Nimby e altre semplificazioni

Leggendo un’intervista al nuovo sindaco di Messina, Renato Accorinti, mi ha colpito una domanda (e la conseguente risposta):

«Sergio Rizzo, in merito alla sua vittoria, ha scritto sul Corriere della Sera: “Siamo riusciti a diventare il Paese del No, ed è davvero triste”. Cosa risponde? Rizzo non mi conosce, prima di parlare dovrebbe venire a farsi una chiacchierata con me. I no sono molto dignitosi nella vita, e spesso sono educativi anche quelli che danno i genitori, se sono motivati».

L’articolo di Sergio Rizzo si intitola: La Vittoria del Sindaco «no Ponte». Che tristezza essere un Paese contro («Corriere della Sera», 25 giugno 2013).
Dinnanzi alla strepitosa vittoria elettorale di Accorinti, non riesco davvero a capire il tono di Sergio Rizzo e, soprattutto, etichette tipo «Paese del No». Sono sorpreso della cecità rispetto al quadro d’insieme nazionale e a quello, più particolare, siciliano/messinese.
Un Paese che impone “grandi opere” a territori che non ne sentono il bisogno, a popolazioni che non hanno deciso autonomamente o in maniera concertata sugli stravolgimenti progettati, è un Paese che costruisce un no permanente e che alimenta uno scetticismo profondo verso qualsiasi iniziativa provenga “dall’alto”. Allo stesso tempo, localmente, soprattutto la provincia di Messina negli ultimi anni ha subito ferite enormi dal punto di vista idrogeologico (QUI e QUI), con frane e morti. Cosa è stato fatto intanto? Come si fa a non tenere conto che è almeno un secolo che Messina sente il Paese in modo estremamente distante e distratto? Davvero il successo di Accorinti e dovuto al “No ponte”? Bah.

Intanto, in piena convergenza con Rizzo, ecco un rapporto sull’«Effetto Nimby» in Italia: pare che sia in aumento.
Scorrendo il rapporto della ricerca (pdf), però, emergono vari dubbi.
Innanzitutto, il Forum che ha condotto l’osservazione garantisce distacco e rigore? Inoltre, quali sono i criteri per definire una «contestazione territoriale»? E ancora, chiedere e pretendere partecipazione e concertazione è egoismo da «not in my back yard»? Difendere quell’ormai residua porzione di territorio non devastata dalla “modernità” è una «sindrome»?

– – –

AGGIORNAMENTO del 6 dicembre 2013:
Valerio Gualerzi riferisce di uno studio accademico che ha appurato che il 9% del territorio italiano è “metropolitanizzato”: QUI.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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3 risposte a Nimby e altre semplificazioni

  1. giogg ha detto:

    «Oggi Scienza», 1 luglio 2013, QUI

    GIARDINI D’ITALIA
    di Laura Pulici

    AMBIENTE – Sempre più “No”. Dalla costruzione di una nuova autostrada fino alla realizzazione di un impianto eolico, aumentano le opere contestate da associazioni e cittadini italiani. Il 2012 è stato l’anno record dei casi Nimby (fatelo pure, ma non nel mio giardino) con 354 progetti contestati, di cui 151 emersi per la prima volta nel corso dell’anno. A tracciare il quadro della situazione è l’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum, che dal 2004 monitora l’andamento della sindrome Nimby.
    Secondo i dati raccolti, i settori produttivi più contestati sono l’elettrico, quello dei rifiuti e le infrastrutture. In particolare il rapporto sottolinea come “su 10 impianti di produzione di energia elettrica oggetto di opposizioni, ben 9 prevedono l’uso di fonti rinnovabili”, inserendo però nel conteggio anche i termovalorizzatori.
    A protestare sono soprattutto i comitati (24,2%), seguiti dai soggetti politici locali (20,7%) e dai comuni (18,3%) preoccupati, principalmente, per l’impatto ambientale.
    L’analisi condotta dal Nimby Forum è a tratti riduttiva, semplicistica e imprecisa. Non è chiaro, infatti, quali siano i criteri utilizzati per definire una contestazione come sindrome Nimby. Per esempio non tiene conto che, in molti casi, l’opposizione alla costruzione di un inceneritore o all’alta velocità oggi si basa su motivazioni scientifiche, supportate dalla proposta di soluzioni alternative. Osservando la mappa degli impianti contestati regione per regione, è evidente che le ragioni delle controversie non sono sempre stigmatizzabili in termini di sindromi Nimby
    .

