Davide distrugge Golia

Agli appuntamenti parlamentari più in vista del consueto (ieri l’ultimo caso, con la “decadenza” di Berlusconi) c’è sempre un intervento da parte di qualche onorevole del M5S che si distingue per veemenza. Puntualmente, su YouTube appare il filmato di quel discorso e, di conseguenza, comincia la sua condivisione esponenziale sui socialmedia.
Questi video sono spesso accompagnati da titoli roboanti e un tantino inquietanti: “XY distrugge Letta”, “YZ affossa Alfano”, “WT massacra la Cancellieri”, “JK seppellisce il PD”, “PP dice cose che non si erano mai sentite in quell’Aula” e così via.
Non importa quanto quei discorsi siano attinenti al tema in discussione quel giorno o quanto concreta possa risultare quella piccola rivoluzione a parole, ciò che è rilevante è:

  1. la quantità di “verità” rinfacciate all’avversario di turno (che, evidentemente, è sempre un esponente della “casta”, dunque un nemico),
  2. l’impeto con cui ciò viene esposto (a voce e a gesti, ma anche nei titoli di quei video, il cui riferimento alla morte e alle macerie si inserisce nel più ampio mantra funereo su cui si basa l’attuale comunicazione del M5S),
  3. il fatto che tutto ciò venga pronunciato da un onorevole sostanzialmente anonimo e sempre diverso (in una costante riproposizione del mito di Davide e Golia, attraverso il quale si conferma che ogni cittadino può “distruggere” il mostro: anche tu puoi, se ti fai supportare da noi).

Naturalmente, questo deve avvenire proprio quel giorno, quando l’attenzione mediatica è più alta, e ben inserito tra i discorsi degli esponenti degli altri partiti, in modo che la schiettezza e l’alterità del M5S possano apparire (ed essere ribadite) in tutta la loro evidenza.
Si tratta di una strategia comunicativa molto efficace e che denota grande consapevolezza nell’uso dei mezzi, perché riesce a sfruttare al meglio ogni piano su cui può essere veicolato oggi un messaggio da comizio: la televisione, il web, i socialmedia. Quei singoli interventi – per quanto impetuosi nei modi e, chissà, onesti nei loro contenuti (non sto analizzando questo livello) – restano tuttavia parole e non atti legislativi, dunque poco più che esercizi di stile. Se considerati nel loro insieme, però, l’effetto cambia perché il loro riecheggiare in migliaia di condivisioni ha l’effetto del ritornello che batte e ribatte e che, riverberandosi nella mente, si trasforma in colonna sonora, anzi in “sound identity” (che, non a caso, per chi si occupa di pubblicità e di shopping-mall è una vera e propria materia prima con cui realizzare campagne di vendita), ovvero in una sorta di melodia che favorisce il riconoscimento, l’identificazione, la fidelizzazione. In una parola, il consenso.

Ad osservare – e ad ascoltare – con attenzione, pertanto, il ruolo di Claudio Messora come “coordinatore della comunicazione” dei deputati e dei senatori grillini risulta molto meno criptico.

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A titolo di esempio, inserendo le parole “m5s” e “distrugge” su YouTube, i primi dieci risultati che si hanno (stamattina) sono i seguenti:

  1. Roberto BERRITTA (M5S) distrugge Franco PERACCHI (FARE)
  2. Un MITICO Di Maio (M5S) DISTRUGGE a otto e mezzo un’ imbarazzante e ignorante Serracchiani (PD)
  3. SILVIA GIORDANO (M5S) distrugge l’ indagato Vincenzo De Luca
  4. Berlusconi: Taverna distrugge Mussolini
  5. M5S Sicilia Giancarlo Cancelleri Distrugge in aula il Presidente della Regione Crocetta
  6. SIBILIA M5S PARLA DI SIGNORAGGIO BANCARIO E DISTRUGGE LETTA E CO. 22 10 2013
  7. DEPUTATO M5S DISTRUGGE LETTA – CENSURATO DA TUTTE LE TV ITALIANE
  8. Villarosa e Di Battista (M5S) distruggono PD e PDL
  9. “Letta lei è un bugiardo!” Alessio Villarosa M5S 02/10/2013
  10. Taverna (M5S): Berlusconi e Alfano, la legge è uguale per tutti!

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AGGIORNAMENTO del 7 dicembre 2013:
Maria Novella Oppo ha scritto un post critico verso le modalità con cui il M5S conduce la sua politica e Beppe Grillo ha reagito mettendola all’indice. Tutti i dettagli sono raccolti in questo commento, compresa una vignetta di ElleKappa, un video delle Officine Tolau e alcuni commenti (Francesco Merlo, Roberto Gressi, Philippe Ridet e Marina Terragni).

