agosto 2005 e si dissolse sulla costa meridionale degli Stati Uniti tra il 30 e il 31 agosto. Il 29 agosto passò sull’area metropolitana di New Orleans, devastandola. Al termine si contarono oltre 1800 morti e danni ingenti in aree estese della Louisiana e di altri stati.
Nel 2010 l’emittente HBO diffuse la prima stagione della serie-tv “Treme”, ambientata a New Orleans tre mesi dopo Katrina. Nella prima puntata (intitolata “Do you know what it means”) il personaggio del professor Creighton Bernette (interpretato dal grande John Goodman) concede un’intervista, in quanto attivista post-disastro, ad un impertinente giornalista inglese; questo è lo scambio (anche sul mio fb):

Giornalista: Sta dicendo che è stato un disastro naturale puro e semplice?
Creighton Bernette: Un disastro naturale? Quello che ha colpito la costa del golfo del Mississippi era un disastro naturale? Un uragano, puro e semplice? L’allagamento di New Orleans è stata una catastrofe causata dall’uomo! Un casino federale di proporzioni epiche e realizzato in decine di anni! Le dighe non sono state fatte esplodere. Non nel ’65 e non tre mesi fa. Il sistema di protezione dagli allagamenti costruito dagli ingegneri dell’esercito, alias il governo federale, ha fallito. E negli ultimi quarant’anni, dopo Betsy [altro uragano devastante, del 1965], si è detto che avrebbe fallito nuovamente, a meno che si facesse qualcosa. E indovina un po’? Non è stato fatto nulla. Le dighe non sono state fatte saltare, le chiuse hanno fallito, le pareti del canale hanno fallito, le pompe hanno fallito: tutto ciò che pareva essere stato costruito per resistere ad una tempesta molto più grossa.
G: Sta suggerendo una responsabilità criminale?
CB: Assolutamente. Trovare le parti responsabili e metterle sotto processo… Il corpo degli ingegneri, i federali, lo stato, il governo locale, gli appaltatori che hanno usato materiali inferiori allo standard e i dannati politici corrotti che tengono nel taschino.
G: Quindi, dato che tutto è andato in malora, perché i contribuenti americani dovrebbero pagare il conto per mettere a posto New Orleans? Costerà miliardi.
CB: Beh, da quando le nazioni non ricostruiscono le loro grandi città?
G: Ammesso e non concesso che New Orleans fosse una grande città.
CB: Sta dicendo che New Orleans non è una grande città? Una città che vive nell’immaginario collettivo mondiale?
G: Immagino… se uno è un fan della musica… che ha avuto giorni migliori, siamo onesti. Oppure del cibo: una cucina provinciale che molti direbbero essere tipicamente americana: troppo grassa, troppo ricca… Allora sì, naturalmente, New Orleans ha i suoi sostenitori, ma che mi dice del resto del Paese?
CB: Provinciale… passé… Odia il cibo, odia la musica, odia la città… Cosa cazzo state facendo qui? Cazzo di avvoltoi inglesi figli di puttana!

Su YouTube c’è un montaggio dell’associazione Levees.org che mischia questo brano di “Treme” con alcune riprese effettuate in un bar della città durante la messa in onda della puntata, con le reazioni e le opinioni degli abitanti/spettatori:

(La prima parte del filmato originale citato è questa).

Aggiungo alcuni articoli apparsi in questi giorni, in occasione del decennale.

  • «La città che ama i suoi morti tanto quanto ama i vivi». Un reportage di Marta Ciccolari Micaldi da New Orleans, su “Rivista Studio“.
  • Cinque canzoni per la nuova New Orleans, su “Courrier International“.
  • Barack Obama: «Quello che era cominciato come un disastro naturale si è trasformato in un disastro provocato dall’uomo», su “Repubblica“.
  • Il terribile bollettino del meteorologo in servizio nella regione di New Orleans, 24h prima dell’arrivo dell’uragano Katrina, su “Slate.fr“.
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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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