Galline e presagi

La sera di domenica 30 marzo 2008 a Pagani, in provincia di Salerno, l’ordine naturale s’è interrotto. La festa procedeva allegra e chiassosa come sempre, la bella statua della Madonna del Carmelo col Bambino veniva portata in giro per la città e tutt’intorno la folla di fedeli si accalcava tra botti, tammorre e volatili.
Secondo il mito di fondazione del Santuario, ai primi del Cinquecento alcune galline, razzolando nell’aia, portarono alla luce un quadro della Vergine, probabilmente lì interrato qualche secolo prima per sottrarlo ad una furia iconoclasta. Da allora la città e l’agro paganese sono protetti dalla cosiddetta Madonna delle Galline, alla cui immagine (il quadro prodigioso, naturalmente, ma – dall’Ottocento – anche la statua lignea) sono attribuiti molti miracoli. Da secoli, il giorno dell’ottava di Pasqua, negli storici cortili della città si allestiscono degli altari chiamati toselli (dallo spagnolo dossel, baldacchino) che ogni rione vuole più bello degli altri e intorno ai quali ruotano abbondanti piatti di tagliolini alla paganese e di carciofi arrostiti, ma soprattutto prendono vita spontanee e frenetiche ballate di tammorriata che attirano migliaia di visitatori. La domenica dopo Pasqua, quella della festa, la statua di Maria compie una lunga processione di una decina di ore lungo tutto l’abitato e prima di rientrare nella sua sede, passa per la Basilica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori [*] dove viene rievocata la consegna di galline che il santo amava donare alla Madonna.
Quest’anno, però, c’è stato un intoppo che per il suo carattere inatteso e irregolare non può che apparire come un annuncio divino agli uomini: in una via del centro, a causa dell’impatto con un cavo elettrico sospeso tra i palazzi, il busto della sacra statua si è inclinato dando l’impressione (come ha titolato «la Città») di essere «decapitata». Due viti o un laccio d’acciaio non hanno resistito al colpo e hanno ceduto, per fortuna senza alcun grave danno per l’opera. Tuttavia, tra i fedeli, la paura è stata molta e per tutta la serata si è protratto un pellegrinaggio di devoti preoccupati di verificare personalmente le condizioni della “Mamma”.
A questo punto c’è da domandarsi se quel che è accaduto è un avviso trascendente.
Alfonso Maria Di Nola sostiene che la divinazione – l’arte di interpretare i segni – è la tecnica con cui vengono letti i fenomeni naturali o gli eventi, ma è anche il modo che, «creando e inventando particolari sistemi di segni e significati, pretende di determinare il contenuto degli eventi futuri e conseguentemente la condotta dell’uomo in rapporto ad essi».
Dietro quest’incidente, com’è intuibile, alcuni sono certi che si celi un oscuro presagio: «Qualcosa deve accadere, la Madonna ci ha mandato un segnale», ha detto un’anziana signora ad un giornalista del «Mattino». Secondo altri, invece, c’è un invito a meditare: «Bisogna intendere questo momento come un momento di riflessione che la Madonna ci chiede di fare intorno a questa festa e non come cattivo presagio», ha dichiarato alla stampa il vescovo Gioacchino Illiano.
Comunque la si pensi, queste due letture caricano l’accaduto di un significato che nel primo caso trasmette un senso di precarietà oltre che di angoscia per il futuro ignoto, e nel secondo esprime una critica gerarchica del presente attraverso un attacco al folklore, che nel resto della dichiarazione diventa molto esplicito: «Non fermatevi alle stupidaggini. […] Maria ci chiede di annunciare e testimoniare Gesù, ci vorrebbe più impegnati in questo, ma se la festa si riduce a balli, nacchere, tammorre e musica folk a che cosa serve celebrare la Madonna delle galline?».
Già il Concilio di Pistoia del 1751, ricorda Di Nola, tentò una riforma per contenere gli eccessi della devozione popolare, così come ha suggerito – più nello specifico – il recente Sinodo della Diocesi di Sarno e Nocera, le cui indicazioni sono state «tutte travalicate» (don Antonio Guarracino, vicario foraneo di Pagani).
Ma cos’è “eccessivo”, cos’è “pagano”? Ballare e suonare la tammorra è una “stupidaggine”, è “ridurre” la festa? E, infine, che c’entra tutto questo con un semplice incidente?
La tradizionale festa della Madonna delle Galline rappresenta un modo – quel modo e non un altro – con cui la comunità paganese mantiene il proprio sé collettivo, nella sua dimensione storica e nella sua proiezione verso il futuro. È davvero colpa della tammorra o delle nacchere, dunque, se la statua ha avuto un problema in processione?

