Gli abbattimenti sono un “incubo”

Il pericolo è che si «potrebbe scatenare un vero e proprio terremoto, sia in termini sociali sia in termini economici-occupazionali». Ogni società sceglie i suoi rischi, cioè seleziona quelli di cui preoccuparsi. Inquadrato in questi termini, il concetto di rischio si slega dal cosiddetto “agente di impatto” e diventa un oggetto sociale e culturale, ovvero politico. E’ questa la premessa per arrivare a capire la logica di chi ci appare illogico.
Alberto Dortucci (“MetropolisWeb”, 3 marzo 2013) riferisce del «protocollo d’intesa» ipotizzato dai sindaci della zona rossa vesuviana «per scongiurare il pericolo di radere al suolo tutte le case abusive realizzate all’ombra del Vesuvio».

INCUBO ABBATTIMENTI SOTTO IL VESUVIO
UN «PROTOCOLLO» TRA I SINDACI DELLA ZONA ROSSA PER FERMARE LE RUSPE

di Alberto Dortucci

Un «protocollo d’intesa» per scongiurare il pericolo di radere al suolo tutte le case abusive realizzate all’ombra del Vesuvio. E’ l’ipotesi di lavoro su cui stanno lavorando i sindaci della «zona rossa» e le procure del circondario, chiamate a risolvere una questione che potrebbe scatenare un vero e proprio terremoto, sia in termini sociali sia in termini economici-occupazionali. Perché a finire giù sotto i colpi delle ruspe ci potrebbero essere migliaia di abitazioni e attività commerciali realizzate senza alcuna autorizzazione e ora a rischio-demolizione.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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Una risposta a Gli abbattimenti sono un “incubo”

  1. giogg ha detto:

    CONTINUAZIONE:

    Un «dramma» partito proprio dalla città del corallo, dove – all’indomani dell’invio da parte della procura generale presso la corte d’appello di Napoli delle prime quindici ordinanze di demolizione – sono cominciati gli abbattimenti «obbligati» dalla legge: interventi che hanno scatenato il caos tra i cittadini, alimentando le proteste dell’opposizione a palazzo Baronale nei confronti dell’inerzia della squadra di governo cittadino guidata dal sindaco Gennaro Malinconico.
    Pronto a rispedire al mittente – in tandem con l’assessore all’urbanistica Patrizia Kivel Mazuy – le accuse in consiglio comunale e a organizzare un incontro con il procuratore aggiunto Raffaele Marino per trovare una soluzione all’emergenza in arrivo in tutta l’area vesuviana. Non a caso, al summit al quarto piano del palazzo di giustizia di Torre Annunziata hanno partecipato i vertici delle amministrazioni comunali di Torre del Greco, Trecase, Boscoreale e Boscotrecase: un summit arrivato a distanza di qualche giorno da un’analoga iniziativa organizzata presso la sede del parco del Vesuvio a Ottaviano, alla presenza del procuratore capo di Nola.
    Il vertice si è concluso con l’adesione a una sorta di «protocollo d’intesa» che dovrebbe ricalcare il cosiddetto modello-Siracusa, suggerito in primis dall’ex sindaco Valerio Ciavolino durante la convention elettorale promossa dal Pdl sul tema del «diritto alla casa». Un modello che – secondo le linee di indirizzo tracciate da enti locali e procure – dovrebbe girare intorno a otto punti, in base a cui stabilire l’ordine degli abbattimenti stabiliti dall’autorità giudiziaria: le prime opere abusive a finire sotto le ruspe dovrebbero essere – secondo la bozza del «patto» per salvare gli abusi di necessità – i fabbricati che costituiscono un pericolo per la pubblica incolumità. In seconda battuta, a essere demoliti toccherebbe agli immobili in qualche modo riconducibili alla criminalità organizzata e alle abitazioni fuorilegge realizzate da esponenti dei clan di camorra che operano sul territorio vesuviano. A scalare, poi, gli interventi di ripristino della legalità interesserebbero i lavori in fase di completamento e gli immobili a forte impatto ambientale e paesaggistico. A concludere, i fabbricati non destinati a residenza abitativa, le attività commerciali e industriali e solo in ultimo le case regolarmente abitate da nuclei familiari.
    Otto punti per guadagnare tempo in vista di iniziative che possano coinvolgere tutte le istituzioni, non solo locali, a cui il sindaco Gennaro Malinconico vorrebbe apportare un’ulteriore aggiunta: l’abbattimento prioritario degli immobili che non hanno possibilità di condono.
    Attualmente, solo a Torre del Greco, sono circa 12.000 le istanze che pendono presso il competente ufficio del Comune: «Nel tempo, la problematica ha assunto a Torre del Greco connotati allarmanti – la riflessione ribadita in diverse occasioni dal sindaco Gennaro Malinconico -. Su questo fronte, i ritardi e gli inadempimenti sono quantificabili in circa una trentina di anni». Ritardi che l’attuale amministrazione comunale sarà costretta a recuperare in tempi record: l’ufficio condono – al momento dotato di un organico composto da tre soli dipendenti comunali – sarà a breve rinforzato per avviare una vera e propria task force in grado di accelerare l’esame di tutte le pratiche. Una disperata corsa contro il tempo per evitare che un’intera «città abusiva» sia rasa al suolo, lasciando centinaia di cittadini senza casa e senza lavoro
    .

    FONTE.

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