PS: ho raccolto articoli e riflessioni sulle ingiurie, le offese, le parolacce, il torpiloquio, gli insulti come pratica politica (e come manganello mediatico) in QUESTO post.

AGGIORNAMENTO del 2 marzo 2013:
Maria Novella Oppo è stata “eletta” per la seconda volta “Giornalista del giorno” sul blog di Grillo a causa di questo breve articolo scritto il giorno prima su “L’Unità”. Alcuni lettori della Oppo le hanno dimostrato solidarietà su fb.

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AGGIORNAMENTO del 16 febbraio 2014:
Parte della strategia comunicativa (politica e non), com’è noto, passa per la visualità. Roberto Marone ha analizzato su “Studio” (14 febbraio 2014) l’estetica del M5S, un universo che dà l’impressione di «[…] un’apparente amatorialità, in cui qualsiasi stilema dell’alfabeto visivo si presenta grezzo e lasciato al caso. Una sorta di aggregatore di amateur politico, sgranato ma vero, brutto ma reale. […] Eppure, nonostante questo, nonostante tutto, è un alfabeto perfettamente riconoscibile, graniticamente identitario, e quindi perfettamente funzionale. Genera appartenenza, visite, condivisioni, e coincide con una propaganda in cui l’a-professionismo è un diritto e il manifesto del mio pensiero è lo stesso manifesto della tua pizzeria. Perché il messaggio è che può fare comunicazione chiunque, può essere della partita chiunque e, quindi, può fare politica chiunque […]».

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AGGIORNAMENTO del 28 febbraio 2014:
Federico Fanboy Burroni ha realizzato una vignetta sulla logica “Davide distrugge Golia” dell’Emmecinqueesse, visibile su “Figures in action“.

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AGGIORNAMENTO del 2 marzo 2014:
Tommaso Ederoclite ha analizzato la comunicazione facebook di due pagine grilline gestite dall’azienda di Casaleggio, “Passaparola” e “Tze tze”. Oltre i titoli urlati e la vacuità dei contenuti, quel che emerge è un’insistenza pruriginosa sul corpo femminile: “L’informazione trash sui social di Casaleggio e Beppe Grillo” (2 marzo 2014).

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AGGIORNAMENTO del 16 aprile 2014:
Giulio Di Lorenzo analizza la strategia sensazionalistica del blog di Grillo, destinata a fallire: “Huffington Post Italia”, 16 aprile 2014, QUI.

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AGGIORNAMENTO del 19 aprile 2014:
Alessandra Serra analizza una recente “battaglia” a colpi di hashtag e meme tra militanti del M5S e del PD, sottolineando che “se usi la mia campagna, mi vai dietro, e mi dai solo visibilità” (“Huffington Post Italia”, 19 aprile 2014, QUI).

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AGGIORNAMENTO del 25 aprile 2014:
Il M5S oggi è uscito con un video di gente che sbatte i pugni sul tavolo. (Non lo linko per scelta).
Alcuni del PD hanno risposto con questa immagine. Anche Gipi ha visto il video, dopodiché ha scritto questo pezzo: Il Landucci il M5S alle Europee (anche qui). E’ bello, come sempre, ma se fosse un’analisi politica, sarebbe sbagliata perché non tiene conto del fatto che la rozzezza del filmato è il cuore stesso della (razionalissima) propaganda grillina (ma il termine corretto, a mio avviso, è proselitismo) per la quale anche l’estetica è un messaggio: “si, è vero, è tutto “alla buona” perché il blog, i video, il movimento, la politica… tutto ciò che ci riguarda è fatto da gente come te; dunque, se vuoi (se ci voti), con noi tu stesso puoi“. Specificato questo, il racconto è splendido (e commovente, per chi non è grillino).
(L’ho twittato allo stesso Gipi).

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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8 risposte a Davide distrugge Golia

  1. giogg ha detto:

    Maria Novella Oppo, commentatrice politica e televisiva de “L’Unità”, il 6 dicembre 2013 ha scritto un post critico verso le modalità con cui il M5S fa politica in parlamento: http://frontedelvideo.com.unita.it/tv/2013/12/06/il-parlamento-e-la-gazzarra-continua-dei-grillini-in-diretta-tv/

    Beppe Grillo ha reagito come il suo animo (ormai sempre meno profondo) gli suggerisce: ha messo all’indice la giornalista critica (e sottolineo che si tratta ancora una volta di una donna) e, cominciando col suo nome una lista di proscrizione, ha invitato i suoi seguaci a fare altri nomi di giornalisti sgraditi: http://www.beppegrillo.it/2013/12/giornalista_del_giorno_maria_novella_oppo_lunita.html

