Burundi: pre-elezioni 2015

Il clima pre-elettorale in Burundi si surriscalda ogni giorno di più, specie da quando, tre giorni fa, il presidente uscente Pierre Nkurunziza ha dichiarato di candidarsi per un terzo mandato, andando contro la costituzione che li limita a due consecutivi [1]. (Ecco due tweet dal congresso del 25 aprile, di Thai Brouk: qui e qui).
A Bujumbura e nel resto del Paese la gente è scesa in strada a protestare (un bel segno da parte di una popolazione che vuole maggiore libertà e democrazia), ma le forze dell’ordine bloccano e disperdono gli assembramenti (pacifici), per cui la situazione diventa ogni giorno più tesa, ieri a tratti surreale, con la polizia che caricava la folla, sparava idranti e lanciava lacrimogeni sui manifestanti, mentre l’esercito, invece, li proteggeva. Nonostante ciò, ci sono stati almeno sei morti e già 17mila burundesi sono sfollati in Rwanda.
Particolarmente gravi, inoltre, la chiusura di Radio Publique Africaine (e, pare, anche di Radio Bonesha e Radio Isanganiro, alla quale mi legano ricordi personali) e l’arresto di Pierre Claver Mbonimpa, giornalista e attivista dei diritti umani per l’associazione Aprodh, mentre concedeva un’intervista alla “Maison de la Presse”.

Per aggiornamenti, suggerisco di seguire l’ashtag ‪#‎Burundi‬ su Twitter o il profilo di Sonia Rolley, corrispondente di Radio France International.

Le immagini sono tratte da vari profili Twitter, oltre che dal website della Reuters.

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Note:
[1] Stef Vandeginste, L’égibilité de l’actuel Président de la République du Burundi aux élections présidentielles de 2015: une analyse juridique, 2012, p. 10.

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Stamattina, 28 aprile 2015, la parlamentare europea italiana Cécile Kyenge Kashetu, a nome del gruppo Socialists & Democratsha scritto un post su fb di sostegno alla popolazione che manifesta pacificamente per la democrazia in Burundi (anche in italiano):

Le groupe parlementaire S&D a demandé et obtenu aujourd’hui la mise à l’ordre du jour de l’assemblée plénière de mercredi prochain, d’une déclaration de la Haute représentante Ue pour la politique extérieure Federica Mogherini suivie d’un débat sur la grave situation qu’est en train de vivre le peuple burundais en ces dernières heures. Le risque qu’il ait des massacres est très élevé. La candidature du Président Nkurunziza aux élections présidentielles pour un troisième mandat va à l’encontre des principes de l’Accord d’Arusha signé en 2000, qui limite la fonction présidentielle à deux mandats. En faisant cela, il mine le consensus d’Arusha qui est à la base de la paix dans ce pays le president Nkurunziza fait fi de toutes les préoccupations qu’a suscité ce scenario lors des derniers mois. De l’Eglise catholique burundaise à l’opposition, en passant par la société civile et l’ensemble de la Communauté internationale, y compris les pays de la sous-région, tout le monde s’accordait à dire que cette candidature était un mauvais choix. Aujourd’hui ce mauvais choix est confirmé
Je condamne fermement les violences qui se sont vérifiées hier à Bujumbura. Le gouvernement burundais doit garantir la liberté d’expression, y compris celle des médias.
La Communauté internationale aura les yeux rivés sur le Burundi, et tout le monde doit donner l’exemple.

Ho condiviso questo post sul mio fb, qui.

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AGGIORNAMENTO del 28 aprile 2015, h16:00:
Sonia Rolley on Twitter: “Burundi: Pierre Claver Mbonimpa released and back home“.

AGGIORNAMENTO del 28 aprile 2015, h22.40:
Sonia Rolley on Twitter: “Burundi: the government suspended social networks, facebook, twitter, whatsapp, instagram“.

In serata ho visto che “Radio Isanganiro” ha pubblicato una foto di Christian Nsavye mentre abbraccia una bambina spaventata dalla repressione delle manifestazioni da parte della polizia (io l’ho rilanciata qui):

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Voici l’honneur d’un journaliste, s’asseoir par terre, bottes ou tours, le parfum de la police (lagrymogène) dans l’air et envelopper dans ses bras une vie en danger! Un journaliste de Radio Isanganiro au Burundi Christian Nsavye sauve une fille d’une douzaine d’année assommée par des gaz lacrymogène et traumatisée par des coups de feu . Nous sommes aussi des humains. Vous entendrez sa voix dans l’émission culturelle “Weekend ni gute” ou Ubrundi buraririmba.

