Grillo e le “Migrazioni selvagge”

Ho un grande rispetto per i confini, per le frontiere. Lungo quei luoghi i popoli si guardano, sono gli uni di fronte agli altri. Certo, siamo abituati a considerarli punti di separazione, ed è vero, ma io preferisco declinarne il significato in spazi d’incontro.
C’è chi parla di “sacralità dei confini”, ma è evidente che è una balla. Le frontiere sono linee sulle mappe geografiche, generalmente disegnate dopo guerre spaventose. Sono da rispettare, sì, ma bisogna avere consapevolezza che non coincidono mai con quelle culturali e sociali. Zone più o meno ampie di “grigio” sono sempre presenti. Spesso vi accadono cose straordinarie, altre orrende.
Secondo me, dunque, la sacralità di una frontiera è riconducibile esclusivamente al fatto che in quegli spazi sono morti un’infinità di esseri umani: chi per difesa, chi per attacco. Ma tanti anche solo per tentare di attraversarne la barriera al fine di cercare una vita migliore, o migliori opportunità per crearsi una vita degna.
Ecco perché per me non c’è altra ragione per cui i confini debbano essere “sacri”.
Ed ecco perché considero sbagliate e inopportune le parole di Beppe Grillo nel suo post “I confini sconsacrati”.
Condivido l’avversione per i politici che si considerano (e sono) “più uguali degli altri” (per gli stipendi, per gli sprechi, per i privilegi, per l’intoccabilità che pretendono dalla magistratura) e credo che la dissolvenza della destra nella sinistra (e viceversa), con conseguente confusione e sbandamento dell’elettorato, sia particolarmente odiosa anche in altri campi, come quello che più va di moda oggi: la sicurezza.
Siamo assediati, l’avete notato? Continuano a ripeterci che orde di lavavetri premono per invaderci! E su questo argomento ormai non c’è molta differenza tra maggioranza e minoranza.
Certo, so benissimo che l’attuale governo di centro-sinistra non può decidere nulla perché non ha i numeri. Ma forse un chiaro segno di rottura col precedente esecutivo sarebbe (stato) utile, sia per la decenza del Paese che per la dignità di chi si ripresenterà alle prossime elezioni. Non dico tanto, ma almeno l’eliminazione delle “porcate” (G. Sartori: *, *) poteva essere considerata una priorità… Invece stiamo ancora aspettando una legge elettorale più democratica, ma anche che venga spazzato via il razzismo della legge Bossi-Fini; speravamo nella chiusura dei CPT e in una chiara distinzione tra “accoglienza” e “detenzione”; c’eravamo illusi che questa volta sarebbe stata promossa una seria legge contro il conflitto di interessi e contro la concentrazione di poteri nelle mani di pochi; avevamo fiducia che i diritti di convivenza sarebbero stati allargati a tutte le tipologie di coppia; ci aspettavamo che non proseguisse il silenzio sulla mafia e che la politica tornasse a rispettare la magistratura… poi qualcuno più illuso – come me – si augurava addirittura una maggiore attenzione verso gli ultimi. Invece i detenuti pagano per gli indultati che commettono nuovi reati (perché l’indulto dell’agosto 2006 era un provvedimento necessario, ma assolutamente monco per quanto riguarda l’altrettanto importante rete di accoglienza in società), gli immigrati continuano a dover superare muri di inutile ed esasperante burocrazia (e sappiamo benissimo che ai suoi margini si genera un clientelismo e un affarismo che è direttamente proporzionale alla macchinosità delle pratiche e dei permessi), i Rom sono sempre più ghettizzati (e di conseguenza autoghettizzati) persistendo nel corpo sociale pregiudizi e accanimenti verso chi ancora non ha rappresentatività politica, né massmediatica.
Ricordo che il 7 maggio scorso una lettera a Repubblica avviò un dibattito interessante. Raccolsi un po’ di opinioni:
– Claudio Poverini, “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista
– Walter Veltroni, “Né di destra, né di sinistra. La legalità è un diritto
– Luca Fazio, “Stiamo diventando «razzisti», meno male che c’è Repubblica
– Marina Collaci, “Lettera a Augias
– Rita Pani, “Augias, non mi aiuti. Sono razzista anch’io
– Piero Sansonetti, “Un rischio aleggia sull’Europa. Chiamiamolo fascismo
– Giorgio Salvetti, “Veltroni o i rom, da che parte stiamo?

Ad alimentare l’atavica paura dell’invasione barbarica ora si aggiunge anche Grillo, secondo il quale i Rom sono «un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata»; a «decine di migliaia» arrivano in Italia dalla Romania e causano problemi ai più deboli («gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari»). Trovo che queste siano parole di enorme e pericolosa banalità, una rozzezza che francamente non pensavo potesse toccare. Dice di ricevere «ogni giorno centinaia di lettere sui rom», ma dimostra di confondere Rom e romeni quando pubblica le parole di Nicola B., che invece non ne fa mai riferimento.
Su quest’ultimo (che arriva a scrivere «Schengen non è servito a nulla»), poi, non perdo fiato: è alquanto patetico chi crede che dislocare aziende per sfruttare manodopera a basso costo non comporti nessun pegno.
Insomma, siamo alle solite: il Rom è “il delinquente ontologico”, è “il sospetto” per definizione. (Leggete l’ultimo saggio di Nando Sigona: qui). E l’altro ieri anche Grillo è caduto in questo pregiudizio.
Speriamo che qualcuno lo aiuti a rialzarsi.
Peccato, però, anche per un altro fatto non meno pesante: il post è uscito in concomitanza con la sentenza di condanna a sei anni e sei mesi di reclusione * di un criminale che in stato di ebbrezza aveva ucciso quattro persone col suo furgone nell’aprile scorso *. È stata una tragedia immane che aveva portato con se altro e ulteriore dolore, come l’incendio del campo in cui viveva l’assassino *. Per come la vedo io, questa concomitanza è viscida perché rovista nei sentimenti più addolorati e rabbiosi. Quella rabbia è comprensibile, anche se mi fanno orrore i “Ti ammazziamo” e i “Devi marcire in galera”. Ciò che trovo ingiustificabile è la strumentalizzazione di quel dolore, l’aver cavalcato la rinnovata emozione suscitata dalla sentenza non per parlare nel merito, ma per etichettare come “bomba ad orologeria” una minoranza maltrattata e marginalizzata.

PS: Questo post l’ho scritto ieri, ma lo avevo pensato e inserito come commento al mio vecchio “Le invasioni barbariche”. Stamattina Pask m’ha convinto a dargli più visibilità. Ed eccolo qua.

PPS: Aggiungo questa nota il 19 ottobre 2007: ieri ho sfogliato il XVI rapporto di Caritas / Migrantes sull’Immigrazione (Dossier Statistico 2006, *). È un volume molto ricco che individua ed analizza aree di origine, presenze, inserimento, lavoro e così via. Tra i tanti capitoli, ce n’è uno intitolato “Rom, Sinti e Camminanti in Italia” (a cura di Fulvia Motta, Salvatore Geraci e Massimo Converso), all’interno del quale figura il paragrafo “Le presenze in Italia”, che riproduco al commento 18 (la seconda parte è tutta dedicata ai Rom Romeni).

PPPS: Per concludere, un’eloquente vignetta di Mauro Biani:

1504288333_0f44c6bc2a_o

– – –

INTEGRAZIONE del 17 giugno 2015:
Passano gli anni, ma la xenofobia di Grillo si conferma, se non peggiora. Oggi ha twittato questo schifo assoluto in cui mette sullo stesso piano topi, spazzatura e clandestini (termine dispregiativo che qualifica chi lo usa):

(Qui lo screenshot salvato da Francesco Nicodemo).

– – –

INTEGRAZIONE del 12 aprile 2017:
Il 10 aprile 2017 l’on. Luigi Di Maio del M5S ha scritto su Fb: «L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro (così nel testo, ndr) criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa Ue!»

c9mxdhjwsaesjnw

Il giorno dopo, in una lettera inviata a “La Stampa”, l’ambasciatore romeno in Italia, George Gabriel Bologan, ha scritto: «È un messaggio che, al di là delle opinioni personali, offende tanti miei concittadini di buona volontà. Sosteneva John Austin che “pronunciare una frase significa svolgere un’azione che può distruggere o edificare”. E le parole, anche se in un certo contesto, possono offendere senza che questo sia il fine voluto. La comunità romena è ben integrata nel tessuto sociale italiano. Al di là della dialettica politica interna che non mi riguarda, credo che i messaggi positivi possano dare di più. Il dialogo e la conoscenza aiutano tanto».
Reazioni sdegnate ce ne sono state anche dal mondo della cooperazione: Simona Farcas del’Associazione Futuro Insieme ha detto: «È uno sputo, uno scadimento nel populismo peggiore. Sono molto delusa ma sarà un danno per i 5 Stelle. La nostra comunità guardava a questi giovani, dopo quelle frasi non lo farà più».
Similmente, Romolus Popescu, presidente del ramo milanese dell’Associazione romeni in Italia, ha dichiarato: «Di Maio è un ignorante. È vero che ci sono i delinquenti, ma sa quante badanti e infermiere curano i vecchi italiani? Si informi meglio prima di aprire la bocca».
Sulla vicenda è intervenuto anche Luca Sofri (che in genere non presta attenzione ai post dei politici grillini, «perché sono un baccano di fanfaronate, balle e aggressioni da asilo in cui è difficile estrarre qualcosa di rilevante»), dal momento che il post di Di Maio aveva dei dati. Dopo aver analizzato il modo in cui erano stati forniti, Sofri conclude che: «l’Italia non importa “criminali romeni” più di qualunque altro paese dell’Unione Europea. E l’onorevole Di Maio non è credibilissimo quando si lamenta delle balle diffuse dagli altri».
Il 13 aprile 2017 Di Maio è negli editoriali dei maggiori quotidiani, in particolare in quelli scritti da Mattia Feltri e da Massimo Gramellini.

Advertisements

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
Questa voce è stata pubblicata in antidoti, migranti e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

30 risposte a Grillo e le “Migrazioni selvagge”

  1. ggugg ha detto:

    Tra le migliaia di commenti ricevuti dal post di Grillo, ne segnalo alcuni “tecnici”:

    – Riccardo A.: «Nel blog viene tirato in ballo Schengen, erroneamente: gli accordi di Schengen non sono in vigore in Romania, né in nessuno dei nuovi stati dell’ UE27 (solo la Slovenia, già in eurozona, dal 1° dicembre, entrerà nell’area). Insomma, questi paesi, nello specifico la Romania, hanno ancora le frontiere tra di loro, ma i suoi cittadini sono cittadini comunitari e come tali possono spostarsi ad libitum nel territorio europeo, passando però dalle dogane».