    E’ da segnalare, inoltre, che sulla sua bacheca facebookiana Grillo alimenta quotidianamente la rabbia dei suoi adepti attraverso la ripetuta pubblicazione di link preceduti da termini quali: “distrugge”, “sputtaniamolo”, “questa è l’informazione italiana”, “sono finiti”, “massima diffusione”…
    In questo caso, gli status con cui ha segnalato il suo post contro quella che, nel migliore dei casi, è definita “pennivendola”, sono tre:
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151808560301545&set=a.371637426544.160262.56369076544&type=1
    https://www.facebook.com/beppegrillo.it/posts/10151809068586545
    https://www.facebook.com/beppegrillo.it/posts/10151809291896545

    Ciò che spaventa e fa orrore sono i commenti violentissimi di questa massa di discepoli biliosi, la cui frustrazione viene nutrita giorno dopo giorno da una strategia comunicativa fatta solo di contrapposizione e oltranzismo. Ne deriva un umore sociale paragonabile solo allo squadrismo fascista.


    (Fonte)

    La reazione della stampa è stata unanime nel condannare modi e linguaggio del leader 5stelle. Ecco alcuni articoli:

    – Pietro Spataro (vicedirettore de L’Unità): http://www.unita.it/italia/non-ci-imbavaglio-mussolini-figuriamoci-grillo-i-di-p-spataro-i-1.537963

    – L’Unità: http://www.unita.it/italia/%252Fgrillo-m5s-blog-unita-unitaonline-oppo-fronte-del-video-rubrica-giornalist-schedati-lista-nera-gior-1.538023

    – RaiNews24: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/grillo-beppe-m5s-stampa-oppo-18969fc0-1bed-4426-8c21-788dddfc3f36.html?refresh_ce

    – La Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2013/12/06/news/grillo_lancia_la_caccia_ai_giornalisti_anti-m5s_segnalateceli-72864010/?ref=HREC1-3

    – Corriere della Sera: http://www.corriere.it/politica/13_dicembre_06/giornalista-giorno-grillo-blog-invita-segnalare-chi-critica-movimento-37309eee-5e8b-11e3-aee7-1683485977a2.shtml

    – La Stampa: http://www.lastampa.it/2013/12/06/italia/politica/grillo-apre-la-caccia-ai-giornalisti-segnalate-gli-articoli-contro-il-ms-tNkL0xSyJyu4uLpWHz71pL/pagina.html

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    Segnalo, inoltre, che su facebook stata aperta una pagina di solidarietà a Maria Novella Oppo.

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    Ecco, infine, la vignetta di ElleKappa su “La Repubblica” di oggi:

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    Il commento di Francesco Merlo (“La Repubblica”): “…Nel blog, con la sua solita prosa malata, scrive “sputtaniamoli” per spiegare il senso della rubrica che ha appena inaugurato…” (Tutto l’articolo è QUI oppure QUI).

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    Il commento di Roberto Gressi (“CorSera“):

    GRILLO E L’ATTACCO AI GIORNALISTI: IL RIFLESSO DELL’INTOLLERANZA
    La tentazione di trattare chi critica come i suoi parlamentari
    di Roberto Gressi

    Beppe Grillo non ama essere definito un intollerante, ma del resto, a chi piace? Certo non riesce a sfuggire alla tentazione di trattare i giornalisti così come è abituato a trattare i suoi parlamentari. Chi critica, dissente o anche, semplicemente, manifesta un’idea che non sia prima passata al vaglio del pensiero unico è uno sciocco nel migliore dei casi. Oppure un venduto, da far passare il più rapidamente possibile per un tribunale in qualche modo del popolo: un’assemblea, il web. Segue reprimenda, richiesta di abiura, pentimento sincero o rapida espulsione. Non potendo espellere (almeno per ora) i giornalisti, li mette all’indice.
    Nulla di straordinariamente nuovo. Capitano frequentemente tentativi di aggressione, minacce, o più blandamente, forme di intimidazione. Non solo a chi sta su un fronte di guerra o a chi si occupa della criminalità o delle mafie. I giornalisti tra loro non ne parlano quasi. Beppe Grillo arriva buon ultimo, solo che gli altri un po’ se ne vergognano, lui se ne vanta
    .

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    “Internazionale”, 7 dicembre 2013, QUI