    PS:
1. Le parole di A. M. Di Nola sono tratte da “Lo specchio e l’olio. Le superstizioni degli italiani”, *.
2. Con alcuni amici, anch’io domenica mattina sono andato a Pagani per la festa, ma ci siamo ritirati prima del “fattaccio”. La cronaca che ho raccontato nel post, dunque, è tratta dai seguenti articoli: “Madonna “decapitata” a Pagani” (di Liliana Tortora, «la Città», 1° aprile, *), “Travalicate tutte le indicazioni del sinodo. Intervista a don Antonio Guarracino” (di Salvatore D’Angelo, «la Città», 1° aprile), “Riparata la statua, la Madonna torna tra i fedeli” (di Lucia Trotta, «il Mattino» 1° aprile), ““La festa si è ridotta a un ballo”. Madonna a Pagani, duro Illiano” (di S. D’Angelo, «la Città», 2 aprile). La testimonianza video dell’incidente, invece, è qui.
3. Il Sinodo locale cui ho fatto riferimento ha raccomandato «di non apporre denaro alle sacre immagini durante la processione ed evitare atti superstiziosi; di non entrare con la processione in spazi privati o in vicoli ciechi di strade pubbliche o private; di non fermarsi per pause di ristoro o per assecondare private richieste; di non fare eseguire brani musicali profani durante la processione; di non far partecipare persone con costumi e simboli non appropriati» (dal primo articolo di S. D’Angelo).
4. Qualche immagine gioiosa della festa dell’altro giorno è nel mio album on-line, mentre un documentario di 5’ sul rito del 2006 è quello realizzato da Luigi D’Aponte su YouTube.
5.
Su cosa sia il folklore e sui suoi (presunti) eccessi, probabilmente contribuirò più esplicitamente col prossimo (attesissimo!) post. Colgo l’occasione, dunque, per ringraziare e tranquillizzare tutti gli amici-Giobbe: ce la farò prima della prossima Pasqua!

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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10 risposte a Galline e presagi

  1. Eccardo ha detto:

    facciamo natale?

    cmq curiosa anche questa festa (e complimenti per gli album)

  2. iNessuno ha detto:

    Sei una continua e piacevole scoperta.
    Splendido il tuo album.

    un caro saluto
    angela

  3. anonimo ha detto:

    ..Ciao..incredibile, quando si dice: “a volte ritornano”…
    qualche giorno fa, mi hanno parlato proprio di questa festa tradizionale a Pagani dove alcuni amici sono stati assistendo-in diretta- alla debacle della Madonna…mi ero incuriosita e mi ripromettevo di fare una ricerca sulle origini del rito e poi..il tuo articolo postato qui…

    grandissimo!
    Grazie Già!
    baci e abbracci,
    Ivana

  4. EROINADELCULTO ha detto:

    quanto mi mancava l’antropologia…sniff.Ho lasciato il corso di laurea ma mi resta nel cuore.. Hai letto “Il ponte di San Giacomo” di Lombardi Satriani…meraviglioso!:)

  5. Spuzza ha detto:

    Sono di Pagani…e ti assicuro che la notizia della decapitazione della Madonna ha sconvolto il paese 😀
    alla fine niente di grave, ma è un segno!!! Peggio del sangue di San Gennaro che non si scioglie 😀

  6. marcol62 ha detto:

    sacro,profano,fede,superstizione,riti scaramantici,capacità divinatorie, dove comincia e dove finisce l’uomo?

  7. ggugg ha detto:

    Da quando ho scritto questo post ho avuto varie segnalazioni di “eventi” simili accaduti recentemente in area napoletana o poco più. Ne sono emersi così tanti che, messi in fila, danno l’impressione di essere affatto rari…

    1. Il primo episodio riguarda la statua di San Catello che tempo fa (purtroppo non so essere più preciso), durante una processione a Castellammare di Stabia (NA), ha subito lo stesso incidente capitato alla Madonna di Pagani (fonte: mamma di un amico).

    2. Il secondo è successo durante la passata Settimana Santa, quando a Caiazzo (CE) un Crocifisso è improvvisamente caduto in sagrestia danneggiando un occhio della statua del Cristo (fonte: amica di un’amica).

    3. Il terzo è di qualche giorno fa a Torre del Greco (NA), quando durante una veglia l’anta di una finestra della navata centrale di una chiesa si è staccata ed è caduta su alcune donne (rimaste ferite in modo lieve, ma una è andata al pronto soccorso) che erano assorte in preghiera davanti ad una copia del miracoloso quadro della Madonna di Pompei lì in “pellegrinaggio” (fonte: amica).

    4. Il quarto ed ultimo evento (per ora…) è accaduto alla festa della Madonna dell’Arco (NA) durante lo scorso piovosissimo Lunedì in Albis, quando tutte le paranze di fujenti hanno tentato di entrare in chiesa per ripararsi causando un’enorme confusione nella turnazione che ne regolamenta l’accesso, con la conseguenza che la ressa è degenerata in rissa e qualche devoto ha pensato bene di usare il coltello (fonte: amico di un’amica).

