Il perché del no

Ho letto questo articolo, l’ennesimo no ad una “grande opera”, per di più legata alle energie alternative.

Immagino già le repliche, prevedibili fino alla noia: “possibile che non siate mai a favore di niente?”.
Già, è così. Non siamo – e non saremo mai – a favore di nessuna logica speculativa e predatoria, dunque devastante, sottesa a tante (tantissime) opere che incidono sul paesaggio e sull’ambiente. Non si tratta di scegliere tra petrolio ed eolico, si tratta di dire basta a quell’idea per cui è sufficiente disporre di un po’ di milioni per sentirsi legittimati a devastare un paesaggio (un ambiente di vita, non una cartolina) frutto dell’elaborazione di secoli di fatiche e di scambi tra cultura e natura.
Si, non saremo mai a favore di progetti che non prevedono alcuna partecipazione sociale, sia nella progettazione che nella gestione.
Forse non è ben chiaro che la difesa del paesaggio è una lotta di giustizia sociale, oltre che di preservazione ecologica.

Come dice Salvatore Settis, “La tutela dell’ambiente e la tutela dei diritti umani sono la stessa cosa”
(Frase pronunciata al convegno “Il filo spezzato”, organizzato dal movimento “Cittadini per il Parco” a Portici il 7 settembre 2012, qui).

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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