ABC Africa

Come fanno a stare con questo buio?
– Dove eravamo prima, a 200 km da qui, non c’era elettricità.
Qui la tolgono a mezzanotte!
– Immagina quella vecchia donna che vive con quaranta bambini in una stanza. Il sole se ne va, se ne va la vita. Niente candele, niente luce, televisione o internet. Non posso pensare nessun altro posto in questo mondo dove il sole possa essere più prezioso e benvenuto. Vivono metà della loro vita tra queste mura buie come dei ciechi e noi non sopportiamo di starci cinque minuti. Perché di cinque minuti si tratta, se fossero cinque anni o cinquanta ci abitueremmo. La nostra unica fortuna come uomini è che possiamo adattarci a tutto.

Nel suo documentario “ABC Africa” Abbas Kiarostami fa qualcosa che va contro qualsiasi manuale di cinematografia: lascia lo schermo nero per oltre cinque minuti mantenendo solo le voci, i dialoghi, gli scambi di opinione come nella citazione di apertura di questo post.
Il grande regista iraniano ha girato quel film in dieci giorni tra marzo e aprile 2000, su invito dell’IFAD (International Fund for Agricultural Development, un’agenzia dell’Onu) che gli chiedeva di visitare un centro Uweso (Uganda Women’s Effort to save Orphans) per testimoniare la condizione dei bambini, vittime principali della guerra e delle epidemie: «La brutalità dei conflitti civili e il flagello dell’Aids hanno lasciato in Uganda circa 1.600.000 tra bambini e adolescenti senza uno dei genitori» (così è scritto sul fax ricevuto dal regista quasi otto anni fa, letto in apertura del film, nonché – con dati aggravati – su un rapporto
dell’OMS del dicembre 2006: qui, in pdf).
Quei cinque minuti di buio possono sembrare una stravaganza, una strana scelta da intellettuale criptico, invece rappresentano il momento più significativo dell’opera. A Kampala l’elettricità viene interrotta tutte le notti e Kiarostami e il suo assistente, colti dall’oscurità, tentano di rientrare nelle rispettive stanze d’albergo. È una sequenza in cui sparisce ogni distanza, non c’è più alcuna differenza tra lo spettatore e quella realtà africana. Nel buio non c’è sproporzione economica, né colori epidermici e nemmeno credi religiosi.
Certo, non si vede più il malato magro e rassegnato o il bimbo morto avvolto in un cartone trasportato sulla bicicletta, ma non si tratta di un chiudere gli occhi. È, piuttosto, un aprire le orecchie e cominciare a sentire l’esistenza nella sua interezza: le risa e i pianti, la musica e i silenzi, la vita e la morte, la gioia nonostante la sofferenza.
Come ha scritto Ludovico Cosmo in una recensione su “Offscreen.it” «Nella soppressione della luce ogni distribuzione di fortuna e ricchezza smarrisce ogni senso e non si ubbidisce più alla gerarchia dello sguardo che sicuramente svela e denuncia, ma soprattutto distingue: noi di qua, loro di là; noi spettatori, loro poveri disgraziati. Il buio cancella questo elemento di disunione, resetta il nostro sguardo invitandolo a una visione meno superficiale allorché la luce tornerà ad illuminare la realtà fin qui mostrata».
Fanno molta impressione gli slogan di un manifesto con il volto di Papa Giovanni Paolo II all’interno di un ospedale: «Stay a virgin; Virginity is for boys and girls; Virginity is the best protection against HIV/STDs». Ma altrettanta inquietudine danno le immagini dei cartelloni cinematografici in giro per la capitale coperti da buste nere per censurare un uomo e una donna in costume da bagno, che l’accompagnatore ugandese della troupe commenta con queste parole: «La chiesa non incentiva l’uso dei profilattici. [Le persone non li usano perché] non lo sentono come un dovere. La religione cattolica non contempla… insomma, è contro la loro fede usare qualsiasi tipo di pianificazione familiare e l’uso del preservativo è legato alla pianificazione, anche se protegge dal virus HIV e dall’Aids. Loro la vedono così. Visto che per la chiesa non è lecita la pianificazione familiare, i fedeli non devono usare il preservativo. Ma loro dicono anche che… sostenere l’uso del preservativo vuol dire promuovere i rapporti promiscui, perché la gente pensa “Abbiamo il preservativo, possiamo permetterci di fare quello che vogliamo».
Lo scorso 19 novembre, ricevendo una delegazione di Vescovi del Kenya, Papa Benedetto XVI ha affrontato il tema dell’Aids e ha detto che «troppo spesso i mali che colpiscono alcune parti della società africana, come la promiscuità, la poligamia e la crescita della malattie sessualmente trasmesse possono essere direttamente messi in relazione alle disordinate visioni del matrimonio e della vita familiare»; «per questa ragione è importante assistere i genitori nell’insegnare ai loro figli come vivere una visione cristiana del matrimonio, concepito come un’indissolubile unione tra un uomo e una donna, essenzialmente uguali nella loro umanità e aperti alla generazione di nuova vita» (“Avvenire”, 20 novembre 2007).
Già un anno fa Papa Ratzinger, rivolto all’Ambasciatore del Lesotho presso il Vaticano, sostenne che «è di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l’astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l’infezione e per fermare la diffusione dell’Aids» (“la Repubblica”, 14 dicembre 2006).
Non giudico le convinzioni religiose o quelle in campo etico-morale, ognuno ha le proprie. Tuttavia penso che di fronte ad un’epidemia che sta annientando un’intera generazione di africani la risposta non possa essere la retorica della verginità o della castità.
La chiesa cattolica ha una grande influenza in larga parte del continente, perché non propone soluzioni più efficaci per contenere questa tragedia? Eppure un anno e mezzo fa il Cardinale Carlo Maria Martini disse che in talune circostanze – come le pandemie africane – il profilattico non può essere che «un male minore» e che «lo sposo affetto dall’Aids è obbligato a proteggere l’altro partner e questi pure deve potersi proteggere» (“Corriere della Sera”, 21 aprile 2006).