  2. giogg ha detto:

    Luca Martinelli, “Noi l’avevamo detto! Le mobilitazioni cittadine in tutta Italia hanno fermato o ridimensionato opere producendo un risparmio di quasi 121 miliardi. Il tempo ha dato loro ragione“, in «Altreconomia», 29 ottobre 2012, via-Salviamo il Paesaggio

    «[…] Avevano ragione loro, i tremila siciliani che il 18 maggio 1980 marciarono per protestare contro la costruzione di una strada litoranea tra Castellammare del Golfo e San Vito lo Capo, nel trapanese. Con la “marcia dello Zingaro” riuscirono a fermare il progetto, e la galleria scavata nella roccia “per dare inizio alla costruzione di una strada”, come ricorda un cartello di legno, oggi la attraversa -rigorosamente a piedi- chiunque voglia entrare nella Riserva naturale orientata dello Zingaro, la prima istituita in Sicilia nel maggio del 1981.
    Avevano ragione loro, e ce ne rendiamo conto oggi. Perché lungo quei sette chilometri ogni anno passeggiano decine di migliaia di persone, che si arrampicano lungo i sentieri e cercano rifugio alla calura estiva nelle bellissime cale, all’ombra del Monte Speziale (http://www.riservazingaro.it).
    Nessuno accusò i 3mila di essere affetti da “sindrome Nimby”, perché questo termine è stato coniato solo negli anni Duemila. Indica coloro che sarebbero contrari alla realizzazione di opere solo perché fatte nel proprio “giardino” di casa. “Nimby” sta per
    Not in my backyard, ed esiste anche un Nimby Forum, che ogni anno censisce gli “impianti contestati”. Giunto alla settima edizione, è un breviario che ci è utile: di fronte alla crisi economica, sociale e ambientale, possiamo utilizzarlo per disegnare la nostra spending review, diversa da quella del governo Monti, perché le spese già tagliate, o che andremo a tagliare, riguardano grandi, medie e piccole opere. Inutili. Tra il 2012 e il 2014, le manovre del governo Monti garantiranno allo Stato minori spese per 29,4 miliardi di euro. I comitati, che non fanno differenze tra pubblico e privato, hanno saputo fare molto meglio. Grazie alla loro azione negli ultimi anni sono stati cancellati spese inutili per circa 121 miliardi di euro […]».

    Nell’articolo si parla, inoltre, di:
    – Ponte sullo Stretto (http://www.retenoponte.it)
    – No al nucleare e ad altri impianti di energia impattante (http://www.energiafelice.it) (nocokepolesine.blogspot.it) (http://www.nocarbonesaline.it)
    – Infrastrutture: dighe, tav, aeroporti (Siena: http://www.comitatoampugnano.it), inceneritori (Sicilia: rifiutizerotrapani.blogspot.it), caccia F35 (http://www.disarmo.org), “soldi buttati” (inceneritore di Parma: gestionecorrettarifiuti.it; passante di Mestre)

  3. giogg ha detto:

    Le cosiddette “grandi opere” sono preoccupanti non solo per il loro impatto (ambientale e sociale), ma anche perché comportano investimenti ingenti che, non di rado, alimentano appetiti criminosi (corruzione, tangenti, truffa).
    Oggi (12 luglio 2013) è stata pubblicata una notizia che lancia dei sospetti sui realizzatori del Mose di Venezia.

    “La Nuova di Venezia e Mestre”, 12 luglio 2013, QUI

    OMBRE SUL MOSE A VENEZIA,
    LA FINANZA ARRESTA GIOVANNI MAZZACURATI

    Arresti domiciliari per l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e creatore del progetto di dighe mobili che dovrebbero salvare la città dall’acqua alta. Provvedimenti cautelari anche per Pio Savioli e altre 12 persone. Oltre cento gli indagati.
    CONTINUA

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