    LA LIBERTA’ DI STAMPA SECONDO BEPPE GRILLO
    di Philippe Ridet

    A Beppe Grillo non piacciono i giornalisti. È un suo diritto. Rimprovera loro di non tessere tutti i giorni le sue lodi, di essere pagati troppo o di essere servi dei loro padroni, di scrivere in base ai loro pregiudizi o alle loro idee. Li tiene lontani dai suoi comizi, li prende in giro tra un’invettiva e l’altra contro l’euro, contro la politica e le élite in generale. Ai suoi parlamentari chiede di limitare o addirittura di evitare qualunque rapporto con i mezzi di informazione. E alcuni deputati sono stati cacciati per non aver rispettato il diktat.
    Alla mediazione i grillini preferiscono di gran lunga la trasparenza ideale della rete, il commento confortevole senza contraddittorio sui siti internet, la diffusione in streaming e con inquadratura fissa delle loro interminabili riunioni. Eppure era stata proprio una giornalista televisiva, Milena Gabanelli, a essere stata scelta dai militanti come candidata alla presidenza della repubblica in primavera, un lasso di tempo che sembra un’eternità.
    Ma sul blog dell’ex comico c’è stato un salto di qualità. Il 6 dicembre è stato pubblicato un post non firmato che invitava i lettori a eleggere “il giornalista del giorno” e se possibile a metterlo alla gogna. La prima a inaugurare la nuova rubrica è stata Maria Novella Oppo, giornalista dell’Unità dal 1973. La giornalista sarebbe “colpevole” di aver scritto un articolo intitolato “Il parlamento e la gazzarra continua dei grillini in diretta tv“. In questo articolo i parlamentari del Movimento 5 stelle sono descritti come “succubi di Berlusconi” a cui “offrono in omaggio le offese rivolte al presidente della repubblica”. Per la giornalista i grillini “dimostrano di non saper fare e non aver ancora fatto niente di utile per il popolo italiano”. È quella che si chiama un’opinione. Una posizione certo forte, ma comunque un’opinione personale.
    A Maria Novella Oppo dovrebbero seguire altri giornalisti. Sulla base dei commenti usciti nel blog di Beppe Grillo, la nuova rubrica sembra destinata ad avere un bel successo e ci sono molti che si rallegrano all’idea di vedere un giorno Maria Novella Oppo iscriversi all’ufficio collocamento, quando il Movimento 5 stelle sarà da solo al potere e avrà eliminato gli aiuti alla stampa senza i quali l’Unità e altri quotidiani avrebbero chiuso da tempo. A dire il vero ci sono anche militanti che hanno trovato questa idea stupida, e il presidente del consiglio Enrico Letta è corso in difesa della giornalista incriminata. Una presa di posizione a cui va tutta la nostra riconoscenza.
    Che i mezzi di informazione italiani non siano perfetti si sa. La televisione pubblica è nelle mani dei partiti, che la gestiscono nel loro interesse, facendo assumere giornalisti vicini alle loro idee o dandogli incarichi ben retribuiti; i giornali, con qualche rara eccezione, sono nelle mani dei grandi gruppi industriali e finanziari che non ne garantiscono l’indipendenza. Una situazione che purtroppo non riguarda solo l’Italia.
    “Ciò che non è utile per l’alveare non lo è neppure per l’ape”, ha dichiarato domenica primo dicembre Gianroberto Casaleggio, maître à penser di Beppe Grillo e amministratore – attraverso la sua società – del blog dell’ex comico. Che cosa voleva dire con questa citazione dell’imperatore Marco Aurelio? Una parte della risposta è arrivata: a quanto pare l’alveare del Movimento 5 stelle farebbe volentieri a meno delle punture dell’ape Maria Novella Oppo
    .

    – – –

    “Maschile / Femminile”, blog su “Io Donna”, 7 dicembre 2013, QUI

    AMICHE 5 STELLE, AVETE UN PROBLEMA
    di Marina Terragni

    Ho sempre rispettato il Movimento 5 Stelle, i suoi eletti e i suoi 8 milioni di elettori -chi frequenta il blog lo sa-. Pur non condividendo completamente la scelta di tenersi fuori politicamente da ogni responsabilità di governo, ho sempre riconosciuto la spinta innovativa del Movimento, senza il quale anche quelle poche prospettive di cambiamento a mio parere sarebbero ancora sbarrate.
    A occhio, quindi, non dovrebbe capitarmi di finire nella lista di proscrizione istituita da Beppe Grillo contro i giornalisti nemici del Movimento, né di sentirmi dare, come è capitato alla collega Maria Novella Oppo dell’Unità, della “cessa”, “baldracca”, “racchia”, “ammoscia cazzi”, “cagna”, “zoccola”, “carta da culo”, “troia”, “succhia cazzi” (traggo dalla pagina Facebook di Beppe Grillo). Ma sarei ben lieta che capitasse anche a me, se questo servisse a risvegliare le coscienze delle moltissime elette e militanti 5 Stelle, che non soltanto dovrebbero rivoltarsi di fronte all’idea di una lista di proscrizione dei giornalisti, armamentario classico dei fascismi e delle dittature, e su questo non si discute, ma anche riconoscere quello che è capitato alla mia collega come odio misogino e pura e ripugnante violenza sessista: e anche questo è fuori discussione.
    Beppe Grillo non ha saputo e non ha voluto fare il passo che sarebbe stato necessario a consolidare il suo straordinario successo elettorale: dall’urlo alla mitezza gandhiana, dalla guitteria savonaroliana alla sobria e ferma denuncia delle moltissime cose che vanno denunciate. Nel merito di quello che dice ha molte ragioni, ma quel metodo, funzionale alla fase dell’attacco destruens, non gli consentirà di costruire granché. Di vaffa in vaffa, il Movimento rischia di perdere colpi.
    Mi appello alle amiche 5 Stelle perché ricorrano a tutta la loro autorità femminile per costringere il leader a un rapido e deciso cambio di passo, stigmatizzando in ogni modo l’odio misogino espresso da un Movimento che paradossalmente gode della fiducia e del sostegno attivo di moltissime donne. Le avversarie politiche non sono “baldracche” (epiteto, vedo in quella stessa pagina, riservato anche alla Presidente della Camera Laura Boldrini), e qualunque maschio colga l’occasione del conflitto politico per esprimere la propria fragilità, la propria miseria e la propria violenza, andrebbe bannato in quanto stalker e allontanato con decisione.
    Se la civiltà politica che i 5 Stelle hanno in mente contempla lo stupro “etnico” simbolico delle donne della parte avversa, be’, allora tanto vale che il Movimento si estingua, e al più presto.

