2 risposte a L’allegria sta arrivando

  1. giogg ha detto:

    Da un po’ di tempo a questa parte sembra che non si possa parlare di Roberto Saviano senza preventivamente prenderne un po’ di distanza (e allora è facile sentire espressioni di questo tipo: «Ormai è un santone… Scrive cose che si sanno da tempo… E’ un tuttologo… Ha un’opinione su qualsiasi cosa…»). Permettetemi di fregarmene e di considerare tutto questo chiacchiericcio per quel che è: rumore di fondo. Ritengo che questo tipo di precisazioni cautelative e precauzionali rientrino in un unico e preciso tipo di preoccupazione, anzi di ossessione, quella del non riuscire a fare a meno di Saviano, probabilmente di non sopportare di essere dietro di lui. Nelle relazioni serene si è gli uni accanto agli altri (magari ignorandosi), invece con Saviano molti sembrano tradire un senso di inadeguatezza, riscontrabile nella loro urgenza di giudizio. Mi spiego. Non mi riferisco al diritto/dovere di critica, quello è un bene essenziale: più ce n’è, meglio è. Mi riferisco, piuttosto, alle modalità di tale critica, alla sua natura: insomma, di quale critica parliamo? Letteraria? Politica? Sociale? Giornalistica? No, perché invece a me sembra che Saviano sia oggetto di critiche e antipatie sempre più di tipo personale. E’ come se le cose che Saviano fa o scrive o dice fossero sempre più cariche di quel che sono, per cui non basta affermare, ad esempio, «Non sono d’accordo con il suo ultimo articolo… Il suo secondo libro è più debole del primo… In questo monologo teatrale sembra ripetere se stesso…», ma risulta necessaria una pressione critica in più, che inevitabilmente scivola sul piano personale.
    (La critica può essere profonda, come ad esempio – per avere un termine di paragone – questa scritta da Cristiano de Majo su «Rivista Studio»).
    Affermo questo perché le critiche a Saviano in cui mi imbatto più spesso mi sembrano tutte accomunate da un fattore: rivelano più del critico che del criticato. I “critici totali” (o “a prescindere”) sono costantemente impegnati (da destra e, sempre più spesso, da sinistra) a prendere distanze, a sottolineare imperfezioni, a denunciare incoerenze… Sono costoro a tradire un’idea di Saviano come supereroe (o santo o santone), che le persone distese e distaccate invece non avvertono. Insomma, l’ossessionato parla di sé, altrimenti per quale ragione sentirebbe impellente e improrogabile la necessità di allontanare il (e allontanarsi dal) suo oggetto di ossessione, appunto? In quale mondo adolescenziale vivono coloro che trattano Saviano come uno da sostenere in toto o da rigettare a prescindere?

    Ecco due esempi innocui, ma sintomatici, di ieri sera, su facebook, da gente presumibilmente di sinistra: QUI e QUI.
    Oppure leggete alcuni commenti all’articolo del “Post” in cui si segnala lo stesso video che ho postato anche io qui sopra: QUI.
    (D’altra parte, però, va evidenziato anche l’apprezzamento entusiastico da parte di Luca Sofri all’intervento di Saviano: QUI).

    Ma non è questo ciò di cui volevo scrivere nel post. O forse anche, ma insomma, andiamo avanti.

  2. Pingback: Quant’è bello essere Peace Now | il Taccuino dell'Altrove

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