A San Giovanni, sui passi di Mario e Italo

Mario era un botanico bravo e famoso, aveva ricoperto ruoli di responsabilità all’estero e, lì in provincia, gli era stata assegnata la cattedra ambulante di agronomia: girava tra i contadini ad insegnare tecniche di coltivazione e a proporre alberi e piante maggiormente produttivi. Viveva in una bella casa ai confini del paese, circondata da un parco che oggi è sparito per far posto a “casamenti cittadini di sei otto piani“, tirati su “a biancheggiare massicci come barriere di rincalzo al franante digradare della costa, affacciando più finestre e balconi che potevano verso mare“.
Su verso le colline Mario aveva un suo podere, con una casetta accanto alla cappella di San Giovanni, era il suo luogo dell’anima: “A San Giovanni da casa nostra si poteva arrivare in molti modi a seconda di quali tratti di mulattiera e scorciatoie e ponti si sceglievano: il percorso che mio padre seguiva era certamente frutto d’una prolungata esperienza e di miglioramenti e rettifiche successive; ma ormai era diventato come le scale di casa, un seguito di passi da compiersi a occhi chiusi, che nel pensiero occupano solo l’intervallo d’un secondo, come se l’impazienza abolisse lo spazio e la fatica“.

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Dalla cappella di San Giovanni, guardando verso il centro di Sanremo, oltre il viadotto autostradale.

Quando non andava a scuola, suo figlio Italo lo seguiva, ma controvoglia: “per me il mondo, la carta del pianeta, andava da casa nostra in giù, il resto era spazio bianco, senza significati; i segni del futuro mi aspettavo di decifrarli laggiù da quelle vie, da quelle luci notturne che non erano solo le vie e le luci della nostra piccola città appartata, ma la città, uno spiraglio di tutte le città possibili, come il suo porto era già i porti di tutti i continenti“.
Mario, tuttavia, era severo e pretendeva che Italo lo seguisse, per cui il ragazzo saliva a San Giovanni, lungo una mulattiera che “era erta da mozzare il fiato“, per poi tornare a casa tutti “carichi, sbilenchi, muti, guardando terra, assorti ognuno nel proprio pensiero, impenetrabili. La nostra cupezza contrastava con la ricchezza del contenuto delle ceste“.
Italo, insomma, non amava la strada di San Giovanni, ma poi, dopo anni, vi scrisse un racconto, che successivamente diede il titolo ad una raccolta di suoi testi.
Ieri ho ripercorso i suoi passi, guidato dal gruppo “Liguria da Scoprire​“. Dall’alto di San Giovanni, guardando verso Sanremo, il panorama è trafitto dal viadotto autostradale, ma nelle gambe si sente sia l’entusiasmo di Mario che la fatica (e forse il rimpianto) di Italo.

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INTEGRAZIONE:
?Giacomo ha 87 anni, è stato a lungo giardiniere di Italo, ma cominciò con suo padre Mario, che gli insegnò come innestare, seminare, raccogliere… Ci ha aspettati davanti alla cappella di San Giovanni, sapeva che saremmo arrivati, e ci ha raccontato qualche aneddoto, come quella volta che trovò una grossa biscia pericolosamente vicina al gallinaio, dove da poco erano nati dei pulcini. Giacomo stava per ucciderla con un colpo in testa, ma repentinamente intervenne Mario, che, prendendola a mani nude per la coda, pian piano risalì fino alla testa e bloccò il serpente. In questo modo portò il rettile su a San Giovanni e lo liberò nel fondo: “Questa biscia è preziosa per tenere lontani i topi dalle piantine“, spiegò allo stupefatto Giacomo.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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