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AGGIORNAMENTO del 30 aprile 2015:
Seguendo i tweet di Sonia Rolley dal Burundi, ieri (29 aprile) la situazione è stata complessivamente calma, specie nel centro di Bujumbura [qui], mentre qualche incidente si è verificato nel quartiere Musaga [qui]. Si è saputo anche che un Procuratore ha annunciato una commissione d’inchiesta sui leader di quella che è stata definita una “insurrezione” [qui].
Stamattina (30 aprile), gli studenti hanno lasciato le residenze universitarie [qui], dopo l’ordine di chiusura emesso ieri dal governo [qui].
Intanto sono riprese le manifestazioni di protesta, specie nei quartieri di Nyakabiga, Cibitoke e Musaga [qui], dove anche i commercianti si dichiarano contro il terzo mandato di Nkurunziza [qui].
Dai tweet più recenti dell’inviata di RFI, centinaia di giovani marciano nella strada principale [qui]: cantano e affermano di sentirsi più al sicuro, dopo che ieri sera Barack Obama ha mandato un inviato speciale: “la polizia oggi non può attaccarci” [qui].
L’inizio dei cortei faceva ben sperare (a Kinanirale cortège avance, la police recule” e a Kinindola police vient de laisser passer le cortège sur la RN3“, così come a Musagathe demonstrators walked without any opposition of the police“), ma pochi minuti fa a Kinindola police intervient, gaz lacrymo et balles réelles, 3 arrestations dont une fille” (anche qui).

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AGGIORNAMENTO pomeridiano del 30 aprile 2015:
Burundi_2015apr30_14_Tom-Malinowski-USAAlle 17 (ora italiana) è cominciata la conferenza stampa di Tom Malinowski, il diplomatico statunitense inviato da Obama in Burundi per persuadere il presidente uscente Nkurunziza a non ricandidarsi (come d’altra parte prevede la costituzione burundese, dopo due mandati consecutivi). Secondo la cronaca via-tweet di Sonia Rolley, dopo l’incontro col presidente, il diplomatico ha dichiarato:

– “Tutte le cose buone giunte al Burundi sono venute dagli Accordi di Arusha” [qui]
– “Ho espresso chiaramente la posizione degli USA al presidente Nkurunziza. E il presidente burundese ha spiegato altrettanto chiaramente la sua posizione” [qui]
– “Ci saranno conseguenze sulle relazioni degli USA con il Burundi, comprese delle sanzioni mirate” [qui]
– “Da questo punto di vista non credo che il presidente Nkurunziza riconsidererà la sua posizione (di candidarsi)” [qui]
– “La situazione attuale è molto molto pericolosa. Le decisioni governative su Radio Publique Africaine e i social-media sono controproducenti” [qui]
– “Se non c’è spazio per manifestare pacificamente, si rischia di uscire dai limiti della legge” [qui]
– “La miglior soluzione sarà un negoziato. Qualsiasi soluzione seguiranno i burundesi, gli USA la supporteranno” [qui]
– “Se le cose continuano in questo modo, ci sarà più di un’inchiesta delle Nazioni Unite” (cioè conseguenze per il governo) [qui]
– “Ci saranno conseguenze concrete che il governo sentirà, non solo dichiarazioni” [qui]

Intanto, davanti all’ambasciata statunitense si sono riuniti centinaia di universitari che domandano sicurezza dopo essere stati cacciati dai campus [qui].

In serata lo scrittore Alain Mabanckou ha esortato il presidente Nkurunziza a fermarsi e a non diventare un nuovo Idi Amin Dada o Bokassa:

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AGGIORNAMENTO del 1° maggio 2015:
L’inviato di Obama, Tom Malinowski, ha lasciato il Burundi e si augura che tutte le parti in causa si dimostrino ragionevoli, sottolineando che il dissenso e il dibattito pacifici non sono “insurrezione”:

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AGGIORNAMENTO del 2 maggio 2015:
E’ stata una notte difficile a Bujumbura, in Burundi: si parla di esplosioni con morti e feriti, ma non c’è chiarezza.
Secondo “BBC Africa” ci sarebbero state due esplosioni di granate nel quartiere Kamenge e una nel centro della capitale, che avrebbero causato complessivamente tre morti, di cui due poliziotti, e numerosi feriti.
“RFI​” definisce gli attacchi “misteriosi” e riferisce che la polizia accusa dell’accaduto i manifestanti che protestano contro il terzo mandato del presidente Nkurunziza.
Si apre una giornata estremamente delicata, questi episodi (misteriosi o meno) segnano comunque una grave escalation della violenza e non prospettano niente buono.

