L’ossimoro dei rifiuti

«Un’emergenza che si protrae ormai da quattordici anni costituisce un evidente ossimoro» (Roberto Barbieri)

Sebbene in questo periodo invernale i turisti siano rari, l’altra sera ne ho incontrati tre irlandesi che – come me – tentavano di raggiungere Sorrento nonostante uno sciopero (per motivi a me ignoti) della Circumvesuviana. Abbiamo chiacchierato del più e del meno, delle verdi colline della loro isola e del cono del mio vulcano, dei pub di Dublino e degli Scavi di Pompei. Poi, immancabile, è arrivata la fatidica domanda: «what about rubbish?».
Eh, che dire della monezza a degli stranieri che chissà cosa avranno visto in tv e chissà come glielo avranno raccontato? Ma, aggiungo, come spiegarlo a me stesso, dopo aver subìto tanta informazione-spazzatura? [*] Come riuscire a raccontare quel groviglio di truffe e frodi, di inerzie e ritardi, di incapacità e collusioni che oltre all’inquinamento e all’occupazione fisica del territorio campano e al progressivo degrado della qualità della vita dei suoi abitanti, con l’irrimediabile danno d’immagine inferto alla città e alla regione ha rinnovato stereotipi antichi con cui si rischia di rafforzare il solco che già divide Nord e Sud del Paese?
L’intreccio di affari e responsabilità è talmente fitto che è difficile, da soli, riuscire a dipanarlo.
Per fortuna, però, qualche volta arriva un aiuto… 
Con il suo rigore di storica attenta e scrupolosa, Gabriella Gribaudi ha fornito una precisa e dettagliata ricostruzione degli ultimi 14 anni di vita italiana in cui il sistema che (non) gestisce l’immondizia campana è degenerato in un Leviatano di interessi locali, nazionali e internazionali che non sarà facile superare.
Sul prossimo numero della rivista «Il Mulino» (1/2008, dal 21 febbraio in edicola) ci sarà “Il ciclo vizioso dei rifiuti campani(di cui è già disponibile l’anteprima in pdf), in cui Gribaudi individua e descrive i responsabili del dramma che vive la mia regione e le dinamiche che costoro hanno messo in opera per lucrare e speculare sulla pelle di milioni di cittadini. Utilizzando relazioni parlamentari, atti giudiziari e inchieste giornalistiche, il saggio è un’accurata analisi del fallimento di una politica sbilanciata sugli impianti di Cdr e mossa unicamente dall’emergenza, la cui causa prima è rappresentata da «Un piano, una gara, un contratto sbagliati, un’esecuzione ancora peggiore, coniugati con l’inefficienza totale della pubblica amministrazione».
«Attraverso il commissariamento straordinario – spiega Gribaudi – si è creato un sistema chiuso e autoreferenziale che è cresciuto su se stesso. […] Si è realizzato un sistema che a ogni snodo presentava inefficienza e mancanze, e in queste inefficienze si è infiltrata l’opera della camorra […]. All’origine del disastro ambientale verificatosi c’è poi l’operato di un’impresa nazionale, di un gruppo di potere molto forte: l’Impregilo».
Il regime di proroga degli usi delle discariche è cominciato nel febbraio 1994, quando il governo nazionale nominò il prefetto di Napoli commissario straordinario dell’emergenza nel settore dei rifiuti. Da allora le “crisi” si sono ripetute con sempre maggiore frequenza e drammaticità, riproponendo ad ogni occasione la medesima immutata non-soluzione: «Allora come oggi il commissario ha il compito di costringere le popolazioni ad accettare l’inaccettabile e imporre le discariche con la forza dell’emergenza straordinaria».
La gara per gestire il ciclo dello smaltimento dei rifiuti in Campania era stata indetta nel 1998 e vinta nel 2000 da una cordata di imprese, la Fibe (Fisia, Impregilo, Babcok, Evo Oberrhausen), con un progetto che aveva ricevuto un valore tecnico che era meno della metà della concorrente, ma che presentava minori costi e
più rapidi tempi di realizzazione. Il termovalorizzatore proposto, tuttavia, era tecnologicamente arretrato e non dava garanzie dal punto di vista ambientale, inoltre doveva essere consegnato entro il 31 dicembre 2000 in un sito scelto dallazienda stessa (quindi senza alcuna consultazione con le istituzioni locali né con la popolazione). In questa situazione sconcertante, i rifiuti quotidiani sono stati (e vengono ancora) triturati e impacchettati “tal quale” (cioè non differenziati) e «Quand’anche i famosi termovalorizzatori venissero terminati, tutte quelle ecoballe che occupano il suolo campano non potrebbero essere smaltite perché non adatte alla combustione» 8 milioni e mezzo di tonnellate di ecoballe giacenti nei vari siti della Campania. Ogni mese 40.000 metri quadrati sono utilizzati per depositare le balle», dichiarò il commissario Catenacci nell’audizione parlamentare del 2004). È in questa frattura di senso civico che si insinua e si stanzia la camorra: per la sua «notevole capacità di controllare il mercato dei suoli, i siti sono stati comprati da gruppi sospetti a prezzi bassissimi e rivenduti a prezzi vertiginosi per lo stoccaggio delle ecoballe».
In una tale progressiva degradazione non c
’è stato nessuno che abbia controllato e denunciato, nessuno se non i magistrati: «Non il commissario straordinario con tutti i suoi collaboratori lautamente stipendiati, ma di nuovo, come sempre in Italia, la magistratura».
Per cui, ovviamente, a pagare il prezzo più alto «sono stati il territorio e i cittadini comuni, quelli che non avevano poteri di pressione e scambi da attuare per fare sentire la propria voce, e che oggi, paradossalmente, sono criminalizzati se protestano e sono chiamati ad assumersi le responsabilità di tanto disastro».

