La paura dei pagliacci

Ci sono quelli che, come a Reggio Emilia, s’inventano di essere stati aggrediti da un clown per marinare la scuola, altri che avvistano pagliacci inquietanti nel nord della Francia, al punto che qualcuno ne sta disegnando una mappa, altri ancora che ne incontrano di enigmatici a Wasco, in California, o che ne realizzano discutibili candid-camera, come a Perugia.
E’ tempo di commemorazione dei defunti, ricorrenza che apre il cosiddetto “ciclo del dono“: a giorni ci scambieremo dolcetti e torroncini, e poi continueremo ad offrirci regali e abbondanza a san Martino (11 novembre), a santa Caterina (25), a san Nicola (6 dicembre) e a santa Lucia (13), fino naturalmente a Natale, per concludere con la Befana che, com’è noto, “tutte le feste si porta via”. L’ordine del mondo esige che i morti stiano in una dimensione diversa da quella dei vivi, ma questo dev’essere ciclicamente confermato per cui, perché venga mantenuto e ribadito l’ordine, è necessario che esso sia prima stravolto in maniera controllata. Ciò significa che i morti possono tornare dall’aldilà in determinati giorni dell’anno e sovvertire l’aldiquà, in modo che poi venga tutto riposto secondo le regole.
L’elemento essenziale di questo sconvolgimento temporaneo è, come si può intuire, la paura, la quale infatti è la caratteristica più evidente di quel che da un po’ chiamiamo “halloween”. A questo punto, però, si pone una domanda: perché tra le varie entità mostruose e spaventose rientrano anche i clown, al punto che alcuni sono addirittura affetti da coulrofobia?
Coprirsi il volto con un trucco eccessivo, avere un naso rosso vermiglio e i capelli scompigliati e multicolore rende i pagliacci delle vere e proprie maschere difficili da decifrare. Le loro espressioni sono spesso incomprensibili e le loro emozioni celate o estremamente variabili, inoltre possono compiere gesti e azioni che in genere sono socialmente sanzionate, ma non ne pagano alcuna conseguenza, il ché fa di loro delle figure ambigue di cui non sono chiare né l’identità, né le intenzioni. In altre parole, sono personaggi oscuri, misteriosi, sfuggenti, ovvero “del limite”; e sul limite ogni esistenza è sempre in pericolo (Anaïs Bordages scrive su “Slate.fr” che “la storia dei clown è quella degli psicopatici“).
Sebbene già palese nel 1892, quando Canio, il protagonista dei Pagliacci di Leoncavallo, uccide sul palco la sua donna e l’amante di lei, l’accresciuta inquietudine verso i clown di questi ultimi decenni è dovuta probabilmente alla cultura pop, la quale ha prodotto personaggi che da romantici e malinconici (Joseph Grimaldi e Pierrot, ad esempio) sono progressivamente diventati più spaventosi (JokerPennywise, il pupazzo di Poltergeist, Twisty…) [“BBC News Magazine“, 2008; “ZioBits“, 2011; “Giornalettismo“, 2014].

Un accurato e ricco articolo sulla storia e la psicologia della paura verso i pagliacci lo ha scritto Linda Rodriguez McRobbie su “Smithsonian.com” (31 luglio 2013: “The History and Psychology of Clowns Scary”), la quale ne fornisce un’anteprima in un’intervista a “NPR” (2013):

[…] Clowns, as pranksters, jesters, jokers, harlequins, and mythologized tricksters have been around for ages. They appear in most cultures—Pygmy clowns made Egyptian pharaohs laugh in 2500 BCE; in ancient imperial China, a court clown called YuSze was, according to the lore, the only guy who could poke holes in Emperor Qin Shih Huang’s plan to paint the Great Wall of China; Hopi Native Americans had a tradition of clown-like characters who interrupted serious dance rituals with ludicrous antics. Ancient Rome’s clown was a stock fool called the stupidus; the court jesters of medieval Europe were a sanctioned way for people under the feudal thumb to laugh at the guys in charge; and well into the 18th and 19th century, the prevailing clown figure of Western Europe and Britain was the pantomime clown, who was a sort of bumbling buffoon.
But clowns have always had a dark side […].

