Suruc e Utoya unite nel dolore

Ieri a Suruc, in Turchia, a pochi chilometri dal confine con la Siria, al di là del quale c’è Kobane, una diciottenne [*], pare vicina all’Isis, si è fatta esplodere durante un incontro di decine di volontari, tutti giovani socialisti turchi, che stavano progettando di ricostruire una biblioteca, ripiantare un bosco e realizzare un campo giochi nella martoriata città curda al di là della frontiera.
Ne sono morti almeno 30 e questa immagine l’hanno postata loro stessi su un socialmedia un mese fa, in occasione della vittoria elettorale del partito curdo turco.

Suruc-Turchia_Ragazzi-socialisti-prima-dell-attentato-che-li-ha-uccisi_2015-lug-20

Quattro anni fa rimanemmo tutti attoniti per il feroce eccidio di Utoya, in Norvegia, di cui proprio domani ricorre l’anniversario [questo è il memoriale]; oggi dovremmo cogliere quanto questa nuova strage somigli a quella, non solo nel raccapricciante risultato d’aver dissipato decine di vite, ma anche nel delirante tentativo di spezzare le idee di quei giovani, nell’affossare il loro sguardo rivolto al futuro, nel cancellare il loro sentimento di solidarietà e di resistenza. Per decine, centinaia di ragazzi – norvegesi e turchi – quel tentativo è riuscito, li hanno ammazzati e non torneranno mai più. Ma il loro ideale no, non può essere ucciso; non deve.
In un concerto in memoria delle vittime di Utoya, Bruce Spreensteen dedicò la celebre “We shall overcome” ai ragazzi morti sull’isola vicino Oslo. Ecco, credo che oggi si debba fare lo stesso per i ragazzi di Suruc, e sostenere la loro fiducia, nonostante l’orrore:

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[*] Una Precisazione rispetto a quanto riportato nel post: “L’attentatore di Suruç che ha causato 32 morti è un turco di vent’anni” (Internazionale).

E’ da osservare, inoltre, che “Turkey hasn’t called day of mourning for 31 youth killed at Suruc. Had one when Saudi king, 90, died” (Zeynep Tufekci).

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Ho scritto queste parole sul mio fb.

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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