AGGIORNAMENTO del pomeriggio (2 maggio 2015):
Il governo burundese definisce gli oppositori come “terroristi” (BBC) e come “nemici del Paese” (Le Monde). Tuttavia, tra i ministri ci sono approcci variegati: se quello della Sicurezza parla, appunto, di “terroristi”, quello della Difesa invita tutte le parti in causa a “pensare all’avvenire” (Sonia Rolley). Intanto l’attivista dei diritti umani Mbonimpa (che era stato arrestato e rilasciato ad inizio settimana) ha condannato gli attacchi di stanotte con le granate, che hanno causato almeno tre morti (Sonia Rolley).
E’ da segnalare, infine, che la CNN ha pubblicato una lettera del politologo burundese Rene-Claude Niyonkuru, intitolata “Perché la fragile pace e stabilità del Burundi sono a rischio“.

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AGGIORNAMENTO del 4 maggio 2015:
Negli ultimi giorni sul Burundi si sono espresse varie diplomazie. Della missione di Tom Malinowski, inviato di Obama, ho già riferito, ma sono da segnalare anche gli interventi dell’ambasciatore olandese e del ministero degli esteri del Belgio, nonché le dichiarazioni dell’Unione Africana e quella congiunta dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della Svizzera. In quest’ultimo documento si condanna ogni forma di violenza (da parte di chiunque la compia) e si sostiene la missione dell’inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, Said Djinnit, che ha lo scopo di rilanciare un dialogo che plachi la situazione.
Anche l’Italia, attraverso la Farnesina, ha espresso preoccupazione per le violenze avvenute e si è unita all’appello rivolto dall’Unione Europea al Presidente Pierre Nkurunziza “affinché valuti la decisione di ricandidarsi alle prossime elezioni avendo in mente l’esigenza di riconciliazione e l’interesse del Paese“.
E’ da segnalare, infine, che la direzione Eastern and Southern Africa dell’Unicef ha lanciato un appello affinché i bambini non siano coinvolti nelle violenze, tra proteste e repressioni: “Children should not be exposed to violence, and should not be separated from their families“.
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Intanto, anche facebook diventa luogo di protesta: QUI una pagina contro il terzo mandato di Nkurunziza e QUI il gruppo “Free Burundi”.
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La mattina odierna è cominciata con nuove barricate, come riferisce Valeria Alfieri:

Le manifestazioni in Burundi sono riprese stamattina, dopo una pausa di due giorni per partecipare ai funerali delle persone uccise durante gli scontri con la polizia. Ieri dei giornalisti hanno manifestato contro la censura dei media. Sempre ieri il Generale Prime Nyongabo ha chiaramente fatto capire che l’esercito intende rispettare e far rispettare la costituzione e gli accordi di pace (schierandosi contro la decisione del Presidente uscente di ricandidarsi nonostante il veto costituzionale). Oggi l’esercito accompagna i manifestanti, facendo da scudo contro la polizia. Polizia pro-terzo-mandato/Esercito (o parte di esso) contro: il risultato potrebbe essere catastrofico!

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Una galleria di foto di ieri e di oggi, tra le quali quella dei giornalisti di Radio Publique Africaine, Radio Isanganiro e Radio Bonesha che protestano contro la censura:

Un servizio tv di Thais Brouck da Bujumbura per “France 24”:

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AGGIORNAMENTO del pomeriggio (4 maggio 2015):
“Le Monde” scrive di almeno due morti negli scontri che si sono avuti stamattina tra manifestanti e polizia in Burundi. Sonia Rolley, però, riferisce che la Croce Rossa burundese conta tre morti e 45 feriti, in quello che fino ad oggi è il peggior bilancio dall’inizio delle proteste.
In alcune foto twittate da Maxime Le Hégarat, in effetti la polizia spara ad alzo zero:

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AGGIORNAMENTO del 5 maggio 2015:
La giornata di ieri in Burundi è stata altamente drammatica. L’ultimo bilancio degli scontri è di quattro morti (nella notte è deceduto uno dei feriti).
L’altro episodio notevole è la fuga di Sylvere Nimpagaritse, vicepresidente della Corte Costituzionale, che si è rifiutato di firmare la costituzionalità di un eventuale terzo mandato presidenziale, per di più denunciando forti pressioni e minacce da parte del governo.
Sono da segnalare, inoltre, due voci internazionali di peso. La prima è quella di John Kerry, Segretario di Stato degli USA, che ha definito “incostituzionale” la candidatura di Nkurunziza per un terzo mandato presidenziale [3]; la seconda è di Louise Mushikiwabo, Ministro degli Affari Esteri del Rwanda, Paese confinante col Burundi che ha già accolto 25mila rifugiati burundesi nelle ultime settimane, la quale ha espresso la sua preoccupazione per il deterioramento della situazione burundese: «Bien que nous respections la souveraineté du Burundi dans le traitement des questions internes, le Rwanda considère la sécurité de la population innocente comme une responsabilité régionale et internationale».
Segnalo, infine, un comunicato di Claudio Marano del Centre Jeunes Kamenge di Bujumbura (che ho condiviso sul mio fb).

AGGIORNAMENTO di mezza mattina (5 maggio 2015):

Burundi_2015mag05_01_corte-costituzionale La Corte Costituzionale del Burundi ha validato la candidatura del presidente uscente Nkurunziza per un eventuale (ma non siamo nati ieri) terzo mandato. Lo scrivono vari organi d’informazione, tra cui RFI e BBC.
L’escamotage è ridicolo, naturalmente, ma con la brutalità di chi ha potere e la viltà degli azzeccagarbugli si vince sempre.
Sonia Rolley ha twittato una foto delle firme dei giudici (manca quella del vice-presidente, fuggito ieri dal Paese denunciando pressioni e intimidazioni da esponenti vicino al governo).

Intanto, il governo burundese ha proposto di liberare gli attivisti arrestati (almeno 400) in cambio della fine delle manifestazioni; questa “mano tesa”, tuttavia, è stata rigettata dall’opposizione e oggi, mercoledì 6 maggio, si prevedono nuovi cortei e dimostrazioni.

Burundi_2015mag06_01

AGGIORNAMENTO del 7 maggio 2015:
La giornata di ieri, 6 maggio, in ‎Burundi‬ ha registrato una relativa calma sulle strade, ma un crescente fermento delle diplomazie: i ministri degli affari esteri dell’area si sono recati in visita nel Paese per ascoltare tutte le parti di questa crisi. In particolare, si sono mosse la East African Community e un inviato speciale dell’Onu per la Regione dei Grandi Laghi. Allo stesso tempo, anche all’interno del Paese c’è un tentativo di dialogo: il ministro degli interni ha incontrato una decina di esponenti della società civile e dell’opposizione. Tuttavia nel pomeriggio l’attivista Audifax Ndabitoreye è stato arrestato (e rilasciato) proprio mentre stava per essere ricevuto dai ministri dell’EAC, sebbene subito dopo sia stato nuovamente arrestato all’interno dell’hotel in cui si teneva il meeting, per poi essere liberato ancora una volta.
In serata il presidente Nkurunziza ha tenuto un discorso in cui ha assicurato che “se il popolo burundese ci darà ancora fiducia, questo sarà l’ultimo mandato“; inoltre ha promesso di rilasciare i manifestanti minorenni che, ha accusato, l’opposizione usa come “scudi umani”. [Il testo integrale del discorso di Nkurunziza è qui].
Intanto, dieci giorni di blocco cominciano a farsi sentire nella vita quotidiana: c’è penuria di benzina e le stazioni di servizio aprono per poche ore fornendo pochi litri di carburante, i cui prezzi sono esplosi al mercato nero.
E’ da segnalare, infine, che per oggi è prevista una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul Burundi (anche qui).