Per concludere, un po’ di musica: Pagliacci (1892), di Ruggero Leoncavallo, nella realizzazione andata in scena al teatro San Carlo di Napoli nel 2011:

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AGGIORNAMENTO del 25 ottobre 2014:
Anche in Penisola Sorrentina e nel beneventano sono stati avvistati “clown polacchi” che – forse, presumibilmente, chissà, potrebbe essere, si suppone e sospetta, ma nessuno sa – rubano bambini per un turpe commercio di organi: “Anche in Penisola Sorrentina, cresce l’allerta per i “Polacchi Mascherati” (la fonte è un blog della piattaforma Altervista, per cui – come ripete spesso un mio amico – è inattendibile e infondato a prescindere, anzi è volutamente e colpevolmente falso). La diceria mi era stata segnalata su fb da un altro amico, che giustamente sottolineava quanto questa bufala coniugasse coulrofobia e xenofobia, producendo effetti che non sono la somma delle due fobie, ma una loro notevole moltiplicazione. (Con un articolo a dir poco imbarazzante, ha contribuito ad alimentare questo imbroglio – in cui forse si potrebbero individuare anche gli estremi di una denuncia per procurato allarme – il più noto webjournal della penisola sorrentino-amalfitana).

Facendo un minimo di ricostruzione cronologica, questa pseudonotizia (che poi si è trasformata in bufala) è partita in Emilia con la bravata di alcuni ragazzi che non avevano voglia di andare a scuola.
Dapprima l’allarme poteva sembrare fondato: il 4 ottobre il “Gazzettino di Modena” titolava: “Mascherati da clown e con le mazze terrorizzano i ragazzini: nuove segnalazioni” (“La banda imperversa tra Spezzano e il reggiano. Si moltiplicano le segnalazioni i carabinieri indagano anche per procurato allarme su chi mette in giro voci di episodi non veri. Tam tam di messaggi sui social network tra ragazzi“).
Dopo un paio di settimane, però, si è compreso che era tutto frutto di fantasia: il 21 ottobre “Il fatto quotidiano” scriveva: “Clown “assassini”, studenti si inventano l’aggressione dopo un ritardo a scuola” (“I tre ragazzi sono stati denunciati dai Carabinieri di Reggio Emilia: due per simulazione di reato, un terzo per favoreggiamento. Le forze dell’ordine temono l’effetto emulazione anche in vista dei festeggiamenti di Halloween“).
Nonostante smentite e chiarimenti (il “Corriere di Bologna”, ad esempio, ha specificato che si tratta di una “bufala «importata» via social dagli Stati Uniti. Finte segnalazioni tra Modena e Reggio. Ci casca anche il vicesindaco pd di Baricella“), gli “avvistamenti” si sono comunque spostati al Sud, come ha riferito un webjournal particolarmente scadente che non si sa dove abbia preso le informazioni e che sicuramente non ha verificato le fonti.
Prima in Salento: “Attenzione ai ladri di bambini: ecco le descrizioni e come agiscono” (“Due casi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e nella stessa provincia. Due bambini di 11 e 10 anni che hanno rischiato di “scomparire” o meglio essere rapiti per chissà quali scopi“).
Poi in provincia di Benevento: “Ladri di bambini: paura per la banda dei clown. Ecco le foto e i racconti” (“Inquietanti foto di uomini mascherati da pagliacci stanno girando in maniera virale sui social network […]. I paesi dove sono stati visti sono: Airola, Moiano, Faicchio, Sant’agata e altri“). Soprattutto a Sant’Agata de’ Goti la “banda di clown” è stata vista più volte, “ma si tratta di uno scherzo forse ispirato dalla puntata di una nota soap“, come conferma anche uno dei principali webjournal dell’area: “Pagliacci rapitori di bambini: ecco la verità” (“Panico in città per i numerosi casi di presunti avvistamenti di un furgone bianco con a bordo clown pronti a portar via i bambini… ma la realtà è diversa: i pagliacci che a Benevento sembrano sbucare in ogni angolo, sono la dimostrazione di come i social, e un bel po’ di creduloneria, possano generare mostri, magari presi a prestito da Stephen King“).
L’allarme beneventano, in particolare, credo sia stato lanciato il 17 ottobre su facebook con un post che fino ad ora ha avuto quasi 41mila condivisioni.

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INTEGRAZIONE del 28 ottobre 2014:
Randy Christensen, presidente dell’associazione mondiale dei clown (“World Clown Association”, WCA), ha dichiarato: «Certo, c’è un genere “horror” e alcune persone amano avere paura, ma il nostro scopo non è quello di far gridare. Il nostro obiettivo è di far ridere e sorridere».
Fonti: “Vulture” (en) e “Slate.fr” (fr).

