Pan Chalù, una storia di vita

Martedì 8 luglio 2014, alle 20:30, a Villa Fondi (Piano di Sorrento, Napoli) verrà presentato “Pan Chalù“, il bel libro di Chiara Bianca Maturo sulla straordinaria vita di Gaetano Pagano di Melito. Avrò l’onore di parteciparvi e di raccontare il mio incontro con un uomo indimenticabile.

Chiara Bianca Maturo, “Pan Chalù”, storia di vita di Gaetano Pagano di Melito, ed. I Libri della Leda, Angri (Salerno), 2013

Ho avuto l’onore di conoscere Gaetano Pagano nel 2006, grazie al prof. Carlo Carbone, storico dell’Africa dell’Università di Cosenza che mi aveva invitato a parlare della mia esperienza di peacekeeper in Burundi. Dopo quella prima segnalazione, chiamai Gaetano al telefono e gli chiesi di potergli far visita: mi aprì le porte del suo “rifugio” immerso in un agrumeto sulle colline della Penisola Sorrentina e, tra un bicchiere di rum e un sigaro cubano, cominciò a parlarmi della sua amicizia con Fidel Castro e a mostrarmi la celebre intervista che gli fece nel 1976, un lungo film-documentario realizzato per la televisione svedese, presentato l’anno successivo al Festival di Cannes con un titolo molto noto: “La historia me absolverà“. [Ne accennai già in una nota di questo post nel 2008].

“Pan Chalù”, allitterazione in cinese-mongolo di “Gaetano”, era una persona unica, con una vita inimitabile:

«Come potervi raccontare in poche parole la vita straordinaria di quest’uomo che alfabetizzò i contadini cubani mentre Castro cacciava Batista, lavorò al fianco di Olof Palme in Svezia e combattè l’Apartheid al fianco di Agostinho Neto in Angola. Quando Che Guevara montava la Poderosa per raggiungere la spina dorsale del Mondo: la Cordigliera, Gaetano aveva già conquistato la fiducia dei discendenti di Gengis Khan cavalcando una Harley Davidson, tutto solo a sedici anni nella steppa mongola. Questo è stato Gaetano Pagano di Melito per noi italiani, mentre per un miliardo di Cinesi e Mongoli è stato e rimarrà per sempre: Pan Chalù» (Luigi De Rosa, qui).

Chiara Bianca Maturo ha scritto la storia di vita di Gaetano Pagano dopo una assidua frequentazione durata almeno un quinquennio: un lavoro innanzitutto di ascolto e di empatia, che è riuscita a rendere molto efficacemente nelle pagine del libro. Il contenuto del testo, tuttavia, va oltre la biografia perché si tratta di un vero e proprio percorso all’interno del Novecento, che porta oltre il Novecento: è il percorso di una vita “anticoloniale”, «il destino di un uomo nel vento della storia», come dice il sottotitolo, che però è un vento che continua a soffiare attraverso la poesia e la letteratura postcoloniale di Aimé Césaire, Léopold Sédar Senghor, Birago Diop, René Depestre, Franz Fanon e tanti altri, fino, oserei dire, a questo testo su Pan Chalù.
Il libro è bello, racconta con delicatezza e passione una vita che è sia romanzo di formazione, sia saggio storico, sia osservazione socio-antropologica: la biografia di un uomo che ha superato – anzi, che ha rifiutato – l’angustia e la claustrofobia dell’identità nazionalistica, religiosa e culturale, per dedicare la propria vita ad un’altra forma di appartenenza, quella alla libertà, che è innanzitutto il saper riconoscere l’Altro e il volerlo incontrare nella sua somiglianza e nella sua diversità.

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Rassegna stampa sulla morte di Gaetano Pagano di Melito:


Rassegna stampa sul libro “Pan Chalù”
:

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La serata di presentazione di “Pan Chalù”, l’8 luglio 2014, è stata bella e affollata. Su facebook è “raccontata” da almeno tre reportage fotografici: di Angie Cafiero, di Antonino Casola, della Città di Piano di Sorrento.

