La sigla della vita

La settimana scorsa ho letto la recensione scritta da Tiziano Scarpa di un racconto di Mauro Covacich ispirato alla performance sanremese di Alessandro Bono nel 1994, due mesi prima di morire; aveva 30 anni.
Scarpa spiega che da quando ha letto il racconto di Covacich, intitolato “Ogni giorno che va via è un quadro che appendo“, per lui la canzone “Oppure no” di Alessandro Bono «è diventata e sarà sempre la vera sigla del festival di Sanremo, la sigla della vita, il lapsus che squarcia il fondale sbrilluccicoso e apre un varco sulla morte, mentre un agonizzante la canticchia sorridendo».

Covacich ricorda il se stesso del 1994, così infarcito di «una fiducia possente, ottusa, che non smette un minuto di irrorarmi il cervello, producendo verso sera un velo di sopore negli occhi scambiato spesso per magnanimità». Assiste all’esibizione del cantante a casa di amici, dove nessuno gli risparmia commenti e critiche, fino addirittura a lanciare un bicchiere di plastica contro il televisore: «che bella serata a sbellicarsi per quell’imbranato».
Si tratta di un racconto bello, duro, commovente. Che fa imparare qualcosa su noi stessi. Come commenta Scarpa: «Bisognerà pure che quest’epoca cominci a fare i conti con il tempo perduto, la quantità di esistenza collettiva dilapidata in cazzate: i beni comuni non sono solo l’acqua, i carburanti fossili, l’atmosfera. Per questo Mauro Covacich è un guaritore, il suo racconto è un toccasana, mi ha riconciliato almeno in parte con l’enorme quantità di tempo che ho buttato a guardare stupidaggini: perché è riuscito a trasformare la cronaca in eternità, o, se preferite, chrònos in aiòn».

Ogni giorno che va via è un quadro che appendo” si trova nella raccolta “La Sposa“, edita da Bompiani, 2014: qui.

PS: tra i commenti di questo post ci sono il testo della canzone e altri articoli di approfondimento.

– – –

AGGIORNAMENTO del 20 febbraio 2017
Il mio amico Raffaele Calvanese ha pubblicato un racconto sul medesimo episodio di questo mio post. Lo ha presentato su Fb con le seguenti parole: «Qualche settimana fa, tra i tantissimi post relativi a #Sanremo, a cui io contribuivo senza esclusione di colpi, uno mi ha interessato particolarmente. Giogg linkava la storia di Alessandro Bono e della sua canzone “Oppure No” con cui ha partecipato al Sanremo del ’94. Da quella storia Mauro Covacich ha tratto un racconto ed io l’opportunità di riflettere sul senso dietro ad alcune canzoni. Ne scrivo su Poetarum Silva, grazie a Gianni Montieri».

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a La sigla della vita

  1. giogg ha detto:

    Il testo della canzone “OPPURE NO” di Alessandro Bono, 1994:

    Verrà un giorno in cui vivrò
    in un paese sena più frontiere
    dove non si guarderà al futuro
    come chiuso sotto ad un bicchiere
    verrà un giorno e sentirò
    il vento caldo dei nuovi cambiamenti
    in un attimo saranno qui
    ma poi saremo tutti quanti pronti
    con fatica ma sapremo
    capir davvero cos’è la religione
    qualsiasi fede chiunque avrà
    si accetterà perché va bene ed ha ragione.
    Oppure no
    io questo non lo so
    oppure no
    ed io perciò mi lascio vivere.
    E quando credi che l’amore tuo
    è solido come un bel sasso
    poi per un’occhiata appena
    ti senti un materasso
    verrà il giorno in cui sarai
    col sedere grosso come una balena
    io come adesso ti amerò
    che hai un fisico da sirena.
    Oppure no
    io questo non lo so.
    La risposta amore mio
    è nascosta nel tempo
    e ogni giorno che va via
    è un quadro che appendo
    mi piace vivere.
    E se talvolta pensi che
    tu non sei molto importante
    consolati perché sul ponte
    c’è tutto il resto della gente
    e quindi amica mia
    tranquilla ci sono anch’io
    e questo sporco mondo questa volta
    è giunto infine ad una svolta.
    Oppure no
    io questo non lo so
    oppure no.
    La risposta amore mio
    la stiamo vivendo
    e ogni giorno che va via
    è un quadro che appendo.
    E se a volte pensi che tu
    tu non sei molto importante
    consolati perché sul ponte
    c’è tutto il resto della gente
    e quindi amica mia
    tranquilla ci sono anch’io
    e questo sporco mondo questa volta
    è giunto infine ad una svolta.
    Oppure no
    la risposta amore mio
    la stiamo vivendo
    e ogni giorno che va via
    è un quadro che appendo.
    Oppure no
    Oppure no
    Oppure no
    .

