I dieci comandamenti ecologisti di Papa Francesco

Henri Tincq ha individuato su “Slate.fr” dieci “comandamenti” nell’enciclica “ambientalista” di Papa Francesco, “Laudato si’“, pubblicata ieri presso il Vaticano (anche qui o in pdf), e indirizzata non solo ai cattolici, bensì «a ogni persona che abita questo pianeta», al fine di salvare «la nostra oppressa e devastata terra», che soffre «nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi». Per questa ragione, afferma il Pontefice, «abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale».
Non faccio nulla di originale, se non limitarmi a tradurre in italiano tale decalogo e ad aggiungere alcuni link di approfondimento.

1. Fai uscire il mondo dall’indifferenza
«La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia»;
«Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli».

2. Lotta contro il riscaldamento climatico
«Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L’innalzamento del livello del mare, ad esempio, può creare situazioni di estrema gravità se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere».

3. Fornisci d’acqua tutta la terra
«L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani».

4. Rimetti al centro i poveri
«Sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e “il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa del povero”»;
Bisogna saper «ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri».

5. Combatti il mito del progresso infinito
«Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane».

6. Resisti all’onnipotenza
«Qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta»;
«Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?».

7. Entra nella logica del dono gratuito
«Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno».

8. Favorisci la transizione energetica
«In attesa di un ampio sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbe già essere cominciato, è legittimo optare per il male minore o ricorrere a soluzioni transitorie».

9. Accetta una certa decrescita
«Di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi».

10. Tenta di promuovere una «sobrietà felice»
«La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore»;
Nella Bibbia «era già contenuta una convinzione oggi sentita: che tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri».

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Inoltre, propongo alcune interpretazioni apparse sulla stampa italiana da parte di esperti (alcune pro, altre contro, altre ancora neutre):

  • Sandro Magister anticipa su “L’Espresso” i contenuti dell’enciclica e poi ne propone una selezione (mentre qui ce n’è una di Gilioli).
  • Andrea Tornielli ne scrive nella sua rubrica “Vatican Insider” su “La Stampa”.
  • Antonio Socci critica pesantemente il testo papale: «Questa enciclica lunghissima […] è una raccolta dei luoghi comuni eco-catastrofisti più triti» (citazione twittata da Francesco Longo).
  • Jeremy Rifkin, intervistato da Alessandro Gilioli, invece ne è entusiasta.

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Infine, segnalo che ieri Adriano Sofri, parlando di muri europei, ha scritto: «Alexander Langer – il vero ispiratore dell’enciclica di Francesco sull’ecologia, credetemi». Alcuni giorni prima Langer era stato commemorato, a 20 anni dalla sua scomparsa, presso il Parlamento Europeo e lo stesso Sofri l’aveva ricordato così.

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Segnalo due articoli sulla “eco-enciclica” che, rispettivamente, mettono in luce le implicazioni politiche e sociali del testo papale, da un lato, e le sue contraddizioni in merito al concetto di decrescita, dall’altro:
Agostino Giovagnoli, L’impatto politico dell’enciclica verde, “Eddyburg”, 23 giugno 2015;
Luciano Capone, Decrescete e moltiplicatevi? Alcune contraddizioni nell’enciclica del papa, “Strade”, 23 giugno 2015.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a I dieci comandamenti ecologisti di Papa Francesco

  1. giogg ha detto:

    Segnalo due articoli sulla “eco-enciclica” che, rispettivamente, mettono in luce le implicazioni politiche e sociali del testo papale, da un lato, e le sue contraddizioni in merito al concetto di decrescita, dall’altro:
    – Agostino Giovagnoli, L’impatto politico dell’enciclica verde, “Eddyburg”, 23 giugno 2015;
    – Luciano Capone, Decrescete e moltiplicatevi? Alcune contraddizioni nell’enciclica del papa, “Strade”, 23 giugno 2015.

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    “Eddyburg”, 22 giugno 2015, QUI

    L’IMPATTO POLITICO DELL’ENCICLICA VERDE
    Una intelligente lettura di un’enciclica che non è solo “ambientalista, etutt’altro che “green”. A dispetto del titolista di la Repubblica (23 giugno) la definiremmo “rosso-verde”
    di Agostino Giovagnoli