Un momento della presentazione del libro “Pan Chalù”, 8 luglio 2014

E’ disponibile anche la registrazione audio-video (a cura di Akmàios) dell’intera serata:

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
Questa voce è stata pubblicata in alterità, antidoti, burundi 2005, guerra e pace, letto-visto-ascoltato, memoria, penisola sorrentina, segnalazioni, taccuino 2.0 e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Pan Chalù, una storia di vita

  1. giogg ha detto:

    RASSEGNA STAMPA SULLA MORTE DI GAETANO PAGANO DI MELITO:

    “Positano News”, 29 dicembre 2014, QUI

    PIANO DI SORRENTO. MORTO GAETANO PAGANO DI MELITO: UN UOMO GRANDE QUANTO SCHIVO. AMICO DI FIDEL E NON SOLO
    di Eugenio Lorenzano

    La dipartita di Gaetano Pagano di Melito è passata un po’ sottotraccia negli ambienti della cultura e della politica della penisola sorrentina e della nazione tutta . Gaetano Pagano di Melito era un uomo di grande statura morale, grandissima. Così grande quanto schivo se non addirittura retrivo all’apparire . Nato nel 1928 da una famiglia nobiliare locale, figlio di diplomatici , si ritrovò giovanissimo tra Giappone e Cina. Il suo impegno politico fu intenso , tanto da essere l’unico italiano che partecipò alla rivoluzione cinese nel 1949 al fianco delle truppe maoiste. Si è poi laureato in ingegneria navalmeccanica e si è trasferito in Svezia. Con la vittoria della “revoluciòn” a Cuba , ha passato un lungo periodo come tecnico volontario nell’isola caraibica. Divenne un fidato amico di Fidel Castro, e sempre a stretto contatto del lider maximo ha operato in vari settori delle costruzioni navali a Cuba. E’ poi ritornato in Svezia , facendosi apprezzare dal mitico primo ministro Olof Palme , ed in Svezia ha iniziato la sua carriera giornalistica con una serie di reportage inerenti Cuba , ma anche la guerra in Angola. Sul campo in Angola , ed in special modo a Cuito Canavale Pagano e la sua telecamera diventano il testimone più importante delle operazioni di guerra che condurranno gli angolani ed i cubani alla vittoria contro il Sud Africa ed alla conseguente indipendenza della Namibia. Pagano divenne un volto popolare e conosciuto della Tv di stato svedese. L’allora primo ministro svedese Palme lo nominò consigliere alla politica estera per il terzo mondo . Sicuramente in quel periodo i rapporti tra Svezia e Cuba si intensificarono e fu memorabile il discorso che tenne Palme contro l’apartheid a L’Avana; nelle parole di quel discorso di Palme c’era certamente lo zampino di Pagano nel frattempo divenuto amico intimo sia di Palme che di Fidel Castro. Col suo secondo matrimonio Gaetano Pagano di Melito decide di ritornare alle origini a Piano di Sorrento , alla frazione Trinità e lì ha risieduto per gli ultimi 30 anni della sua esistenza. In penisola sorrentina Pagano ha brillato per riservatezza. Infatti ha sempre partecipato in maniera abbastanza schiva alla vita politica e sociale peninsulare. Ricordo perfettamente tutto l’impegno degli attivisti di “Italia-Cuba” per farlo intervenire e prendere parola ad un incontro di sostegno alla rivoluzione cubana nei pressi della discoteca “La Mela”. Gli ha reso giustizia in questi ultimi mesi la brillante Prof. Chiara Bianca Maturo , che con un certosino lavoro di collage storico, umano e politico ha pubblicato recentemente una sua imperdibile biografia. Ci ha lasciato meravigliati la pressochè totale mancanza di partecipazione delle autorità e delle associazioni culturali e politiche locali al dolore per la dipartita di un uomo di così elevato lignaggio morale e politico.

    COMMENTI:

    STEFANO, 29/12/2013 alle ore 06:51
    In un mondo,come questo di oggi,pieno di piccoli ed inutili personaggi,sofferenti di protagonismo,questo signor Gaetano Pagano è da prendere come buon esempio. meditate gente…..