    – Stefano Fontana: «Vorrei solo far notare che l’Europa e’ a 27 e non a 25. Inoltre la Romania, che non e’ certamente l’unico paese dove ci sono i rom non fa parte di Schengen. Quindi se ci sono molti rom in Italia, come anche in altre nazioni europee non dipende necessariamente dalla Romania ne dipende dal fatto che la Romania sia entrata nell’Unione».

    – Alberico D.: «Sono un estimatore di Grillo ma questo suo post non mi è piaciuto affatto. La Romania non fa ancora parte degli Accordi di Schengen, visto che per farne parte occorrono dei requisiti normativi ed economici che la Romania, aimè, non possiede ancora. I trattati alla base dell’Ue prevedono una libera circolazione di lavoratori, merci, beni, capitali, e questo permette uno spostamento di LAVORATORI che dall’est giungono in Italia per LAVORARE. A volte anche per essere sfruttati dai cari concittadini italiani. Sono loro i veri schiavi moderni. Molto più degli italiani con contratto co.co.co. che Grillo sostiene – e fa bene – ogni giorno. E poi, che sciocchezza è questo inneggiare alla sacralità dei confini? Prima di parlare di sacralità dei confini forse sarebbe meglio andarsi a fare una ricerca su tutte le guerre che si sono fatte per una sporca questione di confini… Mi fa rabbia che ci lamentiamo tanto del fatto che la globalizzazione attuale sia solo economica e non anche una globalizzazione dei diritti ma poi, una volta che a una popolazione povera e disperata come quella rumena viene riconosciuto il diritto di essere cittadini transnazionali, votare ed essere eletti alle Comunali negli altri stati europei, avere la garanzia di vivere in un sistema democratico e di possedere un bagaglio di diritti civili e politici che non hanno mai neppure potuto sognare, ci si rintana dietro espressioni come “Ma cosa vuol dire Europa? Migrazioni selvagge di persone senza lavoro da un Paese all’altro?”. E poi, che significa quando dice che uno stato non può vivere al di sopra delle proprie possibilità??? Ma se il sistema produttivo in Italia si regge anche grazie alla manodopera degli immigrati. Ripeto: i veri schiavi moderni. Accidenti non è questo il momento di fare passi falsi, a Beppeee!! Non ora che ci sono ragazzi come quelli di Locri che marciano contro la Mafia al grido di “Ammazzateci tutti!”, non ora che la gente inizia finalmente a svegliarsi e a spegnere la tv!».

    – Antonio Landi: «Solo una precisazione: La Romania non fa parte dell’area di Schengen come anche la Bulgaria, i 10 paesi entrati nel 2004, la Gran Bretagna e l’Irlanda e (mi sembra) la Danimarca. Ne fanno parte invece la Svizzera, l’Islanda e la Norvegia (che invece non fanno parte dell’UE). Da gennaio entrerà a farne parte la Slovenia. Dico questo non per fare il saccentone-bambaccione ma perchè secondo me le Critiche allo status quo vanno fatte dando informazioni corrette inattaccabili sotto qualunque punto di vista. Altra precisazione: i Rom sono una sottocomponente etnica di una più vasta componente etnica (le lezioni di Etnologia all’Università sono servite?) che impropriamente identifichiamo con “gli zingari”. L’origine di questo etnos è da ricercarsi nelle regioni Nord-occidentali dell’India da cui hanno iniziato a muoversi verso il 1000 d.C., pertanto poco hanno a che fare con i Rumeni (propriamente detti) che hanno una forte connotazione “latina” (come ben si sa) e slava. In effetti la componente Rom in Romania non è maggioranza come non lo è in Slovacchia orientale (dove alcuni sono diventati stanziali fondando veri e propri paesi “Rom”) nè in Ungheria orientale. Il fatto è che i Rumeni della Romania non hanno protestato troppo vedendo andar via i Rom dalle loro terre. Il “problema” Rom (quando anche Noi di sinistra inizieremo a vederlo realisticamente come tale potremo iniziare ad affrontarlo con serietà…) non si risolve con invettive para (ma solo para) destrorse o con inutili buonismi tipicamente catto-comunisti. Va affrontato realisticamente senza identificare nell’etnos la ragione di tutti i mali. Si parla tanto di integrazione ma abbiamo chiesto ai diretti interessati se vogliono integrarsi? Non possiamo utilizzare l’integrazione forzata se non ne hanno voglia. Scusate la mia vaghezza sulla questione ma,al momento, il mio è solo un commento!ciao ciao ps:le informazioni date più sopra sono aperte a modifiche e correzioni (tipo wikipedia…)».

    Assolutamente da non perdere, poi, è un post di Sergio Cusani.
    Analizza punto per punto le motivazioni di chi predica “tolleranza zero” con argomentazioni che io sottoscriverei immediatamente:
    «[…] Se l’insofferenza dilaga e la paura cresce è anche perché pochi, troppo pochi, si assumono l’onere di dire anche verità scomode, di non seguire supinamente la corrente montante dell’intolleranza. Tra questi, da ultimo, il Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, il quale ha ricordato, molto laicamente, che se tutti sono tenuti a rispettare regole e legge, le tutele delle leggi debbono però valere anche per i rom e i poveri, non solo per i cittadini abbienti. Una delle verità che nessuno dice e che pochi sanno è che, curiosamente, gli sgomberi seguono spesso la geografia e la tempistica degli interessi delle speculazioni immobiliari. […] La situazione dei rom – e più in generale dei lavoratori internazioni in cerca di occupazione, i cosiddetti extracomunitari o migranti – è, non da oggi, tra le più difficili. Non perché la sicurezza sia minore, ma perché maggiore è la strumentalizzazione politica, la debolezza dell’opposizione, il silenzio degli intellettuali […]».
    Leggetelo, ne vale la pena.

    Permettete, inoltre, la segnalazione di alcuni miei post (ma anche opinioni e aggiornamenti dei miei gentili lettori tra i commenti) riguardanti il “diritto all’ubiquità” e la condizione dei Rom:
    Naufragi e ubiquità (21 agosto 2005);
    Il dovere di chiedere scusa ai Rom (29 ottobre 2005);
    Le invasioni barbariche (23 gennaio 2007) (già citato nel post);
    Nello spazio di una soglia (23 marzo 2007).

    Infine, ecco l’ultima vignetta di Mauro Biani:

  2. Eccardo ha detto:

    rovista nei sentimenti più addolorati e rabbiosi..

    boh, forse è proprio questa l’essenza della c.d. anti-politica
    (oltre che di troppa pseudo-politica)

  3. mpenzi ha detto:

    caro Giogg anch’io,come te, sono rimasta offesa e inorridita dal post di Grillo per tutte le ragioni che prontamente esponi nel tuo post…per la massa di pregiudizi e questa volta ancjhe veramente di bassa lega e, come scrivi te utilizzando un aggettivo perfetto a rendere l’idea, viscidi e, aggiungo io, subdoli. Totale mancanza di vera informazione, strumetalizzazione di sentimenti e moti d’animo legati ad un tragico e vergognoso evento di cronaca ma soprattutto perfetto allineamento ad una logica e ad una strategia che fa della paura e del sentimento di insicurezza sociale una facile leva. Mi auguro solo, ma credo in questo di essere troppo ingenua, che più che un post offensivo, arrogante e violento contro i Rom sia un post scritto male ma dedicato ad una classe politica incapace di regolare i moti migratori in politiche governative d’accoglienza e in grado di rispettare la dignità degli esseri umani,tutti.

  4. mpinaCiancio ha detto:

    Son passata a salutarti, è da tempo che non ti si “sente”!
    Approfitto del tuo incipit sui “confini e i luoghi di frontiera” per dirti che sto proprio correggendo un breve saggio su Saba e la Trieste* di fine ‘800.
    Un abbraccio Mapi 🙂

  5. afroitaliani ha detto:

    Una dichiarazione di Mercedes Frias (tra l’altro, la prima deputata afroitaliana al parlamento italiano 😉 )
    “La vera emergenza non e’ l’immigrazione ma la mancanza di politiche di accoglienza nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata del Prc-SE Mercedes Frias in riferimento all’allarme lanciato da Beppe Grillo, che ha definito la ‘questione rom, una bomba pronta ad esplodere’.
    “Giovedi’ presentero’ una proposta di legge per estendere gli effetti della legge sulle minoranze linguistiche anche a rom e sinti, spiega Frias, perche’ crediamo che un Paese civile si distingua soprattutto per le risposte che da’ a chi si trova in difficolta’.
    Con le sue avventate e ingiustificate esternazioni Beppe Grillo alimenta un clima di intolleranza che sfocia spesso in episodi violenti.
    Questa mattina, l’Associazione romeni d’Italia e l’ambasciata romena hanno ricevuto email con pesanti minacce; nei giorni scorsi, vari campi nomadi sono stati dati alle fiamme; sempre questa mattina il sindaco di Livorno ha proposto di togliere i bambini ai genitori rom’.
    I Grillo di turno, conclude Frias, avallando stereotipi e paure generalizzate, dimostrano anche tanta ignoranza confondendo spesso il concetto di etnia e nazionalita’ venandola di contenuti razzisti.
    Non tutti i rom sono romeni e soprattutto essere rom non e’ un reato”

  6. dritanIII ha detto:

    Ciao Giogg, bello e “lavorato” come al solito il tuo post.

    Non posso aggiungere niente alle tue considerazioni, mi trovi perfettamente d’accordo.

    Personalmente trovo Grillo di una rozzezza politica sconcertante. E’ bravissimo a denunciare, a scuotere la gente e gli concedo di essere animato dalle migliori intenzioni, ma e’ totalmente privo a mio avviso di una seria capacita’ di analisi e di proposizione.

    E’ una tristezza che un possibile ed auspicabile movimento di rinnovamento della Politica intesa come cosa alta debba usare un canale del genere per nascere e farsi sentire.
    Ma sempre meglio di nessun canale, a mio avviso.

