Il tradimento

Il tradimento disorienta, rende il mondo un luogo ignoto perché azzera i punti di riferimento. Il tradimento ha questo di devastante e colpevole: il segnare una cesura in un percorso che si stava seguendo. La conseguenza è che ci si perde, ci si sente impotenti e in balia di forze esterne e superiori. In termini politici, il tradimento è un’azione non democratica.
Mi sento tradito dal Pd, anche se non è tutto il Pd ad aver tradito. Mi sento tradito in quanto elettore di centrosinistra, in quanto progressista e democratico. Sebbene non ne sia mai stato parte attiva ed abbia una cultura politica più riformista, mi sento tradito dal  partito che, fino a qualche giorno fa, in Italia avrebbe potuto guidare la costruzione di un futuro diverso, più equo, giusto, laico. Ho creduto nelle ultime elezioni primarie, nella “sportività” di Bersani, nella disponibilità (timida, certo, ma comunque in moto) ad aprirsi a nuove personalità e a nuove idee. Evidentemente non era abbastanza o, forse, non era vero. Il risultato è che oggi sento di non essere rappresentato politicamente. Oggi non ho più punti di riferimento perché coloro a cui mi ero affidato hanno tradito la mia fiducia. Mi sento vicino a Vendola, stimo Civati e sono certo che tanti altri parlamentari Pd siano persone degne, ma oggi credo che costoro non abbiano alcuna possibilità di governo, ovvero di rinnovamento (del partito, della coalizione e del Paese). Non ho nessuna intenzione o tentazione di darmi alla propaganda populista (la cosiddetta “antipolitica”, che più correttamente definirei “prepolitica”), insomma non cederò ai grilli parlanti, alla volgarità, alla demagogia, alla rabbia biliosa. La delusione è forte, ma so che non esprimerò alcuna protesta (nei confronti del Pd e del CSx) votando o sostenendo un ciarlatano o delle idee confuse e contraddittorie; il mio dissenso sarà il silenzio o, in termini elettorali, la scheda bianca.
Il tradimento è una vigliaccheria perché si manifesta all’improvviso e non è vero che era palesemente in preparazione, non è vero che lo si poteva prevedere. Il tradimento è tale proprio perché colpisce alle spalle. Ma tali sottigliezze adesso non contano, adesso è come se mi trovassi in una zona terremotata, circondato di macerie, senza poter riconoscere le strade e i palazzi. Non ho punti di riferimento e vago senza meta, oppure resto fermo con la testa tra le mani, seduto su un calcinaccio. Lo choc durerà ancora un po’, questi sono giorni di latenza, ma poi tornerò – anzi, torneremo – a ridisegnare il nostro spazio, a ricostruire e a fare ordine. L’importante è che ciò avvenga riconoscendo e recuperando i legami col passato che danno senso al nostro essere qui e ora.
Cosa non hanno cancellato i traditori della nostra fiducia? Probabilmente gli ideali, le aspettative e, perché no, i bisogni che precedono e superano qualsiasi interesse personale o di corrente, ovvero quei valori di una cultura politica autenticamente “di sinistra” che, in quanto tale, è proiettata verso il futuro; quella cultura, cioè, espressa da uno sguardo sulla realtà che parte dall’orizzonte e, solo dopo, arriva a me stesso.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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3 risposte a Il tradimento

  1. Vi. ha detto:

    A me quello che dispiace è che abbiano prevalso le logiche di partito sul buon senso. Rodotà non era un candidato scandaloso, né lontano dal centrosinistra, né inadatto al ruolo. La sua elezione poteva essere una buona occasione per mostrare apertura, intelligenza, cambiamento, ed invece, in queste elezioni del presidente, si è palesata solo la persistenza di logiche di potere polverose e vecchie, che, si è portati ora a pensare, non sono mai sparite, nonostante il tentativo di rinnovamento auspicato da Bersani o dai giovani del PD. Verrebbe da dire che anche qui in fin dei conti il problema è una gerontocrazia radicata, se non solo anagrafica, sicuramente mentale. Io non voterò scheda bianca, spero si formi per le prossime elezioni un nuovo partito di sinistra in cui l’idea di candidare uno “vecchio” come D’Alema non sia neanche contemplata.

  2. giogg ha detto:

    Nel pomeriggio di oggi, 22 aprile 2013, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è reinsediato per il suo secondo mandato. Ecco alcuni stralci del suo discorso:

    «[…] Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti – che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale – non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.
    Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato: e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione: quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme.
    Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005.
    […] La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell’abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti. […]
    Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana. […]
    [Impegnarci a definire e rispettare] i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, [è il compito] attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all’ordine del giorno in Italia e in Europa. E’ la questione della prospettiva di futuro per un’intera generazione, è la questione di un’effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità.
    Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano.
    […]
    Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora – nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano – il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all’unanimità. Sentendo voi tutti – onorevoli deputati e senatori – di far parte dell’istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare. C’è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. […]
    E la condizione è dunque una sola: fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l’interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali – di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no – non c’è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto – se si preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale.
    D’altronde, non c’è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito – nemmeno più il Regno Unito – operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti.
    Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione – fino allo smarrimento dell’idea stessa di convivenza civile – come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti.
    […]».

    Tutto il testo è QUI.

  3. giogg ha detto:

    «Non posso mettere fra parentesi il fatto che la larga intesa si fa con il responsabile dello sfascio e della regressione culturale e politica di questo paese» (Stefano Rodotà, “Il manifesto”, 23 aprile 2013, QUI)

    E ancora due brani:
    1) «Da tutta questa vicenda è uscito vittorioso Berlusconi, che sta imponendo le sue condizioni, e il Pd è andato a raccomandarsi al Colle, e poi ha dato di nuovo spettacolo».
    2) «L’unico salotto a cielo aperto in cui sono stato si chiama Pomigliano. Lì, alla manifestazione della Fiom, ho portato lo striscione con il mitico Ciro. Sarò alla manifestazione della Fiom del 18 maggio. Io non ho niente di carismatico. Semplicemente, testimonio che si può lavorare sulle cose: beni comuni, acqua, le discriminazioni».

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