Il canyon del Red Deer River

alberta.canada 2008Il fiume Red Deer sembra scorrere lungo le ere geologiche. Talvolta le salta, altre le attraversa, occasionalmente le risale. All’inizio il suo linguaggio è quello glaciale delle Rockies intorno a Lake Louise, poi muta nel più recente antropocene tra ottocentesche miniere di carbone e variopinti lucertoloni di cartapesta agli angoli delle vie di Drumheller. Alcune centinaia di chilometri più ad est s’incrocia con un altro fiume e poi con altri ancora, fino ad immergersi nella baia di Hudson, che forse è la porta dell’immenso Panthalassa.
Gran parte del suo percorso si snoda tra laghi e praterie canadesi, attraversa piantagioni meccanizzate e qualche riserva indiana, ogni tanto s’imbatte in isolati distributori di benzina con motel e steakhouse che sembrano location perfette per film polizieschi.
Brooks, uscendo dalla Trans-Canada Highway, la strada è lucida come un vinile. Tutt’intorno bionde rotoballe popolano la sonnacchiosa estate dei ranch dell’EnCana dove stanche pompe petrolifere ondeggiano tra sporadici magazzini agricoli color bordeaux.
I pneumatici dell’auto sembrano suonare un rock-blues nei solchi dell’asfalto: «Ah, keep your eyes on the road, your hands upon the wheel» [1]. La strada dritta e deserta trae in inganno, lo sguardo spazia ovunque e quando si incontrano i rari grossi american truck è meglio che il volante stia ben stretto nelle proprie mani.
All’improvviso la crosta terrestre si squarcia. La spaccatura è ampia, profonda, arida. Quel che si svela è un canyon lunare, anzi marziano, considerate le tonalità di rosso delle rocce. È come se una fettuccia di prateria fosse stata risucchiata e alle pareti della voragine vi si potesse leggere l’età del pianeta.
Sul fondo della valle ecco nuovamente il Red Deer, che stavolta scorre nel mesozoico.
È un paesaggio essenziale, sciamanico. Il territorio è quasi tutto desertico, la vegetazione resiste giusto intorno al letto del fiume. Durante l’anno le temperature variano tra -45° e +45°, il ché lo rende inospitale sia per l’agricoltura che per la vita stabile dell’uomo.
I primi esploratori franco-canadesi chiamarono quest’area «mauvaises terres à traverser» [2], e oggi continua ad essere nota come “Badlands” [3]. È una specie di grande cava di rocce sedimentarie in continuo mutamento per effetto degli implacabili agenti atmosferici. La pioggia violenta, il gelo e il calore, ma soprattutto il vento la scolpiscono da milioni di anni. Le preistoriche paludi e le foreste lussureggianti delle origini oggi sono rupi di fango che cambiano colore a seconda della posizione del sole. Giallo, rosso, viola, marrone, grigio: un susseguirsi di sfumature ottiche che emoziona come un’eclissi.
È terra di spiriti, non c’è dubbio. Le sue sentinelle sono gli Hoodoo, pilastri di roccia erosa che in cima hanno una lastra di pietra come cappello. I guardinghi pionieri europei pensavano che quei giganti si animassero di notte [4] e per tali misteriosi poteri gli diedero come nome quel termine di origine hausa che riassume in sé sincretismi culturali e tradizioni magiche di varie etnie.
In realtà gli hoodoo sono fragilissimi. Senza il loro berretto risulterebbero estremamente vulnerabili, il dilavamento li indebolirebbe alla base e in poco tempo si sgretolerebbero scomparendo per sempre [5]. Eppure fino alla seconda metà dell’800 hanno compiuto egregiamente il loro compito e quasi nessun umano vi si era avvicinato più di tanto, comprese le tribù Blackfoot che raggiungevano quella zona solo per qualche ragione cerimoniale non ancora chiarita dagli studiosi. Nel 1884, però, la caparbietà di Joseph Burr Tyrrell nel cercare carbone col suo staff del “Geological Survey of Canada”, vinse quell’oscura resistenza e lo portò a scoprire un importante fossile di dinosauro, successivamente nominato “Albertosaurus” da Henry Fairfield Osborn. Da allora gli scavi si sono susseguiti con sempre maggiore frequenza e professionalità, ed attualmente le Badlands sono «la più grande e la più completa collezione mondiale di fossili di dinosauro del cretaceo superiore» [6].
Ad oggi, vi sono state rinvenute 35 specie diverse di rettili risalenti a 75 milioni di anni fa. Tuttora dalla terra spuntano vertebre, artigli, tronchi d’albero, mandibole… e la sua importanza (culturale ed ecologica) è sottolineata e preservata addirittura dall’Unesco. Gli hoodoo, dunque, pur mantenendo l’autorevolezza di sempre, si godono una meritata pensione e la sorveglianza dell’area adesso è affidata agli esperti del Dinosaur Provincial Park, che ogni giorno accompagnano un numero limitato di visitatori attraverso colline rugose e magnetiche su cui è facile perdere un po’ della propria effimera modernità.