  7. ggugg ha detto:

    Le ultime pagine de “L’orda” di Gian Antonio Stella sono dedicate a come i giornali dei Paesi in cui emigravano gli italiani vedevano tra Ottocento e Novecento i nostri concittadini. Ci sono decine di esempi, e la cosa impressionante è che se si cambiasse il soggetto da “italiani” a “romeni”, “cinesi”, “marocchini”, “albanesi”, “ucraini”, “senegalesi” e così via, coinciderebbero con molte delle opinioni che si sentono nei bar o anche sui blog e in alcuni giornali della smemorata Italia odierna.
    Tanto per citarne qualcuno, nel 1914 l’australiano “World’s Work” scriveva: «È ora che blocchiamo questo flusso con una legge che escluda gli indesiderabili o specificamente mirata sui meridionali italiani»; nello stesso anno l’americano “Century Magazine” pubblicava: «Gli italiani sono al livello più basso nell’adesione ai sindacati, nella capacità di parlare inglese, nello stadio di naturalizzazione dopo dieci anni di residenza, nel numero di bambini frequentanti le scuole»; ma già nel 1890 “Australian Workman” sentenziava: «Sono briganti, lazzaroni, fannulloni, corrotti nell’anima e nel corpo. Se il boicottaggio vale a qualcosa, è in questo caso degli italiani che debbiasi applicare».

    Ieri sera presso la Caritas di Castellammare di Stabia si è tenuta una conferenza sull’immigrazione in cui sono intervenuti Giustina Orientale Caputo (professoressa dell’Università di Napoli “Federico II”) e Aladino José (presidente del Comitato Panafricano di Napoli). Quando il tema “immigrazione” è affrontato seriamente, il quadro risulta naturalmente molto più complesso rispetto alla realtà semplificata di chi lo banalizza con urla e frasi fatte, ma paradossalmente quel quadro così complesso è anche molto più chiaro.
    L’Italia è ANCORA un Paese di emigrazione, dal Sud verso il Nord e talvolta anche verso l’estero. Sicuramente tra i Paesi ricchi è quello da cui ci si muove di più.
    Eppure l’Italia ha bisogno di immigrati.
    Non solo per questioni economiche (il 6% del nostro PIL annuo è fornito dal lavoro degli immigrati), ma anche demografiche (che poi, in prospettiva, vuol dire anche economiche). Le aree interne del Sud, ad esempio, vanno spopolandosi e nei prossimi anni il caso di Badolato (CZ) potrebbe risultare sempre più frequente (oltre che auspicabile): nel 1997 il sindaco Gerardo Mannello chiese ai suoi concittadini di Badolato Marina la disponibilità delle case abbandonate di Badolato Superiore per ospitarvi le famiglie curde sbarcate nei giorni di Natale sulla costa: «Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie curde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle abitazioni e, inizialmente, l’acquisto dei beni di prima necessità. […] I bambini curdi andavano a scuola, avevano imparato prestissimo l’italiano, avevano legato con i propri coetanei ed eletto proprie “nonne” alcune anziane del paese. […] Alcuni curdi cominciarono a lavorare nell’agricoltura e nell’edilizia. Inoltre, l’amministrazione locale promosse alcune iniziative comuni: l’apertura di un ristorante e quella di un negozio di ceramiche a produzione artigianale. [Di più, si pensò] di creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a scopi turistici. [Sono passati anni, ci sono state approvazioni e stanziamenti, ma i soldi non sono mai stati erogati, per cui] A causa di questa situazione di stallo, dopo circa un anno, le famiglie curde cominciarono a lasciare il paese per trasferirsi in Germania» (Rosa Rafele, “Badolato”, in Armando Gnisci, “Creolizzare l’Europa. Letteratura e migrazione”, Meltemi, Roma, 2003).

    Dalla Campania c’è una vera e propria emorragia di giovani, ma non se ne parla mai. Contemporaneamente anche in una regione difficile come la mia e con tassi di disoccupazione tra i più alti d’Europa, l’immigrazione è notevole e oggi vi fa parlare oltre 200 lingue diverse.
    Ciò non vuol dire che da queste parti la disoccupazione sia finta, anzi sta a dimostrare che il mercato del lavoro (ovvero la base di ogni discorso serio sulla sicurezza sociale) è intricato e piuttosto chiuso per le fasce medie.

    La serata di ieri è stata semplicemente bella, con argomentazioni che non si sentono spesso, con spunti di riflessione cui non avevo mai pensato, come l’urgenza, nel nostro sistema sanitario pubblico, di ginecologhe per molte immigrate o, in tema di pensioni, di considerare la speranza di vita nei Paesi di provenienza degli immigrati…
    Beh, da qualsiasi lato lo si veda, il discorso sull’immigrazione è politico. Ma, com’è ovvio, può essere affrontato bene o male.
    Per un governo che sopravvive con una maggioranza di un paio di voti diventa normale attingere argomenti dalla parte politica opposta. Allora la “sicurezza” – vessillo di destra – ora pare un’ossessione anche a sinistra. Aprendo bene gli occhi, ci si rende conto che si tratta di uno di quei non-argomenti che serve a mascherare e a distogliere l’attenzione da questioni ben più urgenti e pregnanti.
    Semplice e immediato, risulta perfetto come tema da campagna elettorale, e sono certo che la sedicente Seconda Repubblica verrà ricordata per il perenne clima da campagna elettorale. Come in un gioco di assonanze o di legami logici, va da sé che per questa politica sclerotizzata la “sicurezza” è continuamente minacciata dagli immigrati.

    Lo so, rischia di essere un finale buonista, ma ieri Aladino mi ha chiesto di leggere in chiusura una frase di don Lorenzo Milani. Gli ho lasciato il microfono e lui, angolano-ungherese-cubano-italiano-napoletano, ha pronunciato le seguenti parole:

    «Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri»
    (da “Lettera ai cappellani militari toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11 febbraio 1965”).

    PS: Grazie a tutt* voi che avete lasciato un commento sotto questo post perché sono dell’idea che è su argomenti del genere che si misura il grado di civiltà di un Paese. Continuiamo a non stare zitti.

  8. ggugg ha detto:

    “Perenne campagna elettorale”, dicevo poco fa nel precedente commento. Nazionale, regionale, comunale, referendaria e ora anche partitica. Domenica 14 ottobre 2007 sarà un giorno importante per la democrazia in Italia, ci saranno le “primarie” del nascente Partito Democratico. I canditati sono 5:
    Walter Veltroni
    Rosy Bindi
    Enrico Letta
    Mario Adinolfi
    Piergiorgio Gawronski

    Se da un lato trovo questa iniziativa interessante e in qualche misura “nuova”, dall’altro sono stanco della rissosità, dell’appiattimento, della vecchiezza. Questo, purtroppo, mi porta a non saper decidere cosa fare domenica. Intendiamoci, io sono contento quando si vota, ma è un po’ che provo sempre meno entusiasmo.
    E allora faccio un appello: mi aiutate a scegliere? Voi che intenzioni avete? Andrete a votare o no? Vi sentite rappresentati dalla nuova “entità”? I candidati vi convincono? Se si, chi?
    Io sto tentando di capire e di vincere la mia disillusione. Da alcuni anni il partito cui do il voto è un altro, ma mi domando se non sia giusto partecipare alla vita di quello che diverrà il partito di riferimento dell’area progressista. Poi però penso anche che l’astensionismo può essere una forma di partecipazione, di critica, dunque di pungolo.
    Insomma, sono ancora molto combattuto e mi piacciono sia le argomentazioni di chi è a favore che le motivazioni di chi è contro:

    «Si va verso le primarie del Partito democratico in uno strano clima. Anche tra chi ha deciso di partecipare l’umore è tra il perplesso e il disincantato, come se non si fosse di fronte a una novità storica, positiva e perfino spiazzante: l’assemblea costituente e il leader di un nuovo partito di massa che vengono eletti direttamente dai cittadini interessati. Per di più almeno uno dei leader candidati (Veltroni), simpatico o antipatico vi sia, in caso di elezioni ha buone probabilità di poter competere ad armi pari con qualunque avversario del centro-destra. Francamente, un minimo di entusiasmo in più sarebbe dovuto, anche perché nel clima funebre e iracondo della politica italiana le occasioni per vedere nascere qualcosa di nuovo, o perlomeno di semi-nuovo, sono sempre più rare. Ma il rischio di peccare di ingenuità, per gli italiani, e imperdonabile. Una patina di divertito disincanto, o di leggero cinismo, pare sempre la maniera più elegante di presentarsi in società. Ogni tanto, però, hanno ragione gli ingenui, quelli che si lasciano andare alla tentazione di fare festa. Le ragioni di disincanto e di critica, per come si è arrivati a queste primarie, sono tante. Non abbastanza, però, per buttarle distrattamente nel mucchio delle “solite cose”» (Michele Serra)

    «[Mi asterrò] Per mettere in atto una forma di neutralità che però non è sinonimo di indifferenza, tutt’altro: è proprio il suo contrario. Non perché non sia giusto sporcarsi le mani con la realtà, anzi credo che lo sia. Ma per poter liberamente esercitare la funzione del giudizio critico. Che mi spetterebbe come intellettuale, anche se io non amo particolarmente questa parola, ma soprattutto mi spetta come cittadino. […] Non voterò alle primarie come non votai alle comunali, per difendere il mio onore di cittadino e di uomo di sinistra. Già allora, con la seconda candidatura della Iervolino che fu imposta dagli apparati, il segnale fu chiaro: nessuna rottura con il passato. E all’elettorato fu impedito di esprimersi attraverso le primarie. Astenermi, oggi come allora, è il mio modo di affermarne il mio diritto a intervenire» (Aldo Masullo)

    (entrambe le opinioni sono apparse su “la Repubblica” di oggi, la seconda però tra le pagine napoletane)

  9. mpenzi ha detto:

    caro giogg mentre leggevo le prime righe del tuo ultimo commento mi sono detta “chissà cosa farà giogg domenica??”…eh…sei messo come me insomma…
    sono sempre andata a votare e mi sembrava veramente incivile non andare ma ora…molto è cambiato. Credo proprio che non andrò per almeno due ragioni. la prima è dovuta al fatto che non mi sento assolutamente rappresentata da questo nuovo/solito gruppo di persone. la seconda è dovuta al fatto che in certi momenti della storia l’astensione possa rappresentare una forma di dissenso, un atto politico responsabile e critico. Contemporaneamente la cosa mi fa paura e mi dico…”però…la situazione potrebbe anche peggiorare “…dunque?che si fa?.
    mi rendo conto di non esserti stato di molto aiuto…

  10. anonimo ha detto:

    ITALIANI PRESENTI IN ROMANIA SONO A RISCHIO DI VITA è REALTA VERITA MOLTI GIOVANI DI ROMANIA SONO GIA IN MOVIMENTO PER COMPIERE ATTI OMICIDI NEI CONFRONTI DI TANTISSIMI RISTORANTI ITALIANI è UN PROBLEMA SERIO PER L INCOLUNITA DI TANTISSIMI ITALIANI CHE ABITANO NEL MIO PAESE NATIVO
    MOLTI ITALIANI MORIRANNO PER IMPICCAGIONE O FUCILAZIONE
    L AMBASCIATA SRA PRESA D ASSALTO DAI COMMANDI MILITARI E L AMBASCIATORE UCCISO SUL POSTO !!1
    DIFFONDERE URGENTEMENTE!!!!
    SOS!!!!!!