«Né sembra che possa invocarsi a comoda, quanto superficiale, giustificazione una sorta di invincibile ritardo culturale che segna le comunità campane; se è vero, come è vero, che vi sono molteplici comuni in cui le percentuali di raccolta differenziata viaggiano stabilmente al di sopra dei parametri indicati dal decreto Ronchi [*

    PS:
1.
Le parole introduttive di Roberto Barbieri, senatore della XV legislatura, sono tratte da una sua relazione in qualità di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (13 giugno 2007, qui).
2. La frase finale è nella relazione parlamentare dell’onorevole Paolo Russo sulla situazione dei rifiuti in Campania, 26 gennaio 2006.
3.
Ogni citazione è tratta dal saggio di Gabriella Gribaudi che, evidentemente, invito tutt* a leggere: qui.
4. Come è facile immaginare, le conseguenze di tale sciagurata condizione si riversano a cascata in ogni settore della vita quotidiana. A Sorrento la prossima stagione turistica è in forte pericolo, molte prenotazioni vengono cancellate e i nostri ospiti si dirottano verso altre mete. Francamente, però, non ve n’è ragione: il centro, le marine e le spiagge sono pulite e ordinate come sempre. Tutta l’immondizia, infatti, è accumulata dove non disturba la vista e l’olfatto, in collina: qui.
5. Sempre sui rifiuti campani, nel maggio 2007 ho scritto sul Taccuino la mia interpretazione dei Roghi nella notte.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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13 risposte a L’ossimoro dei rifiuti

  1. Eccardo ha detto:

    a margine (molto), fin che dura la c.d. emergenza, come faccio io a fare la mia vacanzina a napoli?

  2. anonimo ha detto:

    Qualche giorno fa, girovagando fra i portfolio di alcuni miei contatti “flickeriani”, mi sono imbattuto in questa foto sottotitolata “La latitudine di New York è la stessa di Napoli”.

    La latitudine di New York e Napoli è la stessa, è vero,…solo che io non le vedo simili nell’immondizia e nella miseria,….ma nella complessità e nella contraddittorietà che esprimono e che producono effetti, si drammatici (immediatamente posti all’attenzione pubblica), ma anche di straordinaria forza vitale (folcloristicamente “tradotti” per la sempre più acefala pubblica visione)…..Saper vivere nelle condizioni spesso “estreme” che queste città offrono è il segno più evidente della grandezza di parte dei popoli che le abitano…di una “resistenza umana” che in molte ordinate&controllate città d’Italia e del mondo si può solo ammirare, ma non imparare (“Ammirateci ma non imitateci: voi non siete napoletani!”).
    Rivolgendo lo sguardo qui, a città come Napolinewyork, orifizi vitali del pianeta, ombelichi e buchi del culo del mondo allo stesso tempo…..noi, che per la “pubblica visione” (perchè di “opinione” manco più a parlarne) oggi siamo TUTTI immondezzari, e fra un pò torneremo ad essere TUTTI camorristi, passando prima nuovamente per essere TUTTI pizzasolemandolinaevogliadinonfareuncazzo, noi, appunto, non abbiamo problemi a definirci ancora un TUTTO…., ad esistere come persone e non solo come ruoli, a resistere come comunità e non solo come istituzioni, a vivere ancora come un POPOLO (pòl-pul-us: mettere assieme, riunire)….complesso, contraddittorio, a volte un pò sporco, un pò brutto e un pò cattivo….ma VIVO!
    In quante strade di città, da stranieri, immigrati o viaggiatori, è ancora possibile non sentirci “soli” ed “isolati” rispetto a chi vive lì da sempre?
    Poche…in Italia sempre meno…..Fate un esperimento: venite a Napoli senza soldi, senza conoscenze, senza un posto dove andare…e provate a raccontarlo ad un pò di napoletani che incrociate in strada…..poi mi fate sapere cosa è successo…..
    Anche il nostro lasciarci continuamente dipingere “dagli altri” come più gli aggrada è un segno d’amore, rispetto e tolleranza verso “gli altri”….Monnezzari, camorristi, terroni….dica ognuno un pò quel che meglio gli pare, tanto noi andremo SEMPRE IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA ai pregiudizi e perchè no, al “comune” buon senso.
    Siamo libertari, spesso libertini e paghiamo il prezzo di questa indipendenza, sovente, con il liberticidio….ma siamo questo, orgogliosamente napoletani, orgogliosamente popolari, orgogliosamente liberi, orgogliosamente uomini.