    LUIGI IACCARINO, 29/12/2013 alle ore 14:45
    Ho conosciuto l’ingegnere Pagano di Melito quando, in occasione della preparazione della ricorrenza dei 200 anni dell’autonomia del nostro Comune, in qualità di Sindaco invitai per la solennità civile del Giorno del Comune (istituita per l’occasione e per poi farla diventare un vero giorno di celebrazione per la cittadinanza di Piano) tutti i Consiglieri che negli anni erano stati seduti negli scanni del Consiglio Comunale. Voleva essere un’occasione per esprimere loro il grazie della cittadinanza tutta per aver contribuito a rendere il nostro comune libero, operoso, autonomo, efficiente, agiato e punto di riferimento per tanti Comuni della Costiera…tra i tantissimi Consiglieri ritrovai anche il nominativo dell’illustre Ingegnere Gaetano Pagano di Melito. Io non lo conoscevo se non per un ricordo del suo cognome perchè la mia maestra delle elementari, signora Nesi, quando per ricordarci dell’importanza del Culto dei defunti ci portava al Cimitero di Piano ci conduceva anche davanti ad una tomba austera con su la scritta Pagano di Melito e ci raccontava di questa famiglia come una illustra famiglia del Piano, degna d’essere ricordata. All’invito ufficiale che feci notificare a tutti i Consiglieri, i cui nomi furono rinvenuti nel libro dei verbali delle Assemblee Consiliari, io feci seguire anche una personale telefonata di cortesia per rircordare a ciascuno il piacere di incontrarci in un giorno che doveva rappresentare poi da quell’anno una occasione di celebrazione e di ricordo. Quando ebbi la possibilità di colloquiare tramite telefono quindi con l’ingegnere Pagano fui colpito fortemente dalla sua signorilità e dalla sua concretezza, mi rivelò che se non ci fosse stata quella telefonata non sarebbe mai stato presente perchè un invito cartaceo spesso è impersonale e quasi sempre segno di mancanza di tatto e di sensibilità. Con piacere poi il 9 gennaio del 2006 potei stringere la mano ad uno dei tantissimi Consiglieri presenti, era la mano asciutta dell’ingegnere Gaetano Pagano di Melito che nel ricambiare così sentito saluto mi ringraziava per tanta attenzione…quando poi gli consegnai il gagliardetto celebrativo della Giornata con lo Stemma del nostro Comune e con il suo nome inciso sulla targhetta posta sulla basetta di marmo, ancora mi esplicitò il suo grazie per così delicata ma sentita attenzione e mi assicurò che sarebbe poi tornato al Comune per parlare con me non di ricordi ma di economia agricola. Ci incontrammo poi dopo qualche mese al Comune per poter trattare e risolvere alcuni problemi riguardanti alcune sue mura di cinta che avevano bisogno di manutenzione ed oltre a ringraziarmi ancora mi ridiede il famoso appuntamento per trattare di economia rurale…ma poi non ci siamo più sentiti sia perchè in quello stesso anno anch’io mi ritirai a “vita bucolica ” lontano dalla vita pubblica sia perchè forse in maniera sprovveduta non lo cercai più. Ora questo semplice, ma significativo ricordo vuole trasformarsi in testimonianza di stima e di rispetto, al di là di ogni spazio e tempo. per un uomo che aveva una concezione della vita certamente diversissima della mia, ma che anche per solo qualche contatto fugace e conseguenziale scambio di opinione mi ha lasciato ricchezza di insegnamento indelebile e forte. Luigi IACCARINO . ex Sindaco di Piano di Sorrento
    .

    EUGENIO LORENZANO, 30/12/2013 alle ore 00:01
    Mi ha fatto molto piacere leggere le righe del commento dell’ex sindaco carottese Luigi Iaccarino. La testimonianza dell’umanità di Gaetano Pagano di Melito è importantissima