  11. marcol62 ha detto:

    Diciamo che in questo momento storico qualunque personaggio pubblico dica qualcosa, anche cosa ha mangiato a pranzo, si espone ad enormi rischi vista l’eco che internet, giornali e massmedia diffondono nella nazione e fuori di essa, spesso stravolgendo completamente il reale pensiero dell’autore. Non voglio difendere Grillo e le sue senz’altro discutibili affermazioni, ( ma chi di noi non spara cazzate ogni tanto ? ) ma è fuori dubbio che è uno dei pochi in questo momento che sta scuotendo le poltrone di tanti politici di tutte le fazioni, che approfittando del fatto che gli italiani si assuefano ad ogni tipo di malcostume rendendolo normale si sono impadroniti dei palazzi di governo gestendoli solamente per i propri tornaconto dimenticandosi di essere ( come dice Grillo ) nostri dipendenti.
    A me questo fatto di ricordare tutti i giorni che : la polizia, i carabinieri, i vigili urbani, i dipendenti comunali, quelli postali , gli insegnanti, etc etc sono pagati con i soldi di tutti ( e quindi anche i miei ) mi aiuta a sentirmi più in diritto di protestare quando vedo che non fanno quello che dovrebbero fare o perlomeno non nel modo giusto.
    E poi attenzione ai politici che sfruttano la prima gaffe di Grillo per sputtanare lui e salvarsi loro….lui è un COMICO e lo hanno trasformato in politico. Diciamo che Grillo ha un po’ scosso la coscienza sociale di tutta la gente che si era un po’ rassegnata a subire le prepotenze di un sistema basato sul chi ruba di più e sul “tanto lo fanno tutti” o “quell’altro è peggio di me” ( come ha risposto poche settimane fa la moglie di Mastella in merito alla contestazione sulle troppe spese inutili a carico dei contribuenti e a vantaggio della solita classe politica ).
    Nessuno è perfetto e nemmeno Grillo lo è, ma io credo che la maggior parte delle sue esternazioni siano solo delle provocazioni che debbono servire a risvegliare la partecipazione di TUTTI. Non possiamo lamentarci continuamente di tutti i governi passati, presenti e probabilmente futuri se non partiamo da noi. Ma se ogni condominio non riesce ad andare d’accordo ( faccio un esempio ) come potremo convivere con musulmani, rom, lavavetri di ogni nazionalità etc etc. E’ chiaro che il futuro è questo. Gli italiani non fanno più figli, ma i tantissimi stranieri si, ed i loro figli sono gli italiani di domani.
    Mi sa che ho divagato un po’, comunque un’altra cosa che Grillo sta cercando di far capire alla gente è il grandissimo potere di internet, che finalmente non è nelle mani dei politici di turno come tanti giornali o canali televisivi, che finalmente tutti possiamo far sentire la nostra voce , magari cantando…

    http://www.beppegrillo.it/2007/10/cantare_e_rivol.html

  12. Eccardo ha detto:

    angolano-ungherese-cubano-italiano-napoletano..
    com’è possibile?! 🙂

  13. ggugg ha detto:

    @ Mpenzi: credimi, mi sento un po’ sporco, ma ho deciso di non andare a votare. Non ho motivo di dubitare della serietà e delle capacità dei cinque candidati, anzi. Ma sento che il PD non è casa mia. Sarà che stasera ho conosciuto Tano Grasso… insomma, la politica in cui credo è un’altra.

    @ Anonim*: in tutta franchezza il tuo commento non è credibile. Troppo allarmistico. Inoltre non è firmato e questo non mi piace mai. Delinei uno scenario di guerra e non mi sembra che ci sia questo rischio. Per quale motivo, poi? Per il post, per quanto rozzo, di un comico? Suvvia!

    @ Marcol: sì, Beppe Grillo è un comico. E tale spero che resti. Sono d’accordo con molti dei suoi argomenti, soprattutto col suo impegno ecologista e con la sua lotta al precariato. Ammiro anche le sue doti di comunicatore (il “nostri dipendenti” con cui indica i politici è uno degli slogan più forti ed efficaci che si siano sentiti negli ultimi anni), ma il linguaggio che ha usato nel parlare di immigrazione e, in particolare, nei confronti dei rom è semplicemente da rigettare (e purtroppo non è la prima volta che gli capita). In un commento precedente Dritan scriveva una cosa che condivido pienamente: credo, cioè, che Grillo sia animato dalle migliori intenzioni. Inoltre, come Mpenzi, penso anche che potrei concedermi il dubbio che il suo post (solo questo mi sono permesso di criticare) sia semplicemente scritto male o, come dici tu, che sia una provocazione. Va bene, ok. Ora, però, che torni presto a fare quel che sa fare meglio: fustigare il potere vero, non gli straccioni.

    @ Eccardo: per la verità ho dimenticato di indicare anche “portoghese”. Sì, Aladino Miguel José è nato in Angola quand’era ancora colonia portoghese, poi ha studiato in un liceo cubano, quindi si è laureato a Praga. Dopo essere tornato per qualche anno nel suo Paese natale, ha vinto un dottorato in Italia e dai primi anni ’90 vive a Napoli. A me fa un’invidia!

  14. ggugg ha detto:

    Sono francamente molto contento per il risultato delle primarie del PD di ieri. Oltre 3mln di elettori, oltre il 75% di consensi a Walter Veltroni. Si sentiva l’esigenza di una leadership chiara e ora mi pare ci sia. Credo sia un bene per la sinistra e, soprattutto, per il Paese.
    Condivido l’opinione di Ezio Mauro su “la Repubblica” di oggi: «In nessun Paese al mondo un partito moderno è nato dal coinvolgimento diretto di tre milioni di persone, e dalla loro scelta attraverso il voto. L’ultimo grande partito nato da noi – Forza Italia – è scaturito da una cassetta tv registrata, nello studio del leader proprietario, che tra un ficus e la scrivania annunciava di amare il suo Paese, nella solitudine elettronica del messaggio televisivo» [*].
    La differenza è lampante, per cui si continui su questa strada. Per un cambiamento vero.

  15. anonimo ha detto:

    Vorrei lasciare questo invito a chiunque voglia partecipare.

    AMOR ROM
    Una settimana per conoscere meglio un popolo così lontano ma così vicino

    Presso “Le Pecore” via Fiori Chiari 21, MM Lanza, Milano

    LUNEDI’ 15 ore 21: Introduzione alla settimana con proiezioni, a seguire inervento di Moni Ovadia

    MARTEDI’ 16 ore 21: Concerto dei Rapsodija Trio e jam session di musicisti rom e di chiunque voglia venire a suonare

    MERCOLEDI’ 17 ore 20.30: proiezione del documentario Opera Gagia, a seguire tavola rotonda alla presenza del regista Antonio Bocola, Tommaso Vitale (ricercatore della bicocca), esponenti delle comunità Rom e delle associazioni promotrici dell’inziativa

    GIOVEDI’ 18 ore 17: lettura teatrale di fiabe rom e laboratorio per bambini
    ore 21: Concerto dei Muzikanti, a seguire jam session

    VENERDI’ 19 ore 21: Spettacolo teatrale “Rom Cabaret” con Dijana Pavlovic, Marta Pistocchi, Jovica Jovic

    SABATO 20 ore 21: proiezione di documentari sulle zone di provenienza di molti rom rumeni presenti a Milano, a seguire intervento di Dario Fo

    Organizzata dalle Associazioni NAGA, Opera Nomadi, Aven Amenza, Sdl, Festa dei Popoli di Opera, Comitato Rom e Sinti insieme, Associazione Liberi e dalla Chiesa Evangelica Ministero Sabaoth.

    Una settimana di musica, teatro, eventi per conoscere il popolo Rom.
    Foto, documentari, favole, cucina, cultura e tradizioni.
    Ospiti: Moni Ovadia, Dario Fo, Rapsodia Trio, Musicanti e tanti altri”.

    Vorrei ancora dire che la mancanza di conoscenza, la non cultura, il pregiudizio, la mancanza di serie politiche di integrazione, hanno provocato ad Opera l’assalto ad un campo Rom istituito dal Comune di Milano in cui dovevano andare a vivere, in una situazione ancora un volta di emergenza, circa quaranta famiglie, con bambini, la maggior parte dei quali aveva avviato un percorso scolastico. La brava gente della ridente cittadina di Opera, spaventata dall’orda barbarica in arrivo, bambini con cartelle e astucci, donne e padri di famiglia, non ha voluto saperne e si è armata di spranghe, bastoni e bottiglie incediarie e gli ha bruciato il campo prima ancora che riuscissero ad insediarsi. All’arrivo delle famiglie la protezione civile e la polizia in tenuta antisommossa, hanno dovuto circondare il campo nuovamente allestito dopo l’incendio perché la brava gente di Opera gridava “al rogo al rogo”, “via il marciume dall’Italia”, “a morte gli zingari”. I volontari delle varie associazioni presenti, mentre tentavano di favorire il dialogo tra ospiti ed ospitati, venivano minacciati, chiamati infami, perché durante le feste del Santo Natale, “andavano a mangiare il panettone con gli zingari”. Insomma, non è stato possibile alcun dialogo, nessun confronto, i Rom non hanno avuto possibilità di aprire bocca, hanno avuto paura, per le loro vite, per i loro figli, ed allora hanno deciso di andare via, cacciati da quelle stesse persone che la domenica di Natale erano in chiesa, ben vestite, pronte a giurare al Bambin Gesù amore per il prossimo. Donne, anziani, bambini, ragazzi di ogni età, si sono dati appuntamento in quei giorni per bastonare il prossimo, per gridargli in faccia tutto il loro odio ed il loro e disprezzo.
    Purtroppo Opera ha fatto scuola in Italia, dopo quell’episodio la gente ha capito che se minaccia e brucia, prima o poi se ne andranno. Allora è di poche settimane fa la notizia delle bottiglie incendiarie lanciate dal cavalcavia della Tiburtina a Roma su un campo Rom. Ed altre azioni di terrorismo arriveranno in questo clima spaventoso di caccia alle streghe, perché di questo si tratta. I problemi, la mancanza di serie politiche sulla condizione dei Rom in Italia e in Europa, vanno affrontati con serenità ascoltando prima di tutto la voce del popolo Rom, perché sono loro che devono poi subire la sistemazione in campi in cui non vogliono stare, abbandonati a loro stessi e senza la possibilità di scegliere il proprio destino.
    Qualche mese fa la Questura di Milano sgomberava un piccolo gruppo di Rom che si era momentaneamente stanziato in un’area di un grande parco di Milano, siamo andati a vedere (alcuni volonatari dell’associazione Naga) per monitorare che nessuno si facesse male, per esserci, perché a volte non puoi fare altro. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con un ufficiale di polizia che dirigeva lo sgombero, gli chiedevamo se il Comune aveva idea di dove li avrebbe sistemati, visto che c’erano anche dei bambini. Lui ci ha guardato, sorridendo come per dire che non ne sapeva granché. Ci ha detto: “Le vedete queste persone? Le conosco tutte, sono le stesse che sgomberiamo da dieci anni, li spostiamo da una parte all’altra. Nessuno in politica si mette contro gli elettori cercando una sistemazione per i Rom”.
    Mi viene da chiedere a tutti quei bravi cittadini, quelli che pagano le tasse, quelli che non sono razzisti ma che vogliono solo sentirsi sicuri, che si sentono minacciati, vorrei chiedere loro, ma ai Rom chi li difende? I loro figli hanno meno diritto alla sicurezza dei vostri? Alla scuola, ad una scuola che non pialli la loro cultura, la loro lingua, la loro magnifica lingua? I bambini Rom hanno meno diritto dei vostri figli di crescere in un ambiente sicuro, non traumatico, secondo le abitudini dei loro padri?
    Chiedo scusa per la lungaggine, chiedo scusa per lo sfogo, ma sono stanca di questo clima di violenza. Prima di parlare dei Rom, per favore, cerchiamo di capire chi sono, da dove vengono e soprattutto qual è il valore aggiunto che portano. Potremmo imparare tutti dalla loro cultura.
    Gina Bruno.

