Eclissi, quando il sole va in pausa

Il sole che si oscura è un evento fuori dall’ordinario e, in quanto tale, rischioso: provoca o annuncia un cambiamento; e ogni mutamento è, per sua natura, ambiguo, incerto, opaco, ma non necessariamente volto al negativo. Come osserva Mary Douglas, il dis-ordine «simboleggia sia il pericolo che il potere».
Tutto ciò che è enigmatico è identificabile come una forma di transizione tra due condizioni, tra un prima e un dopo, tra un qui e un lì. In quanto tale, però, ogni trasformazione provoca inquietudine, se non confusione, per cui secondo alcuni gruppi umani l’eclissi è fonte di terrore, mentre per altri è un fenomeno da rispettare e che apre a occasioni di riflessione, magari di rigenerazione. In ogni caso, ciascuna rottura dell’ordine culturale va ricondotta al conosciuto e all’affidabile, pertanto, al fine di riassorbire la frattura della “regolarità empirica” (di giorno c’è la luce, di notte il buio e il contrario non può e non deve sussistere) (ne scrisse anche Erodoto), nella storia le comunità umane hanno elaborato varie spiegazioni e qualche soluzione.

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Leonardo Da Vinci, “Studio per l’osservazione di un’eclissi solare” (in “Codex Trivulzianus”, 1478-1490)

Secondo i Maya l’eclissi è dovuta ad un serpente che divora il sole, mentre per la tradizione Hindu quel demone è Rahu (una testa mozzata che inghiotte l’astro, il quale però cade dopo poco) e per l’antica mitologia cinese è, invece, un drago. Secondo quest’ultima versione, l’eclissi prende il nome di “chih”, che significa anche “da mangiare”, da cui discende l’idea che l’eclissi equivalga al “Sole mangiato”. Per tale ragione, durante le eclissi era necessario battere tamburi o pentole, così da spaventare quel drago e salvare la stella (azione riportata anche da Di Nola per l’antica Babilonia e attualmente ancora praticata, goliardicamente, presso l’osservatorio di Los Angeles).
Similmente, per altre tradizioni l’eclissi è dovuta al tentativo di un furto: nella mitologia coreana un re ordina ai “cani di fuoco” di rubare il sole e, sebbene questi falliscano sempre, talvolta riescono almeno a morderlo. Piuttosto affine è la versione scandinava, dove il lupo Skoll insegue costantemente Sól (il Sole) con l’intento di fagocitarlo (e talvolta ce la fa). Analogamente, in Bolivia la bestia divoratrice è un enorme cane, in Paraguay e Argentina un giaguaro, in Vietnam una rana gigante, mentre in Siberia è un vampiro e in Serbia un lupo mannaro [qui].
Riprendendo le parole di Mircea Eliade a proposito del tramonto, l’eclissi non è del tutto una “morte del sole“, bensì una sorta di «discesa dell’astro nelle regioni inferiori, nel regno dei morti», da cui tuttavia riemerge sempre perché «ha il privilegio di attraversare l’inferno senza subire la modalità della morte». In altre parole, osserva ancora Eliade, gode di un’ambivalenza:

quantunque immortale, il Sole scende ogni notte [o periodicamente, come nel caso delle eclissi] nel regno dei morti: di conseguenza può condurre gli uomini con sé e, tramontando, farli morire; d’altra parte, può contemporaneamente guidare le anime attraverso le regioni infernali e ricondurle alla luce l’indomani, col giorno.

Per alcune popolazioni dell’Africa occidentale (tra Togo e Benin), infatti, l’eclissi è sia un momento d’amore tra la Luna (Mawu) e il Sole (Lisa) da cui nasce il mondo (è il mito della creazione per i Fon), sia un’occasione di riconciliazione dopo la lotta tra i due astri (per i Batammaliba) [qui].
Gli esempi sarebbero innumerevoli, ma dovendo concludere mi rifaccio ai Navajo, secondo i quali l’eclissi è un fenomeno naturale, ma da temere, per cui non si deve mangiare (per evitare problemi allo stomaco) e, soprattutto, non si deve dormire perché gli occhi potrebbero non aprirsi più: per rispetto, tuttavia, l’eclissi non va guardata, altrimenti si è puniti con la cecità.
A proposito di ciò, qualche anno fa Andrew Fazekas ha dato alcuni consigli sul “National Geographic” su come osservare e fotografare un’eclissi senza farsi male; penso che possano tornare utili per la prossima eclissi solare, quella di venerdì 20 marzo 2015 (di cui trovate spiegazioni tecniche e scientifiche qui: ITA e FRA).

PS: articoli online che divulgano tradizioni e mitologie sulle eclissi ce ne sono molti; qui ne raccolgo alcuni: “National Geographic” (2013), “Rai News” (2015), “La Repubblica” (2015).

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AGGIORNAMENTO del 21 marzo 2015:
Non è che pensiamo che draghi e lupi che divorano il sole siano leggende del passato o di popoli “selvaggi” e che noi, invece, a ‘ste cose non ci crediamo perché siamo “evoluti” e “razionali”, giusto?
Ecco, no, appunto, perché altrimenti non si spiegherebbe quest’ossessione per la “sicurezza” in una scuola del pisano, raccontata da Silvia Bencivelli:

«per scongiurare l’evenienza di possibili danni agli alunni legati alla visione del fenomeno, si ordina di stoppinare ben bene le finestre e di tenere i bambini chiusi in aula per tutta la durata dell’eclisse, senza neanche mandarli in bagno» [qui].

Ma, si badi bene, tale “oscurantismo” si è registrato anche in Francia, dove su “Le Monde”, il giorno precedente l’eclisse, considerando i timori che erano nell’aria, l’astrofisico Hervé Dole ha pubblicato un invito alle scuole della République a non mancare l’osservazione del fenomeno:

«Comment former l’esprit critique de nos enfants, citoyens de demain, si notre société actuelle post-Charlie, déjà bien traumatisée, ne leur propose que des remèdes infantilisants et injustifiés – ici, se cacher dans une classe pour ne pas observer l’éclipse?» [qui].

Con mia sorpresa, una paura simile ha pervaso anche l’asilo di mia figlia a Nizza, dove è stato affisso il seguente cartello:

«In occasione dell’eclisse, tra le 9 e le 11 del 20 marzo, per la loro sicurezza i bambini non saranno portati all’aperto».

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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