Il mestiere che non c’è

Oh, io sono un mezzo fallito. Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel. “Cosa vuol diventare?”, mi domandò. “Diplomatico.” “Ha una grossa fortuna?” “No.” “Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?” “No.” “E allora rinunci alla diplomazia.” “Ma allora cosa posso fare?” “Il curioso.” “Non è un mestiere.” “Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. Lavvenire è dei curiosi di professione. I francesi sono rimasti chiusi in casa da troppo tempo. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle.

[Jim, interpretato da Henri Serre, in “Jules e Jim” (1962) di François Truffaut: wiki, imdb, trailer]

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a Il mestiere che non c’è

  1. Eccardo ha detto:

    l’hai preso in parola, mi pare 🙂

  2. LAfricanA ha detto:

    cacchio….
    sono io!!
    ora se qualcuno mi chiede cosa faccio…
    almeno ho una risposta!!
    😉

    ‘capo, capo, teniss cient lire??’

  3. ggugg ha detto:

    IL RISCHIO NON È UN MESTIERE

    Si, caro Eccardo, ogni giorno tento di prendere in parola la battuta di quel bellissimo film. Provo a fare il curioso, che francamente è l’unica cosa in cui mi sembra di riuscire meglio. Nonostante ciò, a volte non è semplice. Come dice Jim, ci si sente sempre “mezzi falliti”. Ma è anche vero che poi fortunatamente arrivano giorni in cui gli sforzi sembrano (e sono) ampiamente ripagati.
    Per una serie di contingenze, ho la possibilità di lavorare in quella che è la mia passione, cioè seguendo e sentendo la mia identità, la mia personalità. Non è una fortuna di cui tutti possono godere, lo so. Ed è per questo che ho profondo riguardo del lavoro altrui. Più di tutti, apprezzo e rispetto i lavori di chi mi facilita la vita rischiando la propria.
    Una grossa rassegna (storica e tipologica) è nella mostra fotografica “Il rischio non è un mestiere. Il lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori nelle fotografie delle collezioni Alinari”, presso il Palazzo del Quirinale a Roma fino al 25 novembre 2007.
    Si tratta di un’esposizione fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nella presentazione del catalogo ha scritto: «In nessun luogo, i lavoratori possono essere trattati come numeri. Ecco, questa sensibilità non può da parte nostra mai venire meno, essa significa partecipazione autentica, commossa al dolore, alla tristezza di tante famiglie, e significa dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l’allarme, di sollecitare risposte».
    Le fotografie sono organizzate seguendo un filo cronologico e tematico che tocca quattro grandi fasi: 1) La prima industrializzazione: dall’Unità all’inizio del XX secolo; 2) La formazione di una base industriale; 3) La “grande trasformazione” nel secondo dopoguerra; 4) Ai nostri giorni: l’Italia in Europa.
    L’ingresso è gratuito e gli orari di visita sono 9:30-13:00 e 16:00-19:00 dal lunedì al sabato, e 8:30-12:00 la domenica.
    La mostra è itinerante e dopo Roma toccherà Milano, Torino, Palermo, Firenze e Napoli.

    PS: per ulteriori informazioni visitate il sito del Quirinale, qui (qui, inoltre, l’anteprima di alcune fotografie).

  4. marcol62 ha detto:

    beh se uno si sente mezzo fallito almeno per l’altra metà si spera sia realizzato…

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