Elezioni presidenziali in Burundi, la resa dei conti

In Burundi‬ oggi si sono tenute le elezioni presidenziali, le più contestate e temute da tre mesi; ne ho scritto un articolo pieno di dati per “Il gallo di Bali“, il mio blog su Frontiere News.

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La vigilia è stata molto tesa, con raffiche di mitra e lanci di granate in alcuni quartieri di Bujumbura, mentre stamattina l’affluenza degli elettori ai seggi è stata piuttosto lenta. In questi tre mesi di caos, il presidente uscente (che verrà rieletto, lo sappiamo già) ha forzato la Costituzione, ha chiuso gli organi di stampa, ha incarcerato gli oppositori e ha ignorato gli appelli internazionali. Come ha twittato stamani l’attivista Ketty Nivyabandi, (qui e qui) il costo della candidatura di Nkurunziza per un terzo mandato è stato:

no freedom of assembly / no freedom of opinion / no independent media / daily extrajudicial killings […] over 100 deaths / over 500 wounded, many amputated / over 1000 incarcerated / over 150,000 refugees.

Intanto, durante la giornata sono giunte numerose prese di posizione internazionali contro il governo burundese:

The Secretary-General reiterates his appeal for the resumption of a frank dialogue among all parties and urges them to avoid undermining the progress achieved in building democracy since the signing of the Arusha Agreements. The UN Secretary-General Ban Ki-moon, yesterday.

The United States warns that elections held under the current conditions in Burundi will not be credible and will further discredit the government. The U.S. Departement of State, today.

Le Vice-Premier Ministre et Ministre des Affaires étrangères Didier Reynders regrette fortement l’organisation des élections présidentielles au Burundi ce 21 juillet. Ces élections ne répondent pas aux exigences minimales d’inclusivité et de transparence. Elles ne sont pas crédibles et ne sont certainement pas de nature à résoudre la crise profonde qui secoue le Burundi. Le Royaume de Belgique, aujourd’hui.

Disappointed Burundi presidential elections going ahead. Conditions not right for credible, inclusive elections. Grant Shapps, english Minister of State at the Department for International Development, yesterday and today.

Che siano state elezioni non credibili e non inclusive, infine, lo ha dichiarato il 23 luglio, anche il Commissario Europeo Federica Mogherini.

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AGGIORNAMENTO del 25 luglio:
Ieri pomeriggio la CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) ha proclamato i risultati delle elezioni presidenziali del Burundi, alla presenza dei soli ambasciatori di Cina e Russia. Senza alcuna sorpresa, Pierre Nkurunziza è stato eletto per la terza volta Presidente del Paese con quasi il 70% dei voti (ulteriori dettagli sono su RFI, sul NYT e sul Post).
Come ho già scritto qui sopra, le reazioni internazionali sono tutte di scetticismo sulla credibilità di tali elezioni o di aperta condanna. Tra le più recenti, segnalo quelle di John Kerry, Segretario di Stato USA, e degli stessi osservatori della Comunità dell’Africa Orientale, gli unici presenti durante il voto del 21 luglio. A questi va aggiunta la parlamentare europea Cécile Kyenge, che anche ieri ha twittato il suo disappunto: «Terzo mandato per il presidente Nkurunziza è anticostituzionale. La comunità internazionale agisca contro un atto antidemocratico».
Intanto, per le strade di Bujumbura l’atmosfera è ambigua: si è tornati a cantare in un karaoke dopo tre mesi, ma allo stesso tempo si vive con la paura di rappresaglie. Lo stato d’animo generale è probabilmente ben rappresentato da questo tweet dell’utente Nishimikijimana: «Silent Celebration / Silent World / Silenced hope / Silenced Burundi».
Infine, il bollettino del 20 luglio sui rifugiati burundesi all’estero stilato dall’UNHCR riferisce di 177,961 persone scappate dal Paese: Tanzania 80,153; Rwanda 70,903; DRC 13,594; Uganda 12,853; Zambia 458.

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AGGIORNAMENTO del 29 luglio 2015:
Dopo una settimana dalle elezioni presidenziali del Burundi, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito ieri a New York per discutere di uno scrutinio «pacifico, ma non credibile».
E’ l’ottava volta che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce dall’inizio della crisi burundese, ma i suoi membri non sono mai riusciti a trovare una posizione comune. In particolare, Angola Tchad e Liberia sostengono che si tratti di una crisi interna. Cina e Russia, dal canto loro, portano avanti una politica di non ingerenza, talvolta piuttosto cinica, come sappiamo. Solo i Paesi occidentali insistono sull’intransigenza del presidente Nkurunziza, che non ha ascoltato alcun appello a rinviare lo scrutinio.
Il rapporto preliminare della MENUB (Missione Elettorale delle Nazioni Unite in Burundi) (anche in inglese) va in questo senso: gli osservatori internazionali presenti in 240 seggi hanno rilevato che, sebbene le votazioni si siano svolte con calma e una buona organizzazione, non è stato possibile seguire l’insieme delle procedure di spoglio e numerosi sostenitori del presidente erano presenti negli uffici di voto, il ché rende il processo non libero, credibile o inclusivo.
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Il testo qui sopra è, a grandi linee, la traduzione di un articolo di Marie Bourreau per RFI.

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