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AGGIORNAMENTO del 28 ottobre 2014:
E poi, a furia di ripeterle, le bufale e le bugie diventano realtà. In Francia – lo scrivono giornali autorevoli – c’è una vera e propria “psicosi“. Dal Nord gli “avvistamenti” di “clown psicopatici” si sono estesi a tutto il Paese e intanto spuntano i “cacciatori di clown” (ne scrive anche il website della Polizia Nazionale):

  • Le Monde“: “«Clowns effrayants» et «chasseurs de clowns», histoire d’une psychose” (“Depuis une dizaine de jours, des plaisantins déguisés effraient écoliers et passants. Les « anti-clowns » se mobilisent et la police s’inquiète“).
  • Radio France International“: “France: guerre entre clowns psychopathes et chasseurs de clowns” (“C’est un cauchemar qui est devenu réalité dans une trentaine de villes en France. Depuis une dizaine de jours, des clowns, parfois armés de couteaux, se baladent dans les rues et sèment la panique. Le phénomène a commencé dans le Nord et s’est étendu dans plusieurs autres régions. Dans certains cas, ces personnes grimées en clowns se sont même attaquées à des passants. A l’origine de cette blague de très mauvais goût… des vidéos tirées d’internet“).
  • Sud Ouest“: “Clowns effrayants et chasseurs de clowns : le phénomène ne fait plus rire la police” (“Depuis quelques semaines, les mouvements de violence autour des clowns se multiplient. Le phénomène s’est amplifié ces derniers jours“).
  • Var Matin“: “Dans le Var, plusieurs clowns signalés, des chasseurs arrêtés” (“Le phénomène a pris de l’ampleur dans le Var. Ces derniers jours, la présence d’individus grimés et équipés de tronçonneuses ou d’armes blanches, s’en prenant violemment aux passants, a été signalée, sur les réseaux sociaux, un peu partout dans le département“).
  • Police Nationale“: “Phénomène des «clowns maléfiques»” (“…Symptomatique de l’impact d’internet, ce phénomène peut engendrer des dérives individuelles dommageables et des troubles à l’ordre public. Sur les réseaux sociaux, des groupes appelant à des mobilisations collectives contre les clowns ont vu leur apparition… Rappel: La détention d’une arme sur la voie publique est un délit passible d’une peine d’emprisonnement… Ayez le réflexe citoyen, cessez les rumeurs et ne participez pas à la diffusion de fausses informations sur internet…“).

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AGGIORNAMENTO del 1° novembre 2014:
“Il Post” ha tradotto un articolo di Adam Taylor sul “Washington Post” intitolato Il problema dei clown in Francia: “Da mesi circolano su YouTube video che mostrano persone vestite da clown spaventare i passanti: sono nate delle ronde difensive ed è intervenuta anche la polizia“.

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AGGIORNAMENTO del 22 ottobre 2016:
“Il Post” ha pubblicato il 21 ottobre 2016 un articolo molto ricco (pieno di link e video di approfondimento) sulla paura dei pagliacci: “Non è solo colpa di Stephen King e del cinema degli anni Ottanta: erano già inquietanti nell’Ottocento e c’è anche una fobia legata a loro“.
PS: ultimamente ci sono stati numerosi avvistamenti di “clown inquietanti”: prima negli USA (se ne incontrano da almeno 35 anni), poi in UK, quindi in Svezia (dove un uomo sostiene d’essere stato pugnalato da un clown), per finire addirittura come un “fenomeno porno” sul web.

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a La paura dei pagliacci

  1. giogg ha detto:

    Occhio a dove lavate l’auto.
    Alla Ford hanno deciso di fare i simpatici, spaventando.

