Il topo musicista

Wilm Hosenfeld: Che farà quando sarà tutto finito?
Wladyslaw Szpilman: Tornerò a suonare il piano alla radio polacca.
WH: Mi dica il suo nome, così saprò chi ascolto.
WS: Szpilman.
WH: Szpilman… Bel nome per un pianista!

Nel 1945, in una Varsavia bombardata e desolata, durante una perlustrazione in un edificio abbandonato, l’ufficiale tedesco Wilm Hosenfeld incontrò il pianista ebreo-polacco Wladyslaw Szpilman che lì si rifugiava [YouTube].
Roman Polanski [*+*] ne ha tratto un film di rara intensità, “Il Pianista” [*+*+*], in cui Szpilman [*] è interpretato da Adrien Brody [*] e Hosenfeld [*] da Thomas Kretschmann [*].
Ieri sera l’ho rivisto con commozione. Ricordare bisogna sempre. Oggi un po’ di più [*+*+*].

PS: Qui Wladyslaw Szpilman esegue un Notturno di Chopin.

PPS: Il titolo è ispirato ad Art Spiegelman.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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7 risposte a Il topo musicista

  1. ggugg ha detto:

    Si potrebbe scrivere per ore sulla Shoah, sulla memoria, sul pregiudizio che non muore.
    Ma ho preferito un post asciutto, che avesse giusto una battuta. Anzi, un suono.
    Il titolo non mi veniva, e sono stato parecchio a cercarlo.
    Allora ho visto nuovamente le sequenze citate nel post e ho capito.
    Adrien Brody-Wladyslaw Szpilman è un topo. Nient’altro che un topo («un uomo ridotto a un topo in fuga da un mondo di assurdità kafkiana», ho poi scoperto dice il “Morandini” [*]).
    A quel punto “Maus” [*] era obbligatorio.

    A questo proposito mi sembra opportuno citare un paio di passaggi di un’intervista che “Rai-Libro” ha fatto a Moni Ovadia sul valore della memoria, partendo proprio dall’opera di Spiegelman [*]:
    «La memoria è un progetto per il futuro. Allora il presente, il passato e il futuro della Shoah devono integrarsi, altrimenti si ripiega sull’idea che il passato sia passato. Spiegelman fa tesoro di un grande insegnamento dell’ebraismo, che riguarda la liberazione dall’Egitto: noi la ricordiamo ogni anno. Il passaggio dal padre al figlio, che prepara il passaggio dal figlio al nipote, è la garanzia, o almeno il tentativo di garantire, che l’evento non si ripeterà più, perché si incide nel presente di chi vive. Se non mettiamo ogni nostra fibra al servizio di quella memoria, essa diventerà inutile. […] La memoria è l’unico strumento che si ha per non essere sconfitti dal Nazismo. Se questa memoria si trasmette, diventa uno strumento per costruire un’altra storia, un’altra umanità. Il solo modo per non farli vincere è costruire un’altra umanità. Io non mi faccio incantare dalle “coccole” che fanno oggi agli ebrei: voglio vedere come trattano gli zingari, i curdi, i mussulmani, gli africani. È da lì che capisco se la relazione con gli ebrei non è che un’ipocrita forma di riabilitazione tardiva e postuma di un Occidente che ha fatto bancarotta fraudolenta. O se invece è l’Occidente che riflette sui propri errori e vuole cambiare la propria storia, attraverso il rispetto dell’altro, la giustizia sociale, il rifiuto di ogni tipo di guerra» [*].

  2. Eccardo ha detto:

    già, ricordare bisogna

  3. mpenzi ha detto:

    ricordare e far ricordare a chi viene dopo di noi è un dovere. Giusto oggi a pranzo parlerò con nonno Soliride…lui c’è stato parecchi anni in Germania…ogni volta che ne parla sembra che quell’inferno, quel dolore ritornino nei suoi occhi azzurri…eppure racconta consapevole che solo così potrà passare la sua voce a chi verrà dopo di lui.

  4. Eccardo ha detto:

    (notazione molto marginale)
    a volte la sintesi di Morandini è felicissima

  5. iNessuno ha detto:

    chino il capo…

  6. ggugg ha detto:

    Negli ultimi due sabati ho acquistato i due volumi sulla Shoah pubblicati da La Repubblica e Utet.
    In quello di ieri mi sono soffermato su due fotografie.

    La prima, che non conoscevo, riguarda un tram con la Stella di Davide sul tetto, sul quale potevano salire solo gli ebrei del ghetto di Varsavia (1940 – 1943):

    La seconda (1942 ca.) è, invece, molto famosa, ma io non sapevo che alcune delle persone ritratte sono state identificate. In particolare, il bambino con le braccia alzate è Tsvi C. Nussbaum, che allora aveva sette anni e che fu deportato a Bergen Belsen. Liberato nel 1945, tornò a Varsavia, fuggì in Palestina e di là emigrò negli Stati Uniti.

  7. cercacoccole2 ha detto:

    E’ passato qualche anno dalla visione de “Il Pianista”, leggendo questo post mi ritornano immagini, suoni, la paura, l’ingiustizia… E’ giusto ricordare. Questo, come altro.
    Complimenti per il suo blog.E.

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