    È un anno bisestile, e vabbè. Ma se a maggio il sangue di San Gennaro non si liquefa, io qualche cornetto comincio ad indossarlo…

    PS:
    1. Eroina: Certo, “Il ponte di San Giacomo” è un must!
    2. Spuzza: Tienici aggiornati sugli sviluppi paganesi!
    3. Marco: Non lo so. So solo che nella discussione di Massimo Troisi e Lello Arena tra “miracoli” e “Miracoli” (QUI) io sono d’accordo con Lello!

  8. ggugg ha detto:

    A focalizzare l’attenzione su determinati fenomeni c’è da fare scoperte sorprendenti. Questo post nato dalla riflessione su alcune reazioni ad un semplice incidente accaduto durante un rito religioso, m’ha portato a sapere di numerosi “fattacci” analoghi, come avete letto dagli aggiornamenti tra i commenti.
    Ieri, tra le pagine provinciali de «la Città» di Salerno, ho letto del caso di Giulio Massa, fruttivendolo di Montecorvino Rovella che da sei anni ha le stimmate (per ora ancora presunte: vanno compiuti accertamenti medici e psicosomatici).
    L’articolo parlava di un vertice presso la Curia di Salerno sul caso di questa persona, definita da don Luigi Marone – il parroco che da anni ne segue il percorso mistico – «molto libera, molto matura». In un trafiletto laterale, però, c’era un’aggiunta interessante: dalla passata Settimana Santa giornalisti e troupe televisive vanno e vengono dal paesino salernitano perché corre voce che a casa del “miracolato” un crocifisso trasudi olio…

  9. wlemetafore ha detto:

    Leggo solo ora questo post e vorrei aggiungere qualche appunto.
    Io alle festa delle galline sono stata la domenica sera, anche se non ho visto personalmente la scena della “decapitazione”. Insieme a questa aggiungerei, come segnale chiaro e preciso, la morte il giorno dopo di Franco Tiano, colui che negli anni passati è stato il promotore culturale della festa delle galline. Nel suo tosello, la sera di domenica, un gruppo di ragazze è rimasto in piedi tutta la sera davanti all’altare allestito in veglia..
    Dei miei amici, abituali frequentatori della festa, mi hanno raccontato che un paio di anni fa, Franco scese infuriato nella villa comunale e gridò ” vi sit’ vendut a maronn!”…
    Appena arrivata alla festa ho fatto un giro nella villa comunale in effetti la mia impressione è stata la stessa. Un tamorra rave party. Stuoli di “punkabestia” con cani e birre che ballavano compulsivamente mentre i suoni della varie tamorre si confondevano credano un ritmo indistinto. Niente contro i punkabestia e la tamorra, ma mi ha dato l’impressione che non ci fosse molta differenza tra quello e un rave di musica elettronica e pasticche. Ma, come sicuramente gugg concorderà, le pulsazioni e le funzioni di entrambi sono le stess. Non so, mi è sembrato più “vero” e “pertinente” il camioncino che faceva i panini con luci stroboscopiche e musica da discoteca a palla.
    Una situazione che mi è passata visitando poi i vari toselli tra tagliolini e carciofi. Lì, in uno spazio più ristretto e connotato, la festa mi sembrava riacquistasse la sua identità e la tamorra la sua “vera” voce.

  10. ggugg ha detto:

    Gli alternativozzi tamburellanti e danzanti li abbiamo incontrati anche io ed i miei amici in mattinata. Erano ancora pochi, ma avevano già “occupato” qualche tosello. Non abbiamo resistito 3 minuti, che subito siamo andati alla ricerca di cortili meno “costruiti”.
    Al di là dei miei gusti personali, però, la questione me la pongo spesso: cos’è “popolare”? chi ne è il detentore?
    Un paio d’anni fa toccai l’argomento qui sul Taccuino dopo aver visto la festa della Madonna Avvocata e anche allora ricevetti un commento molto stimolante (QUI).
    Credo sia una peculiarità della nostra epoca e della nostra società, quella per cui il popolare debba essere declinato al plurale, così da distinguere tra un folklore che viene da lontano, orgoglioso e fiero, e (almeno) un altro che è frutto (anzi, prodotto) della modernità, strumentale e consumistico. Entrambi (ma si possono individuare anche altri livelli) mi sembra che nascano da un’esigenza identitaria che se è assolta nel primo caso (quello “autentico”), nel secondo (quello “scimmiottato”) è solo un tentativo.

    PS: potrebbe anche trattarsi, però, di una strategia delle lobby del cemento… e allora… «ora ti sfondo i bonghi per vendicare l’Africa!». Anzi, no: Pagani! [*].

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