Ricardo y Miriam

Sullo sfondo di questa storia ci sono due radio. A ben sentire, però, si tratta di molto più che due emittenti. Probabilmente, allora, sono due allegorie: una è vecchia e abbandonata su una montagna selvaggia, l’altra è vitale e agguerrita in una delle più importanti città globali.
La prima è Radio Rebelde e, in particolare, una sua postazione di trasmissione dimenticata sulla Sierra Maestra cubana che Ricardo rivede dopo 40 anni, dall’epoca in cui insieme ad altri compagni lottava per realizzare un sogno socialista carico di speranze.
La seconda è Radio Marti che da Miami irradia proclami controrivoluzionari per gli esuli negli Stati Uniti, ma soprattutto per i silenziosi oppositori interni come Miriam.
Alla fine degli anni
’50, attraverso Radio Rebelde i barbudos ruppero il loro isolamento e riuscirono a diffondere la revolución che cacciò dallisola il Generale Fulgencio Batista [*].
Oggi, invece, Radio Marti è quella che tanti cubani tentano disperatamente di captare pur di avere maggiori informazioni che buchino la corazza di una verità somministrata dall’alto e dunque consentano la formazione di un’opinione personale.
Ricardo e Miriam, il rivoluzionario e la dissidente, sono padre e figlia, e all’interno del loro privato e profondo rapporto di amore si concretizza lo strappo della guerra fredda in tutta la sua drammaticità. Miriam ammira Ricardo, la sua onestà e rettitudine, i suoi ideali e la sua tenacia, ma nella Cuba dell’oppressione di regime rischia di soffocare di claustrofobia e vive in attesa del permesso di espatrio. Dal canto suo, il padre adora la figlia e non vorrebbe separarsene, ma mai sarebbe in grado di costringerla a restare in un Paese in cui lei non crede, sebbene lui abbia vissuto tutta la vita con l
’ideale di costruire una società più giusta.
Sembra la trama di un romanzo, invece è la vera storia di Ricardo e Miriam Martinez, raccontata nel 1997 da Christian Frei in uno dei suoi straordinari documentari. Girato nel 1995 quando il “comandante in jefe” era ancora saldo e vigoroso, “Ricardo, Miriam y Fidel” ha un valore politico che non si formalizza nelle classiche e schematiche prese di posizione contrapposte. La forza della sua testimonianza e denuncia è, piuttosto, nel mostrare il dolore dignitoso e composto, ma lacerante, provato dai due protagonisti per le scelte-non-scelte cui sono stati costretti e che li ha portati ad una condizione in cui i sentimenti sono sdoppiati e in continuo conflitto tra loro. Ed è così che in quello stato di disorientamento tra abbandono e determinazione, quotidianamente convivono e si scontrano la speranza e la nostalgia, la continuità e la rottura, il rispetto e la dissidenza, la fatica del vivere nel troppo poco e lo sconcerto del vivere nel troppo, l’asfissia della censura cubana e lo scombussolamento dell’isteria mediatica statunitense.

    PS:
1. «Un rivoluzionario non va mai in pensione», aveva dichiarato anni fa. Ieri, invece, Fidel Castro ha passato la mano. Il dittatore per cui la CIA ha studiato 638 modi per assassinarlo [*] ha preso atto della sua età e del suo stato di salute e ha detto basta attraverso un messaggio pubblicato sul “Granma”: qui (it).
2. Nel 1976 Gaetano Pagano, un giornalista dalla vita eccezionale (ah, se si decidesse a farmela registrare!), girò per la televisione svedese un documentario di diverse ore sul lider maximo intitolato “La historia me absolverà(presentato anche al Festival di Cannes, *), che mi ha mostrato un paio d’anni fa bevendo rum e fumando sigari come nella migliore tradizione. Io non so bene se la storia assolverà Fidel Castro, ma come Miriam e Ricardo, anch’io provo una duplice sensazione che da un lato spera in un’apertura democratica e dall’altro augura a quel popolo di non perdere i traguardi sociali che pure ha conquistato negli ultimi cinquant’anni.
3. Christian Frei è grandissimo. I suoi tre film-documentari (acquistabili solo on-line) sono assolutamente imperdibili: oltre a questo cubano [trailer], ci sono “War Photographer(su James Nachtwey) e “The Giant Buddhas(sui monumentali Buddha afgani di Bamiyan distrutti dai taliban nel 2001)… che da mesi vorrei raccontare, ma non riesco mai.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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6 risposte a Ricardo y Miriam

  1. ggugg ha detto:

    «Cuba libre» di Rusko (20 febbraio 2008)

  2. miciotta85 ha detto:

    Ciao!
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  3. Eccardo ha detto:

    molto curioso..

  4. anonimo ha detto:

    Adoro la radio, la parola “silenziosa” abitata dalle nostre immagini. Un abbraccio serale Mapi

  5. marcol62 ha detto:

    ma come è andata a finire la storia poi?

  6. Pingback: Pan Chalù, una storia di vita | il Taccuino dell'Altrove

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