    aggiornamento delle ore 12.30: quanto a misoginia, Massimo D’Alema non è da meglio: vedere qui. Proprio non c’è limite. Che si vergogni.

    – – –

    AGGIORNAMENTO del 9 dicembre 2013:
    Le Officine Tolau hanno raccolto in un video di 47′ gli insulti grillini a Maria Novella Oppo, letti da un gruppo di giornalisti modenesi, presentato sul blog con questo commento:
    La “base” del Movimento 5 Stelle? Eccola qui: incitati da Beppe Grillo i “fan” del movimento così commentano su Facebook un articolo (sgradito al Capo) scritto da Maria Novella Oppo, giornalista dell’Unità. La faccia, in questo video, la mettono alcuni giornalisti di Modena, solidali con la collega, ma le parole sono quelle testuali dei grillini.

    VIDEO:

    “La Repubblica” ne ha pubblicato un estratto di 2 minuti: QUI.

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  3. giogg ha detto:

    Ad ogni appuntamento parlamentare di un certo rilievo si ripete lo stesso schema. E, infatti, anche l’11 dicembre 2013 Davide ha “distrutto” Golia.
    Mercoledì 11 dicembre 2013 la Camera ha votato la fiducia al governo di Enrico Letta, necessaria dopo l’uscita dal governo di Forza Italia dalla maggioranza lo sosteneva. Lo stesso ha fatto al Senato, dove ha avuto la fiducia di 171 senatori. Tra le foto della giornata ci sono la protesta di Riccardo Nuti e Alessio Villarosa del M5S […].” (“Il Post“)

    La trascrizione del discorso di Villarosa sul blog di Grillo: QUI.

  4. giogg ha detto:

    A proposito di strategie di comunicazione politica (e di marketing), ecco cosa osserva Leonardo Tondelli sul profilo FB di Beppe Grillo:

    “ComUnità”, blog de “l’Unità”, 20 dicembre 2013, QUI

    GRILLO E’ SENZA PAROLE, GRILLO VUOLE CHE CLICCHI IL VIDEO
    di Leonardo Tondelli

    Dieci giorni dopo aver esposto Maria Novella Oppo alla gogna, Grillo dimostra di non aver capito (o di aver capito benissimo, e di voler perseverare) lanciando su facebook una corsa all’insulto più sessista nei confronti di Laura Boldrini. Nulla da aggiungere a quello che ha scritto Marina Terragni; vorrei concentrarmi su un dettaglio secondario: il fatto che anche stavolta Grillo faccia saltare il tappo dicendosi “senza parole”. La stessa espressione è una protesta di innocenza (Grillo è talmente indignato che non è in più grado di dire niente) e un invito al massacro (ditelo voi, commentatori inazzati! riempite il vuoto lasciato da Beppe!) E naturalmente c’è l’invito a cliccare un video. Sempre così: non ho parole, clicca il video. Sta diventando un ritornello.
    Tra i motivi pre-politici della mia avversione per Grillo c’è il fatto che lui voglia farmi cliccare sui video. Anche il suo blog ha la colonnina destra morbosa, come tutti i siti che cercano di tirare due spicci. Per inciso: non è vero che Grillo faccia i milioni col blog. Se ci tenesse proprio ai milioni Grillo ricomincerebbe a farsi pagare i biglietti ai palazzetti invece di comiziare in piazza gratis: e scriverebbe più libri e inciderebbe più dvd. Coi blog, anche zeppi di inserzioni, ti rifai più o meno delle spese. Grillo non fa politica per guadagnarci, e però neanche vuole perderci troppo; ultimamente la sua colonnina si è fatta più agguerrita, con una strategia cattura-attenzione elementare quanto efficace. È tutto un ‘Siamo senza parole! Clicca qui, guarda il video!’ Non hanno mai parole. Hanno solo video. Adesso vado di là e copio-incollo i primi titoli che trovo, giusto per dare un’idea
    :