    Luigi D’Aponte

  3. ggugg ha detto:

    @ Eccardo: A margine? Tu vuoi fare una vacanzina a Napoli e dici che è “a margine”? Capo, quando venite? Dicitemi e lasciate fare a mme!

    @ Luigi: Sì, hermano. Ostinati e contrari. Come diceva il vecchio rivoluzionario: «Stiamo dove volevamo essere. E arriveremo dove abbiamo sempre sognato».

  4. ludmillaParker ha detto:

    Esaustiva e terrficante spiegazione!

  5. anonimo ha detto:

    e poi, alla fine agli irlandesi che gli hai detto? Un baciotto dalla capitale!

  6. Eccardo ha detto:

    A questo punto tutti i miei sforzi epr trovare qui il nome falso speso a Napoli dal mio personaggio si sono rivelati vani.
    Dunque posso partire quando voglio (lavoro, famiglia, soldi, permettendo).
    Dato che ti sento, ti sfrutto: hai mai lavorato su atti notarili del Seicento/Settecento?
    (nel caso avrei bisogno di un paio di dritte)

  7. ggugg ha detto:

    @ anonim* bacia(tore)trice: Insieme ai tre irlandesi sono arrivato a Castellammare di Stabia con un treno FS e da lì abbiamo proseguito per Sorrento in auto col provvidenziale Pask. Abbiamo avuto, dunque, almeno un’oretta per chiacchierare, che però può essere poco tempo se tra gli argomenti c’è la monnezza. Il rischio è dare la colpa a tutti, indifferenziatamente (a proposito di rifiuti…). Per evitare il qualunquismo, allora, ho detto che si tratta di un mega esperimento sociale che tende a studiare il grado di sopportazione degli esseri umani. Ma li ho anche assicurati che siamo all’ultima fase del test. Come dire… siamo all’ultimo stadio.

    @ Eccardo: Sono certo che Napoli ti svelerà l’arcano. Purtroppo, però, gli atti notarili sei-settecenteschi mi mancano. All’Archivio di Stato, tuttavia, ci sono ottime persone. Tienimi aggiornato!

  8. Eccardo ha detto:

    ottime persone… ehmm… avevo scritto (con un quesito abbastanza specifico) e non m’hanno risposto 😦

    non è che per caso conosci qualcuno? (così, per un approccio “more italico”…)

  9. ggugg ha detto:

    Ehm… Tu scrivi un’e-mail ad un archivio di carte e pensi che ti rispondano? Dei bibliotecari? Mah…
    Comunque, sì, ottime persone! Basta che ti prendi ‘na tazzulella ‘e cafè e nun vai troppo ‘e pressa…

    😛

  10. ggugg ha detto:

    Sfogliando “PositanoNews” per sapere quanto accade nella mia Penisola (ci vivo ma non sono sempre aggiornatissimo sui “fattarielli” locali), scopro tre notizie niente male che m’allietano la domenica:

    CON GOOGLE EARTH SEQUESTRATA DISCARICA ABUSIVA A VICO EQUENSE
    di Vincenzo Maresca