  2. giogg ha detto:

    In ben due post “Il Gazzettino Sorrentino” (24 ottobre 2014) riferisce (con notevoli difficoltà sintattiche e grammaticali) di fantomatici “clown polacchi”. Il primo è QUI:

    ANCHE IN PENISOLA SORRENTINA, CRESCE L’ALLERTA PER I “POLACCHI MASCHERATI”
    Cresce anche in Penisola Sorrentina, dopo i paesi dell’hinterland Beneventano, la paura che hanno generato un gruppo di uomini mascherati da Clown di presunte origini straniere. Gli ultimi avvistamenti, si sono avuti in paesi come dicevamo in precedenza del Beneventano , come Sant’Agata, Airola , Faicchio. Si dice che questa fantomatica gang giri con furgoni di colore Bianco o Rosso ed i loro occupanti sono vestiti come si diceva da clown o da sacerdoti. Lo scopo a quanto sembra, è quello di avvicinare i bambini e gli adolescenti, per rapirli e poi rivendere gli organi al mercato nero nei paesi dell’est Europa dove questa pratica è consentita dalla legge. Attualmente alle forze dell’ordine non è stata fatta alcun tipo di denuncia ne di segnalazione. Il tam tam mediatico generatosi sul popolare social network FACEBOOK, tiene le mamme della costa di Sorrento con gli occhi ben più aperti di prima sui figli per la paura che ha generato il posto pubblicato su FB. Ancora, si dice sempre nel post che invita a vigilare con la massima attenzione sui bambini che questi signori sono stati visti addirittura intrufolarsi nelle casa allo scopo di qualche furto molto probabilmente. Sempre su FB, viene fuori leggendo i commenti che questi strani individui con molta probabilità siano stati avvistati non solo a Sant’Agata dei Goti nel Beneventano, ma anche a Sant’Agata sui due Golfi nel nostro territorio peninsulare. Una mamma letto tutto quello scritto sul social alla fine ha commentato dicendo: “ … Comunque per i nostri bambini non c’è più possibilità di vita serena o almeno non per strada … nulla e più sicuro neanche la porta del vicino“.

    Il secondo è QUI:

    LADRI DI BAMBINI: PAURA PER LA BANDA DEI CLOWN
    Ladri di bambini, psicosi o pericolo reale? Dopo i due episodi accertati, sono aumentate le segnalazioni e l’attenzione alla vicenda. In particolare, inquietanti foto di uomini mascherati da pagliacci stanno girando in maniera virale sui social network, ecco cosa si legge su Facebook: “Girano dei polacchi mascherati da clown oppure da sacerdoti con furgoni rossi e altri bianchi con targa coperta, si avvicinano ai bambini per rubarli per il commercio di organi. I paesi dove sono stati visti sono: Airola, Moiano, Faicchio, Sant’agata e altri” si fermano anche davanti alle scuole! ATTENZIONE Fai girare l’allarme” .Si tratta di comuni del Beneventano, in Campania, ma facendo una rapida ricerca sul Web già dai primi giorni di ottobre lo stesso allarme girava in maniera incontrollata, con un vero e proprio effetto psicosi in Emilia Romagna, con decine di segnalazioni di aggressioni da parte di individui mascherati da clown tra Reggio Emilia e Modena, a cui però non c’è stato nessun riscontro da parte delle forze dell’ordine. Come riporta il Gazzettino di Modena, gli inquirenti sono giunti alla conclusione che si sia trattato di gesti goliardici di ragazzini e non di una vera e propria banda criminale, ma adesso iniziano a fioccare segnalazioni da altre parti d’Italia, molto distanti dalla zona originale, come quella che noi abbiamo raccolto. Si tratterà ancora di qualche giovane con la voglia di emulare la bravata o c’è davvero altro sotto?

    • giogg ha detto:

      “Il Corriere di Bologna”, 22 ottobre 2014, QUI

      L’ASSURDA PSICOSI DEI CLOWN PICCHIATORI
      Bufala «importata» via social dagli Stati Uniti. Finte segnalazioni tra Modena e Reggio. Ci casca anche il vicesindaco pd di Baricella
      di G.R.