    ALESSANDRO SODANO, 31/12/2013 alle ore 18:54
    Ho conosciuto Pagano nel 1980. Un amico comune portò lui e Britt a vedere una mia mostra di fotografie scattate in Brasile, nel pieno della dittatura militare. Non sapevo chi fosse, ma mi colpirono i suoi commenti alle foto: acuti, pieni di conoscenza e di comprensione per una realtà così lontana da quella italiana. Nel corso degli anni ho conosciuto gran parte degli episodi salienti della sua vita, vissuta camminando dentro la storia e dalla parte di chi era oppresso. Episodi raccontati con il tono con cui qualcun altro avrebbe potuto raccontare una vacanza o una partita a carte. Mai un briciolo di auto compiacimento o di retorica. come se tutto quello che aveva visto e fatto, tutte le vicende epocali di cui era stato testimone e protagonista fossero le cose più normali del mondo. Spesso, interrompendo la narrazione per aprire una bottiglia di vino o mangiare da un paniere di fichi. Il suo vino, i suoi fichi, di cui andava orgoglioso. Sembrava più orgoglioso di essersi riparato la casa di famiglia da solo, dopo il terremoto, che di tutto quello che aveva combinato nella sua vita. Conoscerlo e volergli bene é stato naturale. Averlo come amico é stato un onore e, ancora di più, un piacere. Mi mancherà, come mancherà a tutti quelli che lo hanno conosciuto, stimato ed amato. Rimarrà sempre, comunque, nel mio cuore. Addio Pagano. Non penso che ci rincontreremo: nessuno di noi due ci ha mai creduto in un altro mondo. Se ci fossimo sbagliati e tu fossi da qualche parte, ti auguro del buon vino, della buona musica e tana serenità
    .

    ANNA MARIA GARGIULO, 10/01/2014 alle ore 21:54
    Ho letto Pan Chalù di Chiara Bianca Maturo ed ho amato il personaggio, che conoscevo solo di nome. Mi ha molto colpito la forza morale, la consapevolezza del peso dei pregiudizi del perbenismo e la sua denuncia. Come spesso accade, ai Grandi tocca la solitudine e il silenzio! Ma una riflessione mi viene spontanea: di quanto di fatto nell’apparente vicinanza di provincia delle comunità locali siamo imprigionati in etichette e ci conosciamo per etichette e conversiamo per ….. etichette, avendo ormai dimenticato il dialogo! Perciò l’assenza ed il silenzio rilevati nell’articolo non mi sorprendono affatto!

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    “Corriere del Mezzogiorno”, 11 gennaio 2014, QUI

    GAETANO PAGANO, DALLA CINA A FIDEL CASTRO. UNA VITA AL CENTRO DELLA STORIA
    Ingegnere, il lider maximo lo chiamava «Resuelvetodo». Rinchiuso in un lager giapponese, insegnò ai maoisti a nuotare
    di Goffredo Buccini