    Avrà un impatto anche politico la prima enciclica interamente attribuibile a papa Francesco,
    Laudato si’
    . Sembra confermarlo la diffusione anticipata a pochi giorni dalla sua presentazione pubblica, per alimentare le polemiche e ridurne l’impatto. Ma sarebbe sbagliato pensare che il testo condanni la proprietà privata o neghi la libertà della scienza. Lo caratterizza, invece, la scelta – che supera in audacia quella di Giovanni XXIII, la cui Pacem in terris era indirizzata a “tutti gli uomini di buona volontà” – di rivolgersi a tutti gli abitanti della Terra, di affrontare problemi che riguardano l’intero genere umano e di tracciare proposte di portata globale. Laudato si’, insomma, è un Manifesto per l’umanità del XXI secolo a rischio di restare senza futuro. È la prima volta che un papa parla con tanta autorevolezza al mondo intero, non su questioni religiose ma su così tanti problemi di comune interesse.
    Francesco, infatti, presenta l’ecologia come un problema che ne contiene molti altri e parla in questo senso di “ecologia integrale”. Ma segue una bussola che gli impedisce di disperdersi: insieme ai gemiti di sorella Terra, occorre ascoltare anche quelli dei fratelli poveri. Sono infatti questi che più subiscono le conseguenze più pesante della crisi ecologica, dall’uso distorto delle risorse idriche alle disuguaglianze crescenti, della mancanza di lavoro agli universi artificiosi creati dai mass media. Le grandi città del mondo sono ormai divise in aree nettamente separate, anche sotto il profilo ambientale, e coloro che abitano nell’area dei ricchi non sono in grado i capire veramente la portata della crisi ecologica attuale, di cui costituiscono una manifestazione impressionante le montagne di spazzatura dove vivono tanti poveri delle megalopoli extraeuropee. Ecco perché nei grandi incontri internazionali le questioni che li riguardano non vanno trattate come un’appendice dopo che sono stati affrontati tutti gli altri problemi: solo assumendo la prospettiva dei poveri si trovano le chiavi per risolverli.
    Come si è detto, il papa si rivolge a tutti. Ma l’enciclica presenta un forte nucleo religioso. Francesco non lo colloca in apertura e non lo propone come la premessa da cui far discendere in via deduttiva le diverse argomentazioni. Lo inserisce piuttosto nel cuore dei problemi sottolineando che i cristiani – e in parte anche i credenti di altre religioni – hanno motivazioni forti per contrastare la crisi ecologica. Ciò in cui essi credono costituisce perciò – insieme ad altri apporti – una risorsa preziosa per tutti, nella resistenza contro quell’ideologia del dominio assoluto dell’uomo sull’ambiente che si ritorce contro l’uomo stesso. Ispirandosi a Romano Guardini, Francesco critica quell’idea di verità da cui è scaturito il mito di un progresso senza limiti e che egli ha spesso contrastato con lo slogan: “
    la realtà è superiore all’idea”. Nella corsa verso il dominio sulle cose, infatti, si è perso di vista il limite costituito dalla realtà: è ciò che definisce “relativismo pratico, ancora più pericoloso di quello teorico”. Nell’enciclica, però, Francesco non contrappone natura e cultura: insiste invece sulla necessità di un rapporto armonioso tra l’iniziativa dell’uomo e la realtà della creazione, tra l’umanità e l’ambiente.
    Francesco non ruba il mestiere né agli intellettuali né ai politici. Ma nel vuoto che avverte intorno a sé rilancia vigorosamente l’esigenza espressa dalla
    Veritas in caritate di Benedetto XVI di intraprendere la strada di “un impegno inedito e creativo” per “conoscere ed orientare le imponenti nuove dinamiche” del mondo globalizzato. Il suo è un appello preoccupato. «Non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade» per rispondere alle necessità delle generazioni presenti senza compromettere quelle future. Ancora oggi la politica si sviluppa nell’orizzonte degli Stati nazionali o al massimo della loro proiezione transnazionale. Ma oggi i problemi sono globali, come conferma il dramma dell’immigrazione, uno dei problemi chiave di un’ecologia veramente umana. Ponendo la questione ecologica in termini tanto ampi, Francesco chiama tutti gli abitanti della Terra a sentirsi cittadini dello stesso spazio politico e le classi dirigenti di tutto il mondo ad assumersi responsabilità sconosciute ad altre epoche.

    – – –

    “Strade”, 23 giugno 2015, QUI

    DECRESCETE E MOLTIPLICATEVI? ALCUNE CONTRADDIZIONI NELL’ENCICLICA DEL PAPA
    di Luciano Capone

    L’enciclica di Papa Francesco, Laudato si’, ha fatto molto discutere ed è stata generalmente ben accolta perché si occupa di questioni che riguardano l’umanità e non solo la comunità dei credenti. Si parla della cura del creato, delle disuguaglianze mondiali, dell’ecologia, del cambiamento climatico e in sostanza della sostenibilità ambientale del nostro modello economico: “È arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. Di questa enciclica ecologista che tocca così tanti temi di cui la scienza, l’economia e la politica discutono animatamente da tempo è difficile trattare in maniera sintetica, ma ci sono due linee di fondo che più che dare risposte all’umanità su problemi ancora apertissimi sollevano dei quesiti all’interno della Chiesa riguardo alla coerenza del suo pensiero.
    Queste due linee di fondo, che in realtà sono molto intrecciate, sono la critica serrata che il Papa fa all’economia (di mercato) e alla tecnologia e che sono un po’ il filo rosso che lega il senso dell’enciclica. Alcuni esempi (ma l’enciclica ne è piena)
    :

    “La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente”, “L’alleanza tra economia e tecnologia finisce per lasciare fuori tutto ciò che non fa parte dei loro interessi immediati”, “Si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a spremerlo fino al limite e oltre il limite”, “È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. È anche la logica interna di chi afferma: ‘lasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l’economia, perché i loro effetti sulla società e sulla natura sono danni inevitabili’”, “Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. L’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso”.