      BOLOGNA – Quando non c’erano i social network e i sistemi di condivisione istantanea, la bufala s’alimentava col passaparola. «Sai che un amico di un mio amico… » o ancora «Mi ha detto mio cugino che…». Intendiamoci, le leggende metropolitane sono sempre esistite, è solo cambiata la velocità di diffusione delle panzane. In pochi giorni la folle storia dei clown picchiatori, pare ispirata a una trasmissione americana di successo, è diventata virale e ha generato un’ondata di paranoia che dagli Stati Uniti è sbarcata in Italia.
      Da Nord a Sud è scoppiata la psicosi, tanto che in alcuni comuni si è cominciato a discutere dell’opportunità di costituire delle ronde. Follie da web che non hanno risparmiato l’Emilia dove polizia e carabinieri hanno dovuto tranquillizzare genitori e ragazzini che segnalavano presunti avvistamenti. Ma erano solo dei falsi.
      A Reggio Emilia la balla da web è stata usata da tre ragazzini di 14 anni per giustificare un ritardo a scuola. Venerdì scorso hanno raccontato agli insegnanti d’essere stati aggrediti fuori dai cancelli dell’istituto da due persone mascherate da pagliacci che li avrebbero derubati dei pochi spicci che possedevano. La scuola ha informato i carabinieri, cui sono bastate poche verifiche per capire che si trattava di una storia inventata. Le indagini si sono spostate sul web alla ricerca dei fomentatori che stanno alimentando paure e suggestioni.
      Il fenomeno si è allargato a macchia d’olio e tra Reggio e Modena ha raggiunto dimensioni preoccupanti e risvolti poco divertenti. Basta chiedere all’imprenditore reggiano che si è ritrovato uno dei suoi furgoni immortalato sui social network con accanto l’indicazione: «È il mezzo dei clown assassini». A Modena la Prefettura ha addirittura convocato una riunione per arginare la psicosi. Tutto sarebbe cominciato a Spezzano di Fiorano, nel modenese, quando alcuni ragazzini raccontano d’essere stati rincorsi fuori da un centro sportivo da alcuni figuri mascherati da clown con bastoni e un pitbull al guinzaglio. Pochi giorni dopo un’altra voce a Sassuolo. Voci, appunto. L’unica denuncia, subito smontata, è quella dei ragazzini di Reggio, poi solo segnalazioni senza fondamento che però hanno distolto carabinieri e polizia da questioni più serie e, purtroppo, spaventato tanti genitori facilmente impressionabili. Non sono i soli.
      Dalle nostre parti si è riusciti a fare peggio. Non più e non solo clown picchiatori, ma una presunta gang di polacchi mascherati specializzata nei rapimenti di bambini per poi rivenderne gli organi. Cose dell’altro mondo. L’allarme era contenuto in un post incautamente condiviso sul suo profilo facebook da Giampiero Ceccardi, 41 anni, vicesindaco Pd di Baricella con delega alla polizia municipale, al bilancio e allo sport. «Di solito non pubblico notizie senza averle verificate ma si tratta di una cosa grave riguardante la sicurezza. Avviserò le forze dell’ordine perché tengano gli occhi aperti», scriveva ieri. Il post era di una ragazza di Funo che riprendeva un allarme girato in alcuni comuni lombardi. «L’ho pubblicato giusto così, abbiamo le giostre e volevo informare i cittadini che girano queste storie e che, magari, eventuali clown potevano non essere tali», si è giustificato. Possibile? «Mah, guardi… tutto può essere. Il mercato degli organi esiste, non l’ho inventato io. Meglio avvertire che non farlo». Tre minuti dopo il vecchio post era sparito, al suo posto un altro dai contenuti decisamente più rassicuranti: «Ho fatto ricerche sul post dei clown, potevo farle prima? Probabilmente, ma comunque falso allarme. Non smetterò mai di tenere gli occhi aperti in tema di sicurezza sulla mia comunità!». E non è una minaccia
      .

  3. giogg ha detto:

    Un articolo molto ricco, che nella versione originale è pieno di link e video di approfondimento.

    “Il Post”, 21 ottobre 2016, QUI

    Non è solo colpa di Stephen King e del cinema degli anni Ottanta: erano già inquietanti nell’Ottocento e c’è anche una fobia legata a loro
    PERCHE’ ABBIAMO PAURA DEI CLOWN

