Politica e fisiognomica

E’ notorio, gli occhi sono «lo specchio dell’anima», ovvero sono un veicolo piuttosto immediato con cui comunicare e scorgere emozioni, paure, stati d’animo, intimità. Questa locuzione, però, non significa che gli occhi siano anche “specchio della cultura, della morale, della visione del mondo”.
Per la verità, c’è stato un lungo periodo in cui questa seconda interpretazione degli occhi la si è sostenuta anche a livello scientifico, ma era più di un secolo fa, quando – agli albori delle scienze socio-psico-antropologiche – si era alla ricerca di un metodo per spiegare le differenze culturali. In quel gran ribollire di procedimenti, criteri, prassi e teorie, emerse la “fisiognomica”, una disciplina – oggi annoverata tra le pseudoscienze – che riteneva di poter individuare i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, in particolare dal volto. Tra gli esponenti di questa materia vi sono studiosi celebri, come Cesare Lombroso (le cui teorie hanno posto le basi della “criminologia”, ma che hanno anche fatto mandare a morte dei semplici sospetti per l’unica ragione che la faccia di costoro rientrava nei canoni lombrosiani del “criminale”), oppure come Francis Galton (padre del termine “eugenetica”, il quale inventò un metodo di sviluppo fotografico per “ritrarre” il “tipo razziale“).
Sì, non dimentico che nella cultura pop contemporanea è da segnalare il caso di Franco Battiato, il quale ha intitolato una canzone ed un intero disco proprio “Fisiognomica”. Ma lui è un poeta, può concedersi il lusso di evocare anima ed eternità nei suoi versi e di non essere rigoroso dal punto di vista teorico, ma un antropologo non può farlo, così come – almeno, ciò è una mia convinzione personale – può concederselo con molta parsimonia un politico. E’ da sottolineare, inoltre, che il testo di Battiato fa più riferimento alla prossemica che alla fisiognomica, soprattutto nella seconda strofa: «…Vedo quando cammini / se sei borioso fragile o indifeso…» [testo].
In ogni modo, venendo al punto del ragionamento che ho imbastito, è da rilevare che alcune di quelle idee ottocentesche sono sopravvissute fino a noi nel senso comune, nel pensiero diffuso. Nella politica italiana, ad esempio, il riferimento all’aspetto fisico dell’avversario è una costante, soprattutto negli ultimi anni: dal “nano” con cui vengono appellati Berlusconi e Brunetta, al “più bella che intelligente” affibbiato a Bindi, fino al “gargamella” con cui alcuni chiamano Bersani. Chiaramente, si tratta di semplificazioni e banalizzazioni, ovvero di slogan facili ed efficaci a fini propagandistici e su cui i vignettisti fondano il loro mestiere. Bene, gli spin-doctor che scrivono i discorsi dei leader politici devono aver capito che questo livello della comunicazione è funzionale al consenso, ma mi sembra evidente che abbiano anche un certo effetto a livello sociale più generale. Restiamo, tuttavia, su un piano strettamente politico.
Negli ultimi giorni, infatti, il riferimento al pensiero fisiognomico è tornato con fervore nelle cronache parlamentari. In particolare, in maniera sottile e puntuale, lo si scorge distintamente in due dichiarazioni pronunciate da un politico in forte ascesa, Alessandro Di Battista:

La prima, durante la bagarre parlamentare dell’altro giorno: «Guardategli gli occhi a questa gente, bisogna guardare gli occhi a gente come Speranza, a Brunetta, a Sisto, a Berlusconi, a Renzi, per capire che vogliono fare gli interessi esclusivamente dei banchieri, dei lobbisti e purtroppo del crimine organizzato. […] Chi guarda questi occhi sa che io dico la verità!».

La seconda, ieri in tv, a proposito del leader del Pd Matteo Renzi: «E’ una persona che non mi convince… ha un faccione falso. […] Credo negli occhi delle persone».

Di Battista si è anche detto disposto a ricoprire «tranquillamente» il ruolo di Primo Ministro. Buon per lui. Ma mi domando se il supposto meglio (il «nuovo che avanza», il «sol dell’avvenir», l’«a riveder le stelle») passi per questo livello della comunicazione politica, un livello completamente emozionale e aleatorio. La costruzione del domani passa per questa forma mentis? Cioè, per un’idea dell’altro (dell’avversario) ferma all’Ottocento? Gli argomenti di Di Battista si basano sul «guardategli gli occhi»? E che solidità possono avere discussioni di tal fatta? A questo punto, allora, componiamo le liste elettorali misurando il cranio dei politici, così da valutarli in base ai criteri della frenologia.
Auguro a Di Battista di continuare egregiamente la sua carriera politica e di realizzare le sue ambizioni, ma siccome ha l’età per approfondire, gli consiglio anche di soffermarsi di più su alcuni temi dell’antropologia culturale e delle scienze sociali. Sempre, naturalmente, che le sue ambizioni coincidano con gli interessi del Paese.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Politica e fisiognomica

  1. giogg ha detto:

    Con tutta evidenza, la prospettiva “neo fisiognomica” è comune a tanti, ma mi colpisce che sia così fortemente abbracciata da chi si propone come “nuovo”. Tra costoro non vi sono solo politici, naturalmente, ma anche giornalisti, come ad esempio quello che stamattina su fb ha scritto una sua riflessione sulla situazione politica attuale e nel testo vi ha inserito questo passaggio:

    «[…] Non mi stupisce che sia questo il pensiero di tanti casi umani (basta guardarli in faccia) del non-giornalismo italiano e della non-politica nostrana (da uno come Speranza, al massimo, ti aspetti una cosa intelligente giusto quando sta zitto) […]».

    Se «basta guardarli in faccia» per avere credibilità politica e giornalistica, ok, va bene, significa che voterò e leggerò altro.

  2. Pingback: L’epica del Dibba | il Taccuino dell'Altrove

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