    PIANO DI SORRENTO (Napoli) — Il ventaglio rosso di Yen Weichü è ancora lì, nella cristalliera. Con una stecca rotta — danno collaterale di settant’anni di storia — e quella dedica che lui traduceva dal cinese, sussurrando col magone: «In ricordo di Chalù». La foto grande del Lider Maximo sbuca da un cassettone, nella sala affacciata sul tramonto della penisola sorrentina tra mandarini e limoni, con due righe a penna retoriche come un inno: «Para Pagano, el mejor historiador filmico de nuestra revolucion. Fraternalmente, Fidel». Stipi e armadi traboccano di cimeli d’una vita che poteva contenerne comodamente dieci, qui a Villa Giulia, la casa di famiglia: lui con gli angolani dell’Mpla, nella Svezia di Olof Palme, a Shanghai tra i figli privilegiati della diplomazia anni Trenta, nella Pechino occupata dai giapponesi, prigioniero, fuggiasco, guerrigliero, ingegnere, regista, maestro, giornalista, mediatore tra mondi.
    Ha avuto molti nomi in così tante vite, Gaetano Pagano di Melito, rampollo della nobiltà napoletana persuaso fino all’ultimo che la storia di ciascuno sia «la storia di tutti». I mongoli, coi quali visse un’avventura da adolescente scappando in moto attraverso la Grande muraglia, deformarono il suo cognome in Pan Chalù, fratello tra nomadi sotto la volta stellata. Lin Piao, mitico comandante dell’armata maoista, lo chiamava «Bianco Nato in Cina» e gli chiese di insegnare a nuotare ai compagni guerriglieri, contadini e montanari com’erano, perché «un guerrigliero deve saper fare tutto». Lui è morto pochi giorni fa, poco prima della fine del 2013, qui, nella stanza accanto, un pomeriggio di solitudine. Aveva 88 anni e da oltre venti s’era rinchiuso a Villa Giulia a contemplare il tramonto e a metabolizzare tutte le storie che gli avevano attraversato l’anima, dimenticato dai compaesani e, nell’ultimo periodo, anche da se stesso — la memoria ormai rosicchiata.
    Un bravo cronista locale, Gegè Lorenzano, gli ha dedicato qualche rigo sul manifesto e su Positano news . Una professoressa delle medie, Chiara Bianca Maturo, ha lavorato cinque anni su una sua biografia tenera ed emozionante («Pan Chalù», appunto, «il destino di un uomo nel vento della storia»).
    Ma è tutto. Non una commemorazione, un discorso pubblico, una cerimonia. Era schivo, dicono, non avrebbe voluto. Britt, terza di tre mogli, una svedese pervasa dal calore del nostro Sud, di 23 anni più giovane di Gaetano, tira fuori the verde, marmellate e un sorriso mite: «Alla fine era stanco, amareggiato. Ma, quando raccontava, sapeva raccontare e aveva da raccontare: e, alla fine, c’era sempre e solo lui». Michele, terzo di tre figli, trentenne che ha ereditato lo spirito dei Pagano di Melito e s’accinge a partire da ingegnere per il Camerun, dice che «papà è stato soprattutto ispirazione». Gli ripeteva che, almeno lui, prima o poi, avrebbe visto la «rivoluzione mondiale». E Michele un po’ deve crederci, se lo porta negli occhi. Gli occhi di chi sogna tutto d’un fiato sono un tratto di famiglia. Li aveva già nonno Gennaro, il padre di Gaetano, eroe di Buccari con D’Annunzio (che gli coniò davanti il motto memento audere semper ), sui Mas con Costanzo Ciano, il padre di Galeazzo: Ciano figlio, da ministro degli Esteri, spedì Gennaro in Cina come console, per sottrarlo alle grinfie del regime più occhiuto e ortodosso. Gaetano ci arrivò dodicenne, nel ‘37. Sicché deve cominciare da lì la storia di un italiano sempre puntuale agli appuntamenti con la Storia, con Mao nella Pechino liberata del ‘49, coi castristi a resistere nella Baia dei Porci del ‘61, con i terzomondisti nell’Africa degli anni Settanta. «Io sono di parte e la racconto così, basta essere chiari», diceva.