  16. ggugg ha detto:

    Scusa, Gina, ma scusa di cosa? Grazie, piuttosto!
    Grazie per non considerare questo blog come un mio (inutile, diciamolo) diario personale, ma piuttosto come un luogo dove esprimere idee, come un posto in cui prendersi un po’ “cura” della bellezza. Grazie, dunque, della segnalazione degli eventi di questa settimana, cui spero partecipino tanti milanesi. Ma grazie soprattutto per quanto hai scritto dopo.
    Mi hai fatto ricordare un sogno di Federico Fellini:

    Trent’anni fa ho fatto un sogno che riassume l’intero significato della mia esistenza. Finora non l’avevo mai raccontato. […] È appena atterrato un enorme aereo e io, nella mia qualità di capo dell’aeroporto, devo effettuare il controllo dei passaporti.
    Davanti a me ci sono tutti i passeggeri dell’aereo, in attesa. All’improvviso vedo una strana figura, un vecchio cinese dall’aria antica, vestito di stracci ma dall’aspetto regale, che emana un tanfo terribile. Aspetta di poter entrare.
    Si ferma davanti a me senza dire una parola. Non mi guarda nemmeno. È totalmente assorbito da se stesso.
    Guardo la targhetta che ho sulla scrivania sulla quale sono scritti il mio nome e la qualifica, il che dimostra che qui comando io. Ma non so cosa fare. Ho paura di farlo passare perché è molto diverso, e poi non lo capisco. Temo fortemente che, se lo lascerò passare, sconvolgerà la mia tranquilla esistenza. Ricorro allora a una scusa che è una bugia che mette a nudo la mia debolezza.
    Mento come farebbe un bambino. Non riesco a decidermi ad assumere le mie responsabilità. Dico: «Vede non ne ho il potere. In realtà non sono io che comando qui. Devo chiedere ad altri».
    Chino il capo per la vergogna. Dico: «Attenda qui, torno subito». Mi allontano per prendere una decisione, ma non decido nulla. Indugio e continuo a chiedermi se al mio ritorno lui ci sarà ancora. Ciò che mi paralizza è che non so se ho più paura che lui ci sia oppure che non ci sia più. Sono trent’anni che ci sto pensando. Ho capito molto bene che c’era qualcosa che non andava nel mio naso, non nel suo odore, eppure non sono mai riuscito a persuadermi a tornare indietro e a lasciarlo passare, oppure a cercare di scoprire se mi aspetta ancora.

    (da: “Io, Federico Fellini”, 1995)

  17. anonimo ha detto:

    Non è un inutile diario personale il tuo blog, è molto di più. Nasce dalla necessità di condividere con gli altri quanto accade nel nostro tempo, dal bisogno di esprimere delle opinioni e soprattutto di cercare insieme ad altri una via, un tentativo di reagire a quello che non va bene attraverso l’informazione. Se conosciamo qualcosa e non la esprimiamo agli altri per confrontarci ma a cosa serve saperla? Io penso a ben poco. E poi, diciamolo, è un posto pacifico questo blog, siamo stanchi di volgarità dal mondo delle informazioni. Avrei voluto scrivere qualcosa per rispondere al post di Grillo sul suo blog, ma ti giuro che ho avuto paura di confrontarmi con tanti che scrivono esprimendo rabbia e violenza. Non fa per me, non è un tipo di dibattito che mi appartiene. Ma la questione è che siamo talmente abituati al confronto urlato e agli isterismi da talk-show che la gente non sa più disptinguere tra dibattito costruttivo e “vince chi lo grida più forte”. Quindi, per concludere, grazie perchè insisti con il coinvolgerci in spunti di riflessione interessanti e… smettila di fare il finto modesto, lo sai che sei bravo.
    E visto che questo è anche un diario personale, approfitto per chiederti, ma ieri era il tuo compleanno? Anche quest’anno me ne sono dimenticata… Pubblicamente chiedo perdono. Un abbraccio, gina.

  18. ggugg ha detto:

    LE PRESENZE IN ITALIA DI ROM E SINTI
    (a cura di F. Motta – S. Geraci – M. Converso)
    (in Caritas/Migrantes, “Immigrazione. Dossier Statistico 2006. XVI Rapporto”)

    «Nel complesso i Rom/Sinti che vivono nel nostro Paese, secondo un censimento svolto dall’Opera Nomadi, sono circa 150.000 di cui 70.000 con cittadinanza italiana da diverse generazioni e 80.000 provenienti dai Balcani (in costante aumento da Bulgaria e soprattutto Romania). Gli ultimi dati espressi dal Ministero dell’Interno (2005) stimano una popolazione complessiva di circa 120.000 unità. In ogni caso la loro incidenza percentuale sulla popolazione italiana si colloca tra 0,20 e 0,25%.
    Dai primi gruppi arrivati nel secolo XV discendono le popolazioni dei Rom/Sinti ormai sedentarizzate nelle diverse regioni italiane (Rom Abruzzesi e Molisani, Napoletani, Campani, Cilentani, Lucani, Calabresi, Pugliesi e Camminanti Siciliani *), che assommano a oltre 30.000 unità; i circensi/giostrai (Sinti dell’Italia centro-settentrionale), sono anch’essi intorno alle 30.000 presenze.
    Un secondo flusso migratorio, proveniente dall’Europa Orientale, è giunto in Italia dopo la prima guerra mondiale: sono i Rom Harvati, Kalderasha, Istriani e Sloveni, riconosciuti anch’essi come cittadini italiani e stimati intorno alle 7.000 presenze.
    Un terzo gruppo è arrivata in Italia negli anni ’60 e ’70, in seguito a una grossa emigrazione dall’Est Europeo verso i Paesi più industrializzati: Rom Khorakhanè, musulmani provenienti dalla ex-Jugoslavia meridionale (Cergarija, Crna gora, Shiftarija, Mangiuppi), Rom Dasikhanè, cristiano-ortodossi di origine serba (Rudari, Kanjiaria, Busniarija, Bulgarija) e Rom rumeni; in tutto sono circa 40.000 unità.
    Inoltre, a Novara vive da decenni una comunità di Rom polacchi e a Roma ed in Calabria sono comparsi i primi nuclei di Rom Bulgari; in Alto Adige sono segnalate le prime presenze di Rom Cechi e Moldavi.
    Vanno considerati i Rom Lovara, di cittadinanza spagnola o francese, che transitano per periodi molto lunghi in tutta Italia, sia per motivi economici, che per i raduni del credo religioso evangelista a cui aderiscono; peraltro si contano anche alcuni piccoli ruppi di Lovara “slavi”,”svedesi” e apolidi. Non più di 1.000 unità (Fonte: Opera nomadi, 2006).
    Un altro importante esodo si è avuto dal 1989, in seguito ai crollo dei regimi nei Paesi dell’Est Europa e agli eventi bellici nella ex-Jugoslavia. Dal 1992 al 2000 si stima siano arrivati in Italia circa 16.000 Rom, che si sono insediati in diverse aree del territorio nazionale (Fonte: Valenti F. a cura di, Dossier: Rom e Sinti un’identità da ritrovare. Missione Oggi, febbraio 2001, n.2).
    Successivamente, la più consistente migrazione di Rom verso l’Italia è quella – a partire dalla fine degli anni novanta – dei Rom Rumeni, che ha assunto in breve tempo una grande rilevanza: dopo i primi immigrati provenienti da Craiowa e Timisoara, si registra un esodo continuo e di vaste proporzioni dalla Romania verso l’Italia e, più in generale, verso l’Europa.
    Si tratta, nel caso specifico, di Rom che vivevano nelle periferie urbane e che durante il regime socialista avevano goduto di una certa integrazione che garantiva loro alcune sicurezze sociali quali il lavoro e l’abitazione. La corsa al libero mercato, seguita alla caduta della dittatura di Ceausescu e caratterizzata da una politica di bassi salari praticata dalla nuova imprenditoria straniera (anche italiana), l’assenza di ammortizzatori sociali e di assistenza medica gratuita per i disoccupati, ha accelerato lo scoppio di conflitti sociali e rinvigorito sentimenti razzisti a lungo sopiti. A ciò va aggiunta la pesante alluvione verificatasi proprio nella regione, quella danubiana, a maggiore presenza di Comunità Rom, ed il decreto del Governo rumeno sull’influenza aviaria che ha colpito un settore che consentiva ai Rom un minimo di autosufficienza.
    Dopo aver perduto il lavoro ed essere quindi divenuti “improduttivi”, i Rom sono divenuti oggetto di pesanti attacchi razzisti e di vere e proprie azioni persecutorie perpetrate da formazioni xenofobe e neonaziste affermatesi nel mutato quadro politico. Si tratta, a tutti gli effetti, di un tentativo di pulizia etnica, e la ricerca di uno spazio in Italia si prefigura per i Rom Rumeni come l’inizio di una odissea di esito non prevedibile.
    Si calcola che i Rom Rumeni presenti in Italia siano ormai intorno alle 50.000 unità; le più grandi comunità sono stanziate a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Bari e Genova e oramai in tutt’Italia (Fonte: Opera Nomadi, 2006 – IRES 2005).
    Si tratta di una popolazione in stato di estrema povertà, senza permesso di soggiorno, con stanzialità precaria e da una forte mobilità sul territorio per cui si rende quasi sempre “invisibile” senza essere captata dai servizi socio-sanitari o dagli interventi del privato sociale. secondo l’Opera Nomadi attualmente c’è una prima generazione di Rom Rumeni cresciuta analfabeta e la frequenza scolastica tra i minori si aggira intorno al 3%».