    MOVIMENTO 5 STELLE, CENSURATA PURE QUESTA NOTIZIA
    Censurata anche questa notizia. Non ne parla nessuno. Abbiamo il video. Guardate cos’è successo. …

    Non ho la minima idea di cosa sia, e un po’ di curiosità mi sarebbe anche venuta, però cliccando compare una pubblicità che dura 46 secondi e non si può chiudere. Anche dopo averla guardata per 46 secondi della mia vita, non si chiude lo stesso: forse pretendono che la segnali a qualcun altro via twitter o fb, c’è il logo sopra. Mboh, lascio perdere. In questo modo forse do una mano alla “censura”, ma d’altro canto immagino che se fosse una cosa davvero importante l’avrebbero messa nei titoli veri.

    GIULIA INNOCENZI E IL SESSO 4 VOLTE AL MESE
    Ecco cosa ha scritto Giulia Innocenzi a proposito del sesso 4 volte al mese: (Clicca…

    Questa trovata è particolarmente penosa. Di questo famoso contratto “sesso 4 volte al mese” ne hanno parlato un po’ tutti, oggi, ma solo a casa Casaleggio è venuto in mente di associarlo nel titolo al nome di una giornalista donna che è anche un volto televisivo. Ovviamente chi non ha ancora sentito la notizia assocerà la Innocenzi al “sesso 4 volte al mese” e correrà a cliccare: e ogni clic sono eurocentesimi, butta via. Immagino che dall’altra parte ci sia semplicemente un contenuto visuale o testuale in cui l’Innocenzi commenta la notizia, ma anche stavolta non sono andato oltre.

    COLOSSALE FIGURA DI M…. DELLA RENZIANA!
    Preparatevi perché questa è incredibile. Guardate cos’ha combinato la renziana Marianna Madia…

    Ha sbagliato ufficio e ha parlato col ministro sbagliato, boh. Fossero questi i problemi della Madia. Poi per carità, è una notizia pure questa, però… “preparatevi perché questa è incredibile“. Ché io me lo immagino sempre questo lettore medio di beppegrillo che prima di ogni clic dà una controllata alla pressione per non sforzare troppo le coronarie.

    MILENA GABANELLI SMASCHERA L’INGANNO
    Ultim’ora direttamente da Milena Gabanelli. Governo smascherato. Ecco cosa stanno facendo: (Leggi…

    Oh, per una volta si legge invece di guardare. Vado a cliccare e non finisco in una pagina di Report o comunque gestita da Milena Gabanelli, ma in un altro sito pieno zeppo di pubblicità video, dove si riporta una notizia (“la Commissione Bilancio ha stralciato quella parte della cosiddetta “web tax” che riguarda l’e-commerce”), segnalando che “lo scrive sul proprio profilo Facebook, Report, il programma di Milena Gabanelli”. C’è il link diretto? Certo che no.

    TUTTO INTORNO A LEI!
    Mariarosaria Rossi, assistente personale di Silvio Berlusconi. Diffusa questa imbarazzante notizia. …

    Tutto così, sempre così. Incredibile, colossale, clicca. Siamo senza parole, guarda il video. Per molti questa è l’esperienza quotidiana con internet: tant’è che appena escono dal sito di Beppe cercano di riprodurla su altri siti. Ad esempio vengono qui nei commenti e si portano sempre delle verità importantissime che però ti possono comunicare soltanto attraverso i video. Guarda che ti sbagli, guarda il video.

    Ora, per carità, sono sicuro di sbagliarmi tantissime volte. Ma i video non li guardo quasi mai. Niente di personale, ma mi annoio mentre si caricano. L’idea di restare fermo mentre i video mi spiegano una cosa, senza poter scorrere con lo sguardo e cercare i punti salienti (come faccio quando leggo un testo più o meno rapidamente) mi rende nervoso. Se proprio ci tieni al mio parere, fammi un riassunto. Sono abituato a leggere e a scrivere, e anche internet mi piaceva di più quando era tutta così: scrittura, lettura, di nuovo scrittura. A quel tempo lui i pc li spaccava, ricordate. Veniva dalla tv.
    Poi un giorno è arrivato su internet, a casa mia. E si è portato tutti questi noiosissimi video. E la sua corte di videoamatori. Perché la gente si annoia. La gente vuole vedere i video. Con tanta pubblicità intorno. Almeno Berlusconi se ne stava nell’altro scatolone, e per escluderlo bastava una pressione sul telecomando
    .