AGGIORNAMENTO dell’8 maggio 2015:
Gli aggiornamenti dal Burundi parlano di un costante aumento della violenza (e della vendetta): ieri, 7 maggio, si sono avuti almeno tre morti per proiettili e granate, con accuse reciproche da parte di polizia e manifestanti.
Intanto l’ONU e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Est tentano una mediazione come ultima possibilità di rimettere in piedi il processo elettorale.
Daniele Biella spiega su “Vita.it” le ragioni per cui Nkurunziza vuole tenere il potere forzando la legge in maniera così plateale (e sanguinosa): “esecuzioni e scandali finanziari dietro le mosse del presidente“.
Il miglior testo che posso segnalare stamattina, tuttavia, è un post del fotogiornalista Phil Moore che, raccontando di alcuni suoi scatti degli ultimi dieci giorni a Bujumbura, descrive la discesa in un baratro da cui sarà difficile uscire.
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In mattinata, intanto, “Nkurunziza a déposé sa candidature“.

AGGIORNAMENTO del 9 maggio 2015:
In ‎Burundi‬ hanno presentato (per ora) la loro candidatura alle elezioni presidenziali due persone: Pierre Nkurunziza (per il partito Cndd-Fdd; se eletto sarebbe il suo terzo mandato, che è escluso dalla Costituzione e contro il quale si sono avute due settimane di proteste e di scontri che hanno causato 17 morti) e Gérard Nduwayo (per l’Uprona).
Il governo, i partiti politici (ma non mi sembrano tutti) e le confessioni religiose hanno lanciato un appello alla nonviolenza e alla pacificazione: prima parte e seconda parte.
Intanto l’UNHCR riferisce che i burundesi che hanno lasciato il Paese sono 50mila: 25mila in Rwanda, 8mila in RDC e 17mila in Tanzania [anche in italiano].
La situazione in strada va calmandosi, ieri le forze di sicurezza hanno avuto l’ordine di distruggere ogni barricata, così da “liberare” la popolazione locale dai dimostranti.
La Corte Penale Internazionale sta seguendo i fatti in un’indagine indipendente e imparziale e la Missione di Osservazione Elettorale dell’Unione Europea ricorda le condizioni necessarie per una votazione credibile e trasparente. [Anche sul mio fb].

AGGIORNAMENTO del 10 maggio 2015:
Ieri sera si sono chiusi i termini per presentare le candidature alla presidenza del Burundi. I nomi in corsa sono otto.
Oltre al presidente uscente Pierre Nkurunziza, la cui candidatura ha provocato proteste, censure, scontri e versamenti di sangue, gli altri sono:
Agathon Rwasa: capo storico degli ex-ribelli FNL-Fronte Nazionale per la Liberazione, che si presenta senza partito, ma a capo della coalizione “Indépendants de l’espoir”, non riconosciuta dal governo;
Jacques Bigirimana: capo dell’ala del FNL riconosciuta dal governo;
Gerald Nduwayo: esponente dell’ala legale del partito Uprona;
Domitien Ndayizeye: ex-capo di Stato durante la transizione, al potere dal 2003 al 2005;
Sylvestre Ntibantunganya: ex-capo di Stato dal 1994 al 1996, uno dei periodi più tormentati della storia del Paese;
Jean Minani: presidente del Frodebu Nyakuri (Fronte per la Democrazia in Burundi – Nyakuri), che è stato due volte presidente dell’Assemblea nazionale;
Jean de Dieu Mutabazi: forse il candidato meno conosciuto, leader della COPA (Coalizione dei Partiti Politici per una Opposizione Partecipativa), considerata piuttosto vicina al governo.
Tali candidature dovranno essere validate dalla commissione elettorale. (Altre info: qui).
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L’UNHCR ha realizzato un breve filmato sulle decine di migliaia di burundesi che stanno lasciando il Paese per trovare rifugio in Rwanda, Repubblica Democratica del Congo e Tanzania:

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Per comprendere la genesi e gli sviluppi dell’attuale crisi in ‎Burundi‬, consiglio un articolo di Valeria Alfieri: “Burundi, presidenziali tese“, pubblicato il 9 maggio su “Africa Rivista”.
Della situazione in Burundi scrive anche “Amnesty International – Italia“.