  2. giogg ha detto:

    “Corriere della Sera”, 16 maggio 1994, pagina 15, QUI

    Era riuscito da cinque anni ad abbandonare l’eroina. I colleghi: “Ha pagato vecchi errori”
    ADDIO ALLO “STONATO” DI SANREMO
    Alessandro Bono, 30 anni, ucciso dall’AIDS a tre mesi dal successo del festival
    di Luzzatto Fegiz Mario

    MILANO . E’ morto ieri mattina all’alba nella sua abitazione di Milano il cantante e autore Alessandro Bono, che il grande pubblico aveva apprezzato all’ultimo Festival di Sanremo con la canzone “Oppure no”. Bono era stato ricoverato negli ultimi due mesi in una clinica di Pavia perche’ affetto da Aids. Aveva 30 anni. Lascia la moglie Graziella e una figlia, Federica, di 4 anni. E la prima volta nella storia della canzone italiana che un cantante muore di Aids. Era stato a lungo tossicodipendente. E da alcuni anni, con l’ aiuto dei molti amici che contava nell’ambiente musicale, fra cui il produttore Mario Lavezzi, aveva vinto la sua battaglia contro l’ eroina. Alessandro Pizzamiglio (Bono era un cognome d’ arte, mutuato da quello della madre) era un figlio d’ arte di Battisti. Suo padre era direttore della sala d’ incisione del cantante. E proprio li, prima facendo i lavori di pulizia, poi dando una mano ai tecnici aveva mosso i suoi primi passi musicali. Si era fatto conoscere a meta’ degli anni 80 con un curioso brano intitolato “Gesu’ Cristo” pubblicizzato con manifesti che avevano creato polemiche: “Gesu’ Cristo ritorna, abbiamo bisogno di te”. Aveva partecipato al Festival di Sanremo del 1986 con il brano “Nel mio profondo fondo”. Su retro, in omaggio al suo primo maestro, una rilettura di “Vendo casa” di Battisti. Temperamento emotivo, straordinaria capacita’ di interprete, era entrato giovanissimo nel tunnel della droga. Da almeno 5 anni la sua vita pero’ si era normalizzata. Solo due anni fa aveva scoperto con sorpresa (la figlia era nata sanissima) di essere sieropositivo. Anche se il suo album del 1991 “Caccia alla Volpe” non aveva avuto particolare successo, molti cantanti lo gradivano come supporter e lo portavano i tourne’ e: fra questi Francesco De Gregori e Gino Paoli. Aveva partecipato anche ai tour di Bob Dylan, Tracy Chapman e David Crosby. Il grande pubblico lo aveva scoperto lo scorso anno a Sanremo, nel brano “Con un amico vicino” presentato con Andrea Mingardi. Nonostante la malattia tenuta nascosta fino all’ultimo aveva deciso di partecipare al Festival di Sanremo con una canzone che e’ forse la migliore della sua carriera. “Oppure no” e’ un brano strano, con una partenza alla Buscaglione, che “suona” molto bene, pur muovendosi su immagini surreali legate al clima di cambiamento che stiamo vivendo. Nel primo passaggio a Sanremo aveva stonato un po’ (“colpa dell’ emozione”, pensavano tutti). Nelle esecuzioni successive era migliorato. “Ogni volta che vedevo Alessandro pensavo “speriamo che ce la faccia” . confida un collega di Bono .. Perche’ aveva il carattere e il temperamento dell’ artista. Era anche buono e intelligente. Ha pagato per vecchi errori”. I funerali di Alessandro Bono si terranno oggi alle 14.45 a Milano partendo dall’abitazione di via Montepulciano.

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