    In sostanza c’è la convinzione (non nuova, ma diffusa in varie correnti filosofiche sia spiritualiste che materialiste) che l’economia di mercato, ovvero il sistema capitalista, e la tecnologia, ovvero la scienza, non siano meccanismi e processi di conoscenza neutrali, i cui risultati dipendono in ultima istanza dalle scelte e dalle responsabilità degli uomini, ma delle forze incontrollate con propri obiettivi, che portano l’uomo a sfruttare altri uomini e le risorse naturali e ambientali senza preoccuparsi delle conseguenze. In sintesi Papa Francesco, come sostengono i teorici dell’ambientalismo e della decrescita, indica la strada dell’uscita dal paradigma della crescita economica e del progresso tecnologico per entrare in uno schema di decrescita e redistribuzione delle risorse per vivere in armonia con il creato.
    Ma c’è un problema. Praticamente la totalità delle teorie ambientaliste e decresciste sostiene che l’umanità sia in debito ecologico e che questa generazione stia consumando la quota di risorse ambientali che spettano alle altre specie viventi e alle future generazioni. E questo a causa di un modello economico che tende a massimizzare i profitti e a non calcolare i costi ambientali, e in ultima istanza da un elemento non trascurabile che è la sovrappopolazione, causa e conseguenza dello sviluppo economico e tecnologico. In pratica sui 7 miliardi di abitanti del pianeta terra qualche miliardo è di troppo (2, 3, 4 o 5 non si sa, dipende dalle varie teorie e dai rispettivi calcoli), quindi non si può non pagare il debito ecologico e non si può vivere in armonia senza un controllo delle nascite e senza una riduzione programmata della popolazione globale. Si tratta di riedizioni di teorie malthusiane che mettono in contrapposizione la divergenza tra le risorse finite e non rinnovabili della terra con la crescita esponenziale della popolazione, che non può portare che alla catastrofe ambientale o all’impoverimento della popolazione. Queste previsioni fosche e apocalittiche sono sempre state smentite negli ultimi 200 anni proprio per un paio di variabili che vengono trascurate quando si fanno proiezioni sul futuro allungando le rette su un grafico, il libero mercato e l’innovazione tecnologica, che hanno consentito di moltiplicare le risorse, o meglio di ottenere sempre di più utilizzando sempre meno risorse. Ma non è detto che tutto questo debba per forza continuare nel futuro, ed è un beneficio del dubbio del quale possono giovarsi gli ambientalisti malthusiani.
    Il problema però è che la Chiesa, che da sempre si ispira al “crescete e moltiplicatevi” della Genesi è contraria al controllo delle nascite, ritiene il malthusianesimo una teoria errata e il sovrappopolamento un falso problema. Ma la contraddizione dell’enciclica è che il pacchetto decrescista e quello ambientalista vanno presi nel loro complesso, non si può cioè scegliere la decrescita economica e la moratoria tecnologica da un lato rifiutando però la decrescita demografica, altrimenti l’ecosistema non regge comunque, ci saranno sempre troppe persone per troppe poche risorse. D’altronde qualche tempo fa era proprio Jeffrey Sachs, l’economista ed ecologista della Columbia University che ha assistito il Papa nella stesura di questa enciclica, a sostenere che uno degli ostacoli allo sviluppo dell’Africa è proprio la posizione della Chiesa: “
    The fourth threat is rampant population growth. The Roman Catholic Church, politically powerful throughout the continent, continues its opposition to birth control and family planning”.
    L’alternativa è abbracciare il libero mercato e lo sviluppo di scienza e tecnologia, magari indirizzando e consigliando le persone a un uso e un comportamento responsabile, nella consapevolezza che mercato e scienza hanno permesso di moltiplicare i pani e i pesci, di fare di più utilizzando meno risorse, di garantire cibo, sanità e istruzione per più persone, in sostanza una vita più lunga e confortevole. Il tema della sovrappopolazione nell’enciclica è toccato di solo striscio, ma non si può avere tutto, come nella storiella della moglie ubriaca: la decrescita economica e la
    Terra piena.

  2. Pingback: Alla ricerca dei verdi | il Taccuino dell'Altrove

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