    La natura romantica che lo rendeva simile a certi eroi di Conrad e Hemingway deve avergli impedito di assaggiare a fondo l’amarezza che condusse un ex comunista come Furet a raccontare il «Passato di un’illusione». Gaetano era uomo d’azione e doveva essere un comunista prepolitico, intriso di cristianesimo inconsapevole: «Nessuno ci inganna più con la favola della divina provvidenza, la provvidenza ce la faremo noi, perché l’uomo è un essere nel fondo meraviglioso», scrive un giorno alla madre, rigidamente cattolica. Sono parole d’amore. Perché, in fondo, Gaetano proprio per amore trova la passione politica. A Pechino, con la sua bella compagna di scuola Yen Weichü, si baciano la prima volta, come sempre fanno i ragazzini, in un giorno di fuga dalle lezioni, tra le mura del Tempio del Cielo. Alla sera però Yen recita a teatro e, cantando, manda messaggi in codice ai giovani comunisti cinesi che resistono contro l’occupazione giapponese. L’idea di poter saldare «il conto di fame e di morte che si doveva a innumerevoli milioni di bambini denutriti, svestiti e senza scuola» deve trovare lì, tra i compagni del teatro Tingchao, la prima scintilla. Il resto, come capita, è anche caso e talvolta voglia di farla pagare. Caduto Ciano, suo padre viene denunciato ai giapponesi da due spie fasciste, prelevato davanti a lui e a sua madre. Il suo cadavere recherà i segni della tortura. Gaetano rischia la stessa sorte: chiuso in un lager giapponese alle porte di Pechino, scappa quando la resistenza attacca il treno che lo sta portando a morire di lavori forzati nelle miniere della Manciuria.
    Ancora ragazzino, con papà Gennaro, guardava dalla legazione di Pechino i fuochi sulle montagne, accesi dalla resistenza per dare speranza al popolo. Ora è in mezzo a quei fuochi, e al comandante del Quarto esercito di Lin Piao che lo esamina, spiega, in ottimo cinese: «Voglio combattere con voi contro chi ha assassinato mio padre». Il primo giapponese che ammazza è un cecchino. «Nessun rimorso, gli aveva appena ucciso un compagno mentre fumava, puntando la brace della sigaretta», racconta adesso Michele. Ma quel «Bianco Nato in Cina», che partecipa alle azioni con coraggio da figlio del popolo, diventerà presto un mito. Castro lo conosce in Messico e lo accoglie a Cuba a braccia aperte. Gaetano resta otto anni accanto a Carlos Rafael, luogotenente di Fidel, e, coi suoi studi da ingegnere navale, mette in piedi la flotta di pescherecci castrista. Il Lider comincia a chiamarlo El Resuelvetodo . E lui, solo lui, vorrà molti anni dopo, per celebrarsi in un’intervista che Gaetano gira per la tv della Svezia socialdemocratica e sarà venduta in 72 Paesi. Titolo senza bisogno di traduzioni: La historia me absolverà… Per un uomo di passioni, c’è sempre una lotta che aspetta. Vengono i giorni dell’Angola, i filmati di Agostinho Neto che recita Havemos de Voltar con la sua voce da incantatore. La denuncia della strage di Kassinga, che finisce dritta alle Nazioni Unite.
    L’idea di essere seguiti, spiati per le lotte anti apartheid, nella Svezia dove Olof Palme muore ammazzato: quando gli anni passano e i sogni sfioriscono, la prudenza può diventare paranoia, la convinzione ossessione. «Io mi sono innamorata dell’uomo che scrisse quella lettera sulla provvidenza divina e umana. Ma lui dopo due minuti si prendeva tutto il territorio», sospira adesso Britt, con un rimprovero non celato. Persino Villa Giulia diventa troppo piccola per contenere tanto passato. «I nostri figli si scambieranno l’abbraccio vero della fratellanza… questa è la carità vera, nella visione che ci diede il vero Cristo», scriveva Gaetano. Nel secolo che ha attraversato cavalcando, non è andata così. Ma forse Pan Chalù s’è addormentato senza più saperlo
    .