  5. giogg ha detto:

    Federico Fanboy Burroni (“Figures in action“, 28 febbraio 2014) ha realizzato una vignetta sulla logica “Davide distrugge Golia” dell’Emmecinqueesse.

  6. giogg ha detto:

    Anche “Topolino” (n. 3040, febbraio-marzo 2014) sbeffeggia i toni urlati e sensazionalistici di un certo giornalismo:

    (Segnalato dalla pagina fb “Bufale un tanto al chilo“, 2 marzo 2014)

  7. giogg ha detto:

    “Huffington Post Italia”, 16 aprile 2014, QUI

    IL SENSAZIONALISMO DEL BLOG DI GRILLO HA FALLITO
    di Giulio Di Lorenzo

    Questi primi giorni intensi di campagna elettorale in vista delle elezioni europee stanno definitivamente delineando il quadro comunicativo entro il quale si muoveranno i partiti, ma c’è qualcosa che non torna.
    Mi spiego meglio. L’atteggiamento strategico del blog di Beppe Grillo è noto a tutti oramai, ma ingaggia ancora gli utenti della rete?
    In casi come questo si parla di “sensazionalismo”, ovvero la tattica di utilizzare nei titoli claim molto forti, ad esempio “Guardate cosa ha combinato la Boldrini”, oppure il più recente “P2 macht frei”, seguiti ovviamente dall’imperativo in caps lock : LEGGI, GUARDA, VISITA.
    Tre verbi che si collegano all’attrazione per guadagnare il click.
    Si tratta di un metodo comunicativo molto comune, solitamente utilizzato per gli annunci pubblicitari che, essendo legati a prodotti di scarsa rilevanza commerciale o a materiale poco adatto alla pubblicizzazione, hanno bisogno di ricorrere a questo stratagemma per invogliare l’utente a passare il mouse sull’annuncio. Via la descrizione del prodotto, allora. Si mette una bella frase che stimoli la curiosità e il povero navigante del web viene spinto a cliccare nonostante non sappia nemmeno cosa stia andando ad aprire.
    Questo trascinamento virtuale può funzionare la prima o la seconda volta, ma la terza volta potrebbe anche stancare l’utente, che, annoiato, premerà il tasto sinistro del mouse, senza però guardare il contenuto.
    Ciò che forse dimentichiamo è che quel “click” è tutto ciò di cui Grillo ha bisogno. La mia domanda ora è: qualcuno di voi, leggendo l’introduzione di almeno uno dei tanti articoli, si aspettava contenesse ciò che ha poi trovato al suo interno? E il contenuto era rilevante dal punto di vista politico? Riguardava proposte concrete o solo attacchi (nemmeno troppo) frontali?
    La risposta è quasi scontata.
    In ogni caso, se siete tra quelli che ancora sperano che il suo movimento possa produrre qualcosa di politico potete tranquillamente smettere di leggere questo post. Il 90% dei contenuti del blog del comico genovese, infatti, non sono contenuti, anzi, hanno i cosiddetti “ami mediatici”, ovvero degli input che porteranno l’utente medio a scrivere un commento (badate bene: solo gli iscritti e gli account certificati al 100% possono commentare i suoi post).
    Dunque, non solo produce il nulla politico, ma molte volte incita indirettamente i suoi lettori a sputare veleno nei commenti, che sono il vero succo politico del blog. Quindi una strategia basata sull’occhiolino, sull’attrazione e sulla curiosità dell’utente medio di internet possono funzionare, come scritto prima, per la prima o la seconda volta. La terza volta non si cadrà più in tentazione e si eviterà l’accesso al contenuto e quindi il regalino tanto gradito a Grillo, ovvero il click sul suo sito.
    Perché è doveroso ricordare una cosa: il blog va avanti perché gli utenti accedono e fanno aumentare le views, ma con questa strategia il folgore iniziale andrà scemando e quindi ci saranno sempre meno utenti interessati ai non-contenuti. Senza contare che, nel frattempo, chi avrà condiviso senza leggere, perché stufo dei sensazionalismi ma ormai devoto al Grillo-pensiero, avrà regalato al web un’altra pagina di inutilità
    .

  8. giogg ha detto:

    “Huffington Post Italia”, 19 aprile 2014, QUI

    LA GUERRILLA ONLINE DI GRILLO PERDE UNA BATTAGLIA IMPORTANTE
    di Alessandra Serra