  19. ggugg ha detto:

    Una donna è stata massacrata a Roma. Il presunto assassino è un rom di una baraccopoli fatiscente. *
    Che dire?
    Niente. Forse un momento di silenzio sarebbe meglio.
    Invece sento urla da ossessi. “Barabba, Barabba!”. Sentite anche voi? *
    Pure “Repubblica” stamattina mi ha fatto schifo con quell’elenco di delitti commessi dai romeni nel 2007 (i numeri assoluti sono sempre e solo sensazionalistici). *
    Solo il reportage di Giuseppe D’Avanzo era degno di lettura (“Vita da incubo nella città di latta”).
    Ci fosse stato qualcuno a ricordarsi del bimbo (rom, di due mesi) morto per il freddo della settimana scorsa in riva al Tevere (ne ho trovato traccia solo sul sito di un centro sociale romano: qui) [prima dello scivolone che la trascina sempre più giù, “Repubblica” era piuttosto attenta a casi del genere e nel 1999 ricordava i drammi, non i delitti: qui].
    Cosa può venir fuori da tanto degrado sociale?
    Quel degrado non dipende anche da noi?
    Forse sono retorico. Allora è meglio che lasci perdere.
    Ma è semplicemente abominevole che la politica italiana sia così umorale. Che certi decreti passino sull’onda emotiva *. Che si possano permettere dei veri e propri pogrom e chiudere gli occhi sulle “spedizioni punitive” dei gruppetti fascistoidi *. Che il giornalismo sia così incapace di riflettere *. Che i leader di partito usino una tragedia per speculare sui voti elettorali. Ha scritto bene Angela Azzaro su “Liberazione” di ieri (1° novembre 2007): “Se volete fare i giustizieri, non in nome delle donne”.
    E oggi (2 novembre 2007) sul “manifesto” Gabriele Polo usava queste parole: «Forse sarebbero bastati un paio di lampioni su quella strada, per evitare a Giovanna Reggiani il buio e l’orrore in cui è stata trascinata. Non sarebbero stati necessari decreti d’urgenza e leggi speciali che trasformano un delitto individuale nell’annuncio di un repulisti di massa. E non serviranno a salvare altre future vittime. […] Forse per battere la forza delle violenze quotidiane, per sottrarsi alla paura degli umori profondi, per battere l’insicurezza che da materiale diventa esistenziale, bisogna distinguere sempre di più, segnalare e segnare le differenze. Tra i sessi, tra le classi, tra gli stessi individui, trasformando la debolezza di oggi in una mite forza di domani, basata su convinzioni e bisogni, non sui muscoli: mutuo soccorso, non più “compattezza militare”».

    Mauro Biani (1° novembre 2007)

    Nel tardo pomeriggio di oggi ho incontrato in una via del centro di Sorrento una donna seduta per terra che chiedeva l’elemosina con un piccolo sottovaso di plastica in mano. Per la verità è quasi un appuntamento fisso, ogni volta che passo di là è con un bimbo piccolo o con un altro più grande che gioca nei paraggi. Oggi, invece, era sola.
    Dare del denaro (degli spiccioli) alle persone è una cosa che non mi piace e che non faccio quasi mai. Preferisco comprare dei cioccolatini o un libro da colorare, ma è difficile che lasci dei soldi.
    Stasera invece l’ho fatto.
    Evidentemente anch’io in qualche modo sono rimasto vittima dell’emozione di quanto è accaduto (e sta accadendo) a Roma e nel Paese.
    La scena si è svolta come sempre: la signora mi ha guardato dal basso in alto con lo sguardo implorante, ma io ho tirato dritto. Dopo qualche metro, però, mi sono fermato e ho preso degli spiccioli dal portafogli. Sono tornato indietro e glieli ho lasciati. Mi sono abbassato un po’ e ho tentato di dialogare chiedendole da dove venisse. Mi ha risposto “Romania”. A quel punto mi è venuto istintivo allungare una mano per toccarla, come per dimostrarle che ci sono italiani che non criminalizzano un intero popolo. Ma quel mio gesto ha provocato una reazione che mi ha letteralmente turbato: la donna si è scansata di scatto con la paura negli occhi, forse pensando che volessi picchiarla. Allora mi sono allontanato subito per rassicurarla sulle mie intenzioni pacifiche. Ho fatto alcuni metri e mi sono girato ancora una volta. Ho alzato il braccio per salutarla e per chiederle nuovamente scusa.
    Ora ripenso a quel mio gesto e vedo che non mi piace. Pietistico, patetico. Anche questo è un atteggiamento sbagliato.

    Mauro Biani (30 ottobre 2007)

  20. ggugg ha detto:

    È un momento storico delicato. Sento che bisogna esserci e partecipare. Soprattutto proponendo uno sguardo più profondo e che abbia una maggiore (e migliore) capacità di analisi. A questo proposito segnalo due contributi apparsi su “la Repubblica” di oggi (3 novembre 2007) [‘sto giornale prima spara titoli sensazionalistici, poi ammorbidisce i toni e comincia a ragionare, quando forse è troppo tardi].

    Il primo è di Stefano Rodotà, “Un clima pericoloso” [*], da cui estrapolo alcuni passaggi: «Alla politica si devono chiedere non deplorazioni, ma misura; non ricerca di consenso, ma di soluzioni ragionate. […] è indispensabile una politica volta a promuovere la fiducia degli immigrati: senza la collaborazione di quella donna, senza la rottura dello schema dell’omertà (purtroppo così forte anche nella nostra cultura), l’assassino non sarebbe stato individuato così rapidamente. In ogni società la fiducia è una risorsa essenziale. Da soli, i provvedimenti di ordine pubblico non ce la fanno, non ce l’hanno mai fatta. […] non ci si può mettere la coscienza in pace con un decreto e una raffica di espulsioni, dando così all’opinione pubblica la pericolosa illusione che il problema sia risolto. […] Si può davvero pensare che il problema si risolva con una politica delle ruspe e degli “allontanamenti”? […] Serve, davvero con “necessità e urgenza”, un’altra forma di tolleranza zero. Quella contro chi parla di “bestie”, o invoca i metodi nazisti. Non è questione di norme. Bisogna chiudere “la fabbrica della paura”. È il compito di una politica degna di questo nome, di una cultura civile di cui è sempre più arduo ritrovare le tracce. Un’agenda politica ossessivamente dominata dal tema della sicurezza porta inevitabilmente con sé pulsioni autoritarie. Ricordiamo una volta di più che la democrazia è faticosa, ma è la strada che siamo obbligati a percorrere».

    Il secondo intervento che segnalo è un’intervista di Alessandra Longo a Rossana Rossanda, che riporto integralmente:

    ROSSANDA BOCCIA IL DECRETO: “SCIAGURATO, ROBA DA FASCISTI”
    «Una cosa sciagurata, una cosa da fascisti». Dalla Francia, dove ormai vive quasi stabilmente, Rossana Rossanda giura che la politica italiana non la coinvolge emozionalmente. Quando parla di quel che è accaduto in queste ore a Roma la sua voce però è indignata e i giudizi sono, di conseguenza, pesantissimi. C’è poco da aggiungere, dice, sull’efferatezza di cui è rimasta vittima Giovanna Reggiani, molto invece su «come ha reagito il governo», sull’accelerazione impressa alle risposte di polizia. Rossanda è tranchant: «Comportamento schifoso. Non ho parole. Sento che le forze dell’ordine si sono presentate in quegli accampamenti, tra quelle casette miserabili, per sbaraccare tutto e mandare via gente innocente che non aveva fatto nulla. Ecco: questi sono gesti di stampo fascista, senza alcuna giustificazione, mai vista una cosa del genere. Se fossi in Italia farei una denuncia alla Procura». Con più forza, più nettezza, un po’ per tratti caratteriali, un po’ forse perché affrancata oggettivamente dalla fisicità del dibattito, Rossanda tuttavia non fa che confermare il disagio della sinistra cui appartiene. Disagio sintetizzato dal titolo di “Liberazione”, uscito in prima pagina nell’edizione di giovedì scorso («Domanda (proibita) alla Sinistra: perché restiamo in questo governo?» *), disagio da cogliere nelle parole della senatrice Rina Gagliardi sul «Corriere» quando ammette che «avevamo promesso un’altra stagione e non ci siamo riusciti» *. Disagio, ancora, poco filtrato, di Fausto Bertinotti, ormai convinto che il governo è «malato» e vada avanti a «brodini» *. I Pacs, il welfare, la commissione del G8, bloccata da alleati di coalizione, e adesso questa faccenda della sicurezza. Anche ieri, a sinistra, segni di sbandamento. Dubbi sulla «costituzionalità» di certi provvedimenti affidati ai prefetti, accuse di «razzismo» a Veltroni, reo di aver lanciato l’allarme Romania. Rossanda non ha bisogno, né desidera, immergersi nel teatrino desolante dei botta e risposta. Tempo fa, anzi, un suo editoriale sul “manifesto” (“Note Antipatiche” *) era andato decisamente controcorrente. Scriveva: «Smettiamola, noi sinistre, “manifesto” incluso, di essere sorpresi e amareggiati per le misure prese dal governo di centrosinistra. Un conto è cercare di modificare le scelte, un altro è cadere dalle nuvole». No, non, si poteva «pensare che sarebbe andata molto diversamente», almeno vista dal versante della sinistra cosiddetta radicale. Dalla data di quel commento, il 12 ottobre scorso, a oggi, sono successe altre cose. Rossanda è colpita, ancora incredula, dal comportamento del governo sul delitto di Tor di Quinto: «C’è stato un omicidio, un fatto occasionale. Una donna è stata uccisa da un cittadino romeno. Mi chiedo se la responsabilità penale è personale o no. Oppure questo vale solo per gli italiani? Mi chiedo il perché di quei rastrellamenti, gli zingari come gli ebrei. Mi chiedo cosa c’entrano le donne e i bambini che vivono lì, in quelle condizioni, come bestie. Veltroni, da sindaco, trovi loro una sistemazione». Rossanda, c’è nel Paese, a Roma, una percezione di insicurezza, un allarme sociale. «No, non condivido questa lettura. Il tema della sicurezza non è il tema principale nell’agenda italiana. Ci sono più donne ammazzate dai mariti che dagli immigrati. Un Paese non può vivere così. tra una paura e l’altra. Perché un Paese che vive così è un Paese nevrotico. E allora si deve far curare».

