Sorrento, il paesaggio in suono

Tratto da «Il sentimento dei luoghi», 2012

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Sorrento, il paesaggio in suono

Un luogo può essere prodotto da una canzone? Direi di no, il processo di costruzione culturale di una località è ben più complesso e profondo; tuttavia, può succedere che la musica contribuisca a rafforzare l’aura o l’appetibilità di un determinato posto. In altre parole, i suoni e lo spazio sono intimamente legati tra loro, e lo sono ancor di più nel nostro immaginario. Ognuno di noi può sperimentare quanto un suono particolare gli riporti alla mente un luogo specifico, ma è un po’ più raro il caso in cui una melodia emozioni al punto da condensare in se stessa quella speciale atmosfera che molti chiamano “genius loci”.
Nel 1902 i fratelli De Curtis forse non ipotizzavano che la loro
Torna a Surriento sarebbe diventata ben più di un souvenir sonoro, eppure, cantata nelle occasioni più solenni e dalle voci più acclamate, con gli anni quell’armonia divenne un “classico”, anzi una sorta di inno.
Le particolari dinamiche storiche di questa canzone hanno portato Sorrento ad essere un caso nel campo delle “località musicate”. Agli inizi del Novecento la cittadina era turisticamente già nota da secoli e ampiamente celebrata da numerose canzoni altrettanto romantiche, ma con
Torna a Surriento si può affermare che il suo paesaggio (i giardini d’agrumi, il mare delle sirene…) si trasformò in suono e, a partire da questa nuova dimensione, cominciò a viaggiare come una cartolina melodica all’interno dell’immaginario collettivo occidentale (e poi ancora più in là).
Il “caso”, pertanto, nasce dall’incrocio di due caratteristiche inconsuete: da un lato si tratta di una rara canzone locale (perché localizzata) che gode di una notorietà di dimensioni planetarie e incredibilmente duratura, da un altro lato, in un’inimmaginabile coincidenza, a distanza di quasi un secolo a questa specifica località si è legato un secondo successo globale.
Nel 1986, infatti, Lucio Dalla scrisse la poetica
Caruso e il paesaggio sorrentino (la terrazza sul mare con le lampare, il vento e la luna tra le nuvole…) trovò una nuova melodia per rinnovare il suo essere metafora di romanticismo e nostalgia, di soavità e sentimenti. La “sorrentinità”, cioè, ebbe un nuovo “carme” che, rielaborando schemi consolidati (il genere melodico, per quanto riguarda la struttura musicale del brano e i sentimenti legati ai luoghi, per quanto attiene all’immaginario poetico) permetteva a tutti di specchiarvisi e, in una certa misura, di ritrovarvisi: gli abitanti locali, a cui veniva fornita la possibilità di una nuova occasione identitaria (chi ha girato tutto ‘o munno, nun l’ha visto comm’a ccà; ti volti e vedi la tua vita come la scia di un’elica), e i turisti, che potevano rintracciare ciò per cui erano arrivati (la terra dell’ammore; è ‘na catena ormai, che scioglie ‘o sanghe dint’e vene).

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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Una risposta a Sorrento, il paesaggio in suono

  1. giogg ha detto:

    Sorrento, il paesaggio in suono

    Un luogo può essere prodotto da una canzone? Direi di no, il processo di costruzione culturale di una località è ben più complesso e profondo; tuttavia, può succedere che la musica contribuisca a rafforzare l’aura o l’appetibilità di un determinato posto. In altre parole, i suoni e lo spazio sono intimamente legati tra loro, e lo sono ancor di più nel nostro immaginario. Ognuno di noi può sperimentare quanto un suono particolare gli riporti alla mente un luogo specifico, ma è un po’ più raro il caso in cui una melodia emozioni al punto da condensare in se stessa quella speciale atmosfera che molti chiamano “genius loci”.
    Nel 1902 i fratelli De Curtis forse non ipotizzavano che la loro
    Torna a Surriento sarebbe diventata ben più di un souvenir sonoro, eppure, cantata nelle occasioni più solenni e dalle voci più acclamate, con gli anni quell’armonia divenne un “classico”, anzi una sorta di inno.
    Le particolari dinamiche storiche di questa canzone hanno portato Sorrento ad essere un caso nel campo delle “località musicate”. Agli inizi del Novecento la cittadina era turisticamente già nota da secoli e ampiamente celebrata da numerose canzoni altrettanto romantiche, ma con
    Torna a Surriento si può affermare che il suo paesaggio (i giardini d’agrumi, il mare delle sirene…) si trasformò in suono e, a partire da questa nuova dimensione, cominciò a viaggiare come una cartolina melodica all’interno dell’immaginario collettivo occidentale (e poi ancora più in là).
    Il “caso”, pertanto, nasce dall’incrocio di due caratteristiche inconsuete: da un lato si tratta di una rara canzone locale (perché localizzata) che gode di una notorietà di dimensioni planetarie e incredibilmente duratura, da un altro lato, in un’inimmaginabile coincidenza, a distanza di quasi un secolo a questa specifica località si è legato un secondo successo globale.
    Nel 1986, infatti, Lucio Dalla scrisse la poetica
    Caruso e il paesaggio sorrentino (la terrazza sul mare con le lampare, il vento e la luna tra le nuvole…) trovò una nuova melodia per rinnovare il suo essere metafora di romanticismo e nostalgia, di soavità e sentimenti. La “sorrentinità”, cioè, ebbe un nuovo “carme” che, rielaborando schemi consolidati (il genere melodico, per quanto riguarda la struttura musicale del brano e i sentimenti legati ai luoghi, per quanto attiene all’immaginario poetico) permetteva a tutti di specchiarvisi e, in una certa misura, di ritrovarvisi: gli abitanti locali, a cui veniva fornita la possibilità di una nuova occasione identitaria (chi ha girato tutto ‘o munno, nun l’ha visto comm’a ccà; ti volti e vedi la tua vita come la scia di un’elica), e i turisti, che potevano rintracciare ciò per cui erano arrivati (la terra dell’ammore; è ‘na catena ormai, che scioglie ‘o sanghe dint’e vene).

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