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AGGIORNAMENTO del 12 maggio 2015:
In Burundi, scrive Valeria Alfieri​, «peculiarità delle manifestazioni contro il terzo mandato [del presidente uscente Nkurunziza] è proprio une mobilitazione multietnica della gioventù urbana, e non solo: giovani, giovanissimi, anche appena adolescenti, e nella maggior parte dei casi militanti di formazioni politiche».
Per stare alla cronaca, l’altro ieri (domenica 10 maggio) per le strade di Bujumbura si è tenuta una manifestazione di sole donne: esempio di uguaglianza, di partecipazione, di emancipazione: ne ha scritto Sonia Rolley su twitter (qui e qui) e su RFI.
Intanto Alexander De Croo, vice primo ministro e ministro della cooperazione allo sviluppo del Belgio, ha scritto che il suo Paese sospende la collaborazione di polizia col Burundi e il suo appoggio al processo elettorale. Inoltre, anche i rapporti diplomatici tra lo Stato africano e il confinante Rwanda vanno complicandosi: QUI.
Ieri sera (11 maggio) il partito al governo ha cominciato la campagna elettorale nella provincia di Muyinga, davanti a quasi 10mila persone: lo riferisce RFI, e BBC parla di un atteggiamento beffardo e di sfida da parte di Nkurunziza (anche video).

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Infine, è molto preoccupante la situazione degli oltre 50mila burundesi – soprattutto donne e bambini – che nelle ultime settimane sono fuggiti nei paesi confinanti; come dichiarano all’Unhcr (e come riporta Reuters), scappano da violenze, tentati stupri e minacce, come i segni rossi lasciati sui portoni delle case da sgomberare/devastare, che la milizia giovanile del partito di governo starebbe perpetrando da tempo (anche video). Sintomatica di quanto sia delicata la crisi attuale è la notizia dei 10mila burundesi che hanno cercato rifugio in Tanzania, sull’isola Kagunga sul lago Tanganica, raggiunta con un vecchio traghetto in grado di trasportare un massimo di 600 persone (fonte: Unhcr).

AGGIORNAMENTO del 13 maggio 2015:
Si sperava dovesse essere una giornata più tranquilla, ieri in Burundi, invece ci sono stati diversi scontri tra oppositori e polizia. In particolare, nel quartiere di Buterere si sono avuti un morto e due feriti da arma da fuoco, dopo il tentativo di bruciare la casa del colonnello di polizia Ayubu, il saccheggio di due sedi del Cndd-Fdd e l’incendio dell’auto dell’amministratrice del quartiere. Davanti alla casa di quest’ultima è stato portato il corpo del manifestante ucciso, per smentire quanto da lei affermato in radio a proposito della sicurezza del quartiere.
Per oggi, mercoledì 13 maggio, a Dar-Es-Salam, in Tanzania, è previsto un summit regionale della Comunità dell’Africa del’Est sulla crisi burundese (e sul “problema dei rifugiati”). Vi parteciperanno il presidente Nkurunziza, i suoi omologhi Kagame del Rwanda, Museveni dell’Uganda, Kenyatta del Kenya, il ministro tanzaniano degli affari esteri Bernard Membe. Sono invitati anche Joseph Kabila della RDC e il vicepresidente sudafricano Cyril Ramaphosa. L’opinione generale, però, è che questa riunione serva a poco (si spera almeno in un rinvio delle elezioni, ma Nkurunziza non cede nemmeno su questo).
E’ da segnalare, infine, che La Conferenza Episcopale dei vescovi cattolici del Burundi ha diffuso un documento in cui minaccia di ritirarsi dal CECI e dal CEPI (strutture locali della Commissione elettorale) se entro il 17 maggio non ci sarà un cambio sostanziale nella gestione della crisi attuale. In particolare, chiedono che cessi la violenza (anche da parte dei manifestanti), che ci sia un posticipo della votazione presidenziale così da placare gli animi e consentire ai rifugiati di tornare a casa in sicurezza, che tornino a trasmettere regolarmente Radio Publique Africaine, Radio Bonesha e Radio lsanganiro perché il diritto all’informazione è fondamentale per i cittadini e la democrazia. (Anche Sonia Rolley ne ha diffuso alcuni estratti: qui, qui e qui).

AGGIORNAMENTO della sera del 13 maggio 2015:
Dopo la giornata convulsa vissuta a Bujumbura, dove un generale dell’esercito ha annunciato la destituzione del presidente Pierre Nkurunziza, continuo gli aggiornamenti sulla crisi burundese in QUESTO post.

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