    Da agosto negli Stati Uniti ci sono stati numerosi casi di avvistamenti di clown: sui social network sono stati pubblicati video che mostrano persone vestite da clown, armate di coltelli o con un atteggiamento minaccioso, mentre rincorrono o aggrediscono altre persone. I giornali americani si stanno occupando molto del fenomeno anche se è probabile che alcuni di questi avvistamenti non siano davvero avvenuti (come scoperto dalla polizia di recente) e che qualche video sia stato girato per scherzo. Se n’è parlato talmente tanto che all’inizio di ottobre McDonald’s ha deciso di limitare per un po’ le apparizioni del clown Ronald McDonald’s, mascotte della catena. Ancora non è chiaro se ci sia una correlazione tra le varie apparizioni di clown, o se più semplicemente persone diverse si siano divertite con lo stesso inquietante passatempo.
    Forse non è un caso che questi avvistamenti siano avvenuti nel periodo del trentesimo anniversario della pubblicazione di It, il famoso romanzo horror di Stephen King in cui c’è un mostro che spesso prende la forma del clown Pennywise: uscì nel settembre del 1986, nel 1990 ne fu fatta una miniserie televisiva e al momento è in corso di produzione un film ispirato al libro, che dovrebbe uscire nel 2017. La storia di It non è l’unico motivo per cui molte persone ritengono i clown inquietanti, però è negli anni Ottanta che qualcuno si è inventato la parola “coulrophobia“, che in inglese indica la “paura dei clown”.

    Da dove arrivano i clown
    Già nel 2.500 a.C. i faraoni e gli antichi imperatori cinesi si facevano intrattenere da persone mascherate come i clown. Nei rituali dell’etnia di nativi americani Hopi c’erano personaggi simili ai clown che interrompevano le danze degli altri membri della tribù con scherzi grotteschi. Nell’antica Roma c’erano gli archimimi, che imitavano in modo buffo i defunti durante le cerimonie funebri, anche prendendone in giro i parenti. Nel Medioevo qualcosa di simile veniva fatto dai giullari, che quando si esibivano a corte potevano scherzare sui re e sui nobili, oltre che ridere di loro stessi o degli spettatori, come facevano anche alcune maschere del Carnevale.
    I clown per come li conosciamo oggi esistono più o meno dall’inizio dell’Ottocento. Una persona in particolare ne inventò l’immagine contemporanea: era l’attore di teatro inglese Joseph Grimaldi, vissuto tra il 1778 e il 1837. Grimaldi era famosissimo nella Londra dell’epoca e fu il primo a usare un tipo di trucco simile a quello dei clown di oggi, con il cerone bianco su tutto il viso e le guance colorate di rosso, per imitare le facce degli ubriachi. Grimaldi, o meglio, il personaggio da lui interpretato, Joey, indossava vestiti molto colorati, faceva acrobazie e battute sulle mode del tempo.