  21. ggugg ha detto:

    «e scesero appaiati giù per le gobbe, verso il mucchio di catapecchie lì sotto dove abitavano, sulla strada tra Pietralata e Montesacro, poco prima del punto dove la cloaca del Policlinico sbocca nell’Aniene.
    Nel villaggio di baracche era gia accesa qualche luce, che si rifletteva sul fango. Gli altri ragazzini stavano giocando alla porta di casa, mentre dentro, in quelle stanzette dove vivevano in dieci o undici, si sentiva tutto uno strillare di donne che litigavano e di creature che facevano la piagnarella»

    Pier Paolo Pasolini, “Una vita violenta”, 1959, *

    (integralmente scaricabile on-line qui)

  22. ggugg ha detto:

    Da tenere a mente la prossima volta che qualcuno penserà che Fini e il suo partito si sono lasciati alle spalle certe concezioni missine (e non solo).
    Tratto da un’intervista di Paola Di Caro al leader di AN Gianfranco Fini, sul ”Corriere della Sera” di oggi (4 novembre 2007, qui):

    […]
    Da sinistra replicano che la risposta all’emergenza prevede anche le parole solidarietà e integrazione.
    «Certo, ma alla parola solidarietà si aggiunga, sottolineata, la parola legalità. E sull’integrazione bisogna essere chiari: c’è chi non accetta di integrarsi, perché non accetta i valori e i principi della società in cui risiede».

    Parla dei rom?
    «Sì, mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una “cultura” di questo tipo non ha senso».

    Lei sa che rilanciando questa linea non sarà chiamato «il Sarkozy italiano» ma il Fini tutto «manganello e doppiopetto», come scrive il direttore dell’Unità, perché «camerata è per sempre». Che effetto le fa?
    «Nessuno, tutto ciò mi lascia indifferente. E se pensano di intaccare con queste uscite il consenso del mio partito, non hanno capito proprio niente di questo Paese».
    […]

    Rusko (3 novembre 2007)

    PV 64 (1° novembre 2007)

    Infine, segnalo che tra i commenti all’ultima vignetta di Mauro Biani c’è questo commento di tale Pippo: «se non fosse in ballo ormai la poltrona del sindaco di Roma tutto sto casino non sarebbe capitato. del resto i dati parlano chiaro: in dieci anni i reati gravi, socialmente destabilizzanti, si sono dimezzati. ma non un politico si perita di ricordarlo».

  23. ggugg ha detto:

    Poco fa ho letto una lunga, dura e risoluta lettera di Roberto Pignoni pubblicata dal blog “RomSinti@Politica”. Vi si racconta lo sgobero e la distruzione del campo di via dei Gordiani a Roma martedì scorso, 30 ottobre. Vi si racconta la storia di Ghina, di Paolo e di tanti altri rom innocenti che hanno visto abbattuti i container in cui vivevano fino a pochi giorni fa.
    Quel che mi fa orrore è che, come è scritto nella lettera, tali indiscriminate operazioni sono “numerosi semi di intolleranza che si stanno allegramente spargendo in questi giorni”.
    Vi invito a ritagliarvi cinque minuti e leggerla con l’attenzione che merita. QUI.

  24. ggugg ha detto:

    SE L’UOMO-TOPO DIVENTA IL SIGNORE DELLA PAURA
    Adriano Sofri

    Vedrete: l’emozione per la cattura del penultimo padrino non scalfirà quella suscitata dal crimine dell’ultimo degli uomini topo. Il boss fa paura, neanche più tanto, induce al disprezzo, o alla curiosità, se ne studieranno i pizzini, se ne farà uno sceneggiato. L’uomo-topo provoca uno choc anafilattico. E’ un altra cosa. La peste, affare di derattizzazione.
    Adesso sappiamo tanto di persone che erano destinate a vivere inosservate la loro vita. La signora Giovanna Reggiani era al prezioso riparo della propria discrezione, dell’attaccamento alla famiglia d’origine e all’uomo amato, della fede cristiana valdese, fortemente sentita e praticata. Lo zingaro Nicolae Romulus Mailat era invisibile ad altezza d’uomo.
    Sprofondato nel fango di un argine da topi, senza cittadinanza, senza padre, uno di nove figli, il primo annegato in un fiume, due gemelli cerebrolesi e internati chissà dove, una ammazzata a coltellate… Perfino sua madre dice ora di lui: “Non lo conoscevo bene”. La Roma dello zingaro Mailat e quella della signora Giovanna erano due città incommensurabilmente distanti. Erano più vicine la baracca di Avrig, Transilvania, e quella sul Tevere, e dovevano restare più vicine che non i tugurii di Tor di Quinto alle palazzine della Marina a due passi da lì. “Due passi”: duecento metri, dice qualche cronaca, tre o quattrocento, dice qualche altra. La buia terra di nessuno fra la stazione e le case, che per qualche minuto di fiato sospeso confondeva i due mondi. Una favola alla rovescia: le favole dello zingaro e la principessa, del principe e la zingarella. Nella realtà è più facile che sia il delitto a bruciare la distanza: l’uomo che divide la tana coi topi (dite se questo è un uomo, che vive…) [*] sbuca dal suo buio, aggredisce, strazia, e torna a sprofondare. Quel nero tratto ha provocato di colpo un corto circuito fra i due mondi, e l’uomo, il più scellerato, il più inebetito, non ha resistito alla tentazione. Una preda inarrivabile, una borsetta, una donna, è apparsa al suo sguardo notturno, ed è stata strappata alla vita. Dopo, anche la fila di baracche orripilanti e la comunità di persone disgraziate che non erano lì per ghermire violentare e ammazzare è venuta alla luce, e per il fatto stesso di
    non essere più invisibile è stata spazzata via.
    Questa è la verità insopportabile della tragedia romana. Il resto è terribile, ma noto. Un uomo che ammazza una donna: è la norma. Uno straniero povero che assalta un’italiana benestante: è un’ovvietà. Se si trattasse di questo, come si capirebbe il dolore e il furore che anno soffocato la gente? Come capacitarsi che la goccia che ha fatto traboccare il vaso della paura e dell’allarme sia venuta dal delitto di un dannato del fango, di un solo, senza potenza di criminalità organizzate alle spalle, e nemmeno di derisori racket di lavavetri, né di premeditazione: uno che ha avvistato una passante, ha risalito l’argine, l’ha straziata ed è ripiombato giù? Certo, conto il disgusto per gli zingari, che rende pazzi, e si nutre dell’ignoranza: non si sapeva nemmeno se Mailat fosse rom, e non sapevamo, tantissimi che rom e romeni non sono sinonimi, e che tra i romeni alligna un’ostilità contro i rom più schiumante della nostra, e che romeni e romani sono fratelli di lingua e di storie e che questo spiega la predilezione per l’Italia mille volte meglio delle frasi fatte sull’Italia in cui non si va in galera. Ma anche questa è cosa tristemente comune, come l’augurio gridato del lanciafiamme e del rogo in cui ardere baracche e bambini. Il trauma di Tordi Quinto ha a che fare con quella distanza bruciata, con la sua facilità, con la sua futilità: lo spettro dell’”invasione” dei barbari ridotto all’agguato del miserabile Mailat. Le più ragionevoli osservazioni sull’illuminazione stradale non tolgono che il mondo intero sembri oggi stringere gomito a gomito; corpo a corpo, signori e miserabili, sazi e affamati, soccorritori generosi e soccorsi pronti ad azzannarli, e che per quanto si moltiplichino i muraglioni e le barriere spinate e i vigilantes, di più si moltiplicano i tratti di strada bui e le ombre degli uomini-topi in agguato. Non è il rischio che si corre fin dentro la propria casa, contro gli assaltatori di professione, dal quale ci si premunisce rovinandosi in serrature e porti d’arme. È la sensazione che non esista più l’aria aperta, che la strada da percorrere sia una sortita disperata. Così, a una storia esausta di grand’uomini, la cronaca dell’infimo Nicolae “Romic” Mailat impartisce la sua lezione. Non basterà la cattura benvenuta del gran boss mafioso, né dell’ennesima rete terrorista islamista, a risarcire lo spirito pubblico della ferita inferta da Mailat. Somiglia a lui, il nemico. Da tempo questa verità cova sotto le ceneri ipocrite, della indignazione contro i “grandi corrotti” e della compassione retorica per i “poveracci”. Mailat e la sua infamia servono a spalancare la gran rete da paranza che si trascini via tutto, pesci piccoli e piccolissimi e fondale. Costretto a trovare una qualche grandiosità in un nemico insulso e penoso come lo zingaro di Avrig, senza qualità e senza quantità, un capo della destra non può che moltiplicarlo per duecentomila: “Espellerne duecentomila”.
    Naturalmente, se tutto questo avviene, e se la bravata di quei capi (perché solo duecentomila, allora? Due milioni, venti milioni!) viene salutata da applausi scroscianti, bisogna chiedersi a che punto siamo. Prima accenno alla terza attrice della sventura di Tor di Quinto, Emilia. Cautamente, perché non so abbastanza come stiano le cose. Fino a prova contraria, quella donna che gli altri dichiarano un po’ tocca, e che così era stata certificata in patria, che si fa continuamente il segno della croce e tiene nella sua baracca immaginette sacre invece delle pagine di pin-up di Mailat, che ha anche lei qualcosa di animalesco nella sua angosciata frenesia (è animalesca, la trepidazione bella e fedele, come quella di una cagnetta che guaisca e chiami al soccorso), che non ha la parola, non la nostra, dell’autista del bus, e gli si para davanti, quella è un’ennesima incarnazione del buon samaritano. Un buon samaritano donna, che soccorre un’altra donna: anche questa loro prossimità era imprevedibile, quanto la vicinanza del delitto di Mailat. Salvo errore, Emilia è il nostro prossimo. Non vuol dire che “non tutti i rom sono cattivi”: vuol dire che non tutti gli esseri umani sono cattivi. E della vittima bisogna ricordarsi che si è battuta contro il suo carnefice, nonostante la proporzione della forza, e, ancora più ammirevole, nonostante lui fosse “uno così”, uno contro cui “non vale la pena” di battersi.