    Vico Equense. Quarta discarica abusiva per materiali speciali e pericolosi sequestrata dai militari dell’Arma dall’inizio del 2008. Il braccio lungo della legge è arrivato stavolta in località Punta Scutari, a Seiano, frazione di Vico Equense sul confine con Meta di Sorrento dove sulla statale sorrentina 145 i carabinieri della compagnia di Sorrento coordinata dal capitano Federico Scarabello hanno identificato e posto sotto sequestro un sito adibito a discarica e deposito abusivo di materiali di risulta di natura speciale e pericolosa. Erano oltre 1000 i metri quadrati di una ex-cava dove erano stipati a cielo aperto elettrodomestici, materiali industriali e ferrosi, pneumatici di camion, lavandini e servizi sanitari in genere. In un angolo erano invece depositati elementi in ferro e plastica utilizzati da diverse società come luminarie per le feste, oltre a pezzi di legno, pedane e palchi. Denunciate a piede libero alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata 3 persone, M. M. di 72 anni e A. G. di 45 anni entrambi di Sorrento, il primo proprietario dell’area, il secondo gestore in affitto e F. D. 55 anni di Pimonte in qualità di proprietario di gran parte dei materiali rinvenuti nel sito. Per loro l’accusa è di reato ambientale per avere adibito a deposito e discarica senza alcuna autorizzazione un’area ricadente sotto stretto vincolo di tutela paesaggistica. A poche decine di metri il 18 settembre dello scorso anno sempre i carabinieri avevano sequestrato un sito analogo e denunciate 2 persone. L’area sequestrata è stata intercetatta grazie all’utilizzo della rete informatica che viaggia attraverso internet. I carabinieri della compagnia di Sorrento, infatti, stanno provvedendo da tempo ad una mappatura del territorio tramite Google Earth, il sito web che consente di localizzare e di ingrandire le aree desiderate. L’ulteriore utilizzo una volta al mese di un elicottero per sondare da vicino i siti individuati permette in seguito i dovuti accertamenti che già in 4 casi hanno portato a sequestri e denunce per discariche abusive di materiali speciali e pericolosi.
    [5 febbraio 2008]

    DISCARICA ABUSIVA IN COLLINA, DENUNCIATI MARITO E MOGLIE
    di Vincenzo Maresca

    Sorrento. Ancora una discarica abusiva sequestrata dai militari dell’Arma sulle colline sorrentine, in area sottoposta a vincolo paesaggistico. L’operazione fa seguito a quella del 14 gennaio scorso quando sempre i carabinieri in una analoga operazione posero sotto sequestro 4 discariche abusive adibite a rifiuti speciali, di cui 2 in via San Renato, nei pressi del cimitero ed altrettante in via Cesarano. Stavolta il blitz dei carabinieri della compagnia di Sorrento coordinata dal capitano Federico Scarabello ha raggiunto via Rivezzoli, dove è stata sequestrata un’area di oltre 2mila metri quadrati adibita a discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi. Denunciate a piede libero due persone, una donna M. G. di 52 anni ed un uomo, S. M. di 73 anni, marito e moglie, proprietari del sito ma residenti a Piano di Sorrento. Per loro l’accusa è quella di inquinamento ambientale in violazione alla normativa sulle leggi vigenti in zona protetta da vincolo urbanistico e paesaggistico. Nella discarica a cielo aperto i carabinieri hanno rinvenuto parzialmente occultati sottoterra carcasse di auto arrugginite, elettrodomestici, pneumatici, batterie, motori di lavatrici e frigoriferi, impianti sanitari ed un grosso quantitativo di materiali da risulta derivanti da opere edili. Nei prossimi giorni i militari dell’Arma hanno predisposto nel sito posto sotto sequestro un sopralluogo con i tecnici dell’Arpac della Regione Campania al fine di valutare il grado di inquinamento del terreno e di probabili falde acquifere. L’intera zona collinare si trova infatti a monte del “Vallone dei Mulini” che si trova sotto piazza Tasso, in pieno centro urbano di Sorrento. Non si esclude che ruggine ed elementi tossici derivanti dalle carcasse di auto ed elettrodomestici unitamente ai liquidi tossici prodotti dalle batterie e dai motori lasciati per anni all’aperto alle intemperie possano avere intaccato qualcuna delle falde acquifere di cui è ricco il sottosuolo delle colline di Sorrento. Negli ultimi 3 mesi si tratta del terzo cimitero di rifiuti ingombranti scoperto e sequestrato dai carabinieri.
    [28 gennaio 2008]

    SORRENTO DISCARICA ABUSIVA SULLE AREE DELLA COOPERATIVA TASSO
    di Ferdinando Manzo