  2. giogg ha detto:

    RASSEGNA STAMPA SUL LIBRO “PAN CHALU'”:

    Blog della libreria “L’Indice”, 1 gennaio 2014, QUI

    PAN CHALU’: ALLONTANARSI SIGNIFICA TORNARE
    di Luigi De Rosa

    Pan Chalù. Il destino di un uomo nel vento della storia
    di Chiara Bianca Maturo
    ISBN 9788897005292
    Num. pagine 152 € 16,00
    Collana I libri della Leda
    Editrice Gaia

    (il testo è disponibile in libreria)

    Stringo tra le mani questo libro, ne leggo il titolo . Pan Chalù, mi chiedo cosa significhi, mi soffermo a guardare il viso del ragazzino ritratto in copertina, indossa una divisa coloniale, sta seduto su di una barca e guarda dietro: vuol tornare? Perché? Dove lo stanno portando?
    Gennaro Pagano di Melito è il padre di quel bambino, ingegnere all’Ansaldo di Genova, originario di Piano di Sorrento, precisamente della frazione di Petrulo, borgo,che un tempo aveva il colore lucente delle foglie del gelso e il grigio intenso delle pietraie, vi si coltivavano i bachi da seta e questa è una storia che ha ordito di seta. Gennaro conobbe un certo Benito Mussolini quando il cosiddetto duce era socialista, combattè sui MAS (Motoscafo armato silurante) con un certo Gabriele D’Annunzio soldato e non ancora Vate. Gennaro, pluridecorato delle due guerre, disse di no due volte a Mussolini quando da socialista diventò fascista, gli salvarono la vita due amici di cuore Galeazzo e poi suo padre Costanzo Ciano che lo spedirono lontano dalla piovra fascista in Cina a rimpinguare il corpo diplomatico. Quindi è laggiù che sta andando anche il ragazzino immortalato nella foto , si chiama Gaetano Pagano di Melito. A Pechino i Pagano conducono una vita tranquilla nei primi tempi. I Pagano, padre e figlio, al contrario degli altri diplomatici, non disprezzano i Cinesi anzi hanno voglia di confrontarsi e conoscere questo grande popolo. Gaetano impara l’antica lingua degli Imperatori, ne scopre i toni e la profondità grazie anche al suo primo amore Yen Weichü, studentessa e attrice che con la sua arte combattè gli oppressori Giapponesi. Yen Weichü mi ha fatto venire in mente, leggendo le considerazioni che ha per lei Gaetano : (女媧): Nüwa , un’antica dea cinese che, accortasi che i demoni del male avevano squarciato il cielo, cercò e trovò sette pietre colorate con le quali suturò lo strappo inventando l’arcobaleno, solo il coraggio di una donna sa cucire il cielo. Gaetano a sedici anni si fa prestare una moto da un amico del padre, un Harley Davidson,e con questa parte alla scoperta dell’immensa Mongolia, “follemente” solo, con tre taniche di benzina agganciate al posteriore alla bene e meglio. Gaetano incontra i Mongoli, signori dei cavalli, dopo un viaggio di svariati chilometri attraverso la steppa. Quando i cavalieri della stirpe aurea si vedono venire incontro questo ragazzino bianco che cavalca un asino di ferro dalle lunghe orecchie che scorreggia rumorosamente, scoppiano a ridere; lui scende dalla moto e chiede al grande capo di cavalcare uno dei suoi cavalli. Ci passa su un paio d’ore cadendo e rimontando tutte le volte,dimostrandogli di saperlo fare ,vincendo la sua diffidenza , “un uomo che è capace di cavalcare un cavallo mongolo è degno di stima”. Quest’episodio mi ha ricordato Ernesto Guevara che corre alla scoperta della suo continente latino americano su una Norton 500 tutta scassata ed anche il Che tornerà prepotente, lo scoprirete leggendo il libro, in questa straordinaria vita. Gaetano, tornato a Pechino trova la situazione completamente cambiata, i Giapponesi hanno messo a ferro e fuoco il paese, soprattutto i tentacoli fascisti sono giunti fin lì, Gennaro Pagano di Milito è stato assassinato, l’ordine è partito da Roma. Gaetano reagisce alla morte del padre ,gridando vendetta e, unendosi ai ribelli , fugge sulle montagne. Impara l’arte della guerriglia. E’ il tempo della sofferenza e della lotta che si concluderà con la sconfitta dei Giapponesi e le due bombe americane di Hiroshima e Nagasaki. Si torna a casa , ma solo per poco , il tempo di rimarginare le ferite ed eccolo in Messico giornalista e fotoreporter indipendente (già perché Gaetano non ha mai avuto padroni), qui conoscerà l’altra figura centrale della sua vita Fidel Castro, con lui vivrà le sconfitte e le vittorie quelle contro Battista e gli Americani. Seguirà poi la Svezia , la Lapponia, l’amicizia con il grande Olof Palme e poi di nuovo giù in Angola al fianco di Che Guevara e Agostino Neto a raccontare e documentare stragi e soprusi consumati da Portoghesi, Sudafricani e Americani, già proprio loro, i paladini della giustizia (quella ad uso e consumo loro) che lo faranno controllare insistentemente dalla CIA.
    Infine il ritorno a casa, quando anche in Svezia cominciò a tirare una brutta aria e lo stesso Olof Palme pagò con la vita il nuovo “giro di giostra”, sì, Gaetano Pagano di Milito per intelligenza e umanità ha molto di Tiziano Terzani, entrambi ci hanno insegnato ad amare l’Oriente, meglio: a rispettare il prossimo. Pan Chalù è stato un grande uomo, sì Pan Chalù è semplicemente l’allitterazione in cinese del nome proprio “Gaetano”, ed era così che i discendenti di Gengis Khan impararono a chiamare il ragazzino italiano che cavalcava l’asino di ferro. Pan Chalù è fra quei pochi uomini che al cospetto della morte potranno permettersi di dire, come Pablo Neruda: Confesso che ho vissuto
    .

