Stregoneria e modernità

Alcuni giorni fa il «CorSera» ha pubblicato un lungo articolo di Adriano Favole intitolato “La stregoneria dei moderni. Sono i conflitti postcoloniali che rilanciano le antiche credenze” [QUI], ne estrapolo un brano:
«Un terzo punto rilevante concerne l’idea secondo cui l’irrazionalità della stregoneria andrebbe combattuta insegnando ai nativi a riconoscere le vere cause delle malattie e della sventura. [Tuttavia] la stregoneria non nasce dall’ignoranza delle cause ultime di un evento nefasto, ma dal fatto che pone domande che vanno al di là di esse. […] La stregoneria è un pensiero sull’«oltre», su quegli ambiti della vita che stanno al di là della possibilità di controllo degli esseri umani. Ora, nella situazione postcoloniale globalizzata, la stregoneria […] non è una malattia indigena, frutto di sistemi di credenze ancestrali, bensì il sintomo di un disagio molto «moderno», le cui cause vanno ricercate nell’imporsi di modelli sociali ed economici fondati sull’esclusione, e non sulla condivisione, e di configurazioni della persona che hanno accentuato le differenze di genere, alimentando sospetti e violenze soprattutto nei confronti delle donne».

Oggi è la volta di «Repubblica», con un reportage di Carlo Ciavoni da un “villaggio-ghetto” ghanese per “streghe” [QUI]. La differenza con l’articolo precedente è notevole; Ciavoni racconta senza capire ciò che vede e, soprattutto, senza mettere in relazione le informazioni che raccoglie.
Ad esempio, a proposito della spaventosa condizione delle donne recluse, la ragione di tale abisso sarebbe da cercare «nelle oscurità più profonde e nascoste dell’animo di milioni di esseri umani in tutte le latitudini, ma qui alimentato da tradizioni e convincimenti millenari, che emergono nutrendosi nell’ignoranza, nella povertà, o anche nel banale calcolo di chi ha bisogno di eliminare qualcuno per semplice concorrenza in affari. Da millenni, infatti, l’esclusione sociale, la segregazione, il mobbing, come lo chiamiamo dalle nostre parti, fino all’eliminazione fisica di chi viene accusato di stregoneria, rappresentano le soluzioni suggerite nei capitoli non scritti della legge che regola le relazioni fra gli uomini».
E poi, al capoverso successivo, osserva che ciò sarebbe particolarmente incredibile perché il Ghana è «annoverato fra i più solidi paesi del continente (nonostante mille altre questioni aperte) soprannominato la “perla” dell’Africa occidentale, ex fiore all’occhiello dell’impero di sua maestà britannica, nazione-guida, dai tassi di crescita economica a due cifre, con il più alto livello di scolarizzazione dell’Africa occidentale (quasi l’85 per cento, sebbene ancora circa 500.000 bambini siano fuori dal sistema scolastico), che vanta numerose e prestigiose università, per non parlare delle ricchezze naturali, come oro, cacao, diamanti, bauxite, manganese, di recente persino il petrolio. Una nazione che custodisce la speranza per milioni di africani, ansiosi di accorgersi non è più un miraggio il riscatto economico, sociale, culturale di milioni di persone e che è dunque possibile realizzare l’idea di una maggiore equità nella diffusione della ricchezza. Dunque, di fronte a tutto questo, incontrare tutte assieme un centinaio di “streghe”, e sentire da loro le storie terribili che si portano dentro, fa davvero un certo effetto».

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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