    Sorrento. Sequestrate quattro aree di proprietà della cooperativa Tasso adibite a discariche abusive. Più di 200 automobili e camion ammassati l’uno sull’altro. Altri interrati. Batterie abbandonate e oli sversati sul terreno e nel prato. Denunciati il presidente della cooperativa che gestisce il trasporto pubblico a Sorrento e il suo socio. E’ questo il bilancio dell’operazione condotta dai carabinieri di Sorrento, agli ordini del capitano Federico Scarabello. Un’operazione avviata nelle settimane scorse con il monitoraggio di tutto il territorio. Per scovare le discariche abusive – altre sono state già sequestrate nei mesi scorsi – i carabinieri si sono avvalsi del contributo della sezione aeronautica. Un elicottero ha sorvolato per giorni la penisola sorrentina scattando foto nelle aree sospette. Nei giorni successivi il blitz. I militari hanno ispezionato le arre site a via San Renato e a via Cesarano, a pochi passi dal centro di Sorrento, ed hanno verificato quanto già rilevato dall’elicottero. Dai controlli effettuati dai militari è risultato che alcune vetture erano state sotterrate da anni. Forse più di venti. In stato di decomposizione gomme, oli, batterie, tutti residui classificati come rifiuti speciali e che dovrebbero essere smaltiti secondo particolari procedure e da ditte specializzate. I due dirigenti della cooperativa Tasso dovranno rispondere del rato di sversamento e deposito di rifiuti speciali in aree sottoposte a vincoli paesaggistici ed ambientali.
    [14 gennaio 2008]

  11. Eccardo ha detto:

    in effetti, su 5 tentativi di contatto via mail, due soli archivi mi hanno risposto (e uno stava a Vienna:-))

    ma il caffè molto zuccherato? 🙂

  12. ggugg ha detto:

    RESPONSABILITÀ
    Quei rifiuti che restano per strada a Napoli dopo due mesi, in una nuova eccezionale normalità italiana, sono adesso diventati un caso penale e giudiziario, com’è giusto che sia, con il rinvio a giudizio per il governatore Bassolino e per altri 27 imputati – tra cui i vertici della società Impregilo – per frode, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso e abuso d’ufficio. Vedremo dunque, a maggio, il processo alla spazzatura, e lo vedremo sugli schermi televisivi di tutto il mondo, come immagine simbolo dell’ultimo gradino che l’Italia sta scendendo verso il suo declino.
    Lo specifico napoletano in questa vicenda è evidente: è fatto di ritardi e complicità, di pressioni e minacce camorriste, di ribellismi popolari e connivenze politiche (di tutta la politica), di lucro sul peggio, con l’emergenza trasformata in pubblica assistenza. Un dividendo popolare dello sfascio. Addirittura un inedito welfare della disperazione.
    Ma è inutile pensare che sia Napoli il perimetro esclusivo di questa crisi, in una sorta di razzismo politico che assolve lo Stato. Se nel mondo è sotto accusa l’immagine d’Italia, bruciata dentro quei cassonetti, è un’intera classe dirigente nazionale che deve sentirsi alla sbarra. L’emergenza rifiuti in Campania dura da troppi anni, ha attraversato giunte e governi di ogni colore, ha contato sul tirare a campare di tutti, sulla sottovalutazione di ognuno, fino a scoprire alla fine che la saturazione cieca delle discariche non consente nemmeno più di nascondere i rifiuti come si è fatto fino a ieri, e oltre al buco nient’altro è stato progettato. Ma quando l’immondizia occupa strade e piazze per due mesi, corrompendo una grande capitale europea, allora è il sistema che fa bancarotta, è il Paese sotto scacco, non un comune o una regione.
    In questo senso l’emergenza rifiuti è un attacco al cuore dello Stato, perché mette a nudo la sua impotenza. Sommersa dall’immondizia è la Piazza d’Italia. E dunque, mentre diventa un caso penale, lo choc dei rifiuti non può non diventare un caso politico. Se la vicenda ha questa portata, qualcuno – più simbolicamente esposto – deve assumersene il peso e il carico davanti alla pubblica opinione, anche al di là delle sue colpe specifiche, per far capire ai cittadini che la politica è anche responsabilità e sa pagare i suoi prezzi. Sono le ragioni per cui Antonio Bassolino deve dimettersi.
    (Ezio Mauro, “la Repubblica”, 1 marzo 2008)

    AGGIORNAMENTO
    Nel pomeriggio, mein Herr Gouverneur, ha dichiarato che «Non è il momento di disertare. Devo aiutare De Gennaro. Ho il dovere di andare avanti» [qui].
    Insomma, ottimi auspici.

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