    – – –

    “Corso Italia News”, 4 luglio 2014, QUI

    PAN CHALU’ DI CHIARA BIANCA MATURO A VILLA FONDI A PIANO DI SORRENTO
    di Angie Cafiero

    Saranno l’antropologo Giogg e la Poetessa Annamaria Gargiulo ad introdurre l’8 luglio 2014 alle 20.30 a Villa Fondi, la professoressa Chiara Bianca Maturo ed il suo libro-intervista “Pan Chalù” – Il destino di un uomo nel vento della storia dell’editrice Gaia, con il patrocinio del Comune di Piano di Sorrento.
    Il romanzo narra la vera storia di Gaetano Pagano di Melito e la sua vita straordinaria, egli riuscì ad alfabetizzare i contadini cubani mentre Castro cacciava Batista, successivamente lavorò al fianco di Olof Palme in Svezia e combattè l’Apartheid in Angola al fianco di Agostinho Neto.
    Quando Che Guevara montava la Poderosa per raggiungere la spina dorsale del Mondo: la Cordigliera, Gaetano aveva già conquistato la fiducia dei discendenti di Gengis Khan cavalcando una Harley Davidson, tutto solo a sedici anni nella steppa mongola.
    Questo è stato Gaetano Pagano di Melito per noi italiani, mentre per un miliardo di Cinesi e Mongoli è stato e rimarrà per sempre: Pan Chalù.

    Se vuoi, posso accompagnarti io” – disse la cinesina presentandosi. – “Mi chiamo Yen Weichü”.
    Fu quello il momento in cui mi resi conto che quella strana sensazione che si era impossessata di me per tutti quei giorni, stava trasformandosi.
    Strana cosa il tempo, ora sentivo di conoscerla da tanto.
    Risposi in cinese: “Ne sarei molto contento.” – E in cinese mi fu risposto: “Anch’io”.

    Chiara Bianca Maturo vive qui Penisola Sorrentina. Ha iniziato a scrivere ritenendo che fosse un’esigenza, un bisogno personale. Pan Chalù è il suo primo romanzo.

    – – –

    Website del Comune di Piano di Sorrento, 7 luglio 2014, QUI” (anche su “Positano News“)

    PIANO DI SORRENTO RICORDA IL CONCITTADINO “PAN CHALU'”

    Martedì 8 luglio alle ore 20.30 Villa Fondi ospiterà una delle storie più affascinanti e coinvolgenti che abbiano mai riguardato un cittadino carottese.
    Il Comune di Piano di Sorrento, infatti, ricorderà il concittadino Gaetano Pagano di Melito attraverso la presentazione del libro “Pan Chalù. Il destino di un uomo nel vento della storia”, opera della Prof.ssa Chiara Bianca Maturo, e gli interventi dell’antropologo Giogg e la poetessa Annamaria Gargiulo.
    “Pan Chalù” è il soprannome che gli abitanti della Mongolia diedero ad un allora adolescente in fuga attraverso la Grande Muraglia in sella alla sua moto. Tanti e significativi gli incontri e gli intrecci incredibili di Gaetano Pagano di Melito, nato nel 1928, figlio di nobili diplomatici, che ne hanno plasmato il carattere e la sete di avventura. È stato l’unico italiano a partecipare alla rivoluzione cinese nel 1949 insieme alle truppe maoiste, quando all’età di appena 21 anni si ritrovò tra il Giappone e la Cina. Lì il rivoluzionario comandante Lin Biao gli chiese di insegnare a nuotare a coloro che formavano le compagini della guerriglia. Con in tasca una laurea in ingegneria navalmeccanica visse in Svezia dove incontrò il Primo ministro Olof Palme e iniziò la sua carriera giornalistica con i reportage sulla guerra in Angola e Cuba a cui fu sempre legato per la sua stretta amicizia con Fidel Castro.
    Dopo infinite vicissitudini, tutto il suo bagaglio di esperienze è stato trasportato a Piano di Sorrento quando tornò a Trinità, a Villa Giulia, per trascorrere gli ultimi 30 anni della sua esistenza assaporando la nostalgia e la mancanza delle terre scoperte e ormai lontane.
    A 88 anni, nel 2013, Pan Chalù è partito per il suo ultimo viaggio e oggi Piano di Sorrento, tramite il libro-biografia di Chiara Bianca Maturo, ne racconta la storia e il suo incredibile destino.
    La cittadinanza e la stampa sono caldamente invitati
    .

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