    [continua al commento 25]

  25. ggugg ha detto:

    [continuazione dal commento 24]

    Era stato appena pubblicato il rapporto della Caritas [*]. È una regola italiana il ritardo con cui esordiscono fenomeni sociali altrove già diffusi, e la rapidità con cui si sviluppano, colmando e doppiando presto quel ritardo. La nostra proporzione di immigrati ha superato quella di paesi dal vasto passato coloniale e cosmopolita. Era impensabile che ciò avvenisse senza contraccolpi traumatici nella nostra vita interiore e pubblica. La posizione “di principio” che riconosce la comune appartenenza al genere umano e rifiuta qualunque vincolo alla libera circolazione delle persone, rinuncia alla responsabilità, perché non vede che la reazione psicologica e politica suscitata da un così rapido e profondo mutamento del paesaggio umano si tradurrà nell’infiammazione di quel razzismo che il principio ripudia. Questo è evidente da molti anni, ed è singolare che debba annunciarsi oggi come una svolta a una resipiscenza, e amarissimo che si traduca in una emulazione di spiriti vendicativi, appena un po’ scontati. Si può apprezzare caso mai che la reazione xenofoba e razzista in Italia sia stata finora meno rovinosa di com’è stata in altri e pur più attrezzati paesi d’Europa. In circostanze tragiche, come a Erba, e ora a Tor di Quinto, è successo che i parenti delle vittime abbiano dato esempi mirabili di equilibrio e umanità, così diversi dalle sfrenatezze della demagogia politica. E tuttavia si sente che una soglia è stata varcata, e la demagogia sa di potersi sfrenare e far fortuna.
    La furia contro i rom, e la confusione fra rom e romeni, sono oggi l’acme di questa febbre. Vi ricordate della giovane Vanessa Russo, uccisa dalla punta di un ombrello brandito da una donna romena, che le si infilzò in uh occhio? [*] Pochi giorni fa, a Torino, un anziano italiano ha colpito con la punta dell’ombrello, infilzandolo nell’occhio, un diciannovenne automobilista italiano che l’aveva apostrofato perché attraversava troppo lentamente sulle strisce: l’episodio è appena arrivato in qualche trafiletto di giornale [*]. Ogni argomentazione “contestuale” o comparativa che si traduca nella riduzione di avvenimenti tragici a cifre di statistiche è vergognosa, ma alla deformata comparazione grossista bisogna rispondere. Le ragazze e le donne romene che prostituendosi o accudendoci si prendono cura dei nostri corpi indigeni non hanno niente a che fare con l’assassinio di Tor di Quinto, ma don Benzi ha fatto bene a rinfacciarcele [*]. Mailat ha anche capovolto la relazione – traboccante di violenze impunite e indenunciate, fino alla tortura e all’assassinio – fra maschio italiano cliente “ricco” e donna straniera prostituta povera. Così il fango dal quale è emerso Mailat non attenua di un millimetro la sua colpa. Ma l’autopsia delle baracche, dei cartoni e le pagine di giornale con le donne nude e le Ferrari rosse, costringe a chiedersi perché persone come lui, a parte il gusto della vita brada, dovrebbero temere la galera.
    Può darsi che sia tardi. Ma anche se lo fosse, e non restasse che limitare i danni di una esasperazione irreversibile dello spirito pubblico, una frontiera non può essere oltrepassata: quella della responsabilità personale, e del rifiuto di giudizi e misure collettive.

    (“la Repubblica”, mercoledì 7 novembre 2007, *)

  26. ggugg ha detto:

    «Il clima è dei peggiori, di quelli che non lasciano presagire niente di buono. Una cacofonia di voci dai più remoti angoli dello spettro politico si uniscono intorno a parole d’ordine come emergenza, urgenza, minaccia alla pubblica sicurezza, nemico pubblico. Presto a qualcuno verrà anche in mente di richiamare gli untori, la paura di epidemie e di malattie sconosciute. […] La situazione sta sfuggendo dalle mani degli imprenditori della politica istituzionale, per lasciare spazio a chi offre misure immediate, violente, a quelli che cercano di capitalizzare sulle paure della gente, paure spesso costruite abilmente con il contributo di giornalisti compiacenti, spregiudicati e talvolta apertamente razzisti. […] Quanto sta accadendo suscita preoccupazione e deve essere seguito con attenzione. […] Quello che ci resta da fare è cercare alleati, dentro e fuori l’Italia, tra coloro che avvertono il pericolo e la minaccia di questo clima, monitorare la situazione, i media, e l’applicazione delle norme d’emergenza, ma soprattutto essere vigili rispetto alla tutela dei diritti fondamentali delle persone. Purtroppo al momento sembra una battaglia impari ma che vale la pena combatterla, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, diceva qualcuno».

    Nando Sigona, “In tempi di caccia alle streghe”, osservAzione: qui.

  27. ggugg ha detto:

    Il governo svizzero ha voluto uno spot televisivo che scoraggi l’immigrazione (soprattutto africana). Il responsabile dell’operazione, Eduard Gnesa del dipartimento dell’emigrazione, ha dichiarato: «Abbiamo la responsabilità di aprire gli occhi a queste persone affinché si rendano conto della vita che potrebbe attenderle». Ecco perché hanno deciso di trasmetterlo martedì 20 novembre durante l’intervallo della partita di calcio Svizzera-Nigeria.
    Intanto, come scriveva ieri “la Repubblica” [*], «lo spot sembra aver fatto scuola. Altri paesi europei intendono seguire l’esempio elvetico. Pare che l’Unione europea stia collaborando già con la Svizzera per mandarne in onda uno sulla tv pubblica del Camerun. Lo spot per il Congo invece è già quasi pronto».

    Il video è QUI.

  28. ggugg ha detto:

    Da Milano ricevo l’annuncio della GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE proclamata per il 1° dicembre.
    Ecco il testo:

    Cittadini migranti e nativi, saremo presenti sabato 1 dicembre dalle ore 11:00 in piazza Cordusio davanti all’ ufficio delle Poste per esigere:
    L’ANNULLAMENTO DEL PROTOCOLLO CON POSTE ITALIANE!
    PER LA REGOLARIZZAZIONE DEI MIGRANTI PRESENTI SUL TERRITORIO!
    Da due anni i/le migranti sono costretti a pagare 72 euro per rinnovare il permesso di soggiorno. Il protocollo tra lo Stato e le Poste è solo un grande affare per le Poste e le casse dello Stato. Questo accordo deve finire! Bisogna trasferire tutte le pratiche dalle questure e dalle Poste ai Comuni perché finalmente i permessi di soggiorno siano una normale certificazione amministrativa.
    BASTA CON LA FARSA DEL DECRETO FLUSSI!
    Decreto Flussi = Ipocrisia del governo! Annunciare posti di lavoro per chi si trova nel proprio paese d’origine significa far finta di non vedere che i/le migranti che presentano domanda sono già in Italia, lavorano ma non hanno diritti. Vogliamo una regolarizzazione che faccia uscire dalla “clandestinità” i/le migranti presenti sul territorio nazionale!
    La legge Bossi-Fini è ancora in vigore e non sembra ci sia la volontà di questo governo di abrogarla, nemmeno di superare gli aspetti più razzisti che continuano a provocare il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei/delle migranti.
    Vogliamo una legge che garantisca diritti e dignità ai cittadini e alle cittadine immigrati/e!

    Promuove Rete Migrante Milano:
    Comité Ernesto Guevara de La Serna, Centro delle Culture, Ass. Sunugal; SdL intercategoriale; Arci Milano; Ass. di progettazione e coordinamento Ispano Americano; Ass. 3 febbraio; Ass. Friends, Studio 3R; Naga; Ass. Senegalesi Milano e provincia; Ass. Todo Cambia; Ass Insieme per la Pace; Rete Cittadini di fatto; Sinistra Critica; Ass. Mitad del Mundo

    Per adesioni: retemigrantemilano@gmail.com

    (Un’ottima colonna sonora: Giorgio Gaber, “La libertà”) (QUI è nell’interpretazione di Massimo Piras)

    ——————————–

    Da Napoli, invece, segnalo il convegno internazionale PENSARE E RIPENSARE LE MIGRAZIONI. SCHEMI CONCETTUALI E IPOTESI INTERPRETATIVE che si terrà il 6 e il 7 dicembre presso l’Aula Magna della Facoltà di Sociologia e l’Aula Enrico Pessina della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Federico II”.

    La sessione mattutina del primo giorno sarà presieduta da Enrica Amaturo e vedrà come relatori Antonino Buttitta, Amalia Signorelli, Enrico Pugliese, Maria Minicuci.
    Gianfranco Pacchinenda presiederà la sessione pomeridiana, durante la quale si potranno ascoltare René Gallisot, Alain Tarrius, Annamaria Rivera, Paola Corti, Marie A. Hily, Claudio Marta e Sebastiano Ceschi.

    Il giorno dopo Gianfranca Ranisio coordinerà gli interventi di Andreina De Clementi, Marjana Morokvasic, Carla Pasquinelli, Adelina Miranda, Franco Pittau, Matteo Sanfilippo e Giustina Orientale Caputo.
    Nel pomeriggio chiuderà i lavori Lello Mazzacane insieme a Patrizia Resta, Pasquale Coppola, Alberto Baldi e Anna M. Zaccaria.

    Per ulteriori informazioni: segreteriamigrazioni@yahoo.it

    «Instabile, incerto, in movimento per definizione, il migrante subisce la medesima violenza sia che lo si obblighi all’assimilazione totale alla cultura ospitante, sia che lo si inchiodi agli stereotipi che della sua cultura d’origine abbiamo elaborato noi occidentali»

  29. ggugg ha detto:

    L’ODISSEA DIMENTICATA DI 39 BIMBI ROM A ROMA
    «Vivevano sulle rive del fiume Aniene, periferia est di Roma. Poi il 10 dicembre è arrivato lo sgombero, ma nessuna soluzione alternativa, a meno che mamme, papà e bambini non si fossero divisi. Così, da allora vivono all’addiaccio. Russo Spena si appella ai tg: raccontate queste storie»
    l’Unità, 20 dicembre 2007, *

  30. Pingback: La proposta di un referendum vergognoso | il Taccuino dell'Altrove

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...