    La campagna elettorale italiana ha vissuto online una giornata degna di nota dal punto di vista delle tattiche impiegate e della discussione che ne è seguita. Partiamo da cosa è successo: il primo evento rilevante è che la comunicazione del M5S ha imbroccato una direzione inconsueta e per certi versi sorprendente: ha deciso di parodiare i manifesti della campagna PD e il suo slogan nell’intento di fare una contro-campagna che si ritorcesse contro i suoi promotori, lanciando l’hashtag #glielochiedeSilvio al quale veniva abbinato il nome di un personaggio scelto tra quelli meno popolari nell’immaginario collettivo degli italiani.
    Ne sono venuti fuori manifesti con Totò Riina, Licio Gelli, e numerosi altri impresentabili. I militanti cinque stelle, come si sa, sono piuttosto attivi online, massicciamente presenti soprattutto su Twitter e quindi la contro-campagna, pensata per sferrare un colpo agli avversari politici con l’uso delle loro stesse armi, nel volgere di un paio d’ore aveva cominciato ad avere una sua visibilità.
    A me, che sono una che segue con discreta attenzione certi fenomeni, la scelta era sembrata però, già dall’inizio, piuttosto discutibile. Ma non dal punto di vista del taglio provocatorio – in campagna elettorale le parodie sono all’ordine del giorno e persino qualche colpo sotto la cintura alla fine va messo in conto senza troppo recriminare. Piuttosto, come non considerare il fatto che usare la campagna altrui dà praticamente sempre un tornaconto utile solo al suo promotore? In altre parole, se usi la mia campagna, mi vai dietro, e mi dai solo visibilità. È una delle regole base della comunicazione e prevede poche deroghe. Puoi tentare di cavalcarla solo se hai la consapevolezza di avere dalla tua parte una forza persuasiva e un dispiego di potenza viralizzante davvero straordinarie. Il M5S, va detto, spesso queste caratteristiche di capacità persuasiva e viralizzante, aveva dimostrato di averle. E ha tentato il colpaccio.
    Qualcosa però non ha funzionato. Dopo qualche ora di buona diffusione dei meme “grillini” il PD produce un’unica replica, che però inverte le sorti della giornata di attivismo digitale. È sempre il visual dell’ormai famosa campagna, ma non c’è nessun personaggio, nessun testimonial. C’è una sagoma bianca, scontornata, che evoca in absentia, il leader del Movimento, l’headline supplica “Uno straccio di idea (per l’Europa)” (a rimarcare con ruvida schiettezza la presunta carenza del programma elettorale presentato dall’avversario) mentre il payoff lancia l’hashtag #celochiedeBeppe. Non esce altro. Una singola, secca, risposta a fronte di una serie di meme rilanciati addirittura dal blog “madre” di Beppe Grillo.
    Cosa succede dopo è interessante, per chi si appassioni a queste dinamiche. Succede che la replica del PD e il suo hashtag – come si dice – sfondino. L’immagine col Grillo “sagoma bianca”, evocato ma non direttamente rappresentato (una tecnica di menzione che rende l’operazione molto più incisiva sul piano dell’efficacia simbolica) si impone all’attenzione dei social network. L’hashtag diventa primo in Italia. E l’operazione di contro-campagna, in poche parole, diventa un boomerang comunicativo per i suoi artefici.
    Una delle ragioni è, certo, l’azzardo dell’iniziativa, ma c’è di più. C’è da osservare un cambio strategico nella comunicazione del Partito Democratico. Che appare sulla scena digitale con una presenza visibile, armonica e di una certa consistenza. Non è certo estranea a questo cambio di passo la creazione di una community (è uno dei primi progetti messi in campo dal “New Deal” del Partito Democratico) estesa e partecipata che funziona non tanto da war room di impianto tradizionale, ma come rete di riferimento e di attivismo digitale in cui ogni militante trova spazio di espressione della propria sede, anche remota. È, credo, la sottovalutazione di questa evoluzione che è costata cara alla giornata di campagna digitale grillina. Del resto, le evoluzioni del discorso politico in ambito new media subiscono accelerazioni velocissime nei momenti in cui le forze in campo sono dispiegate e attive. In Italia adesso si vive un momento particolarmente significativo su questo fronte, dal momento che le due forze politiche che al momento appaiono più popolari in Italia – al netto dei rassemblement di coalizione – sono anche le più attive sul piano della presenza online.
    Sono evoluzioni apparentemente non troppo incisive sul piano della politica e della cultura, ma si commetterebbe un errore a pensarle trascurabili. È, del resto, opinione diffusa tra gli analisti dello scenario culturale e sociale contemporaneo che la comunicazione virale, qui ne abbiamo osservato un esempio recentissimo, ha ormai alterato le dinamiche di potere discorsivo che erano finora stabilite dai mass media tradizionali. Come sostiene Baudrillard la “circolarità” delle informazioni nel nostro mondo accelerato e frammentato della contemporaneità ha però il pregio, l’abilità di creare esperienze condivise. Ecco, il case study grillino dà piena ragione al filosofo francese. Quando in un partito, si comincia a creare un ambiente di condivisione, da cui derivano strategie comunicative sinergiche, innovative, le piccole battaglie si vincono. E danno buone speranze per l’esito dell’intera sfida
    .

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