    PS:
1. Una biografia di Abbas Kiarostami è su Wikipedia (it, ma è meglio en).
2. “ABC Africa” è il suo primo film realizzato fuori dall’Iran. È stato presentato al 54° Festival di Cannes [qui]. Ulteriori informazioni tecniche sono su IMDb.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a ABC Africa

  1. ggugg ha detto:

    Lo scorso 1° dicembre, mentre da noi si sfoggiavano in tv nastrini rossi e belle parole, a Bujumbura (Burundi) il Centre Jeunes Kamenge (una missione cattolica) organizzava una grande manifestazione per la Giornata Internazionale di Lotta all’Aids. Questo il testo del comunicato stampa che ho ricevuto quella sera:

    Oggi grande giornata mondiale, 30.000.000 di persono vivono con l’AIDS. È la Giornata Internazionale di lotta contro l’AIDS.
    Con il nostro progetto di “Animazione Aids”, da un mese stiamo facendo formazione per gli animatori dei Gruppi “Stop Sida”, delle scuole elementari e secondarie dei Quartieri Nord e poi ai Capi Gruppi, e poi ai Gruppi stessi chiamati a una giornata di riflessione, Comune per Comune. Insomma tutto un lavoro fatto alla base con 40 gruppi.
    Oggi grande concerto della Giornata Internazionale di lotta contro l’Aids. Un vero «bagno di folla». Circa 6.000 persone, con cantanti e artisti di grido, nazionale, naturalmente.
    18 gruppi presenti, i più svariati, dai suonatori di tamburo, cantanti, orchestre, danzatori, acrobati, poeti, pezzi di teatro,… con Lolilo, Farious, Sogo, Bonney,… 4 ore e mezza di divertimento e riflessione assicurati. Un serio impegno per migliorare il mondo. […]
    Momenti molto importanti per ricordarci che siamo degli abitanti di questo mondo e che abbiamo scelto di vivere insieme per preparare generazioni nuove, perchè riescano a cambiare il volto del mondo. Venite a trovarci.

  2. Eccardo ha detto:

    mi conduci sempre in nuovi mondi

    (l’africa, poi, per me è un mondo “più che sconosciuto” – si può dire?)

    (ti ho risposto sul mio blog)

  3. TYTTY_ ha detto:

    già venite a trovarci….però poi restate qui perchè al ritorno vi farà tutto un po’ più schifo…

  4. ggugg ha detto:

    Papa Ratzinger è in Africa. Durante il viaggio ha parlato con i giornalisti di vari temi, tra cui l’epidemia di Aids che “non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi”. Il Papa ha indicato come unica strada efficace quella di un “rinnovo spirituale e umano” nella sessualità [*].
    Numerose reazioni, come si può immaginare. Tra le altre, quella dell’immunologo Ferdinando Aiuti: «Penso che il Papa sia stato informato da cattivi consiglieri: la scienza ha dimostrato che i preservativi sono un’arma fondamentale contro l’Aids e tutte le malattie sessualmente trasmesse» [*].

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