    Il lato oscuro dei clown
    Fin dai tempi di Grimaldi i clown erano associati a qualcosa di negativo. La vita dello stesso Grimaldi non fu molto felice: suo padre lo educò in modo tirannico; sua moglie morì di parto; suo figlio – anche lui un clown – morì alcolizzato a 31 anni; a causa dei numerosi infortuni che si procurò facendo acrobazie ebbe molti dolori fisici. Il pubblico sapeva queste cose di lui, tanto che una delle sue battute, basata su un gioco di parole a partire dal modo in cui in inglese si pronuncia “Grimaldi”, era «I am GRIM ALL DAY, but I make you laugh at night», cioè «Io sono tetro tutto il giorno, ma di sera vi faccio ridere». Secondo Andrew McConnell Stott, autore di una biografia di Grimaldi del 2009 intitolata The Pantomime Life of Joseph Grimaldi, l’idea che i clown facciano paura è in parte dovuta allo scrittore Charles Dickens, che curò il libro di memorie di Joseph Grimaldi e che nel romanzo Il Circolo Pickwick si ispirò a suo figlio per un personaggio. Entrambi i libri trasmettono l’idea sotto il trucco di un clown ci sia una persona con dei problemi.
    Se Grimaldi ebbe una vita infelice, quella di un altro famoso pagliaccio dell’Ottocento fu ancora più inquietante. Jean-Gaspard Deburau (1796-1846) era famoso a Parigi per il personaggio di Pierrot, il clown muto con il viso bianco, le labbra rosse, le sopracciglia nere e l’immancabile lacrima. Nel 1836 Deburau uccise con il suo bastone da passeggio un ragazzo che lo aveva insultato per strada: alla fine fu dichiarato innocente, ma l’idea di omicidio iniziò a legarsi alla figura del clown. Ad esempio, nell’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, andata in scena per la prima volta nel 1892 con la direzione di Arturo Toscanini, il protagonista è un clown che uccide la moglie che lo ha tradito.
    Il lato oscuro dei clown venne temporaneamente dimenticato dopo la Seconda guerra mondiale, quando i pagliacci divennero personaggi di intrattenimento solo per bambini e non più per adulti. Negli Stati Uniti, a metà anni Sessanta, uno dei più popolari programmi televisivi per bambini era quello del clown Bozo – che in varie versioni è andato avanti fino agli anni Duemila – e nel 1963 fu inventato il personaggio di Ronald McDonald’s.
    Alla fine degli anni Settanta però un caso di cronaca nera diffuse di nuovo un’immagine negativa dei clown. Tra il 1972 e il 1978 John Wayne Gacy, che faceva da intrattenitore alle feste per bambini come Pogo il clown, stuprò e uccise 33 ragazzi nella zona di Chicago: fu condannato alla pena di morte e fu giustiziato nel 1994. Quando fu arrestato, Gacy disse ai poliziotti: «Sapete… i clown possono farla franca». La stampa americana lo chiamava “Killer Clown”. Già nel 1968 Gacy era stato in prigione per aver molestato sessualmente un adolescente, ma nonostante questo ebbe poi la possibilità di lavorare con molti bambini.
    Nel cinema Pennywise non fu il primo clown malevolo: già nel 1982 in Poltergeist c’è un pagliaccio pupazzo che prende vita e aggredisce Robbie, il ragazzino, trascinandolo sotto il letto.
    Dagli anni Ottanta, grazie a Poltergeist, It e altri film horror, i clown sono sempre più associati alla paura piuttosto che al circo o agli spettacoli per bambini. In It, Pennywise è un mostro che si nasconde nelle fogne di una cittadina americana e il clown è solo una delle sue forme – a seconda del bambino che si trova davanti ne può assumere diverse: una mummia, un licantropo o un uccello preistorico – perché It di fatto è il male.
    È difficile stimare quante siano le persone che davvero provano la “coulrophobia“. Nel 2008 l’Università di Sheffield, in Inghilterra, chiese a 250 bambini e ragazzi dai 4 ai 16 anni cosa pensassero dei clown: la maggior parte disse che non gli piacevano e addirittura ne erano spaventati. Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la più importante classificazione delle malattie della psiche al mondo, la cui edizione attuale è più comunemente nota come DSM V, scrive che la paura dei clown nei bambini è compresa all’interno di una categoria più ampia, quella verso i personaggi mascherati, come le mascotte e le persone travestite da Topolino a Disneyland. Questo tipo di paura inizia quando i bambini hanno due anni, temono gli estranei e fanno fatica a separare la realtà dalla fantasia. Crescendo si smette di provarla, anche se pare che circa il 2 per cento degli adulti continui ad avere paura dei clown: è dovuta all’inquietudine di non capire le reali intenzioni ed emozioni sulle facce dei clown, coperte da maschere e trucco.
    Per scrivere l’articolo di psicologia del 2016 On the nature of creepiness (cioè “Sulla natura dell’orrore”), pubblicato sulla rivista New Ideas in Psychology, gli psicologi del Knox College dell’Illinois Francis McAndrew e Sara Koehnke hanno chiesto a più di mille persone di fare una classifica di una lista di mestieri in base a quanto li trovassero inquietanti: i clown sono arrivati al primo posto – seguiti da imbalsamatori, proprietari di sex shop e direttori di pompe funebri. La conclusione dello studio di McAndrew e Koehnke è che essere spaventati come nei film dell’orrore è una risposta emotiva a una situazione in cui non è chiaro se si sia minacciati o meno. Una persona risulta inquietante quando non si capisce se sia da temere o meno.
    Nonostante lo studio dell’Università di Sheffield però, a molti bambini i clown piacciono, soprattutto negli ospedali. Uno studio dell’Università di Macerata pubblicato nel 2013 sulla rivista Journal of Health Psychology dice i clown presenti nei reparti pediatrici degli ospedali contribuiscono a ridurre l’ansia dei bambini prima delle operazioni chirurgiche meno importanti. Secondo un altro studio, pubblicato nel 2011 sulla rivista Natural Medicine Journal e realizzato all’ospedale San Camillo di Roma, i bambini ricoverati per malattie respiratorie guariscono più in fretta dopo aver giocato con i clown. Recentemente anche Stephen King ha preso le difese dei clown, invitando le persone a non spaventarsi per via degli avvistamenti di pagliacci minacciosi negli Stati Uniti e ricordando che normalmente i clown sono benintenzionati e vogliono solo divertire i bambini e far ridere le persone
    .

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