Il sole tramonta tra le nubi di un temporale lontano mentre l’auto risale la scala del tempo dalla preistoria al 2008. Dall’altro lato del canyon un enorme disco rosso emerge improvviso dalla linea della prateria. Forse è la luna, ma potrebbe essere un ufo [foto]. Lo fisso frastornato, chiudo gli occhi e penso che il Red Deer va oltre quel che vedo. Si, certamente lui sta scorrendo anche nel futuro.

    Note:
[1] “Roadhouse blues”, The Doors, 1970 (testo+video).
[2] Da un pannello esplicativo del centro visite del Dinosaur Provincial Park.
[3] Territori simili alle Badlands dell’Alberta sono in Argentina e Messico, tra Cina e Mongolia (deserto del Gobi) e nel South Dakota, dove i Sioux chiamavano questo tipo di paesaggio «Mako Sika», cioè “terra cattiva”. Ma di badlands ne abbiamo anche in Europa e in Italia: i calanchi appenninici, ad esempio, come questo e questo.
[4] Vuoi vedere che gli hoodoo hanno ispirato Sandman? Chissà, intanto io esorcizzo: «Exit light / Enter night / Take my hand / Off to never never land», *.
[5] Non so molto di geologia, ma direi che gli hoodoo sono parenti delle piramidi di terra altoatesine (qui e qui).
[6] La citazione è tratta da una targa dell’Unesco presso il centro visite del parco dei dinosauri. I fossili ritrovati in Alberta si trovano nei maggiori musei di paleontologia del pianeta, ma i più preziosi sono al Royal Tyrrell Museum di Drumheller.

Annunci

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
Questa voce è stata pubblicata in alberta canada, alberta canada 2008, alterità, ambiente, musei, viaggi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Il canyon del Red Deer River

  1. Eccardo ha detto:

    hoodoo… parola simpatica

  2. ggugg ha detto:

    MESSAGGIO PROMOZIONALE

    Probabilmente oggi “il Taccuino dell’Altrove” riceverà il suo 50.000° visitatore!
    Vuoi essere tu il Prescelto o la Prescelta?
    Non perdere quest’occasione, diventa anche tu un protagonista della storia taccuinista!
    Passa e ripassa più volte, erodi la concorrenza come il Red Deer River scava nelle ere geologiche… cogli l’attimo: oggi non torna più!
    No click? No party!
    G.

    PS: in questo momento io sono il 49.954… manca poco!

  3. anonimo ha detto:

    p.s.la 50.000 visitatrice sono io.!wow!!
    annanappi

  4. ggugg ha detto:

    C’è chi mi ha chiesto cos’era in palio… chi ha contribuito con 3 click… chi ha approfittato per leggere i miei post dopo un po’ di tempo… chi è arrivata ad un soffio dal traguardo ma non ha barato e s’è tenuta la sua dignitosissima 49.996° posizione… chi m’ha detto che ormai il Taccuino è grande quanto una città…
    Ma, ora possiamo svelarlo, i bookmaker inglesi avevano una favorita… che infatti s’è confermata tale!
    E dunque, come già sapete… the winner is…
    ANNANAPPI!!!!!!!!!

    Cinquantamilesima visitatrice del “Taccuino dell’Altrove”!

    Un grande applauso e complimenti! Ti sei meritata l’ambitissima Coppa Taccuinica!

    Appuntamento ai prossimi 50.000!
    G.

  5. anonimo ha detto:

    “lo fisso frastornato,chiudo gli occhi e penso che il Red Deer va oltre quel che vedo.Si,certamente lui sta scorrendo anche nel futuro”
    Questo è uno dei passaggi più intensi e uno dei più belli di tutto il post!
    anna nappi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...