“Mi ricordo di un aranceto murato a Massa”

Un altro agrumeto è sotto assedio. Questo è uno dei più grandi, probabilmente il più antico della Penisola Sorrentina. Il 14 giugno 2013, ne parliamo a Massa Lubrense a partire dalle h20. Se potete, non mancate.

In difesa del Fondo “Il Gesù”, Massa Lubrense

«Quando i bulldozer cancellano il territorio, […] è nel senso più concreto, più spaziale, che si cancellano, con i riferimenti del territorio, anche quelli dell’identità» (Marc Augé)

PS: un mese fa ne parlava anche il “Corriere del Mezzogiorno”, QUI.
PPS: qualche informazione sul fondo del “Gesù” e alcune fotografie di una parte dell’agrumeto sono QUI (tengo a sottolineare che i titolari di questa azienda agricola non hanno nulla a che fare con la speculazione cementizia che ci preoccupa, che invece è minacciata da altri soggetti).

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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7 risposte a “Mi ricordo di un aranceto murato a Massa”

  1. giogg ha detto:

    Alcuni blogger hanno scritto della serata per il Fondo del “Gesù” del 14 giugno 2013:
    1) Gaetano Maresca: QUI;
    2) Natale De Gregorio: QUI;
    3) Lello Acone: QUI (con 50 fotografie della serata).

  2. giogg ha detto:

    Un paio di riflessioni di Alessandro Schisano sulla tutela del paesaggio e sulla legge regionale della Campania che consente la realizzazione di parcheggi interrati:
    1) A cosa serve tutelare il paesaggio;
    2) Sana e robusta costituzione.

  3. giogg ha detto:

    MalKo ha pubblicato sulla rivista online «Hyde Park» un articolo relativo al Fondo del Gesù, che si chiude con una mia intervista: Massa Lubrense e il Fondo del Gesù, storia di ordinaria edilizia (27 giugno 2013).

  4. Pingback: Un’intervista sul Fondo del Gesù | il Taccuino dell'Altrove

  5. giogg ha detto:

    Leggendo un’intervista al nuovo sindaco di Messina, Renato Accorinti, mi ha colpito una domanda (e la conseguente risposta):

    «Sergio Rizzo, in merito alla sua vittoria, ha scritto sul Corriere della Sera: “Siamo riusciti a diventare il Paese del No, ed è davvero triste”. Cosa risponde?
    Rizzo non mi conosce, prima di parlare dovrebbe venire a farsi una chiacchierata con me. I no sono molto dignitosi nella vita, e spesso sono educativi anche quelli che danno i genitori, se sono motivati».

    L’articolo di Sergio Rizzo si intitola La Vittoria del Sindaco «no Ponte». Che tristezza essere un Paese contro.
    Dinnanzi alla strepitosa vittoria elettorale di Accorinti, non riesco davvero a capire il tono di Sergio Rizzo e, soprattutto, banalizzazioni tipo «Paese del No». Sono sorpreso della cecità rispetto al quadro d’insieme nazionale e a quello, più particolare, siciliano/messinese.
    Un Paese che impone “grandi opere” a territori che non ne sentono il bisogno, a popolazioni che non hanno deciso autonomamente o in maniera concertata sugli stravolgimenti progettati, è un Paese che costruisce un no permanente, oltre che uno scetticismo profondo verso qualsiasi iniziativa provenga “dall’alto”. Allo stesso tempo, localmente, soprattutto la provincia di Messina negli ultimi anni ha subito ferite enormi dal punto di vista idrogeologico, con frane e morti. Cosa è stato fatto intanto? Come si fa a non tenere conto che è almeno un secolo che Messina sente il Paese in modo estremamente distante e distratto? Davvero il successo di Accorinti e dovuto al “No ponte”? Bah.

    “Corriere della Sera”, 25 giugno 2013

    La vittoria del Sindaco «no Ponte». Che tristezza essere un Paese contro
    di Sergio Rizzo

    Soltanto in Italia può accadere che le elezioni amministrative di una grande città vengano vinte da una lista che propone come pilastro del proprio programma l’abolizione di un’opera pubblica che è stata già abolita. Il riferimento è al successo del candidato del comitato «No Ponte» al ballottaggio per il posto di sindaco di Messina. Il Ponte sullo Stretto si sentiva poco bene prima che il futuro primo cittadino Renato Accorinti si candidasse, ma quando si è andato a votare per il primo turno era già ben steso nella bara da un paio di mesi. Tanto che sono stati anche fatti i conti di quanto potrà costare ai contribuenti fra contenziosi, risarcimenti danni e spese di progetti ormai inutili, la più grande opera pubblica che non sarà mai realizzata: almeno un miliardo di euro. Si dirà che per come vanno le cose in Italia, i messinesi contrari al Ponte abbiano preferito andarci con i piedi di piombo. Avranno pensato: e se un giorno decidessero di ripensarci e volessero riaprire i cantieri? Insomma, fidarsi è bene, ma non fidarsi al giorno d’oggi è pure meglio. Siamo però sicuri che delle due parole «No Ponte», quella risultata più convincente per gli elettori messinesi è la prima: No. Del resto, è quella che più sta nelle corde di questo Paese incapace di fare un passo avanti, nel quale ogni promessa è destinata fatalmente a naufragare davanti all’inettitudine di chi ha responsabilità di governo, all’inefficienza della burocrazia, alla mancanza di risorse, alla sciatteria degli amministratori, agli interessi privati che prevalgono su quelli collettivi. Negare è paradossalmente diventata sempre di più l’unica affermazione possibile, dal «No Tav» al «No Ponte». Ma dietro a quel «No» ci si potrebbe mettere qualunque cosa: anche la parola «Elezioni», a giudicare da quanti ormai disertano le urne. Da Messina a Bolzano. E non è un caso che perfino uno degli slogan della campagna elettorale del sindaco della Capitale Ignazio Marino, parlamentare del Partito democratico, recitasse: «Non è politica, è Roma». Siamo riusciti a diventare il Paese del No, ed è davvero triste.

  6. giogg ha detto:

    Pare che in Italia l’«Effetto Nimby» sia in aumento. Scorrendo il rapporto della ricerca (pdf), però, emergono vari dubbi. Innanzitutto, il Forum che ha condotto l’osservazione garantisce distacco e rigore? Inoltre, quali sono i criteri per definire una «contestazione territoriale»? E ancora, chiedere e pretendere partecipazione e concertazione è egoismo da «not in my back yard»?, difendere quell’ormai residua parte di territorio non devastata dalla “modernità” è una «sindrome»?
    Altre info: QUI.

  7. giogg ha detto:

    Oggi, 14 luglio 2013, il website «Salviamo il Paesaggio» ha rilanciato l’articolo/intervista di MalKo relativo al Fondo del Gesù di Massa Lubrense: QUI.
    Tengo a sottolineare che il titolo dell’articolo è stato cambiato e aggravato. Per quanto preoccupante, il progetto di parcheggio interrato non interessa l’intero agrumeto.

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